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MAZZARINO – Oltre 10 mila piante di marijuana in una vigna a Mazzarino: 5 arresti [VIDEO]


La polizia ha arrestato a Mazzarino cinque persone, tre siciliani e due egiziani con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Durante un controllo, gli agenti hanno scoperto una piantagione di marijuana, nascosta tra i filari di una vigna, in un terreno di contrada Brigadieci a Mazzarino.

In manette sono finiti il palmese Salvatore Celona, 71 anni, i palermitani Alessandro Lucera di 41 e Davide Cardinale di 32, gli egiziani Mohamed Ahmed Gamal Bakr di 28 anni e Mahmoud Mohamed Hesham Metawaa di 18 anni, tutti domiciliati a Mazzarino. Celona dovrà anche rispondere di detenzione di un’arma clandestina e furto di energia elettrica.

Nella vigna erano presenti oltre 10 mila piante di marijuana. Sul posto era stata realizzata anche una serra, che completava il ciclo produttivo: dal semenzaio, alle varie fasi della crescita delle piante fino al prodotto essiccato e finito. Nel corso dell’operazione sono stati inoltre sequestrati 465 grammi di marijuana del tipo “super skunk”, di ottima qualità, già pronta per lo spaccio.

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RAGUSA – Furti in abitazione, cinque arresti


(AdnKronos) – I Carabinieri della Compagnia di Modica e della Tenenza di Scicli, nel ragusano, durante la notte, hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti catanesi, ritenuti responsabili di diversi furti in abitazione messi a segno nei mesi scorsi nel territorio ibleo. I militari dell’Arma hanno dato esecuzione a 5 misure cautelari emesse dal Gip del tribunale di Ragusa, Andrea Reale, su richiesta del Pubblico Ministero, Francesco Puleio, che ha coordinato e condiviso pienamente le risultanze investigative dei militari dell’Arma. “Una vera e propria banda di soggetti catanesi del quartiere Librino è stata quindi sgominata”, dicono gli inquirenti.

Ulteriori dettagli sull’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa che si terrà, questa mattina, alla ore 10 presso il Comando Provinciale di Ragusa, alla presenza del Procuratore della Repubblica Carmelo Petralia e del pm Francesco Puleio, che hanno coordinato le indagini dei militari dell’Arma e dal Comandante Provinciale.

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PALERMO – Uno sguardo di troppo e poi la rissa Cinque arresti per l’omicidio di Cruillas


Omicidio e tentato omicidio. E’ questa l’accusa con cui i carabinieri hanno arrestato a Palermo le cinque persone che lo scorso giugno parteciparono alla rissa del quartiere Cruillas in cui venne ucciso a coltellate il ventenne Roberto Frisco. Altre due persone vennero ferite gravemente: Giuseppe Frisco, padre di Roberto, e Nunzio Lo Piccolo.

Gli arrestati sono Giuseppe Lo Piccolo, Salvatore Lo Piccolo, Nunzio Lo Piccolo, Francesco Frisco e Giuseppe Frisco.

Secondo le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai Sostituti Procuratori Francesco Del Bene e Giuseppina Motisi, la rissa scoppiò per futili motivi.

Pare infatti che tutto sia nato da uno sguardo di troppo rivolto a Francesco Frisco dall’ex amico D.G. con cui da tempo si erano incrinati i rapporti. Dalla “taliata” ne sarebbe nata un’aggressione a pugni nella pizzeria in cui D.G. lavorava come fattorino.

Dopo l’episodio in questione in due si sarebbero presentati sotto casa dei Frisco aggredendoli a colpi di martello. A quel punto, Nunzio sarebbe tornato a casa per chiamare i rinforzi (il padre Giuseppe e il fratello Roberto) e tornare in via Trabucco e dare una lezione alla famiglia rivale che è sfociata poi nella tragedia. A colpire a morte al torace Roberto Frisco sarebbe stato Nunzio Lo Piccolo.

