Archive | aprile 14th, 2017

FAVARA – “Trovato con armi, munizioni e droga”, nei guai un 33enne

Sarebbe stato trovato in possesso di hashish e marijuana, coltelli a serramanico, una pistola a salve e 542 cartucce di diverso calibro. E’ per l’ipotesi di reato di detenzione illegale di armi e munizioni, nonché per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, che un trentatreenne, commerciante, di Favara è stato denunciato alla Procura.

Ad effettuare la perquisizione personale e domiciliare, stamattina, sono stati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile. S. S., 33 anni, di Favara, è stato trovato – ricostruiscono i carabinieri della compagnia di Agrigento – in possesso di: 70 grammi di marijuana, 50 grammi di hashish in tre frammenti avvolti in cellophane, 4 coltelli a serramanico, un coltello da cucina, un cutter, 5 bilancini elettronici di precisione, 542 cartucce per pistola di diverso calibro, un serbatoio monofilare da 7 colpi per cartucce calibro 22, una pistola a tamburo, calibro 380 a salve, priva del tappo rosso e con canna regolarmente otturata, e 7 monete di interesse verosimilmente storico-culturale.

Tutto questo materiale – redono noto i carabinieri della compagnia di Agrigento – è stato posto sotto sequestro.

 

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FISCO – Annullata cartella esattoriale da 27 mln di euro ad Asi Agrigento

Annullata cartella esattoriale milionaria a carico del Consorzio Asi di Agrigento. E’ di ieri la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Agrigento che accoglie il ricorso del Consorzio Asi di Agrigento in liquidazione e revoca il pagamento di una cartella all’Agenzia delle Entrate, ovvero un cospicuo debito di tasse per presunta indebita fruizione di detrazione IVA, e altri tributi fino ad arrivare a circa 27 milioni di euro.

«La cartella – come spiega l’avvocato professore Roberto Pignatone, che insieme all’avvocato Daniela Cascino, hanno rappresentato in giudizio il consorzio Asi di Agrigento – è stata integralmente annullata; il giudice ha ritenuto fondato il nostro ricorso e le nostre argomentazioni, ora rimaniamo in attesa di conoscere il dispositivo testo della sentenza». Una sentenza che dà respiro all’Ente e che consentirà, se confermata nei gradi successivi, la liquidazione del Consorzio Asi in assenza di questo debito che veniva da lontano – risaliva agli anni Ottanta per omessa violazioni alla dichiarazione IVA – e che ha determinato un lungo contenzioso giudiziario in giudizio primo grado negli ultimi tre anni, con una serie di rinvii, fino alla sentenza di annullamento di oggi.

Soddisfazione da parte dei dirigenti, dal Vice direttore generale Irsap Sicilia, ingegnere Carmelo Viavattene, e dal commissario ad acta del Consorzio Asi di Agrigento in liquidazione, ingegnere Salvatore Callari. «E’ una buona notizia, una boccata d’ossigeno all’Ente, anche e soprattutto perché quasi dimezza vistosamente il debito dell’ex Asi di Agrigento. Noi eravamo davvero fiduciosi e convinti del risultato positivo, in base alle argomentazioni fornite dai nostri avvocati, a cui va il plauso per questo risultato», spiega il commissario straordinario Irsap, Mariagrazia Brandara. 

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MAFIA – Preso Concetto Bonaccorsi “u carateddu” era latitante dal 2016

La polizia ha arrestato il boss latitante Concetto Bonaccorsi, 56 anni, noto come “‘u carateddu”, ricercato dal settembre 2016 quando non rientrò nel carcere di Secondigliano (Napoli) dopo un permesso premio di 3 giorni.

Condannato all’ergastolo per omicidio, associazione mafiosa e traffico di stupefacenti è lo storico capo dell’omonima ‘famiglia’ del clan Cappello-Bonaccorsi.

Indagini di personale della squadra mobile di Catania hanno consentito di rintracciarlo in una villa di Massa e Cozzile dove è stato arrestato in collaborazione con la polizia di Pistoia.

LA STORIA DEL BOSS  Considerato con il fratello Ignazio a capo dei ‘Carateddi’, ritenuta una frangia ‘armata’ del clan Cappello legata ai ‘Cursoti’, Concetto Bonaccorsi è stato catturato in una casa al secondo piano della frazione di Traversagna di Massa e Cozzile, in provincia di Pistoia.

Si era reso irreperibile a conclusione di un permesso premio all’opera ‘Don Guastella’ di tre giorni, dal 23 al 26 settembre 2016, quando non era rientrato nel carcere Secondogliano di Napoli.

