Archive | novembre 9th, 2017

PARTINICO – Alice non ce l’ha fatta, dichiarata la morte cerebrale

E’ stata avviata questa mattina al reparto di Neurorianimazione di Villa Sofia, diretto da Paolino Savatteri, la procedura di accertamento di morte cerebrale per Alice Costantini, la ragazza di 22 anni di Partinico caduta da cavallo la scorsa settimana.

Il tracciato effettuato questa mattina ha infatti registrato l’assenza di attività cerebrale. I medici hanno informato i familiari. La madre della ragazza ha quindi dato il proprio assenso al prelievo degli organi che avverrà subito dopo la conclusione della procedura, che dovrà durare sei ore.

La fase del prelievo sarà guidata dal coordinatore trapianti di Villa Sofia-Cervello Antonino Pizzuto, con il coinvolgimento dell’Ismett e del Centro regionale trapianti diretto dal Bruna Piazza. «Siamo vicini alla famiglia che ha perso tragicamente una figlia all’inizio della sua vita. La generosità del loro consenso la terrà viva in qualche modo in altre persone e rappresenta una lezione di umanità per la intera società. Ringrazio i professionisti della nostra Azienda che con il loro contributo renderanno possibile tutto questo» commenta il Maurizio Aricò, Commissario della Azienda Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello.

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“Soldi per le slot machine o vai a prostituirti”

Voleva far prostituire la madre per avere i soldi da giocare nelle slot machine. Per questo un quindicenne di Siracusa, accusato di maltrattamenti in famiglia e tentativo di estorsione, è stato fermato dai carabinieri che hanno eseguito nei suoi confronti un provvedimento di collocamento in comunità emesso dalla Procura dei minori di Catania.

Il ragazzo avrebbe picchiato varie volte la madre, anche con una pietra e un ombrello, impedendole di uscire di casa. Il quindicenne ha spesso preso a botte anche il fratellino di 10 anni che voleva difendere la donna. La vittima l’ultima volta è scappata da casa rifugiandosi da amici, ma il 15enne l’ha rintracciata e ha continuato a picchiarla e a minacciarla

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Modella per caso. Anok Yai e la fama per una foto virale su Instagram

Nell’epoca dei social basta una foto pubblicata sul web per trasformare una normale teenager in una modella di successo. Lo dimostra la storia di Anok Yai, studentessa della Plymouth State University nel New Hampshire, Stati Uniti. Lo scatto che le ha cambiato la vita è stato realizzato dal fotografo professionista Steve Hall durante un evento all’Howard University, ateneo privato di Washington. L’immagine postata sul blog dell’artista, seguito da oltre 25 mila persone, è diventata presto virale e alla fine la 19enne è stata contattata dall’agenzia Next Models e ha sottoscritto un contratto per fare la modella.

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La SS “640” off-limits il 13 e 14 novembre

Disagi imminenti, tra deviazioni e probabile confusione, lungo la strada statale 640 “Strada degli Scrittori” Agrigento – Caltanissetta. Lunedì prossimo 13 novembre e poi martedì 14 novembre la statale 640 sarà chiusa al traffico dal chilometro 10,600, che corrisponde allo svincolo Petrusa in territorio di Agrigento, fino al chilometro 16,400 che corrisponde allo svincolo Aragona Caldare-Favara. L’Anas spiega: “Il provvedimento è necessario per consentire al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di svolgere le proprie attività di verifica sull’andamento di opere in corso di realizzazione”.

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RIBERA – Giovane accoltellato, una condanna e un’assoluzione

Il 9 ottobre del 2015, a Ribera, in una sala giochi, si è scatenato un tentato omicidio. I Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Vincenzo e Stefano Scoma, di 32 e 24 anni. A causa della perforazione di un polmone, provocata dal fendente di un’arma da taglio inferto al dorso, il ferito è stato ricoverato in ospedale. La vittima e i due fratelli Scoma hanno iniziato a litigare attorno a un tavolo di biliardo. La lite, al culmine della discussione, è degenerata nell’accoltellamento. Ebbene, adesso i giudici della Corte d’Appello di Palermo hanno confermato la sentenza in primo grado: 5 anni di reclusione per Stefano Scoma, e assolto il fratello Vincenzo, per non avere commesso il fatto.

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ARAGONA – Assenteismo al Comune: chieste 3 condanne

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Alessandra Russo, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno a carico di tre impiegati comunali in servizio al Comune di Aragona imputati di assenteismo, tra truffa e peculato. Si tratta di Salvatore Bellanca, Angelo Buscemi e Alfonso Galluzzo.

