Archive | gennaio 17th, 2018

AGRIGENTO – “Inquinamento delle acque”, controllati 11 oleifici: 3 gli impianti sequestrati

“Inquinamento delle acque”, sequestrati tre oleifici dell’Agrigentino. Il lavoro delle forze di polizia non si ferma, sono stati in tutto controllati undici impianti e iscritti nel registro degli indagati cinque persone.

Continuano gli episodi di inquinamento delle acque e le indagini non si fermano. Il fenomeno dello sversamento e spargimento illegale delle acque provenienti dalle olive, inquina le acque fluviali e marittime, per questo motivo la procura della repubblica vuole vederci chiaro, già dal prossimo anno non è escluso che vengano messi al vaglio degli specifici e mirati servizi preventivi.

 

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AGRIGENTO – “Associazione a delinquere e corruzione”, 73 indagati: ci sono deputati, giornalisti, professionisti e il prefetto [VD TG]

Ci sono il prefetto di Agrigento Nicola Diomede, il padre del ministro degli Esteri Angelino Alfano, l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, della Provincia di Agrigento Eugenio D’Orsi,l’ex presidente del Cga Raffaele De Lipsis, alcuni parlamentari o ex parlamentari (fra questi Riccardo Gallo, Vincenzo Fontana, Giovanni Panepinto e Angelo Capodicasa), esponenti politici di territorio,
avvocati, giornalisti, vertici ed ex amministratori di Girgenti Acque (fra i quali Marco Campione e Giuseppe Giuffrida) e dirigenti pubblici: un vero e proprio terremoto politico e giudiziario legato alle assunzioni nella società che gestisce il servizio idrico in provincia di Agrigento.

Per tutta la giornata di oggi i carabinieri e la Guardia di Finanza hanno fatto notificare un provvedimento, firmato dal procuratore Luigi Patronaggio e dai pubblici ministeri Salvatore Vella, Paola Vetro e Alessandra Russo, con il quale si avvisa della proroga delle indagini preliminari, non sarebbe ancora stato notificato a tutti gli indagati.

Gli indagati, in tutto, sono 73. Le accuse ipotizzate sono di associazione a delinquere, corruzione, truffa, riciclaggio e false comunicazioni sociali.

Gli inquirenti ipotizzano decine di episodi di corruzione legati alle assunzioni a Girgenti Acque di cui ne avrebbero beneficiato, in cambio di favori, politici, professionisti e persino il prefetto Nicola Diomede e il padre del ministro degli Esteri, Angelo Alfano, di 81 anni. Nella lista anche il garante nazionale della concorrenza Giovanni Pitruzzella e gli ex direttori di Inps e Agenzia delle Entrate di Agrigento,
Gerlando Piro, e Pietro Pasquale Leto.

Gli altri indagati

Ecco gli altri indagati: Salvatore Aiola, Giacomo Antronaco, Silvio Apostoli, Giuseppe Arcuri, Pietro Arnone, Bernardo Barone, Filippo Caci, Giuseppe Carlino, Lelio Castaldo, Francesco Castaldo, Giovanni Caucci, Vincenzo Corbo, Salvatore Cossu, Piero Angelo Cutaia, Antonio D’Amico, Domenico D’Amico, Luigi D’Amico, Carmelo Dante, Igino Della Volpe, Leonardo Di Mauro, Pietro Di Vincenzo, Salvatore Fanara, Arnaldo Faro, Filippo Rosario Franco, Salvatore Gabriele, Diego Galluzzo, Calogerino Giambrone.Gerlando Gibilaro, Giuseppe Giuffrida, un altro Giuseppe Giuffrida, Flavio Gucciardino, Ignazio La Porta, Francesco Paolo Lupo, Maria Rosaria Macaluso, Piero Macedonio, Giuseppe Marchese, Giuseppe Milano, Calogero Patti, Giuseppe Pitruzzella, Gian Domenico Ponzo, Vincenzo Puzzo, Fulvio Riccio, Giancarlo Rosato, Antonino Saitta, Luca Cristian Salvato, Giuseppe Maria Scozzari, Carlo Sorci, Alberto Sorrentino, Gioacchino Michele Termini, Emanuele Terrana, Maria Terrana, Giuseppe Maria Saverio Valenza, Carmelo Vella, Rino Vella, Calogero Vinti, Roberto Violante.

