Archive | settembre 19th, 2017

AGRIGENTO – Pietro Grasso al teatro Pirandello [VD TG]

Il Presidente del Senato, Piero Grasso, ieri sera, al teatro Pirandello, ad Agrigento, in occasione della presentazione del suo libro “Storie di sangue, amici, fantasmi, Ricordi di mafia”. Secondo Pietro Grasso, Agrigento, è una tappa fondamentale per la presentazione del suo libro: “Penso che sia molto utile per le generazioni conoscere quei fatti del 1992 e penso che sia molto utile per la loro formazione – spiega – . Quella storia riesce a trasmettere principi e valori che sono molto utili per i ragazzi di oggi”. INTERVENTO GRASSO TG 98 …….

A dialogare insieme al Senatore Piero Grasso, il giornalista Salvo Palazzolo e il Sindaco di Agrigento, Lillo Firetto dal palco del Pirandello. Ripercorsi i 25 anni dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, ascoltando anche le toccanti lettere che Grasso scrive ai giudici, Falcone e Borsellino, tratte sempre dal suo libro  e interpretate dal direttore artistico del teatro Pirandello, Sebastiano Lo Monaco. Nel volume l’autore non rinuncia all’emozione personale, ma vi affianca sempre l’analisi del magistrato e la prospettiva storica di chi ha molto riflettuto e combattuto il fenomeno mafioso. INTERVENTO GRASSO TG 98…….

Il presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, prima della presentazione del suo libro al teatro “Pirandello” di Agrigento, si è  fermato a ricordare il giudice Rosario Livatino: Ho portato un mazzo di fiori per ricordare quando con Giovanni Falcone sono venuto ai funerali del giudice. Agrigento è sempre stata una città feconda di magistrati per combattere il fenomeno della mafia e di Cosa Nostra”.La stele è stata  vandalizzata lo scorso 18 luglio. “Già papa Giovanni Paolo II aveva definito Livatino martire della giustizia e della fede – ha aggiunto – e l’opera di beatificazione è iniziata. Questo è un grande risultato, una grande apertura da parte della Chiesa nei confronti di quei magistrati, come Livatino, che sono stati martiri perché hanno dato la loro vita per la giustizia. In Livatino c’era in più una grandissima fede cattolica che lui esprimeva anche nella sua attività laica di giudice. Non posso mai dimenticare le lettere, i quaderni con le scritte S. T. D., che ci hanno fatto parecchio indagare per capire il significato. E poi lo abbiamo capito, era ‘Sub tutela dei’. Qualsiasi cosa lui faceva, la faceva sotto la tutela di Dio e quindi ce lo fa sentire molto vicino”. 

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RACALMUTO – A fuoco l’auto di un immigrato

Brucia l’autovettura – una Ford Fiesta – di propriuetà di una 44enne di origini marocchine, residente a Racalmuto. E’ accaduto nella notte tra domen ica e lunedi in via Francesco Burruano. Poco dopo l’una della notte un sos è arrivato alla centrale operativa dei vigili del fuoco. Sul posto arrivavano i pompieri del distaccamento di Canicattì ed i carabinieri della stazione cittadina. Dopo un paio di ore i pompieri hanno avuto sono riusciti a domare le fiamme. Quasi certamente l’autovettura è andata a fuoco per cause accidentali. A quanto pare, infatti, gli stessi proprietari avrebbero visto il divamparte della scintilla nella zona dove si trova il motore. Avrebbero anche tentato di avewre la meglio sulle fiamme che, però, all’improvviso, hanno avvolto e devastato l’utilitaria.

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RAGUSA – Fermati gli scafisti che ridono [VD TG]

Cinque presunti scafisti sono stati fermati dalla polizia grazie al video girato da una donna tunisina, tra le 121 persone che il 15 settembre sono state soccorse nel Canale di Sicilia e condotte prima a Porto Empedocle, e da lì all’hotspot di Pozzallo, nel Ragusano.

I fermati, tutti tunisini, sono Imad Amri, 29 anni; Kais Siidi, 30 anni, Saber Saad 38 anni; Faouzi Sghaier, 27 anni e Mohammed Dalhoum, 32 anni. I migranti erano partiti dalla Tunisia facendo rotta sulle coste di Agrigento ma sono stati intercettati prima da un pattugliatore della guardia di finanza.

A bordo erano tutti tunisini e avevano pagato per la traversata circa duemila euro ciascuno ai cinque connazionali fermati dalla polizia. Gli investigatori hanno trovato in uno dei telefoni cellulari in uso a una donna, un video che riprendeva il capitano e l’equipaggio intenti a ridere a scherzare tra loro in cabina di comando.

Inizialmente reticenti, davanti al video i migranti hanno finito per descrivere nel dettaglio il ruolo di ogni membro dell’equipaggio. Gli scafisti sono stati rinchiusi nel carcere di Ragusa.