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CANICATTI’ – La truffa delle case vacanza, denunciati 3 alcamesi

Tre persone di Alcamo sono state denunciate per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Lo scorso agosto diversi canicattinesi hanno denunciato di avere pagato in anticipo l’affitto della casa per le loro vacanze, ma quando sono giunti sul posto si sono accorti di essere stati truffati. I tre hanno pubblicato degli annunci sui principali siti del settore con foto di un’abitazione estiva, di proprietà di una persona ignara di tutto, e poi hanno ottenuto gli acconti sulle prenotazioni su una postepay o tramite bonifici bancari. L’entità della truffa ammonta a circa 37mila euro.

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Sit-in di solidarietà per Cateno De Luca. Lui ringrazia tutti su Facebook

Non sembra dare retta ai propri legali, che gli hanno consigliato di stare calmo in casa rispettando l’ordinanza di custodia cautelare, il deputato del Centrodestra Cateno De Luca, da ieri ai domiciliari per associazione per delinquere ed evasione fiscale.

Dopo i post, subito dopo l’arresto, anche video, De Luca ha messo sulla propria pagina Facebook il video del sit-in di solidarietà ieri sera sotto casa sua e anche le foto. “Grazie di cuore … per la splendida manifestazione di solidarietà… Mi avete veramente commosso. Si va avanti senza se e senza ma” scrive il deputato.

E ancora: “Sono figlio del popolo … e sempre figlio del popolo rimarrò. ‘Cateno siamo con te senza se e senza ma’ e io sarò sempre con voi senza se e senza ma …”. Cita anche Martin Luther King: “Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”. I commenti ai suoi post sono migliaia.

Intanto, De Luca oggi, accompagnato dai carabinieri, si è recato nel tribunale di Messina per l’udienza del processo in cui è imputato per concussione, falso e abuso d’ufficio. Col parlamentare regionale del centrodestra vi sono la moglie, i suoi legali Carlo Taormina e Tommaso Micalizzi, e alcuni supporter politici.

“Io non sono colpevole di concussione, come mi accusa la Procura, io sono vittima di estorsione da parte di chi mi ha denunciato, perché mi hanno proposto una transazione e un avvocato non fa una transazione senza che lo sappiano i suoi clienti”, ha detto De Luca durante le dichiarazioni spontanee nell’udienza del processo sul cosiddetto “sacco di Fiumedinisi”.

“Loro – ha proseguito – avrebbero potuto denunciarmi prima, se erano così ambientalisti, bloccando il progetto, ma invece mi hanno denunciato solo dopo. Lo stesso ingegnere Sciacca, allora capo del Genio Civile, ha detto un mucchio di falsità, che dovrà spiegare. Io ho fatto una struttura che ha salvato Fiumedinisi dalle alluvioni e ho lavorato per lo sviluppo del mio paese”.

“Non mi sono tirato indietro rispetto al processo per arrivare alla prescrizione – ha aggiunto – ma perché avevo bisogno di rispondere alle accuse mosse sulla base di incartamenti parziali e io dovevo difendermi. Sono stato accusato per aver lavorato bene sul territorio come a Santa Teresa, mentre qui a Messina non riescono a recepire nessun finanziamento e pensano solo alla via Don Blasco, mentre ci sono molte altre priorità di risanamento”.

IL PROCESSO DEL SACCO DI FIUMEDINISI. Il procedimento per cui è sotto processo il neo deputato del Centrodestra Cateno De Luca, arrestato ieri per evasione fiscale, comincia per presunti reati (tentata concussione e falso in atto pubblico) commessi tra il 2004 e il 2010 all’interno di un programma di opere di riqualificazione urbanistica e incentivazione dell’occupazione (contratto di quartiere II) a Fiumedinisi (Me), comune di cui era sindaco.

De Luca venne arrestato nel giugno 2011. Secondo l’inchiesta della procura messinese l’ex sindaco avrebbe stravolto il programma per favorire imprese edilizie della sua famiglia. I fari della procura erano stati puntati sulla costruzione di un albergo con annesso centro benessere da parte della società “Dioniso” e la realizzazione di centri di formazione permanente del Caf “Fenapi”, oltre all’edificazione di 16 alloggi da parte della coop “Mabel”.

