Archive | Cronaca

FAVARA – Bruciata l’auto di un detenuto per droga

La vettura bruciata nottetempo a Favara, apparterrebbe a un detenuto, originario del luogo, arrestato per fatti di droga nel novembre scorso. L’uomo, infatti, è finito in carcere per detenzione di sostanza stupefacente ai fini dello spaccio e aveva subito un altro arresto negli anni scorsi. L’auto distrutta dal fuoco è una Lancia Thesis che era parcheggiata in via Ungheria. Nelle vicinanze gli uomini della Tenenza di Favara, che hanno avviato le indagini, trovando una tanica con liquido infiammabile. Nessun dubbio sulla matrice dolosa del fatto.

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SICILIA – Ben Abdelaali presidente dell’Ircac

Alla fine è arrivata la fumata bianca. Dopo mesi di tensioni e polemiche soprattutto interne alla stessa giunta, il governo Crocetta ha nominato il nuovo presidente di Ircac. E il nome era lungamente annunciato: si tratta di Sami Ben Abdelaali, consulente personale di Crocetta. Tunisino d’origine, ma siciliano d’adozione, Ben Abdelaali è tra i più fidati collaboratori del governatore, che lo ha scelto per curare anche diversi eventi relativi al rapporto tra la Sicilia e i Paesi stranieri, soprattutto dell’area Nordafricana. Ben Abdelaali ha rivestito anche un ruolo importante anche in occasione dell’ultimo Expo di Milano, nel contesto del Cluster Biomediterraneo, di cui la Regione siciliana era capofila.

Ma la giunta riunita oggi ha formalizzato altre nomine molto importanti. Sono quelle dell’assessorato alla Sanità dove da qualche settimana, da quando cioè l’ex dirigente generale Gaetano Chiaro è stato nominato a capo della Segreteria tecnica del presidente Crocetta, il dirigente Ignazio Tozzo “regge” entrambi i dipartimenti. Tozzo, oggi, ha acquisito la titolarità del dipartimento della Programmazione sanitaria che reggeva ad interim dopo il “trasferimento” di Chiaro. A capo dell’altro dipartimento della Sanità, cioè il Dasoe, è andato invece Rino Giglione, ex dirigente generale all’Urbanistica. La guida di quest’ultimo dipartimento, invece, è andata all’ex assessore all’Agricoltura Rosaria Barresi, oggi dirigente generale sempre nello stesso assessorato, che riceve l’interim.

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PALERMO – L’avvocato Fragalà fu ucciso dalla mafia: sei arresti

L’omicidio Fragalà fu un delitto di mafia: è la tesi della procura di Palermo che ha chiesto e ottenuto l’arresto di 6 persone accusate dell’omicidio del penalista palermitano Enzo Fragalà, aggredito a due passi dal suo studio a febbraio del 2010, nel centro della città e morto 3 giorni dopo il ricovero in ospedale. Il procuratore Francesco Lo Voi ha illustrato i particolari dell’indagine in una conferenza stampa in Procura.

«Sia per le modalità esecutive che per le finalità, come ha anche riconosciuto il gip, possiamo dire che il delitto Fragalà è un omicidio di mafia che doveva costituire un segnale all’intera classe forense», ha detto Lo Voi.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini, condotte dai carabinieri, il penalista avrebbe pagato con la vita l’avere convinto alcuni clienti ad assumere un atteggiamento di apertura nei confronti degli inquirenti. «Cosa – ha spiegato il comandante provinciale dell’arma Antonio Di Stasio – che non era piaciuta alla mafia».

Il penalista palermitano venne aggredito a bastonate all’uscita dal suo studio legale il 23 febbraio 2010. Le sue condizioni apparsero subito gravissime. I killer prima gli spezzarono le gambe e lo fecero cadere a terra, poi si accanirono su di lui colpendolo alla testa. Morì dopo tre giorni di coma.

Secondo la procura a ordinare l’omicidio fu il boss del “mandamento” di Porta Nuova Francesco Arcuri. Gli esecutori materiali furono Paolo Cocco e Francesco Castronovo. Tutti e tre erano liberi al momento dell’arresto. Il delitto fu programmato dai mafiosi del Borgo Vecchio Antonino Abate, Salvatore Ingrassia e dal boss di Resuttana Antonio Siragusa. I tre, tutti detenuti per altro, vennero indagati e arrestati in passato per l’omicidio, ma poi scarcerati.

