Archive | settembre 8th, 2017

AGRIGENTO – Morta per sangue infetto, un milione e 400mila euro alle due figlie

Nel 1989, all’età di 47 anni, una donna di Agrigento, F G sono le iniziali del nome, è stata sottoposta ad una trasfusione di sangue nell’ospedale di Firenze. Il sangue trasfuso si è rivelato infetto dal virus dell’epatite C. Nel 2008 la donna, all’età di 66 anni, è morta per un tumore al fegato. I familiari si sono rivolti agli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello. Nell’ottobre del 2012, il Tribunale di Palermo ha condannato il ministero della Sanità a pagare 700mila euro a ciascuna delle due figlie della donna. Quindi, complessivamente, 1 milione e 400mila euro. Il ministero ha proposto ricorso in Appello. Adesso, anche la Corte d’Appello ha confermato il risarcimento dovuto alle figlie, assistite sempre dagli avvocati Farruggia e Russello: 1 milione e 400 mila euro.

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PALERMO – Omicidio al Capo, indagata anche la nonna della vittima

Tre giorni dopo l’omicidio Teresa Pace, 84 anni, nonna di Andrea Cusimano il fruttivendolo ucciso al mercato del Capo a Palermo lo scorso 26 agosto, va in carcere a trovare il figlio Silvio Bertolino, zio della vittima e racconta cosa è successo tra le bancarelle del mercato. Lei quella mattina era lì. Ha visto la prima lite e il ferimento del nipote. Particolare inedito fino a oggi.

Nel corso della prima lite, quella sedata dai carabinieri attorno alle 7,30 Pietro Calogero Lo Presti, arrestato per l’omicidio del commerciante va con il padre al mercato. Cerca Francesco Cusimano che la sera prima nel corso di una lite al mercato della Vucciria aveva dato due schiaffi al padre Giovanni Lo Presti. Nella bancarella trova Andrea. I due arrivano alle mani.

Andrea picchia Calogero che estrae un coltello e lo colpisce al volto. La nonna vede tutto. “Questa panella la cacano tre, – dice la nonna al figlio – quello che sparò suo padre che gli levò la pistola dalle mani e quello del bar. E ci sono le impronte di tutti e tre”. Secondo le indagini dei carabinieri i tre sono Calogero Piero Lo Presti che aveva sparato, il padre Giovanni Lo Presti che gli aveva tolto la pistola dalle mani e Giuseppe Di Salvo, il titolare del bar di Porta Carini che aveva verosimilmente nascosto la pistola. Il movente ancora non è del tutto chiaro anche se come ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Antonio Di Stasio “si deve ricercare nella gestione di affari illegali tra le due famiglie: quella dei Cusimano e quella dei Lo Presti”.

E che ci sia una guerra in atto tra le due famiglie lo si capisce da quanto afferma Silvio Bertolino nel corso del colloquio in carcere. “Ci stanno mettendo il piede di sopra. Ci vogliono mettere il piede di sopra. Non ci dobbiamo arrivare, non ci devono arrivare a questo punto!”. La madre Teresa Pace ribatte che erano stati già sopraffatti: “No ormai ci sono arrivati, perché loro dovevano comandare quando fu il fatto di Fabrizio”. Bertolino ribadisce che in passato non erano riusciti a sopraffarli nemmeno personaggi di alto spessore mafioso: “Vedi che loro non sono arrivati a niente, perché quelli più grossi non ci hanno potuto…ma tu…quelli più grossi non ci hanno potuto…e questo il ‘cazzittello’ ha fatto questa azione”.

Questa guerra non doveva neppure iniziare. I Bertolino avrebbero dovuto agire uccidendo qualcuno di quella fazione già in passato, quando Fabrizio Bertolino aveva subito delle lesioni al viso: “Come gli ho detto io, come gli ho detto io a Nina e a Fabrizio ne dovevano ammazzare a uno quando fu della faccia di Fabrizio, aggiunge Silvio”. In quell’occasione Silvio Bertolino aveva reagito armandosi di pistola ed aggredendo “u Minichieddu”, soprannome con cui veniva indicato Domenico Ferdico (deceduto il 28 aprile 2015), ma il fratello Franco Bertolino, 56 anni (pregiudicato per associazione mafiosa ed estorsione nell’operazione Panta Rei), lo aveva fermato togliendoglielo dalle mani.