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COPPA ITALIA – Promozione, “Libertas Racalmuto – Real Rometta” 0-1 andata quarti

Primo round al Real Rometta che castiga la Libertas Racalmuto nell’unica azione da gol avuta e capitalizzata al meglio con Morasca al 44′ , bravo ad inserirsi tra due difensori biancoazzurri e a beffare con un tiro che prende uno strano effetto Giardina. La Libertas ci ha messo del suo, al di là del predominante possesso palla. Poche idee tra i piedi e la testa dei suoi giocatori. E spesso, messi in difficoltà dalla tenacia e spigolosità messa in atto dai messinesi, caratteristica tipica della formazione di Giunta. Al 60′ infatto, Basiru cade nella trappola del nervosismo e a palla lontana dall’azione calcia inspiegabilmente un avversario. L’arbitro a pochi passi, lo manda negli spogliatoi, col cartellino rosso diretto per un’espulsione più che giusta. La Libertas , già sotto nel punteggio non risente dell’uomo in meno in campo, cerca disperatamente di raddrizzare il match, ma in area di rigore arriva con poca lucidità , complice la buona organizzazione del reparto difensivo del Real Rometyta ben schierata. Insomma il Real Rometta, al termine del match , non ruba nulla, cinica e spietata porta via la gara e ipoteca la qualificazione alle semifinali. La Libertas spesso in questa competizione è rtiuscita a ribaltare situazioni proibitive , vedi Ribera, oppure la qualificazione ottenuta col Campobello di Mazara negli ultimissimi istanti. Ma in terra messinese sarà un’altra storia e servirà la migliore Libertas e senza Basiru a centrocampo non sarà facile.

LIBERTAS RACALMUTO: Giardina, La Mendola, Jallow Baba(62′ Cino), Jallow Basiru, Kouyo, Kujabi, Agozzino, Saine Assan (78’Touray Yaya), Jammeh, Russo, Cozma. Allenatore Lillo Capraro

REAL ROMETTA: Di Dio, Antonuccio, Gangemi(90′ Bonaffini), Tiano, Pergolizzi, Boemi, Morasca, Battaglia, Orecchio, Arena(85′ Giordano), Stramandino(73′ Buscema). Allenatore Gian Nicola Giunta

RETE: Morasca al 44′

ARBITRO: Akash Jose’ Maria Nuckchedy di Caltanissetta ASSISTENTI: Salvatore Barbanera di Palermo e Giovanni Battista Citarda di Palermo

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LICATA – Fecero arrestare 2 comunali, intimiditi prima del processo

Una intimidazione nella notte ha preceduto l’inizio del processo nei confronti di due dipendenti del comune di Campobello di Licata. Un messaggio con minacce  di morte e due cartucce inesplose di fucile calibro 12, è stato fatto trovare all’ingresso della ditta Omnia Srl di Licata, che si occupa di smaltimento di rifiuti speciali e pericolosi. Sotto il mirino dei malviventi i due titolari della ditta, Valerio Peritore ed Angelo Incorvaia, gli stessi che avevano fatto arrestare nel mese di ottobre scorso, un dipendente del comune di Campobello di Licata, Francesco la Mendola,ed il funzionario del settore Ambiente dello stesso comune, Giuseppe Nigro, per una tangente da 3 mila euro che gli stessi avrebbero chiesto alla Omnia, per sbloccare il pagamento di una fattura per lavori eseguiti per conto dell’ente. Su nun foglietto arrotolato, oltre alle cartucce c’era una scritta con un pennarello nero, V.A., che non sono altro che le iniziali dei titolari della Omnia, Valerio e Angelo. I due, naturalmente scossi da questo episodio criminale, hanno presentato denuncia ai carabinieri del nucleo operativo di Agrigento, con il dettaglio del messaggio ricevuto e consegnando la lettera di minacce che è stata sequestrata dai militari dell’arma,

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MARINA DI BUTERA – La finanza sequestra il villaggio vacanze “Sikania resort”

La guardia di finanza a Gela ha sequestrato una vasta struttura turistico-alberghiera di Marina di Butera, il “Sikania Resort”, un villaggio-vacanze con circa 800 posti letto sulla costa tra Gela e Licata. Il provvedimento è stato emesso dal pm Ubaldo Leo. L’accusa fa riferimento a “condotte di inquinamento ambientale e distruzione o deturpamento di bellezze naturali”. L’autorità giudiziaria ha individuato la figura di un amministratore/custode giudiziario. In particolare gli inquirenti hanno accertato come la realizzazione dell’area balneare del villaggio turistico sia avvenuta in violazione delle prescrizioni delle concessioni poiché il sito ricade all’interno di un’area sottoposta a vincolo naturalistico.