In relazione all’ipotesi di reato di rissa aggravata, la Procura della Repubblica aveva già richiesto il giudizio immediato per tutti gli indagati ed il relativo processo si celebrerà a novembre.

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CALTAGIRONE – Pianificavano un omicidio, 5 arresti


Cinque persone, tra cui un minorenne, sono state fermate la notte scorsa tra Grammichele e Floridia (Siracusa) dai carabinieri della Compagnia di Caltagirone perché ritenute responsabili, a vario titolo, di porto e detenzione illegale di armi, furto aggravato e ricettazione. Con l’operazione i militari hanno anche sventato un omicidio, nei confronti di una persona al momento non ancora identificata, per ragioni presumibilmente riconducibili alla commissione di reati nell’area calatina della provincia di Catania.

I fermati sono J.M., di 17 anni, Gaetano Gullè, di 22, Andrea Armeli Moccia, di 29, Nicolò Felice, di 19, Carmelo Buonanotte, di 34.I quattro maggiorenni sono stati rinchiusi nel carcere di Caltagirone. Il minorenne è stato rinchiuso in un centro di prima accoglienza di Catania. L’operazione, su disposizione del Procuratore della Repubblica di Caltagirone, è stata portata a termine con la collaborazione dei militari della Compagnia di Siracusa.

Il provvedimento si inquadra nel contesto di un’indagine più ampia condotta dai carabinieri di Caltagirone che ha consentito di accertare l’esistenza di un sodalizio criminale dedito a rapine, furti, danneggiamenti, porto e detenzione di armi da fuoco e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo quanto accertato i componenti del gruppo, anche se di giovane età, hanno evidenziato una “notevole pericolosità e propensione a delinquere”.

In merito all’omicidio che era stato pianificato gli indagati avrebbero manifestato l’intenzione di raggiungere la vittima a bordo di una moto sportiva per poi colpirla con un mitra che si stavano premurando di procurare. Durante alcune perquisizioni personali e domiciliari i carabinieri hanno recuperato parti di armi lunghe ed il motociclo, risultato rubato nei giorni scorsi a Grammichele.

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Cemento mafioso e finto antiracket 5 arresti nel feudo di Messina Denaro [VIDEO]


Nell’ambito delle indagini per la cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro, i carabinieri di Alcamo e di Trapani hanno arrestato il capo della famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo, Mariano Saracino, 69 anni, Vito Turriciano, 70 anni, Vito Badalucco, 59 anni, e Vincenzo Artale, 64 anni.

Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata, danneggiamento aggravato, fittizia intestazione aggravata, frode nelle pubbliche forniture e furto. Al blitz hanno partecipato oltre 100 militari dell’Arma, con l’ausilio di un velivolo del 9° Nucleo elicotteri di Palermo.

L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Palermo, guidata dal procuratore Francesco Lo Voi, è stata avviata nel 2013 e ha permesso di scoprire l’attuale organigramma mafioso della cupola di Castellammare, enclave storica delle cosche trapanesi.

L’attività investigativa è nata dopo una serie di attentati a imprenditori edili. I carabinieri hanno scoperto che i danneggiamenti erano da ricondursi al contesto mafioso legato alla famiglia di Castellammare del Golfo, che fa parte del mandamento di Alcamo, e al cui vertice c’è Saracino, già condannato per associazione mafiosa e da sempre legato alla storica “famiglia” alcamese dei Melodia.

Dalle indagini è venuto fuori che un gruppo di persone imponeva la fornitura di calcestruzzo a diversi imprenditori impegnati in lavori privati o in opere pubbliche. Ufficialmente era tra i promotori dell’associazione antiracket di Alcamo, regno di Messina Denaro. Di fatto, emerge dalle indagini dei carabinieri di Trapani, godeva del supporto del clan, che gli avrebbe assicurato una sorta di monopolio nella fornitura del calcestruzzo.