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PALERMO – Il tribunale sospende le regionarie

Il tribunale confermando la decisione presa lo scorso 12 settembre in via cautelare di Palermo ha sospeso il risultato delle regionarie del Movimento 5 stelle, che avevano designato Giancarlo Cancelleri come candidato alla carica di governatore della Sicilia. E’ stato dunque accolto il ricorso dell’attivista Mauro Giulivi, escluso dalla lista per non aver sottoscritto in tempo utile il codice etico. 

Cancelleri al secondo turno aveva ottenuto la maggioranza dei 4.350 voti espressi sulla piattaforma Rousseau, superando la concorrenza di altri cinque colleghi a Sala d’Ercole (Stefano Zito, Giampiero Trizzino, Sergio Tancredi, Angela Foti e Francesco Cappello) e tre outsider (Giuseppe Scarcella, Alì Listì Maman e Josè Marano).

A questo punto il M5s deve decidere cosa fare. Potrebbe essere ripetuta la selezione on-line, organizzando tutto in tempi rapidissimi, perché il termine per la presentazione dei simboli è fissato per sabato. Le elezioni regionali si terranno il prossimo 5 novembre.

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BURGIO – Il fuoco distrugge 40 ettari di bosco

A Burgio, in provincia di Agrigento, ben 40 ettari di bosco sono adesso in fumo nonostante 3 canadair e un elicottero siano stati impegnati per diverse ore con decine di lanci, insieme alla Guardia Forestale, per fronteggiare un violento incendio divampato l’area boschiva in località Campello. L’incendio è insorto fuori la zona boschiva ma presto, alimentato dal vento, è giunto nell’area di Campello. Ulteriori attività sono ancora in fase di svolgimento così come tutti gli interventi di bonifica per evitare che eventuali focolai possano provocare un altro rogo.

 

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Abusi sul lavoro, blitz nell’Agrigentino

I Carabinieri del Gruppo tutela del lavoro di Palermo, insieme ad altri militari dei comandi territoriali, hanno scoperto decine di casi di caporalato e sfruttamento in aziende agricole e vitivinicole, nelle campagne di Bivona, Menfi, Campobello di Licata, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice e Cammarata. All’interno di dieci aziende ispezionate sono stati scoperti 37 lavoratori in nero. Due attività imprenditoriali sono state sospese, e altre cinque non sono state sospese per non arrecare danni al raccolto. Quattro imprenditori sono stati denunciati a piede libero per aver installato un sistema di video-sorveglianza senza l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro di Agrigento e per non aver sottoposto alla prescritta visita medica un lavoratore minorenne. Complessivamente sono state contestate sanzioni amministrative e ammende per 110 mila euro.

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AGRIGENTO – Civiltà (FI): “Recuperare la facciata ottocentesca del Palazzo che fu di Livatino”

Il capogruppo di Forza Italia al Consiglio comunale di Agrigento, Giovanni Civiltà, intervenendo nel merito dei progetti di riqualificazione e rilancio del centro storico, propone il recupero del prospetto del palazzo ottocentesco che fu di Rosario Livatino, e afferma: “La trasformazione ottocentesca che ha riguardato la città dei Templi ha alterato il patrimonio urbano del territorio. Diversi sono stati gli sventramenti operati lungo l’asse principale del centro storico. Quella che un tempo era la piazza collocata alla fine della via della Maestra (oggi via Atenea) era occupata dal convento e dalla trecentesca chiesa di Sant’Anna, poi demolita. In luogo dei quali furono costruiti, fra la fine del 19esimo e l’inizio del 20esimo secolo, l’ ex albergo Gellia, che fu sede del Banco di Sicilia dagli anni ’70 e poi della Guardia di Finanza, la Camera di Commercio, già Casa Comunale, e l’ex Tribunale. Ebbene, invito il Comune di Agrigento – proprietario dell’immobile che in passato ha ospitato il Palazzo di Giustizia di Agrigento e che oggi ospita alcuni Uffici dello stesso ente, e che da poco ha restituito alla memoria di questa città la stanza, divenuta museo, che fu del martire della giustizia Rosario Livatino, simbolo di una vera lotta alla mafia – a recuperare la facciata ottocentesca frettolosamente sostituita da un orrendo ed inguardabile prospetto, al fine di valorizzare una delle piazze più importanti che la città conserva” – conclude Giovanni Civiltà.

