Archive | aprile 11th, 2017

Il Pm Di Matteo per altri sei mesi a Palermo

Il pm Nino Di Matteo resterà a Palermo altri sei mesi. Lo ha disposto il ministero della Giustizia accogliendo la richiesta, avanzata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, di posticipare la sua presa di possesso alla Direzione Nazionale Antimafia.

Di Matteo, il mese scorso, era stato nominato sostituto procuratore della Dna, sede che lui stesso aveva scelto partecipando a un concorso. Dopo la nomina, però, il magistrato ha manifestato in più sedi la volontà di proseguire il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia che, spostandosi nella Capitale, avrebbe dovuto lasciare.

E ha auspicato una sua applicazione al dibattimento: un provvedimento che gli avrebbe permesso di sostenere l’accusa in giudizio e nello stesso tempo cominciare il suo lavoro in via Giulia. La decisione di posticipare di fatto il trasferimento, che ha ricevuto l’ok del Procuratore Nazionale Antimafia Roberti, non solo permetterà al pm di portare a termine il processo trattativa, ormai prossimo alla conclusione, ma anche di lavorare a tutti gli altri processi a cui è applicato: ad esempio quello agli assassini del penalista Enzo Fragalà.

Il posticipato possesso è stato motivato inoltre con esigenze di sicurezza: i continui spostamenti dalla Capitale a Palermo per le udienze avrebbero aumentato i rischi corsi dal magistrato più scortato d’Italia.

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Jovanotti a gamba tesa su Crocetta: “Sta prendendo in giro i disabili”

Durante l’edicola di Fiorello «sono passato dallo «speakerscorner» per contribuire a dare voce ai cittadini siciliani disabili, presi in giro dal presidente Crocetta in un tragico gioco a nascondino veramente vergognoso. Queste persone da mesi attendono una risposta. La loro qualità di vita, spesso la loro stessa sopravvivenza, dipende dall’assistenza che la Costituzione gli garantisce come diritto e non come gesto di carità».

Lo scrive in un lungo post su Facebook Lorenzo Jovanotti, che ne ha parlato anche nella puntata di questa mattina dello show di Fiorello (in onda stasera). La vicenda dei disabili siciliani era già stata presa a cuore da Pif che aveva avuto un duro faccia a faccia con il governatore della Sicilia all’inizio di marzo.

«Il responsabile di questa situazione in Sicilia – sottolinea Jovanotti – è il presidente Crocetta (è lui che sceglie i suoi collaboratori eventuali), lui che ha una splendida capacità retorica e dialettica ma di fatto in questo caso specifico (e ripeto specifico perché non voglio assolutamente generalizzare) sta prendendo in giro la parte più debole dei suoi concittadini, le persone con gravi disabilità, non so se ci rendiamo conto».

«La cosa peggiore che le Istituzioni della Repubblica possono fare nei confronti di un cittadino – aggiunge – è escluderlo, costringerlo a sentirsi un peso, un problema e non una persona. E’ una cosa gravissima, scoraggiante e pericolosa perché in questi termini diventa una forma di omicidio».

«La sanità e le politiche sociali in Italia – continua il cantante – sono gestite a livello regionale e questo comporta spesso una disparità di trattamento a seconda del luogo di residenza. E’ semplicemente assurdo, e la colpa non è della latitudine ma solo ed esclusivamente delle persone incaricate democraticamente di rappresentare i propri cittadini».

Nel pomeriggio Crocetta ha fatto il punto sulle sue mosse dell’ultimo mese e mezzo: «Per il 2017 – ha scritto in una nota – sono stati già stanziati, e sono operativi, 36 milioni di fondi regionali destinati ai soggetti con disabilità gravissima. Tale fondo è in corso di erogazione, man mano che le Asp completano l’accertamento della disabilità nelle varie province. Sono già infatti stati emessi i decreti di finanziamento, a favore dei soggetti con disabilità gravissima, identificati dalle Asp di Caltanissetta (141) ed Agrigento (185)».

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SERIE A – Diego Bortoluzzi nuovo allenatore del Palermo

Il Palermo cambia ancora. Quinto allenatore stagionale per il club rosanero, Bortoluzzi prende il posto dell’esonerato Diego Lopez. Diego Bortoluzzi, già secondo di Guidolin e consigliato dallo stesso, che porterà il suo impegno ad affrontare al meglio la fine di questo campionato”.

infine l’appello ai tifosi: “Chiedo ai grandi tifosi del Palermo di avere pazienza e di credere nel progetto che insieme riporterà alla città le emozioni che merita”.