Ancora una volta l’antimafia di facciata viene svelata da un’inchiesta. L’imprenditore favorito dalla cosca è, secondo quanto hanno accertato le indagini, coordinate dalla Dda di Palermo, Vincenzo Artale, responsabile di una società del settore del calcestruzzo. Ad Artale, che fa parte dell’associazione antiracket e antiusura di Alcamo, di fatto la mafia avrebbe garantito una posizione di forza all’interno del mercato.

Con pressioni e intimidazioni, i committenti di lavori privati o le ditte appaltatrici venivano costretti a rifornirsi di cemento dall’imprenditore, che si è aggiudicato tutte le maggiori forniture nei lavori in zona. Diversi sono stati gli episodi estorsivi accertati nel corso dell’indagine, alcuni dei quali provati anche con la collaborazione delle vittime.

Nel corso dell’operazione è stata sequestrata inoltre l’azienda SP Carburanti s.r.l., con sede legale a Castellammare del Golfo, considerata fittiziamente intestata a prestanome, ma riconducibile alla famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo.

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OPERAZIONE “HOT BUSINESS” – Night di Modica trasformato in casa a “luci rosse”: cinque arresti [FOTO][VIDEO]


La Polizia di Modica nella nottata ha arrestato quattro uomini ed una donna, che secondo l’accusa, avevano creato una vera e propria fabbrica del sesso a Modica. Si tratta di Corrado Rosolini di 54 anni, originario di Rosolini ma residente a Siracusa, dell’avolese Gaetano Rametta, di 53 anni e dei modicani Luca Interlando, di 41 anni e Giovanni  Rubera di 37 anni e della compagna rumena di quest’ultimo, Rodica Milea di 37 anni.

I cinque sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

L’attività investigativa degli uomini del Commissariato, coordinata dal procuratore di Ragusa Carmelo Petralia e dal sostituto procuratore Gaetano Scollo, si è anche avvalsa di riprese all’esterno e all’interno del luogo e ha permesso di accertare l’esistenza di una illecita attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di donne rumene in territorio di Modica.

I poliziotti hanno registrato la presenza assidua di Di Rosolini, già peraltro conosciuto alla Polizia di Modica per i suoi precedenti (e per essersi reso responsabile in concorso con Rametta, di un’estorsione ai danni di un farmacista avolese) e che aveva avviato la gestione di un’associazione senza fini di lucro, conosciuta ai più come  “Night club Paradise”, al cui interno però si svolgeva l’attività illecita di prostituzione.

Le indagini e l’acquisizione di atti avrebbero svelato come i principali indagati, Di Rosolini e Rametta,  assieme  ad altri  due modicani e alla donna rumena, dopo aver rilevato tempo addietro il night  “Le Chat Noire”  sito nella  periferia di Modica, avevano ben pensato di dichiararlo associazione culturale senza scopo di lucro per aggirare ogni norma di legge sui locali pubblici, nel tentativo di eludere i controlli di Polizia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tuttavia, nonostante tali stratagemmi adottati dagli indagati, che avevano anche provveduto a cambiare la denominazione in “Club Paradise”, non è sfuggito agli investigatori  che si sono accorti di come l’associaizone fosse diventata una vera e propria casa chiusa, all’interno della quale venivano condotte e fatte prostituire numerose donne rumene. Non solo, alcune di esse risultavano stabilmente residenti a Modica, mentre altre, “pendolari del sesso”, e venivano ospitate per brevi periodi  in una abitazione rurale di Via Fiumara, che gli  indagati da tempo avevano affittato per tale scopo, dimostrando una organizzazione già consolidata.

La Polizia scopriva che l’organizzazione aveva anche ideato una rete di pubblicità via internet, con  veri e propri annunci/offerte di lavoro indirizzate a “ballerine, ragazze immagine e figuranti di sala” intenzionate a trovare lavoro presso detto Club.

 

In effetti, tale stratagemma fungeva da vero e proprio “specchietto per le allodole” per richiamare da ogni provincia d’Italia donne “disponibili”  e dai territori confinanti con la provincia di Ragusa, uomini “allettati” dalla  possibilità di fare sesso.