Da una decina di giorni agenti della squadra mobile di Catania si erano trasferiti in Toscana alla ricerca del suo covo. Durante un sopralluogo nella zona, ieri pomeriggio, hanno riconosciuto la moglie affacciata su un balcone, sul quale poco dopo hanno visto il boss preparare un barbecue.

Personale delle squadre mobili di Catania e Pistoia hanno circondato l’edificione fatto irruzione. Concetto Bonaccorsi non ha opposto resistenza. Nella casa sono state trovate una carta di identità e una patente di guida intestati a un catanese.

Dopo la notifica del provvedimento restrittivo emesso dalla Procura generale di Milano per una condanna all’ergastolo per omicidio, associazione mafiosa e traffico di droga, il boss è stato condotto nel carcere di Prato.

Tra i tanti casi in cui è stato implicato anche quello dell’uccisione di Marco De Zorzi, avvenuta il 21 aprile del 1993 a Cassalnovo (Pavia). In quell’occasione rimase bloccato nell’ascensore e catturato in flagranza di reato.

Processato è stato condannato a 23 anni e nove mesi di reclusione. A Milano, il 6 febbraio del 2001, è stato condannato a 30 anni per l’omicidio di Angelo Maccarrone, commesso il 18 dicembre 1990.

Insieme al fratello Ignazio è stato processato, ma lui prosciolto, dall’accusa di avere assassinato, il 21 febbraio del 1991, Giovanni Durante e Moreno Bennici, uccisi e i corpi gettati nella discarica di Robassomero (Torino) perché ‘colpevoli’ di avere rubato l’auto al boss Bonaccorsi. In quell’occasione, l’11 settembre del 1991, fu arrestato poco prima di sposarsi nel Municipio di Valverde (Catania), ma il matrimonio fu celebrato lo stesso.

E’ stato coinvolto nelle operazioni antimafia Cuspide (1996) e Revenge (2009) e condannato all’ergastolo il 18 febbraio del 2000 con il capomafia ‘Jimmy’ Miano per l’omicidio di Angelo Barbera, che era a capo dei ‘Cursoti’ a Catania.

Il delitto, commesso il 18 gennaio del 1991, diede vita a una sanguinosa faida mafiosa che, quell’anno, fece registrare oltre 100 morti ammazzati. Le indagini della squadra mobile sono state coordinate dalla Procura distrettuale di Catania.

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BURGIO – Rapina sanguinosa, condannata finisce in carcere

La Cassazione ha confermato la condanna, frutto di patteggiamento, a 3 anni e 4 mesi di reclusione, ed è stata pertanto arrestata Francesca Dina Iacobelli, 27 anni, originaria della Russia e residente a Burgio. La donna ha fornito indicazioni ad un suo ex fidanzato, un romeno, per compiere una rapina rivelatasi poi mortale. La vittima è stata Liborio Italiano(nella foto), 90 anni, di Burgio. E per omicidio e rapina sono stati condannati in primo grado, in abbreviato, a 18 anni di carcere ciascuno i romeni Mihai Catalin Simion, di 23 anni, e Adrian Ciubotariu, di 25 anni.

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OPERAZIONE “TRIOKOLA -EDEN 5” – Chiesti 15 anni di reclusione per Giuseppe Genova

La Procura presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, tramite la sostituto Claudia Bevilacqua, a conclusione della requisitoria ha chiesto la condanna a 15 anni di reclusione a carico di Giuseppe Genova, 51 anni, di Burgio, inquisito, e giudicato in abbreviato, nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Triokola–Eden 5”. Per gli altri due imputati giudicati in abbreviato nell’ambito della stessa inchiesta, Andrea e Salvatore La Puma, di 70 e 41 anni, padre e figlio, di Sambuca di Sicilia, la requisitoria della pubblico ministero è in calendario il prossimo 20 aprile.

 

 

 

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NARO – Arrestato per minacce ai genitori e lesioni ad un carabiniere

A Naro i Carabinieri hanno arrestato Gero Curto, 36 anni, per minaccia, violenza, resistenza e lesioni a un pubblico ufficiale, violazione di domicilio aggravata, danneggiamento aggravato e atti persecutori. I Carabinieri, allarmati al 112, sono intervenuti in via Cassaro e hanno sorpreso Curto all’interno, dopo avere sfondato l’ingresso e danneggiato arredi, della casa dei genitori, che sono stati minacciati di morte dal figlio per futili motivi legati a dissidi familiari. Il 36enne si è scagliato contro un Carabiniere procurandogli lesioni e costringendolo a ricorrere alla Guardia Medica. I Carabinieri hanno accertato che il comportamento minaccioso di Gero Curto a danno dei genitori perdura da almeno 2 anni.

