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RAGUSA – Traffico e spaccio di droga. Blitz all’alba: 21 persone arrestate


Ventuno arresti di italiani e albanesi per traffico e spaccio di droga. Gli accusati avrebbero operato in provincia di Ragusa. I carabinieri hanno dato esecuzione a 21 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Ragusa su richiesta della locale Procura della Repubblica.
Un’indagine, condotta dai militari e coordinata dalla Procura Iblea, ha consentito di arrestare in flagranza otto persone e recuperare circa un chilo di cocaina pura.
Gli indagati sono accusati del il reato di detenzione ai fini di spaccio di cocaina, in concorso, continuato, mentre alcuni di detenzione e porto abusivo di arma da fuoco.
I carabinieri stanno effettuando perquisizioni degli indagati e di altre persone coinvolte nell’inchiesta, per cercare di trovare altra droga.
E’ stato sequestrato il denaro contante provento dell’attività di spaccio e materiale per il confezionamento dello stupefacente.

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Droga prodotta dalla mafia sui Nebrodi blitz con 21 arresti fra cui Messina e Siracusa tra un consigliere comunale [VIDEO][FOTO]


I carabinieri hanno eseguito nelle provincie di Messina e Siracusa 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip di Messina su richiesta della Dda peloritana, con l’accusa di coltivazione e spaccio di droga, detenzione di armi e banconote false.

Tra gli arrestati nell’operazione “Triade” c’è anche il consigliere comunale di Terme Vigliatore Francesco Salamone. Qualche settimana fa era finito in manette anche l’assessore all’agricoltura del Comune di S. Teodoro, sorpreso a innaffiare una piantagione di marijuana.

Gli indagati sono indicati dagli investigatori come esponenti di un’organizzazione di narcotrafficanti che opera nella zona dei Nebrodi, monopolizzando il mercato degli stupefacenti su gran parte del litorale tirrenico messinese.

Le indagini hanno accertato che l’hashish e la marijuana erano il frutto di piantagioni realizzate sotto l’egida delle famiglie mafiose di Tortorici.

L’operazione, portata a termine a due mesi di distanza dall’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, colpisce uno dei settori di maggior interesse criminale per i gruppi criminali tortoriciani, confermandone il ruolo egemone nel settore della coltivazione su vasta scala di sostanze stupefacenti.

Gli altri arrestati sono Carmelo Galati Massaro, Sebastiano Galati Massaro, Antonio Musarra Pecorabianca, Antonino Costanzo Zammataro, Nicolino Isgrò, Ignazio Lombardo, Salvatore Pantè, Salvatore Iannello, Filippo Biscari, Giuseppe Aricò, Luca Iannello, Roberto Greco, Giuseppe Lo Presti, Marco Coniglio.
Vanno ai domiciliari Veronica Lombardo Pontillo, Antonio Cardillo, Giuseppe Costa, Filippo Genovese, Giuseppe Cammisa. Oblligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Danny Cardillo.

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PALERMO – Furti e rapine ai furgoni al porto: blitz con 21 arresti