 

L’attività investigativa svelava che le donne, tutte consapevoli dell’attività illecita in cui erano impiegate, in cambio avevano ottenuto l’assunzione quali ballerine, in modo da dissimulare la reale attività svolta.  Inoltre, si dimostrava che venivano sfruttate nel meretricio dai cinque soggetti  che le impiegavano nella prostituzione all’interno del “Paradise Club”, ove erano state create apposite 11 zone riservate chiamate “Privé” dotate di divanetti, in cui le stesse si appartavano con i clienti dopo averli agganciati nella sala principale del night.

 

Rubera, Interlando e Rodica erano stati fittiziamente assunti quali operai mentre invece avrebbero dei ruoli nell’organizzazione: chi serviva al bar, chi sollecitava chiamando la prostituta a concludere l’atto sessuale nei tempi concordati in base al prezzo pagato, chi incassava i soldi, chi puliva i privè dopo il sesso, chi sturava la fognatura ostruita dai preservativi usati e gettati nei bagni,  chi retribuiva le “operaie del piacere”  sulla base delle prestazioni effettuate giornalmente tra le ore 22.000 e le ore 05.00 del giorno successivo e chi invece si occupava di accompagnarle a lavoro e riportarle successivamente a casa.

 

Le indagini svelavano una consolidata capacità di eludere le indagini, infatti si scopriva l’esistenza di nascondigli in cui gli indagati celavano numerosi preservativi da cedere ai clienti, un block notes con appunti criptati, riferiti al numero e alla durata delle  prestazioni di ciascuna donna. Parimenti si appurava l’esistenza di un sistema luminoso comandato da un unico interruttore (di accensione contestuale di tutte le luci), posto vicino  alla cassa con cui avvisare gli occupanti dei privè dell’arrivo della Polizia.

 

Inoltre, le riprese chiarivano in modo esaustivo che all’interno dei prive si svolgeva del sesso e che  nella conduzione della impresa criminale i cinque arrestati si alternavano nei vari compiti,  con una evidente condivisione di intenti, nella realizzazione del progetto delittuoso i cui proventi venivano spartiti a fine serata.

 

I provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip di Ragusa Claudio Maggioni; Di Rosolini è stato condotto nel carcere di Ragusa, Rametta, Interlando, Rubera e Rodica, sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari.

All’interno del club è stata trovata la somma di 3.340 euro e varia documentazione attestante le responsabilità penali degli arrestati.  Infatti, all’interno del locale venivano identificate numerose donne straniere e vari clienti della provincia di Ragusa e Siracusa.   Il club è stato preventivamente sequestrato.

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PARMA – Bloccato traffico di droga diretto verso Agrigento: 5 arresti


Nelle prime ore di giovedì 1 ottobre, i carabinieri del comando provinciale di Parma, con l’ausilio di quelli di Agrigento e Varese, hanno eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare a seguito di un’attività d’indagine, condotta dal nucleo investigativo, che ha consentito d’individuare e bloccare un consistente traffico di eroina diretto ad Agrigento e ricostruire una rete di spaccio al dettaglio di metadone ed eroina nella nostra provincia.

Le ordinanze, emesse dal Gip del Tribunale di Parma, sono state richieste nell’ambito di un procedimento penale condotto dalla Procura della Repubblica di Parma per un’attività nata nel maggio 2014 dopo il sequestro di 4 chili di eroina effettuato dai militari durante le indagini svolte per una rapina commessa il 2 maggio 2014 in danno di una gioielleria di Langhirano.

Questi gli arrestati:

  • Gjini Servet, nato in Albania nel 1982, domiciliato a Saronno, ed ora li detenuto;
  • Liuzza Francesco, nato a Canicattì (AG) nel 1972, residente a Parma, già detenuto presso il carcere di Parma;
  • Gattuso Antonio, nato a Canicattì nel 1972, residente a Ravanusa ora in Via Burla,
  • Villa Andrea, nato Fiorenzuola d’Arda nel 1968, residente a Parma, ora in Via Burla,
  • Canetti Vittorio, nato a Langhirano nel 1966, ivi residente già detenuto presso il carcere di Parma.