Nella prima indagine, chiusa con un’archiviazione, era già emerso il coinvolgimento di cosa nostra nel delitto, ma il movente, poi rivelatosi falso, venne individuato in presunte avances fatte da Fragalà alla moglie di un detenuto vicino alla mafia. Pista sostenuta anche da una collaboratrice di giustizia, che, però, secondo gli inquirenti, avrebbe riferito voci messe in giro da cosa nostra per allontanare da se i sospetti.

Un contributo fondamentale all’indagine sull’omicidio del penalista palermitano Enzo Fragalà è venuto dal collaboratore di giustizia Francesco Chiarello. «Le dichiarazioni di Chiarello – ha detto Lo Voi – che era a conoscenza di molti particolari sulla programmazione e sull’esecuzione del delitto, sono state sottoposte a verifiche. Da Chiarello sono poi partite altre attività investigative».

 

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DAP – Antonio Massimino trasferito dal carcere di Agrigento ad Ancona

Il Dap, il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, ha deciso il trasferimento dal “Petrusa” di Agrigento al carcere di Ancona di Antonio Massimino, 48 anni, di Agrigento, arrestato lo scorso 8 novembre per presunte estorsioni aggravate da mafia. A carico di Massimino pende la richiesta di rinvio a giudizio, e il vaglio preliminare delle accuse prima dell’eventuale processo è in corso innanzi al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano.

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AGRIGENTO – Fumata nera a procedura raffreddamento vertenza “Villa Betania

Ad Agrigento, l’Ipab, l’Istituto pubblico di assistenza e beneficenza, “Villa Betania”, è in fibrillazione perché i dipendenti sono da 10 mesi senza stipendio. La Cisl Funzione pubblica di Agrigento, tramite la dirigente Floriana Russo Introito, ha compiuto la procedura sindacale di raffreddamento della vertenza, ma con esiti poco confortevoli. La stessa Floriana Russo Introito afferma: “In presenza dei referenti della Prefettura e dei Comuni di Agrigento, Porto Empedocle e Licata, la procedura di raffreddamento ha avuto esito negativo. A causa di rette non pagate in minima parte dal Comune di Agrigento e dal Comune di Licata, e soprattutto a causa delle numerose rette non pagate del Comune di Porto Empedocle, i lavoratori, che comunque continuano diligentemente a svolgere il proprio lavoro, avanzano da Villa Betania spettanze per ben 10 mensilità e tredicesima. Oltre a quelle ricadenti nella gestione commissariale, infatti, il Comune di Porto Empedocle deve retribuzioni relative anche agli anni 2016 e 2017 pari a 185mila euro. Lo stesso Comune, inoltre, in aggiunta alle quote spettanti non versate, ha trattenuto le quote relative ai contributi versati dagli stessi anziani in compartecipazione delle spese sostenute, appropriandosi di somme che sarebbero dovute andare per intero nella casse di Villa Betania. Ci chiediamo quale lavoratore sia disposto ad aspettare tanto tempo in situazione di disagio economico e familiare, pur prestando la propria attività lavorativa al servizio di anziani soli che non hanno possibilità di una residenza o di un’assistenza continua. Abbiamo chiesto ai responsabili prefettizi che si facciano portavoce presso il Governo Regionale per lo sblocco di ulteriori somme, previste per legge ma non erogate, al fine di scongiurare la chiusura di un Ente storico e, soprattutto,di pubblica utilità.”

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RACALMUTO – A 10 anni dalla morte del tenore Puma, l’assessore Picone ricorda l’uomo e l’artista

Dieci anni fa moriva il tenore racalmutese Salvatore Puma. 

Il Comune di Racalmuto, attraverso l’assessore alla Cultura Salvatore Picone, ricorda l’uomo e l’artista che, negli anni del dopoguerra, ha calcato le scene dei teatri più prestigiosi d’Italia e del mondo.