Ognuno aveva un proprio ruolo. Ci sono i titolari di agenzie di trasporto merci, che segnalavano i colpi più fruttuosi. I ricettatori che acquistavano i tantissimi prodotti rubati. E i capi dell’organizzazione. Uno di questi Giuseppe La Torre di 62 anni era sconosciuto fino all’inizio delle indagini alle forze dell’ordine. Il braccio destro era Girolamo Ingrassia di 41 anni. La Guardia di Finanza ha sgominato un’intera organizzazione che aveva preso di mira il trasporto merci attorno al porto. Le accuse vanno dall’ associazione per delinquere, sequestro di persona a scopo di rapina, rapina aggravata, furto aggravato, ricettazione e traffico di prodotti contraffatti.
La banda aveva reso insicura l’attività all’interno dell’area portuale con grave rischio per l’economia di carico e scarico di prodotti che arrivano a Palermo. In manette sono finiti tra gli altri Natale Abbate di 59 anni, fratello del boss mafioso Luigi Abbate detto Gino U Mitra. E’ finito in carcere insieme al cugino Giovanni 29 anni, sono i rappresentati  della Trasporti fratelli Abbate. Arrestati anche i componenti di un’altra famiglia di autotrasportatori della ditta Gravagna. Il padre Vittorio Franco di 72 anni, Danilo di 35 anni e Massimiliano di 41 anni. I finanzieri hanno fermato anche il titolare di un supermercato della Noce Giovanni Buscemi, 45 anni, che secondo quanto accertato dalle indagini, rivendeva i prodotti alimentari rubati dalla banda a prezzi concorrenziali. Insieme a una serie di rapinatori e autisti l’organizzazione avrebbe messo a segno dieci colpi da gennaio a ottobre 2012, quali: un furto di oltre 26 tonnellate di tonno di un’azienda conserviera di Erice (TP).  Il furto di oltre 44 tonnellate di prodotti detergenti di vario genere di proprietà di una multinazionale del settore. Il furto di 8.160 bottiglie di olio extravergine destinate all’esportazione negli Usa  e di 518 colli di detersivi di un’azienda multinazionale. Il furto di un container contenente 910 pneumatici. L’appropriazione indebita di 41 biciclette elettriche e 48 batterie provenienti dall’estero. La rapina, con sequestro di persona, di kg.870 di detersivi e altri prodotti detergenti di un’azienda multinazionale. La rapina, con sequestro di persona, di 2 rimorchi frigo contenenti oltre 32 tonnellate di derrate alimentari. L’appropriazione indebita di 74 fusti di olio lubrificante e 18 fusti di grasso per automobili e di 129 biciclette elettriche e relativi accessori provenienti dall’estero.

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MAFIA – Politica e droga: azzerata la cosca di Bagheria


Provvedimenti cautelari del Comando Provinciale di Palermo e del Ros nei confronti di una trentina di persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, rapine, detenzione illecita di armi da fuoco, scambio elettorale politico-mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai pm Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli, ha disarticolato il mandamento mafioso di Bagheria, storica roccaforte di Cosa nostra. Oltre ai capi della cosca sono stati arrestati il reggente e il cassiere del mandamento e i capi delle famiglie mafiose di Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia.
Le indagini hanno dimostrato come ancora l’organizzazione mafiosa sia strutturata secondo il tradizionale assetto verticistico. Continuano ad essere usati inoltre i vecchi rituali di affiliazione: la ‘punciuta’ e la presentazione dei nuovi affiliati ai mafiosi più anziani.
In un’intercettazione ambientale, un uomo d’onore, discutendo con un altro affiliato, paragona le nuove leve a giovani cavalli da trotto, da addestrare – se necessario – anche ricorrendo alle maniere forti: “Quando vedi che nella salita fanno le bizze… piglia e colpisci con il frustino… sulle gambe… che loro il trotto non lo interrompono… purtroppo i cavalli giovani così sono”, dice. Le indagini hanno inoltre messo in luce una mafia aggressiva e sempre più camaleontica che, se da una parte continua a vedere nell’imposizione del pizzo la manifestazione più visibile della sua autorità sul territorio, dall’altra è consapevole che, complice anche la crisi economica, è più che mai necessario ricorrere ad altre fonti illecite di guadagno, come, ad esempio, la gestione del gioco d’azzardo.
Resta forte la capacità del clan di condizionare le dinamiche politico-elettorali locali. E’ stato accertato, infatti, un patto tra alcuni mafiosi di Bagheria e un candidato alle scorse elezioni amministrative regionali che aveva ad oggetto la promessa di voti in cambio di danaro. Dall’inchiesta, infine, condotta con la collaborazione della Royal Canadian Mounted Police, è emersa l’esistenza di un raccordo operativo nel settore degli stupefacenti tra Cosa nostra bagherese e la famiglia mafiosa italo-canadese dei Rizzuto. Documentata, inoltre, la situazione di instabilità interna alle organizzazioni canadesi, degenerata negli ultimi anni in numerosi omicidi.

 

SEQUESTRATI BENI PER 30 MILIONI. I carabinieri, nell’ambito del blitz della Dda sulle cosche palermitane che ha portato a decine di arresti, hanno sequestrato beni per oltre 30 milioni di euro. Si tratta di beni mobili, immobili e complessi aziendali tra cui locali notturni della movida palermitana, agenzie di scommesse, imprese edili e supermercati.