I diversificati accertamenti svolti (raffronto delle immagini satellitari rilevate dal 2006 ad oggi, esame delle planimetrie progettuali acquisite presso l’assessorato regionale territorio e ambiente di Palermo e l’ufficio del demanio marittimo di Caltanissetta, rilevamenti fotografici aerei) hanno permesso di accertare come, nel corso degli anni, il cordone dunale preesistente, la cui altezza in alcuni punti raggiungeva anche diversi metri e il cui andamento risultava continuo nel suo sviluppo longitudinale, fosse stato completamente spianato in corrispondenza della struttura alberghiera retrostante per ampliare, arbitrariamente, l’area destinata allo stabilimento balneare e come, le prescrizioni imposte dalle autorità competenti per la sua tutela, fossero state completamente ignorate.

 

Per tali condotte, sono stati denunciati Pietro Franza (legale rappresentante della società Falconara s.r.l., titolare della concessione edilizia rilasciata dal comune di Butera) e Nardo Filippetti (legale rappresentante della società Eden s.r.l., gestore del complesso turistico). L’attività è stata supportata da una perizia tecnica richiesta dall’autorità giudiziaria al fine di valutare la gravità dell’impatto ambientale.

La valutazione dei consulenti ha escluso la possibilità di un danno irreparabile, per questo motivo i reati contestati non sono di più grave entità e soprattutto l’attività del villaggio turistico è stata affidata ad un amministratore giudiziario che curerà l’aspetto delle bonifiche necessarie. Questa nomina permetterà, qualora venga ripristinato lo stato dei luoghi nel rispetto delle prescrizioni imposte dalle concessioni, la normale operatività della struttura.

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BIVONA – Tar conferma revoca scorta a Ignazio Cutrò: «Ma io rischio la mia vita»

«Prendo atto che il ricorso da me presentato al Tar Lazio contro la revoca, da parte della Commissione Centrale, delle speciali misure di protezione adottate nei miei confronti e della mia famiglia è stato rigettato».

Ad affermarlo è Ignazio Cutrò, presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, che aggiunge: «Continuerò a testimoniare gli ideali di giustizia e proseguirò il mio impegno contro le mafie ed a sostegno dei testimoni di giustizia nonostante lo Stato oggi abbia unilateralmente voltato le spalle a me, mia moglie ed i miei figli. Le ragioni della mancata proroga delle speciali misure di protezione non stanno nel venir meno del rischio pericolo di vita né tantomeno a causa delle mie proteste. Nulla di tutto ciò. Io sono ritenuto colpevole di avere dato voce a chi, con coraggio civile, aveva affidato la propria stessa vita allo Stato ed in cambio aveva ricevuto da esso solo sofferenza e isolamento».

«Alquanto ridicola poi l’affermazione – sottolinea – che la famiglia Cutrò non è esposta ad alcun concreto pericolo di vita. Forse una passeggiata per Bivona aiuterebbe la Commissione Centrale a schiarirsi meglio le idee. Sulla mia persona e sulla mia famiglia viene riversato aspro rancore per non essere scesa a più “miti consigli” da parte di chi nelle Istituzioni mi chiedeva di farmi da parte o nella migliore delle ipotesi di farmi i fatti miei. Ora la mia vita, la mia stessa vita e quella di mia moglie e dei miei due amati figli, sono nelle vostre mani e in quelle di chi nelle Istituzioni credono che lo Stato debba fare la sua parte, nella lotta contro le mafie, fino in fondo senza se e senza ma. Io – conclude Ignazio Cutrò – ho fatto tutto il possibile: non ho ceduto alle estorsioni, ho testimoniato nei processi, sono stato promotore con la mia Associazione di ben tre leggi sui testimoni di giustizia e di altrettante inchieste sui testimoni da parte della Commissione Parlamentare Antimafia. Oggi alzo le mani, non in segno di resa, ma per chiedere a ciascuno di voi di alzare alta la vostra indignazione».

