Archive | gennaio 6th, 2018

RACALMUTO – Domenica 7 gennaio Vittorio Sgarbi in visita

L’assessore dei Beni culturali della Regione siciliana, Vittorio Sgarbi, domenica 7 gennaio ritorna a Racalmuto, in provincia di Agrigento, per rendere omaggio a Leonardo Sciascia e per visitare i luoghi della “Strada degli scrittori”. Insieme al critico d’arte ci saranno anche i colleghi di giunta con delega al Turismo, Sandro Pappalardo, alle Attività produttive, Mimmo Turano, e alla Famiglia, Mariella Ippolito.

Sgarbi e Pappalardo visiteranno di mattina la miniera di sale dei ‘carusi’ di Regalpetra, di proprietà dell’Italkali. Alle 12.30 l’assessore ai Beni culturali, accompagnato dal sindaco Emilio Messana e dal vice presidente dell’Ars Roberto Di Mauro, durante una breve cerimonia, alla quale saranno presenti le autorità civili e religiose, deporrà una corona di fiori sulla tomba dello scrittore.

Alle 13.30, invece, nella sede della Fondazione Sciascia, a Racalmuto, Sgarbi e Pappalardo terranno una conferenza stampa sulle prospettive culturali e turistiche dell’area in vista delle celebrazioni per i 2.600 anni dalla fondazione di Agrigento e della candidatura della città a Capitale della Cultura 2020.

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PALERMO – Commemorato omicidio Mattarella.

Si è svolta in via Libertà a Palermo la commemorazione dell’uccisione del presidente della Regione Piersanti Mattarella assassinato il 6 gennaio 1980. Alla cerimonia hanno partecipato tra gli altri il presidente del Senato Piero Grasso e il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci. I rappresentanti istituzionali hanno deposto corone di alloro all’altezza del civico 137 dove fu ucciso Mattarella.

Il 6 gennaio del 1980 era domenica e Mattarella, fratello del Capo dello Stato Sergio, si stava recando a messa come d’abitudine. Un killer affiancò la sua Fiat 132 in via Libertà e aprì il fuoco. Per Mattarella non ci fu niente da fare. Per quell’omicidio sono stati condannati i vertici della Cupola di Cosa nostra. A distanza di 38 anni, però, la Procura di Palermo starebbe effettuando una serie di nuovi accertamenti su reperti finora mai analizzati. I nuovi approfondimenti, che riguardano in particolare chi sparò a Mattarella, prendono spunto da una targa e riaprono la pista “nera”, seguita da Giovanni Falcone, che portò a giudizio Giusva Fioravanti e che fu poi assolto in Corte d’assise.

«Lascio le valutazione ai magistrati. Le indagini non finiscono mai, non devono finire mai, perché la verità va cercata sempre, in ogni momento: non ci dobbiamo mai arrendere. Vedremo se ci saranno ulteriori riscontri su questa “pista nera” che non contrasta con il quadro di una convergenza di interessi, di una simbiosi tra politica e mafia e anche di interessi prettamente politici, che hanno voluto fermare l’azione politica di Piersanti Mattarella». Lo ha detto, il presidente del Senato Pietro Grasso. «Le cause della morte di Mattarella sono note. I mandanti mafiosi sono stati condannati – ha aggiunto Grasso -. Ma ancora dopo tanti anni non si è riusciti a individuare i killer. Io ho sempre chiesto a tutti i collaboratori di giustizia informazioni sugli esecutori materiali dell’omicidio Mattarella. Ho sempre la speranza che arrivi qualcosa di nuovo. Ci sono ulteriori elementi al vaglio della magistratura».

«Partecipo alla mia prima commemorazione del presidente Piersanti Mattarella e lo faccio nella consapevolezza di rendere omaggio interpretando il pensiero di tutta la comunità siciliana, a un presidente che ha introdotto l’innovazione nel rapporto tra istituzione e società. Un presidente che voleva una Regione con le carte in regola. Se lo avessimo tutti ascoltato le condizioni della Regione oggi sarebbero diverse e il rapporto di sfiducia dei cittadini e l’istituzione non toccherebbe la percentuale bassissima che tocca: siamo al 12%. Segno evidente che tra la piazza e il palazzo c’è un divario profondo che dobbiamo necessariamente colmare con l’esempio e le buone pratiche». Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, a margine della cerimonia di commemorazione.

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INCHIESTA CIAPI – Corte conti grazia ex assessore Gentile

Respinta la richiesta di sequestro conservativo dei beni dell’ex assessore regionale all’Istruzione e Formazione professionale, Luigi Gentile, che era rimasto coinvolto nell’inchiesta sul Ciapi di Palermo. Lo rende noto il suo legale di fiducia, l’avvocato Girolamo Rubino. La Procura generale presso la sezione giurisdizionale d’Appello della Corte dei Conti per la Regione Siciliana aveva chiesto l’autorizzazione al sequestro conservativo, sino alla concorrenza della somma di 340.191 euro, da eseguirsi sui beni mobili ed immobili di proprieta’ dell’indagato, rappresentato e difeso dall’avvocato Rubino.