L’ARMA. Teresa Pace aveva una pistola. E avrebbe avuto intenzione di sparare a Calogero Pietro Lo Presti dopo che il giovane aveva sfregiato al volto il nipote. “Perché non gli sparavi”, ha detto il figlio Silvio Bertolino nel corso del colloqui in carcere lo scorso 29 agosto. “Non hai capito niente – gli risponde l’anziana donna – Non ho avuto il tempo di uscirla. Mi hanno bloccato, gli ho detto a lui cornuto vieni qua e mi hanno bloccato”. La nonna mostra al figlio i lividi presenti nelle braccia. I carabinieri stanno ancora cercando la pistola. La donna di 84 anni è indagata per detenzione abusiva di arma da fuoco. Fabrizio Tre Re, 27 anni, l’uomo arrestato oggi per concorso in omicidio è lo zio materno dell’assassino Calogero Piero Lo Presti.

Insieme a Pace e Tre Re sono indagati per favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso Giovanni Lo Presti e Giuseppe Di Salvo. Giovanni Lo Presti è il padre di Calogero Pietro, che ha preso dalle mani del figlio la pistola, subito dopo la sparatoria, mentre il secondo, titolare del bar al Capo è colui che materialmente avrebbe nascosta. Secondo le indagini i litigi sfociati poi nell’omicidio sarebbero generato da liti per il controllo di attività criminale da parte delle due famiglie. Tre giorni dopo l’omicidio del nipote Teresa Pace andò in carcere a trovare il figlio Silvio Bertolino, zio della vittima e raccontò cosa era successo tra le bancarelle del mercato. Lei quella mattina era lì.

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PROMOZIONE – La Libertas Racalmuto inizia in anticipo la nuova stagione

La gara “Camp. di Mazara- Libertas Racalmuto” valevole per la  prima giornata di campionato in programma domenica 10 settembre è stata anticipata a sabato 9 settembre alle ore 16 allo stadio Nino Vaccara di Mazara. Da diversi anni, ormai, la società Campobello di Mazara è alle prese con il problema della sua struttura e costretta a giocare fuori casa tutte le sue partite interne. E’ un problema che accomuna entrambe le squadre. La Libertas Racalmuto, infatti, da diversi anni costretta ad emigrare nella vicina Grotte, pare, sia vicina alla risoluzione del problema. Sono tuttora in corso i lavori allo stadio Giuseppe La Mantia di Racalmuto , e la società confida che, entro poche settimane possa finalmente ritornare a giocare nel suo impianto. Intanto, la preparazione con i relativi allenamenti si svolgono a Comitini , mentre per le partire ufficiali, in attesa dell’affidamento dell’impianto, la società racalmutese ha scelto di giocare allo stadio Bruccoleri di Favara.

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SCIACCA – Ruba negli armadietti dell’ospedale, in manette 39enne

Avrebbe scassinato 17 armadietti, utilizzati da medici e infermieri dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca, e avrebbe anche rubato il portafogli di un degente. I carabinieri, stanotte, dopo aver ricevuto una richiesta di intervento dal reparto di cardiologia, hanno arrestato, per furto aggravato, Antonino Motisi, 39 anni, di Sciacca (Ag). I carabinieri hanno ritrovato anche un monitor speciale che l’uomo era riuscito a portare via, nascondendolo in una scatola, dal reparto di chirurgia generale. Nelle ultime settimane al “Giovanni Paolo II” di Sciacca sono stati messi a segno diversi furti tra cui quello di una telecamera utilizzata per la laparoscopia del valore di circa 20 mila euro. L’uomo è ai domiciliari.

 

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SCIACCA – Scontro auto sulla statale 115, tra i sei feriti anche una bimba di due anni

Sei persone, fra cui una bambina di due anni, sono finite in ospedale, al “Giovanni Paolo II” di Sciacca (Ag), dopo un incidente frontale, lungo la statale 115, tra una Peugeot 207 e una Fiat Panda. L’impatto è avvenuto all’altezza della curva di Torre Macauda, per cause ancora in corso di ricostruzione da parte della polizia stradale di Agrigento. Nell’agrigentino è in corso un temporale. La statale 115 è stata chiusa al traffico. 

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AGRIGENTO – Cattedrale, Montenegro: “Troppi silenzi, sono avvilito” [VIDEO]

L’indifferenza dei politici e degli Agrigentini per le sorti della Cattedrale di Agrigento, che rischia di crollare, amareggia il Cardinale.

Nella giornata in cui si ricorda la dedicazione della Cattedrale a San Gerlando, il giudizio di monsignor Franco Montenegro, che si sente «forzatamente senza casa» da sei anni, sei mesi e venti giorni, cioè da quando la Cattedrale è stata chiusa, è sferzante: «Vedo le crepe diventare evidenti, il pavimento abbassarsi, i marmi spaccarsi. Se dovesse accadere l’irreparabile e se non fosse una cosa grave, ci sarebbe da ridere. Già mi immagino il ballo dello scarico delle responsabilità. Sarà un gioco puntare il dito l’uno contro l’altro tra chi aveva delle responsabilità. Ma la cosa che mi fa più male è l’indifferenza degli Agrigentini a riguardo».