“Un cittadino illustre che ha dato tanto alla nostra città – dichiara l’assessore Picone – Puma è stato senz’altro tra i tenori lirici più noti, assieme al suo amico e concittadino Luigi Infantino. Ricordarlo è un dovere di tutti noi, anche per il generoso gesto che, un anno prima di morire, ha fatto per i suoi cittadini e cioè la donazione dei suoi costumi teatrali alla città”.

Al foyer del teatro Regina Margherita, infatti, è aperta tutti i giorni la mostra permanente dei costumi di scena indossati dal tenore Puma.

“Ricordo bene l’entusiasmo del tenore quando tornò nella sua Racalmuto per donare i suoi costumi – ricorda Picone – ed è giusto che il paese ricambi dedicando una strada del paese al tenore che ha fatto parlare di Racalmuto anche attraverso la lirica”.

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FAVARA – “Evade dagli arresti domiciliari”, arrestato trentottenne

Avrebbe dovuto stare agli arresti domiciliari. In realtà è stato trovato e bloccato in via Olanda, nel centro di Favara. Ad essere arrestato, dai carabinieri della tenenza, per l’ipotesi di reato di evasione dagli arresti domiciliari, è stato Alessandro Caramanno, 38 anni, nullafacente. L’uomo era stato posto ai domiciliari dopo che lo scorso primo marzo era stato arrestato, in flagranza di reato, per rapina e maltrattamenti in famiglia. Allora, il giovane fu accusato d’aver picchiato la madre per portarle via il portafogli con circa 300 euro. 

Nel pomeriggio di ieri, nonostante fosse sottoposto alla misura cautelare, è stato trovato, appunto, in via Olanda. Il trentottenne è stato portato nelle camere di sicurezza della tenenza di Favara, in attesa del giudizio per direttissima.  

 

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AGRIGENTO – “Trovato in possesso di hashish”, arrestato studente

Detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. E’ per questa ipotesi di reato che i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Agrigento hanno arrestato ai domiciliari il diciannovenne studente Dario Arcuri. Il giovane, secondo quanto è stato ufficializzato dai carabinieri, è stato fermato e controllato dai militari nei pressi del centro commerciale di Villaseta. “A seguito di perquisizione personale e veicolare è stato trovato in possesso – scrivono i carabinieri della compagnia di Agrigento –  12 pezzi, di varia misura, di hashish, del peso complessivo di 18 grammi avvolti nella carta stagnola, di cui 10 pezzi occultati all’interno dello slip; di un coltello multiuso con lama intrisa della medesima sostanza e di 105 euro, ritenuti provento dell’attività di spaccio”.

I carabinieri hanno effettuato una perquisizione anche all’interno della sua abitazione dove “sono stati rinvenuti un panetto di 102 grammi di hashish – prosegue la ricostruzione ufficiale dei militari dell’Arma, 4 coltelli intrisi della medesima sostanza, un bilancino di precisione”. Tutto il materiale è stato, naturalmente, posto sotto sequestro.

 

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Neonato morto dopo parto a Canicattì, tre avvisi di garanzia

La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la Polizia, ha notificato tre avvisi di garanzia a medici ed infermieri in servizio al reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì. L’inchiesta in corso verte sulla morte, alcuni giorni addietro, di un neonato, figlio di una coppia di Ravanusa, deceduto dopo il trasferimento in ambulanza dall’ospedale di Canicattì all’Unità di terapia intensiva neonatale dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. Sul corpo del neonato è stata eseguita, su disposizione del sostituto procuratore Alessandro Macaluso, l’autopsia. E i poliziotti del commissariato di Canicattì hanno già acquisito le cartelle cliniche relative alla madre e al figlio.

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LICATA – Nuove minacce al sindaco Angelo Cambiano

Ripartono le demolizioni di case abusive a Licata e arrivano nuove minacce al sindaco Angelo Cambiano. Una telefonata dai toni intimidatori è stata ricevuta al centralino del Comune, minacce indirizzate al primo cittadino licatese di tipo intimidatorio: «Dite al sindaco che deve fermare subito le demolizioni, altrimenti gli finisce male». Lo stesso Cambiano ha dichiarato di “essere stanco, provato e distrutto, voglio fare solo il mio dovere e far rispettare la legge”. Sull’episodio sta indagando la Polizia che ha acquisito i tabulati telefonici.

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