Già in prima istanza il Giudice, delegato dal Presidente della Sezione d’Appello, aveva rigettato l’istanza di autorizzazione al sequestro, non avendo riscontrato elementi concreti e obiettivi tali da ipotizzare il fondato timore del venir meno della garanzia patrimoniale del credito erariale. Ma la Procura Generale aveva proposto reclamo, chiedendo l’autorizzazione al sequestro conservativo in favore della Regione Siciliana, fino alla concorrenza di 340.191 euro, da eseguirsi sui cespiti mobiliari ed immobiliari di Gentile.

Il difensore dell’indagato, avvocato Girolamo Rubino, ha sottolineato come “nessun comportamento processuale o extraprocessuale denotava la volontà’ di porre in essere atti in grado di celare il patrimonio, sottraendolo ad eventuali procedure esecutive”; per quanto concerne poi un’ipotesi di sproporzione tra i saldi presenti all’interno dei conti correnti ed i ricavi dichiarati nell’anno 2016, l’avvocato Rubino ha ancora evidenziato che “l’onorevole Gentile, in relazione alla stessa vicenda, era stato coinvolto anche in un giudizio penale, conclusosi con una sentenza di assoluzione, che aveva determinato un consistente esborso di somme necessarie per il pagamento dei compensi professionali agli avvocati”.

Per quanto concerne infine la presunta insufficienza del patrimonio, l’avvocato Rubino ha dimostrato che Gentile e’ proprietario di numerose unità immobiliari con rendite catastali elevate; evidenziando anche l’entità’ dei ricavi dichiarati come proventi dell’attività’ professionale autonoma. La Sezione Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana, condividendo integralmente le tesi difensive dell’avvocato Rubino, ha respinto la richiesta di autorizzazione al sequestro conservativo fino alla concorrenza di 340.191 euro, in favore della Regione Siciliana, da eseguirsi nei confronti di Luigi Gentile, ritenendo il reclamo avanzato dalla Procura generale non meritevole di accoglimento.

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AGRIGENTO – Centro storico, altro crollo a ridosso del palazzo Schifano

Ad Agrigento, nel centro storico, è franata una parte di una palazzina fatiscente e disabitata. L’immobile ricade a ridosso del palazzo Schifano, in via Madonna della neve, già teatro di altri crolli in precedenza. La zona è compresa nell’ambito del progetto, ancora in itinere e non esecutivo, cosiddetto “Terravecchia” per il recupero e la riqualificazione urbana dei luoghi. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco, e poi i dipendenti dell’ufficio tecnico comunale e della protezione civile. La zona è stata in passato transennata, e non vi è stato bisogno di aggiungere altre misure di sicurezza.

FOTO: ARCHIVIO

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PORTELLA DELLA GINESTRA – Trovato morto il pastore scomparso a Piana degli Albanesi

E’ stato trovato il corpo del pastore che da alcuni giorni si era smarrito nelle montagne di Portella della Ginestra in territorio di Piana degli Albanesi. All’alba sono riprese le ricerche con l’ausilio dell’elicottero dei carabinieri. I militari nel corso di una perlustrazione hanno visto il corpo.

Raggiunto il cadavere le squadre di soccorso dei forestali, vigili del fuoco, protezione civile e carabinieri hanno constatato che si trattava proprio del pastore romeno la cui scomparsa era stata denunciata dal fratello ai militari della stazione di San Giuseppe Jato. E’ atteso il medico legale. Il pastore si sarebbe smarrito con il gregge. Nel corso delle ricerche le pecore erano state ritrovate.

Da lunedì scorso non si avevano notizie del pastore quarantasettenne Catalin Palimaru di nazionalità rumena. L’uomo, che lavorava alle dipendenze di una azienda zootecnica locale, l’1 gennaio era salito su monte Pagnocco con il gregge, ma non aveva fatto ritorno. Il suo telefono cellulare risultava irraggiungibile da lunedì pomeriggio. Così mercoledì sera il fratello, che fa il pastore in un’altra azienda di San Giuseppe Jato, si è presentato dai carabinieri della stazione cittadina per sporgere denuncia di scomparsa. Ad accompagnarlo c’era il titolare dell’azienda zootecnica per cui lavora il fratello. Le ricerche, avviate alle prime luci di giovedì mattina, non avevano finora avuto nessun esito, fino al triste epilogo di oggi.

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FICARAZZI – Uomo ucciso in una rissa Forse intervenuto per sedare la lite

 Tragedia a Ficarazzi, dove un uomo di 61 anni, Vito D’Alcamo, è morto dopo una rissa, che sarebbe stata scatenata da futili motivi. Dalle prime informazioni sembrerebbe addirittura che la vittima abbia cercato in un primo momento di sedare la rissa, rimanendo anche lui coinvolto. Forse è stato spinto e nella caduta avrebbe battuto la testa, come si suppone da una ferita, forse sarebbe stato colpito da un malore.

La lite sarebbe avvenuta dopo che l’auto di una delle due persone coinvolte nella rissa avrebbe toccato un’altra vettura. Dalle parole si sarebbe passati ai fatti. D’Alcamo, che assisteva alla scena poco distante, dal suo garage, sarebbe arrivato, insieme con il nipote, per calmare gli animi. Non riuscendoci. Momenti concitati, confusi, fatto sta che il sessantunenne sarebbe finito a terra.

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