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PALMA DI MONTECHIARO – Violenta rissa in famiglia:5 arresti e 1 carabiniere ferito


Nella serata di ieri, i Carabinieri della Stazione di Palma di Montechiaro, nel corso di un servizio di controllo del territorio, traevano in arresto in flagranza di reato:

  1. RALLO Salvatore, classe 1986, bracciante agricolo, già noto alle FF.OO.;
  2. RALLO Antonino, classe 1953, pensionato, già noto alle FF.OO.;
  3. CATANIA Carmelo, classe 1969, bracciante agricolo, già noto alle FF.OO.;
  4. CATANIA Giuseppe, classe 1963, pensionato, già noto alle FF.OO.;
  5. CANI Gioacchino, classe 1963, bracciante agricolo, già noto alle FF.OO.,

poiché resisi responsabili in concorso di rissa aggravata, lesioni personali e resistenza a un pubblico ufficiale.

In particolare, i Militari della locale stazione intervenivano presso l’abitazione dei soggetti, ubicata nel centro della Città del Gattopardo, ove accertavano che i medesimi, a seguito di futili motivi conseguenti ad accesi dissidi di natura familiare, avevano dato luogo ad una violenta colluttazione, cagionandosi varie lesioni ed escoriazioni tra di loro, e ferendo lievemente un Militare intervenuto per sedare la rissa al fine di riportare l’ordine e la tranquillità nel quartiere.

Pertanto i soggetti, una volta soccorsi e medicati presso la Guardia Medica della Cittadina, venivano dichiarati in stato di arresto.

Gli arrestati, una volta espletate le formalità di rito, venivano condotti presso le rispettive abitazioni in regime di arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida, a disposizione dell’A.G., subito informata dai Carabinieri.

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SCIACCA – Spaccio di sostanze stupefacenti, arrestati 5 corrieri della droga


Nel corso di un servizio di controllo del territorio, con particolare riferimento alla prevenzione dei crimini connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti sulla direttrice Palermo-Sciacca, i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Sciacca hanno tratto in arresto in flagranza di reato 5 giovani saccensi, H.M. di anni 26, B.M. di anni 21, L.A. di anni 20, M.G. di anni 20 e S.S. di anni 18, con l’accusa di detenzione e trasporto illecito di sostanza stupefacente.

Il servizio di osservazione predisposto dai militari dell’Arma è stato effettuato alle prime luci dell’alba allorquando sulla SS. 115 all’altezza della contrada Tabasi, un’autovettura con i 5 ragazzi a bordo, alla vista della pattuglia dei carabinieri, improvvisamente mutava la direzione di marcia immettendosi su un raccordo laterale. La manovra repentina attirava l’attenzione dei militari che, dopo un breve inseguimento, riuscivano a bloccare l’autovettura identificandone gli occupanti, dopo che uno di essi aveva lanciato dal finestrino tre panetti e mezzo di sostanza stupefacente del tipo Hashish per un peso complessivo di circa 350 grammi.

Su disposizione del magistrato di turno della locale Procura della Repubblica, tutti gli arrestati sono stati condotti presso le rispettive abitazioni in regime di arresti domiciliari.

Gli arrestati si identificano in:

  1. HAMROUNI MAKREM 26 enne di Sciacca;
  2. LO VETERE ANTONINO 20 enne di Sciacca;
  3. BARSALONA MANUEL 21 enne di Sciacca;
  4. SUTERA SALVATORE 18 enne di Sciacca;

5.MORRIONE GIANLUCA 20 enne di Sciacca.