La tentata concussione sarebbe stata commessa nei confronti dei proprietari di alcune aree che andavano cedute – a volte a prezzi più bassi rispetto a quelli di mercato – per consentire alla Mabel la costruzione degli alloggi. I reati di falso riguardavano l’approvazione del progetto in variante dei lavori di costruzione eseguiti dalla Dioniso e la creazione di muri di contenimento del torrente Fiumedinisi, realizzati – secondo l’accusa – per incrementare il valore commerciale di alcune aree ricadenti nel progetto e riconducibili alla ditta il cui amministratore unico era proprio il sindaco, che è fondatore e direttore generale della Fenapi. Il fratello, Tindaro invece, era amministratore della coop Mabel.

Le indagini erano partite dopo le denunce del Wwf e dei consiglieri comunali di opposizione. Il processo ha subìto uno stop dopo la richiesta dei legali di De Luca di spostarlo a Reggio Calabria perché nel Tribunale di Messina non vi sarebbero state le giuste condizioni ambientali per consentire al collegio di giudicare l’imputato. La Cassazione, dopo qualche mese, ha respinto la richiesta ma ha aperto un procedimento su uno dei magistrati del collegio giudicante.

La Procura ha chiesto la condanna a 5 anni per Cateno De Luca, 4 anni per il fratello Tindaro, 2 anni di per il funzionario comunale Pietro D’Anna, l’assoluzione del presidente della Commissione edilizia Benedetto Parisi; un anno e 7 mesi per Gregorio Natale Coppolino, 1 anno e 4 mesi per il vice sindaco Grazia Rasconà, 1 anno e 2 mesi per l’assessore Giuseppe Bertino e i colleghi Paolo Crocé, Carmelo Crocetta, Giuseppe Giardina, Antonino Cascio e Salvatore Piccolo. E’ stata sollecitata la prescrizione per i componenti della commissione edilizia comunale Renzo Briguglio, Angelo Caminiti, Roberto Favosi, Fabio Nicita, Francesco Carmelo Oliva e per l’ex sindaco di Alì Carmelo Satta, coinvolto quale presidente del Cda della Fenapi, arrestato l’altro ieri insieme a De Luca per evasione fiscale.

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CAMMARATA – Arriva l’ok dal Consiglio comunale per indire il referendum per la fusione con San Giovanni Gemini

E’ stata approvata, da parte dei consigli comunali di Cammarata e San Giovanni Gemini (Ag) la proposta sull’indizione del referendum per la fusione dei due Comuni. Consenso unanime da quasi tutti i consiglieri i quali hanno espresso giudizi positivi su questo progetto, che, se andrà a buon fine, porterebbe alla nascita del più grande comune dei monti Sicani. La separazione del territorio di San Giovanni da quello di Cammarata fu voluta dal conte Ercole Branciforti nel 1587. Come prevede la legge regionale n. 30 del 2000 (che per la prima volta si avvia ad essere applicata per quanto concerne la fusione di Comuni) ha inizio l’iter amministrativo che condurrà al referendum consultivo. ”É un grande risultato – dice Nino Margagliotta, responsabile del Coordinamento intercomunale dalla fusione – per quanti lavorano da anni a questo ambizioso progetto, un programma di speranza e di futuro per due piccole entità comunali che possono dare luogo al più grande comune del comprensorio dei Monti Sicani”.

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SICILIA – Mafia e business del pesce, in manette un imprenditore di Gela

Arrestato l’imprenditore gelese Emanuele Catania, di 69 anni, considerato uno dei nomi più noti del settore ittico siciliano. Avrebbe un legame quasi ventennale con i Rinzivillo, come hanno raccontato numerosi collaboratori di giustizia che hanno indicato l’imprenditore da sempre al servizio del clan fin dai primi anni Novanta.

Il presunto boss Salvatore Rinzivillo avrebbe deciso di intraprendere un rilevante import-export di pesce tra la Sicilia, il Marocco, il Lazio e la Germania, in collaborazione con Francesco Guttadauro, già condannato per associazione mafiosa e figlio del boss mafioso-medico Giuseppe.

Catania, dicono gli investigatori, come i congiunti imprenditori Carmelo e Angelo Giannone, avrebbe amministrato società e ditte individuali, attive nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti ittici. Quello tra Emanuele Catania e il clan Rinzivillo, dicono gli inquirenti, è un “legame a doppio filo”, esistente da circa trent’anni: sono numerosi i collaboratori di giustizia che lo hanno indicato come imprenditore al servizio del clan di Cosa Nostra, fin dai primi anni Novanta.

Secondo gli inquirenti Catania avrebbe ottenuto l’intervento del clan Rinzivillo nei rapporti con altri imprenditori vicini ad altre famiglie mafiose siciliane. Mentre i vertici del clan avrebbero utilizzato alcune floride attività commerciali locali per riciclare il denaro proveniente dai traffici di droga e delle estorsioni.

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