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CIANCIANA – Brucia capannone edile, danni per circa 100 mila euro

A Cianciana, in contrada Caldarelli, nei pressi del centro abitato, ha subito un incendio il capannone di un’impresa edile. Sei mezzi sono stati distrutti dal fuoco. I danni ammontano a circa 100mila euro. Si tratta di una ruspa, un autocarro, una mietitrebbia, una pala gommata, un trattore cingolato e un bobcat. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e i Carabinieri di Cianciana e di Cammarata. Sono attese le perizie dei Vigili del fuoco su quanto accaduto

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GIUSTIZIA – Csm, nuovi procuratori a Trapani e Termini Imerese

La Commissione Incarichi Direttivi del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, ha proposto all’unanimità Alfredo Morvillo come capo della Procura di Trapani, e Ambrogio Cartosio come Procuratore di Termini Imerese. Adesso sarà il Plenum del Csm a ratificare le due nomine. Alfredo Morvillo è fratello di Francesca, morta nell’attentato di Capaci insieme al marito Giovanni Falcone, e attualmente è a capo della Procura di Termini Imerese, mentre Ambrogio Cartosio, per anni pubblico ministero a Palermo, è procuratore aggiunto a Trapani. Nelle prossime settimane il Csm dovrebbe decidere anche sulla guida della Procura di Messina, dove è favorito il sostituto procuratore antimafia Maurizio De Lucia, e sui procuratori aggiunti di Palermo.

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REGIONE – Stabilizzazione dei precari, stop al piano

Scoppia la protesta dei precari in Sicilia. A far scattare la scintilla lo stop al piano per il posto fisso dei 13.600 precari degli enti locali. La legge approvata a fine dicembre prevedeva le proroghe per due anni a favore di ogni categoria di precari in Sicilia in attesa di avviare le stabilizzazioni.

Il posto fisso sarebbe poi garantito a tutti o con la stabilizzazione nel Comune attuale o con l’assunzione alla Resais (l’ente regionale che poi avrebbe smistato negli enti locali il personale in base ai posti liberi nelle piante organiche). Ma adesso è tutto fermo.

 

“A seguito dell’inspiegabile ritiro da parte del governo regionale in commissione Bilancio dell’emendamento che disciplina il percorso di stabilizzazione per i lavoratori Lsu approvato in commissione Lavoro il 14 febbraio 2016”, la segreteria confederale Confintesa Palermo e Sicilia e il coordinamento provinciale Confintesa Lsu dichiarano lo stato di agitazione “in prospettiva della formale attivazione, secondo legge, dello sciopero”.

“Non è assolutamente tollerabile la condotta discriminatoria del governo regionale che continua ad utilizzare pesi e misure diverse per lavoratori tutti appartenenti alla stessa categoria”, dice il segretario Confintesa Palermo e Sicilia, Domenico Amato. Per il coordinatore provinciale Lsu, Rosario Greco “appare evidente l’intendimento di relegare a sussidiati a vita senza speranza occupazionale alcuna 5.300 lavoratori utilizzati in servizi essenziali e spesso impropriamente a copertura di carenze di organico”.

E ancora: “Ci attendiamo già nella imminente legge finanziaria un atto di responsabilità della classe politica – conclude – che certamente in tutta questa legislatura poco o nulla ha fatto per questa platea di lavoratori”.

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AGRIGENTO – Rivelazioni di Tuzzolino, spuntano altri 6 indagati

L’ingegnere Sandro Orlando, accusato dall’architetto pentito Giuseppe Tuzzolino, è stato interrogato per tre ore in Procura, con l’assistenza del suo difensore, l’avvocato Giuseppe Scozzari, perché è formalmente indagato  di corruzione insieme ad almeno altre 6 persone. Si tratta dell’ex Sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale Giuseppe Gabriele, dell’ex consulente esterno dell’ente, l’architetto Gioacchino Giancone, dell’architetto Calogero Baldo, dell’ingegnere Giovanni Romiti e del dentista Salvatore Castellino. Orlando, come già avevano fatto altri professionisti tirati in ballo, fra cui Giancone, ha respinto ogni addebito parlando di “accuse false , storie da film”.

 

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