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FAVARA – Rapina alla banca con 5 arresti: tutti i particolari [FOTO]


La Polizia di Stato nella giornata di ieri ha tratto in arresto cinque persone, tutte di origine catanese, ritenute responsabili della rapina avvenuta alle ore 15:10 circa, presso la filiale 777 della Banca Nuova di Favara, in quella via Kennedy. La brillante operazione di polizia è stata portata a termine dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Agrigento, diretti dal dirigente Giovanni Minardi, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento.

In particolare, dalla tarda mattinata di ieri, personale della Squadra Mobile predisponeva un periodico servizio di controllo antirapina, nell’occasione proprio nella cittadina di Favara, avente ad oggetto gli esercizi commerciali ed in particolare istituti di credito e postali.
Alle ore 15:15 circa, il personale operante nella zona della via Kennedy, notava uscire di corsa tre soggetti con dei berrettini, dalla filiale della Banca Nuova; costoro percorrevano frettolosamente la scalinata che conduceva alla limitrofa via Spagna.
Immediatamente il personale raggiungeva l’istituto di credito il cui personale confermava che vi era stata appena consumata una rapina ad opera di tre soggetti con accento catanese.

La nota veniva subito diramata alle altre pattuglie in zona e venivano organizzati dei pattugliamenti e posti di controllo.
Altro personale giunto nella via Spagna, apprendeva informalmente che tre soggetti erano poco prima saliti molto rapidamente a bordo di una Renault Megane di colore grigio chiaro e con la medesima, condotta da una donna, si allontanavano velocemente; non si riusciva ad acquisire la targa della vettura.
Anche tali informazioni venivano diramate alle auto in zona.Immagine1
La ricerca, mai interrotta, veniva quindi estesa, a più ampio raggio, sulle possibili vie di fuga in direzione Catania.
Dopo circa trenta minuti, sulla strada statale 115 nei pressi del bivio per Naro, una delle pattuglie notava una Renault Megane, corrispondente alla precedente descrizione, condotta da una donna e sulla quale viaggiavano altri due uomini, che seguiva a breve distanza un furgone bianco che trasportava divani e materassi.

Entrambi i mezzi dalla statale 115, imboccavano la statale 576 in direzione Naro; attesa la corrispondenza dell’autovettura in transito, tra l’altro condotta da una donna così come appreso poco prima sul luogo del delitto, il personale della Squadra mobile decideva di sottoporla a controllo; considerato che anche il furgone bianco, sul quale viaggiavano altri due uomini, che era stato incidentalmente notato nel primo pomeriggio, pareva verosimilmente viaggiare unitamente alla vettura. Il controllo veniva esteso ad entrambi i mezzi: un Fiat Ducato, condotto da Pietro Antonino Zammataro, 33 anni, cui passeggero risultava essere Francesco Nicolosi, 45 anni; una Renault Megane condotta da Maria Luana Nigro, 34 anni, con a bordo Antonino Infantino, 35 anni, e Melo Guidotto, 27 anni.
Immediatamente, dall’accento, si aveva modo di capire che i soggetti erano di origine catanese ed atteso che anche questo elemento corrispondeva alle informazioni in precedenza assunte, anche in virtù dell’atteggiamento nervoso degli astanti, si procedeva a perquisizione personale e dei mezzi che dava esito positivo.Immagine3
L’attività di ricerca permetteva di rinvenire e sequestrare un totale di oltre 12.700 euro, già suddivisi ed in possesso dei quattro uomini controllati.
Sulla Renault Megane, si rinvenivano, altresì, all’interno del porta oggetti centrale, due telefoni cellulari, verosimilmente sottratti ad alcuni clienti presenti all’interno della banca.
La visione delle immagini del sistema di videosorveglianza della banca e l’ulteriore attività investigativa posta in essere dalla Squadra Mobile, permetteva di delineare un quadro probatorio ritenuto di rimarchevole pregio a carico degli arrestati.
Il pubblico ministero Andrea Maggioni, che ha assunto la direzione delle indagini, ha disposto l’accompagnamento presso la Casa circondariale di Petrusa per i quattro uomini e gli arresti domiciliari per la donna.


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