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ARS – Deputato Figuccia:”Prostituzione darebbe gettito fiscale e svantaggerebbe criminalità”

“In Sicilia le città, soprattutto quelle metropolitane, sono diventate luoghi dove la criminalità organizzata sfrutta la prostituzione. Non dà la misura della civiltà un Paese che si volta dall’altro lato rispetto a un fenomeno come la prostituzione che se regolamentato porterebbe gettito fiscale e garantirebbe anche verifiche sanitarie”. Lo dice in deputato regionale dell’Udc, Vincenzo Figuccia, assessore per un mese nel governo Musumeci, prima delle dimissioni a causa di uno scontro con la maggioranza sugli elevati stipendi dei dipendenti dell’Assemblea siciliana.
“Faccio appello al parlamento regionale affinché si intesti una battaglia per una legge nazionale sull’esercizio della prostituzione che riporti decoro nelle nostre città, togliendo dalle grinfie della malavita migliaia di persone – conclude – Paesi cattolici dell’Ue hanno fatto passi importanti per tutelare chi sceglie di prostituirsi. Non è ammissibile che alla criminalità si diano vantaggi incredibili per lucrare anche su questo”.

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CANICATTI’ – Mancano i chirurghi, stop agli interventi all’ospedale Barone Lombardo

Stop agli interventi chirurgici all’ospedale civile Barone Lombardo di Canicattì. L’unico medico chirurgo sta usufruendo di un periodo di congedo per malattia e mancando in organico il primario ed il vice primario ed altri medici, in pratica in sala operatoria non può andare nessun altro. Il problema si era già verificato l’estate scorsa ed in un modo o in un altro si era posto rimedio anche con il trasferimento dei pazienti in altre strutture.

Nelle scorse settimane i sindacati avevano lanciato l’allarme, che adesso si è concretizzato con la sospensione degli interventi chirurgici ed ambulatoriali nell’ospedale. Un rimedio estremo già attuato dalla direzione dell’Asp di Agrigento potrebbe essere la stipula di un contratto di consulenza a termine con un chirurgo.

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CALTANISSETTA – Diciassettenne nigeriana con marijuana e hashish: arrestata

E’ stata fermata e arrestata una diciassettenne nigeriana a Caltanissetta con 1,5 chili di marijuana e 837 grammi di hashish e circa 5 mila euro in contanti.  Da giorni gli investigatori della narcotici stavano tenendo d’occhio un’abitazione  nel quartiere Saccara del centro storico, frequentata assuntori di droga. I poliziotti si sono insospettiti per l’andirivieni di persone a qualsiasi ora del giorno.

Così è scattata la perquisizione all’interno dell’appartamento dove è stata trovata la minorenne. La droga sequestrata era divisa in panetti, in buste e in dosi già confezionate: una parte  all’interno di uno scatolone in un balcone, un’altra all’interno di un sacco di juta nascosto nel sottotetto della casa. All’interno di un portagioie della camera da letto è stata invece trovata la somma in contati, probabile provento dell’attività di spaccio. E’ stato anche sequestrato un bilancino elettronico di precisione e diverso materiale per confezionare le dosi da spacciare. Lo spaccio della droga sequestrata avrebbe fruttato al dettaglio circa 65.000 euro.

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OPERAZIONE DELLA DIA – “Cinque società legate ai Rinzivillo di Gela”: scatta il sequestro per mafia

Prestanome in cinque aziende riconducibili alla famiglia mafiosa dei Rinzivillo di Gela.

La direzione investigativa antimafia di Caltanissetta ha così sequestrato le società, tutte con sede a Gela, del valore di 1,2 milioni di euro. Si tratta della G.l. costruzioni  s.r.l. semplificata, la M.s.g. metal sud gas s.r.l., la R.m. saldatura s.r.l. semplificata, la M.s.g. costruzioni s.r.l.s., la Tecnomed s.r.l.s. uni personale.

I prestanome individuati della procura della repubblica nissena sono Valerio Longo, 45 anni,  Monica Rinzivillo, 43 anni, Vasile Roman, 29 anni, Giuseppe Guaia, 55 anni, Cristoforo Palmieri, 46 anni, e Francesco Cardizzone,  23 anni. Sono tutti indagati in concorso, intestazione fittizia di beni per agevolare il clan Rinzivillo di Gela.

Le attività investigative condotte dalla Dia di Caltanissetta sono state  avviate nel 2015 a seguito dell’analisi di segnalazioni di operazioni bancarie sospette. Le indagini hanno consentito di individuare, con accertamenti bancari ed economico-patrimoniali, le fittizie intestazioni nelle società gelesi. Le imprese si occupano della fornitura di manodopera altamente specializzata nel settore degli impianti petroliferi in tutta Italia e all’estero.

La maggior parte delle società sono risultate riconducibili a Longo persona vicina alla cosca Rinzivillo. Longo avrebbe utilizzato come prestanome sua moglie Monica Rinzivillo e i suoi colleghi in affari Vasile Roman, Giuseppe Guaia, Cristoforo Palmieri, Francesco Cardizzone.

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