 

“I BOSS AVREBBERO SOSTENUTO IL SINDACO DELLA LEGA DI ALIMENA ALLE REGIONALI”. Sono state svelate anche delle complicità eccellenti dei padrini. A rivelarlo è l’ultima indagine dei carabinieri. Nell’ottobre 2012, infatti, i boss avrebbero sostenuto la candidatura alle Regionali di Giuseppe Scrivano, il sindaco di Alimena (Palermo) che è stato candidato con la Lega Nord. Scrivano è stato candidato anche alle ultime Politiche, come capolista della Sicilia Orientale per la Lega Nord e numero due in Sicilia Occidentale.

I NOMI DEGLI ARRESTATI –  Giacinto Di Salvo e Sergio Rosario Flamia considerati al vertice del mandamento di Bagheria. Silvestro Girgenti; Salvatore Giuseppe Bruno, Driss Mozdahir, Francesco Centineo; Vincenzo Gagliano, Vincenzo Graniti, Pietro Liga,  Salvatore Fontana; Michele Cirrincione, Atanasio Ugo Leonforte, Salvatore Lauricella, Pietro Granà, Rosario La Mantia, Raffaele Purpi, Vincenzo Gennaro, Umberto Giagliardo, Pietro Tirenna, Giuseppe Salvatore Carbone, Settimo Montesanto.

 

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CALTANISSETTA – Slot-machines: 21 arresti , tra loro anche “servitori dello Stato”[FOTO ARRESTATI]


“Le jeux sont faits”. I giochi sono fatti, in base al nome dell’operazione della polizia, per ventuno persone, tra cui un sostituto commissario di polizia, un assistente capo delle guardie carcerarie, due marescialli della guardia di finanza e un vigile urbano, tutti finiti in carcere su ordine del gip di Caltanissetta perché ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, concussione e frode informatica per una enorme truffa contro l’erario compiuta attraverso videogiochi taroccati e controllati dalla mafia.

A capo della presunta organizzazione dal giro d’affari milionario sarebbero tre fratelli imprenditori, Matteo, Salvatore e Luigi Allegro, arrestati, come la guardia carceraria, anche con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Avrebbero monopolizzato il settore dei videogiochi, imponendo i propri apparecchi a esercenti e circoli ricreativi. Secondo le indagini, bastava un telecomando o un codice segreto per trasformarli in slot-machine o videopoker, eludendo il fisco, acquisendo incassi in nero e abbassando l’ammontare della vincita a discapito degli stessi giocatori.

L’operazione “Le jeux sont faits 2” è stata disposta dal gip Maria Carmela Giannazzo, che, accogliendo le richieste della Dda, ha emesso 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere, due agli arresti domiciliari, e 21 provvedimenti di interdizione dall’esercizio dell’attività di impresa a bar e circoli ricreativi ritenuti coinvolti nell’inchiesta.

Altri militari della guardia di finanza e alcuni dipendenti civili del ministero dell’Interno sono stati raggiunti da informazione di garanzia per corruzione, concorso in peculato e frode informatica. Analogo invito a comparire è stato emesso nei confronti di alcuni funzionari di banca per il reato di riciclaggio, in quanto secondo l’accusa omettevano sistematicamente le segnalazioni dovute per operazioni sospette.

Beni per un valore complessivo di 5 milioni di euro sono stati già sequestrati alla famiglia Allegro. “L’alto livello di penetrazione raggiunto da Matteo Allegro e dai suoi complici negli apparati di sicurezza preposti al controllo delle attività di gioco legale, sarebbe – secondo il capo della squadra mobile, Giovanni Giudice – la diretta conseguenza della potenzialità criminogena delle attività connesse comunque al gioco, e alle scommesse, che movimentando enormi capitali spesso in contanti, costituiscono terreno da arare per le organizzazioni criminali stanziate su un territorio”.

Questi i nomi e le imputazioni degli indagati raggiunti da ordine di custodia
cautelare in carcere, nell’inchiesta “Les jeux sont faits 2”.