 

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AGRIGENTO – Nettezza urbana, la sentenza Tar e l’intervento di Fontana

Dal Tar no al ricorso della Gesa contro la delibera del Consiglio comunale di Agrigento sulla riduzione del costo del servizio di nettezza urbana in città. In proposito interviene l’assessore comunale all’Ambiente, Mimmo Fontana, che afferma: “Non possiamo che esprimere grande soddisfazione per la sentenza del Tar che dà completamente ragione al Comune di Agrigento nel contenzioso nato dal ricorso della Gesa avverso alla delibera con cui il Consiglio comunale nel 2016 ha tagliato il servizio di spazzamento garantito fino al luglio dello stesso anno da 15 operatori della Gesa. Per noi è un esito abbastanza scontato perché mai abbiamo avuto dubbi sulla legittimità dell’atto. La sentenza del Tar ha chiarito due concetti fondamentali i cui effetti vanno oltre la vicenda stessa: non vi era alcun impegno contrattuale che legasse il Comune di Agrigento alla Gesa in relazione al servizio svolto dai 15 operatori ecologici. Ed è assolutamente legittimo che un Comune riduca il personale operante sul proprio territorio al fine di ridurre i costi del servizio. Soprattutto questo ultimo concetto dimostra quanto sia corretto il percorso di riduzione dei costi intrapreso da questa Amministrazione assieme al Consiglio Comunale. Va infatti ricordato che la delibera impugnata, nonostante alcune tardive marce indietro di qualche consigliere comunale spinto a ripensarci dalla reazione dei sindacati, era stata approvata all’unanimità. Va recuperata quella unanimità d’intenti a tutela degli interessi dei cittadini agrigentini. E sono interessi assolutamente compatibili con una ridefinizione del servizio di igiene che non comporti alcun licenziamento. Lo sosteniamo da oltre un anno e finora siamo riusciti a dimostrare che era possibile e legittimo ottenere questo risultato” – conclude l’assessore Fontana.

 

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AGRIGENTO – Richiedenti asilo spacciavano hashish: cinque arresti

Cinque immigrati – provenienti da Gambia, dal Camerun e dal Sierra Leone – ospiti di una comunità di Agrigento in quanto richiedenti «asilo», sono stati arrestati per «detenzione e spaccio continuato e aggravato di non modiche quantità di stupefacenti».

L’inchiesta è stata condotta dalla Squadra mobile con il coordinamento del Pm Carlo Cinque.
I migranti – secondo l’accusa – mentre erano in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati avevano messo in piedi un fiorente giro di spaccio: la droga veniva acquistata sul mercato Palermitano e rivenduta nell’Agrigentino. Già nei mesi scorsi era stata arrestata una donna, legata al gruppo degli spacciatori, Benedeth Onuzilike, trovata in possesso di 400 grammi di hashish. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i 5 migranti è emessa dal gip di Agrigento su richiesta del procuratore Luigi Patronaggio e del Pm Carlo Cinque.

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PALERMO – Fermato l’assassino dell’Acquasanta, è un parcheggiatore abusivo vicino di casa della vittima

Si chiama Giovanni Pizzuto, ha 28 anni ed è un parcheggiatore abusivo. Sarebbe lui l’assassino di Francesco Paolo Maronia, 48 anni, ucciso ieri sera con una coltellata al torace in vicolo Pipitone all’Acquasanta di Palermo poco distante dai Cantieri Navali.

L’omicidio sarebbe maturato al culmine di una lite fra parcheggiatori abusivi. Entrambi, infatti, vivevano delle monete regalate dagli automobilisti che lasciavano le auto in sosta in varie zone della città. Entrambi abitavano in Vicolo Pipitone teatro anche del delitto.

Fermato ieri sera stessa a non più di un paio d’ore dal delitto Pizzuto avrebbe confessato durante la notte nei locali della squadra Mobile di Palermo dove è stato portato e interrogato a lungo.

Alla polizia ha raccontato di aver reagito all’ennesima minaccia pronunciata dalla vittima nei confronti della sua famiglia. Vittima e assassino, infatti, vivevano l’uno a fianco dell’altro. Entrambi pregiudicati per piccoli reati contro il patrimonio ed entrambi parcheggiatori abusivi, sembra venissero spesso in contrasto e litigassero di frequente. Ieri l’epilogo con l’omicidio consumato con una coltellata al cuore.

Dopo la confessione per Pizzuto è scattato il fermo con l’accusa di omicidio volontario. L’uomo èstato portato nel carcere Pagliarelli di Palermo. A firmare il provvedkimento di fermo è stato il pubblico ministero di turno Sergio Mistritta. A confermare la confessione sono stati i rilievi della polizia scientifica che hanno raccolto elementi decisivi a definire il quadro probatorio. Soprattutto le impronte digitali trovate sul coltello che è rimasto nel corpo di Maronia.

 

Vicolo Pipitone è stato per anni il regno dei Galatolo. Da qui partirono gli squadroni della morte che uccisero il giudice istruttore Rocco Chinnici, il segretario regionale del Pci, Pio La Torre, il commissario Ninni Cassarà. Adesso la pace ritrovata di vicolo Pipitone è stata interrotta da un omicidio per un litigio tra vicini.

Una morte che ha acceso di nuovo i riflettori su una zona che non ama tanto la ribalta. Qui le liti non sono mai risolte con le armi, ma con la mediazione dei boss. Forse anche questo delitto è segno dei tempi che cambiano nel regno dei Galatolo.

Paolo Maronia, 48 anni, vittima dell'omicidio.

Paolo Maronia, 48 anni, vittima dell’omicidio.

 

 

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