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TERRORISMO – Lari, in Sicilia indagini su cellule islamiste

“Sono emersi processi di radicalizzazione di alcuni soggetti nei centri per immigrati e, attraverso monitoraggi della Polizia postale, sono state trovate sul web tracce di questi processi. Vi sono indagini in corso e non posso dire altro”. Così il procuratore generale di Caltanissetta, Sergio Lari, mentre scatta anche nel Nisseno, per le festività pasquali, il piano antiterrorismo del ministero dell’Interno.
    Secondo il magistrato, l’allarme terrorismo “è concreto. Il Nisseno è un territorio delicato, ma parlo anche di Enna. Vi è la presenza di numerosi centri di accoglienza e di uno dei pochi Cie che accoglie soggetti scarcerati. In un caso si è arrivati a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un pakistano che ci risulta aver fatto parte di un’organizzazione terroristica sunnita”.

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OPERAZIONE “ICARO” – “Associazione mafiosa e detenzione illegale di armi”, arrestato 48enne

Nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Icaro”, la Cassazione ha dichiarato non ammissibile il ricorso della difesa contro la carcerazione, ed è stato pertanto arrestato Rocco D’Aloisio, 48 anni, di Santa Margherita Belice. Ad eseguire il provvedimento, emesso dalla sezione per il Riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale del tribunale di Palermo, è stata la Squadra Mobile di Agrigento e di Palermo. D’Aloisio è stato trasferito nel carcere Petrusa. Risponderà dei presunti reati di associazione per delinquere di tipo mafioso e detenzione illegale di armi.

 

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AGRIGENTO – Silp Cgil:” No alla chiusura della Polizia Postale”

 

“No alla chiusura della sezione di Agrigento della polizia postale”. A manifestare contrarietà rispetto ad “un decreto che chiude la polizia delle telecomunicazioni di Agrigento” è stata la segreteria provinciale della Silp Cgil. “Sembrerebbe già in dirittura di arrivo l’applicazione di un progetto di razionalizzazione dei presidi di polizia che di fatto determinerà la chiusura definitiva di una importante specialità”.

Ed il sindacato è categorico: “Non si può smantellare una delle eccellenze della polizia in nome di una razionalizzazione inutile ed un risparmio economico praticamente inesistente. Il dipartimento di Pubblica sicurezza – scrive la Silp Cgil – avrebbe deciso di chiudere il 70 per cento dei presidi territoriali della polizia Postale nei prossimi mesi”.

“Dilungarsi sull’inutilità ed il danno conseguente la soppressione della sezione di polizia Postale e delle Comunicazioni nella nostra provincia – incalza il sindacato –  nel 2017, nell’era della digitalizzazione, della comunicazione online, del cyberbullismo, pedopornografia, ecommerce, cyber guerra, la si considera un’offesa all’intelligenza di chi vive il proprio tempo. Chiunque può percepire quanto il disegno dai tratti surreali non risolverebbe l’endemica carenza di organico della Questura di Agrigento, ma penalizzerebbe fortemente ed esclusivamente la dilagante necessità di sicurezza legata alla rete, pertanto impossibile prescinderne in epoca di terrorismo internazionale, bitcoin e deep web”.

“Privare la cittadinanza di un ufficio di Polizia dedicato non solo alla repressione e prevenzione dei reati informatici ma anche alla comunità dei nativi digitali attraverso l’intensa attività di sensibilizzazione che, in sinergia con gli istituti scolastici, il tavolo prefettizio antibullismo, funge da molti anni da filtro interattivo con una generazione spesso disarmata nell’approccio “legale” con la rete. Spezzare questo filo rosso con la realtà virtuale che quotidianamente ci accompagna significherebbe retrocedere al paleolitico e negare un servizio alla società civile di una nazione mentre il mondo digitale evolve alla velocità della luce”.

 

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AGRIGENTO – “Rientrò a casa con 13 minuti di ritardo dopo condanna per mafia” , il boss Massimino verso il porocesso

Tredici minuti di ritardo che potrebbero costargli un’altra condanna a un anno di carcere: il boss Antonio Massimino, 48 anni, che peraltro di recente è stato nuovamente arrestato per estorsione mafiosa, rischia di finire a processo con l’accusa di avere violato gli obblighi di sorveglianza speciale.

Il pubblico ministero Alessandro Macaluso gli ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari contestandogli di non avere rispettato il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale che, per quattro anni, gli imponeva delle restrizioni della libertà personale in quanto ritenuto “socialmente pericoloso”. Massimino è stato controllato dai carabinieri lo scorso 16 settembre.

Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, il difensore di Massimino – l’avvocato Salvatore Pennica – potrà chiedere di produrre delle memorie o un interrogatorio del suo assistito.

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MAFIA – Ergastolo per il boss Gerlandino Messina e isolamento diurno per 4 anni [VIDEO]

Emesso un ordine di esecuzione per la pena dell’ergastolo, con isolamento diurno per 4 anni, a carico del capomafia Gerlandino Messina. Nel provvedimento firmato dal pubblico ministero Alessandro Macaluso, viene ripercorsa anche la “collezione” di sentenze di condanna inflitte, negli ultimi quindici anni, al boss empedoclino. «Ad oggi Gerlandino Messina non ha pendenze in corso», precisa e sottolinea il suo legale difensore, l’avvocato Salvatore Pennica. L’ultima condanna rimediata, risale all’anno scorso, da parte del collegio dei giudici del Tribunale di Agrigento, (presidente Giuseppe Melisenda Giambertoni, a latere Maria Alessandra Tedde e Giancarlo Caruso), che hanno riconosciuto l’empedoclino, quale capo di Cosa Nostra, per un determinato periodo, nella provincia di Agrigento. Dovendo già scontare un ergastolo inflitto, dalla Corte di Assise di Agrigento, con la sentenza del 1 luglio 2001 (il famoso e per certi versi storico processo Akragas), pertanto i giudici hanno applicato l’istituto della cosiddetta continuazione, con un ulteriore anno di isolamento diurno. Quindi venne confermata la tesi secondo cui, per appena quattro mesi, dal 25 giugno del 2010 (data dell’arresto a Marsiglia di Giuseppe Falsone) al 23 ottobre successivo, Gerlandino Messina, fino ad allora suo vice, divenne il rappresentante delle famiglie mafiose agrigentine. Messina è ritenuto dagli inquirenti tra i killer che fece parte del commando, che uccise il maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli. Il Pubblico ministero della Direzione Distrettuale antimafia Rita Fulantelli, aveva quantificato la richiesta di condanna in 22 anni di reclusione, in quanto «da sempre faceva parte di Cosa Nostra, e dopo l’omicidio Guazzelli scalò le gerarchie, arrivando al vertice della provincia di Agrigento». La Dda aveva quindi istruito il processo dal periodo, che andava dal 1999, fino al giorno del suo arresto nel covo di viale Stati Uniti, a Favara, alle 17 del 23 ottobre 2010, con l’intervento delle teste di cuoio, e l’irruzione in casa, sorprendendo, anche grazie all’uso di bombe abbaglianti, Messina, il quale ha subito ammesso di essere proprio lui il boss. «Ogni cosa ha la sua fine», le sue uniche parole pronunciate ai militari incappucciati. E da allora il boss empedoclino, si trova rinchiuso nella Casa circondariale di Tolmezzo, in Friuli, per scontare il carcere a vita. «In questi dodici anni è stato creato un falso mito. Non è affatto vero, che dal 1998 al 2010, aveva scalato le gerarchie mafiose», tuonò l’avvocato Salvatore Pennica. Tra le altre condanne rimediate nel tempo, c’è quella del 2009, quando il capomafia era ancora “uccel di bosco”, della Corte di Assise di Agrigento (irrevocabile nel 2011), alla pena di 14 anni di reclusione, e ancora altri 9 anni e 6 mesi, tra il 2012 e il 2013 per le armi e le munizioni, rinvenute nell’ultimo nascondiglio.

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RACALMUTO – Apre lo sportello Girgenti Acque ogni martedi

Apre lo  Sportello Periferico di  Girgenti Acque a Racalmuto, ogni Martedì dalle ore 14:30 alle ore 17:00 presso gli uffici del Comune.
L’Assessore Valentina Zucchetto dichiara: “L’apertura dello Sportello Girgenti Acque rappresenta il raggiungimento di uno dei tanti obiettivi prefissati. Si garantirà l’avvio di un importante  servizio erogato in favore dei cittadini racalmutesi. Gli utenti infatti, potranno richiedere informazioni,  presentare istanze e fare reclami direttamente in Municipio, senza doversi recare nella sede di Girgenti Acque.
Fondamentale la collaborazione del consigliere Cinzia Leone che sin dall’inizio ha seguito personalmente  tutto l’iter tecnico -burocratico relativo all’apertura dello sportello.”

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