Circa duecento fedeli hanno ascoltato l’omelia del cardinale, insieme ad alcuni sacerdoti e seminaristi nel tardo pomeriggio di ieri, allineati lungo un stretto corridoio esterno, fuori dalla cattedrale, dove non è ancora consentito poter svolgere le funzioni religiose. «È avvilente continuare a sentire da anni promesse da parte di chi dovrebbe prendere le necessarie decisioni per salvare la nostra Cattadrale – ha detto nella sua omelia – E’ vero che qualcosa sembra muoversi anche se quello a cui si sta pensando non è risolutivo, ma si tratta soltanto di mettere in sicurezza la Cattedrale».

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PORTO EMPEDOCLE – Spaccio di hashish: due denunciati

A Porto Empedocle, i poliziotti del locale commissariato, diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento, per detenzione e spaccio di droga, due giovani immigrati originari del Gambia, uno di 19 e l’altro di 18 anni. A seguito anche di segnalazioni da parte dei residenti, i due africani sono stati sorpresi in flagranza di reato, in possesso di quasi 5 grammi di hashish, già divisi in dosi. Uno dei due è risultato essere sottoposto ad un obbligo di dimora per spaccio di stupefacenti.

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CALTANISSETTA – Furto aggravato: arrestato 25enne

Ieri pomeriggio i poliziotti della sezione volanti, su richiesta pervenuta su linea di emergenza 113, sono intervenuti presso un supermercato di via Due Fontane poiché era stata segnalata la presenza di ladri in azione.

Sul posto gli agenti hanno identificato il 25enne Pietro Patti il quale, poco prima, era stato fermato dal personale di sicurezza dell’esercizio commerciale mentre tentava di uscire dal supermercato, senza pagare, con uno zaino pieno di prodotti per l’igiene orale trafugati dagli scaffali.

Lo stesso aveva insospettito i dipendenti del supermercato sin dal suo ingresso, infatti, assieme ad altri presunti complici aveva chiesto informazioni al personale della cassa, per poi recarsi verso gli scaffali da solo, mentre i suoi complici uscivano fuori allontanandosi.

Mentre il Patti si trovava nel reparto profumeria prendeva dagli scaffali una cospicua quantità di prodotti fino a riempire lo zaino, probabilmente con l’aiuto di un altro complice che si trovava già all’interno, poi dileguatosi.

Il 25enne, originario di Palermo, con pregiudizi di polizia per tentato furto, è stato quindi condotto in Questura, sottoposto a rilievi foto dattiloscopici presso la polizia scientifica, e tratto in arresto poiché colto nella flagranza di reato di furto aggravato.

L’uomo ha riferito ai poliziotti di essere giunto da solo, non indicando l’identità dei presunti complici. Il giovane su disposizione del p.m è stato accompagnato al carcere Malaspina di Caltanissetta a disposizione dell’A.g. I prodotti trafugati, dal valore commerciale di oltre 600 euro, sono stati sequestrati.

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SAN CATALDO – Picchiano due marocchini per futili motivi, arrestati padre e figlio

Emilio e Vincenzo Intilla di 63 e 22 anni sono stati arrestati dai carabinieri per lesioni personali gravissime.

I due sono finiti in manette con l’accusa di avere aggredito ed accoltellato due fratelli di origini marocchina, di cui uno minorenne, colpendoli al viso e alla schiena.

I due fratelli di origine marocchina, nati in Italia e da sempre residenti a San Cataldo, sono stati portati in ospedale, dove sono stati medicati per le gravi lesioni riportate.

Le ferite più serie le ha riportate il maggiorenne dei due sfregiato al viso da una coltellata. A causare l’aggressione pare un precedente litigio per futili motivi fra Vincenzo Intilla ed i giovani stranieri. Padre e figlio sono stati rinchiusi nel carcere.

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PALERMO – Omicidio Cusimano: arrestato un complice

I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Fabrizio Tre Re, 27 anni, che era sottoposto alla sorveglianza speciale, accusato di concorso nell’omicidio di Andrea Cusimano, ucciso la mattina del 26 agosto scorso, nel mercato del “Capo” a Palermo.

Il giovane avrebbe guidato la Smart da cui scese Calogero Piero Lo Presti che uccise Cusimano con colpi di pistola.

Lo Presti era stato arrestato in flagranza di reato dai militari del nucleo investigativo.

I carabinieri hanno anche notificato avvisi di garanzia a Teresa Pace, 84 anni, nonna della vittima, a Giuseppe Di Salvo, 41 anni, titolare del bar che si trova di fronte alle bancarella dei Cusimano, e a Giovanni Lo Presti, 45 anni, padre di Calogero Pietro. Sono accusati di favoreggiamento.

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