Sono Michele Campione, 55 anni, sostituto commissario della polizia di Stato, in servizio presso la polizia postale, accusato di concussione; Matteo Saracino, 49 anni, maresciallo
della guardia di finanza in servizio presso il comando provinciale di Caltanissetta e Francesco Nardulli, 59 anni, già maresciallo della Guardia di Finanza, in servizio presso la Sezione di P.G. della Procura della Repubblica di Caltanissetta, oggi in pensione, entrambi per i reati di concorso in corruzione e in frode informatica e peculato; Agostino  Longo, 53 anni, assistente capo della polizia di Stato, in servizio presso la questura di Caltanissetta, per corruzione e concorso omissivo in frode informatica; Giuseppe Messina, 54 anni, assistente capo della polizia penitenziaria, per concorso esterno in associazione mafiosa; Alfredo D’Anna, 53 anni (inteso Angelo), vigile urbano presso il comune di Caltanissetta, e la moglie, Maria Grazia Amico, 49 anni, entrambi per i reati di concorso in corruzione e in frode informatica e peculato; Matteo Allegro, 32 anni, Salvatore Allegro, di 56 e Luigi Allegro, di 29 anni, imputati di concorso esterno in associazione mafiosa, illecita concorrenza con violenza, minaccia aggravata, frode informatica e peculato; Marco Angotti, 31 anni, per associazione mafiosa, illecita concorrenza con violenza e minaccia aggravata; Salvatore Di Marca, di 58 anni, per associazione mafiosa; Stefano Cristiano, di 51 anni, fornitore delle schede taroccate delle slot-machine, Salvatore Cataldi, 33 anni, stretto collaboratore di Matteo Allegro, e i commercianti Lirio Torregrossa, di 45 anni,(attuale tecnico della Sancataldese) Alfonso e Vincenzo Martorana, di 47 e 45 anni, Alessandro Foglietto, di 59 anni, sono tutti accusati di concorso in frode informatica e peculato; Giuseppe Vinci, di 39 anni, unico esercente di Gela tra gli arrestati, è accusato di illecita concorrenza con violenza e minaccia. Gli arresti domiciliari sono stati concessi a Biagio Mangiavillano, di 25 anni, e Matteo Lombardo, di 31 anni.

INTERDETTI ANCHE I GESTORI
Sono 21 le misure cautelari di interdizione dall’esercizio d’impresa, emesse dal gip del
tribunale di Caltanissetta. Il provvedimento è a carico dei titolari degli esercizi nei quali la mafia imponeva i propri video giochi taroccati.
Sono Luigi Lombardo, gestore della  Associazione “Il Redentore” di Via Giannone, Alessandro Domenico Farruggia, gestore del bar Agip di via Borremans, Vincenzo Lanzafame, del Bar Amedeo in viale Regina Margherita; Salvatore Fonti, gestore del Bar Aurora di via Niscemi; Franco Bingo, gestore del Bar Bingo di via Giannone Puglisi; Pietra Di Marco, del Bar Elton di via Colajanni; Giuseppe D’Anca e Anna Iapichino, gestori del Bar La Piazzetta di via Benintendi; Salvatore, Frangiamore, titolare del Bar Morrison di via Niscemi; Giuseppe Corbo, del Bar Piper di corso Umberto; Maria Catena Lipani, titolare del Bar Pit Stop di via Averna; Giuseppe Amedeo Foglietto, gestore del Bar Raoul Caffé in via Arco Alessi; Salvatore Arcangelo Romano, dell’omonimo bar sito in Viale Stefano Candura; Maria Paternò, titolare del Bar Stazione in Piazza Roma; Maurizio Lo Piano, gestore del Bar Trink di via Paladini; Santo Bassolino, gestore del Circolo Privato “Il Vesuvio” in via De Amicis; Giuseppe Monelli, titolare del Bar Zammuto sito in Piazza Garibaldi; Marco Michele Talluto, gestore della sala Bet Games 2000 di c/da Babbaurra; Michelangelo Vinciguerra, gestore del circolo ricreativo di via B. Di Figlia; Giuseppina Mannarà, della sala giochi Bet Games 2000 di Via Turati; tutti a Caltanissetta, e Fabio Massimiliano Saia, gestore della sala giochi Bet Games 2000 di via Veneto, a
San Cataldo.

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