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ACATE – Serra di marijuana da un milione di euro.[VIDEO]


Una serra di oltre 5.000 metri quadrati con 7.200 piante di Cannabis indica del tipo ‘skunk’, per un peso di circa 4 tonnellate e mezzo, è stata scoperta all’alba di stamane nella campagne di Acate (Ragusa) dalla Polizia di Stato, che ha arrestato un uomo di 57 anni, Giovanni Rubbino, sorpreso a prendersi cura della coltivazione.

Secondo una stima la marijuana, una volta essiccata, avrebbe prodotto circa 1.500 chilogrammi di droga da commercializzare e che al dettaglio avrebbe potuto fruttare oltre 1.000.000 di euro.

L’operazione è stata compiuta dagli agenti dei commissariati di Vittoria e Niscemi. La serra, in una azienda agricola di contrada Dirillo che era stata presa in affitto e i cui titolari erano all’oscuro della coltivazione della droga, era dotata di impianti di videosorveglianza ed era condotta mediante le più aggiornate tecniche agronomiche e nascosta da due filari di piante di pomodori. prospicienti i lati perimetrali, in tal modo cercando di dissimularle a queste all’esterno. L’attività di individuazione del sito non è stato agevole atteso che la zona è caratterizzata dall’uniforme distribuzione di impianti serricoli.

Rubbino è stato rinchiuso nel carcere di Ragusa su dsposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Ragusa Francesco Riccio. L’appezzamento di terreno e la coltivazione sono stati sequestrati. Campioni delle piante saranno inviati ai laboratori dell’Asp di Ragusa per le analisi quantitative e qualitative della droga.

 

 

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ACATE – Fra le serre dei pomodorini una piccola Giamaica[VIDEO – FOTO]


Otto tonnellate di marijuana sono state scoperte dalla Guardia di finanza in contrada Dirillo, al confine tra il territorio di Niscmi e Acate. Proprio vicino a contrada Feudo Arancio. «Mai vista tanta marijuana in una volta sola in 25 anni di servizio” -dice il tenente Paolo Bombaci.

Coltivazioni che si perdono a vista d’occhio, non come quelle colombiane del Sud America, ma poco ci manca! Dieci mila rigogliose piante nascoste sotto teli di plastica nera nelle parti centrali di 22 serre con ai bordi filari di fagiolino, utili a ingannare occhi e naso dei meno esperti. Coltivazione a livello industriale, lì, in quell’agro che una volta veniva chiamato il “triangolo delle Bermude” per via dei ricorrenti summit mafiosi ipparini, regolamenti di conti e ritrovamenti di morti ammazzati. Erano i tempi dei Gallo e dei Carbonaro-Dominante dopo, per intenderci. Tra Feudo Arancio e contrada Dirillo, lì sono ritornati il comandante provinciale della Finanza Francesco Fallica e il tenente Paolo Bombaci, che dirige la Compagnia di Vittoria, ieri mattina con 10 finanzieri al seguito per sequestrare 22 serre di droga e arrestare 3 persone, il titolare, un niscemese quarantenne, Orazio Impellizzeri, e i due operai che l’aiutavano nella coltivazione, un vittoriese e una donna romena, Gioacchino Guarnuccio e Maricica Baba, 33 anni, legati questi due da una questione sentimentale. “Sono senza lavoro, qualcosa dovevo pure inventarmela”- questa è la prima risposta di Orazio Impellizzeri alla prima domanda degli inquirenti su quella estensione di verde. Non è certamente scoperta che nasce per caso, nel contesto di una scampagnata per raccogliere asparagi; i finanzieri non lo dicono ma dietro il colossale sequestro, forse uno dei più importanti in Italia (8 mila chili), ci sono molti giorni di preparazione. E anche con molte difficoltà e pericoli, perché a recinto della struttura serricola c’erano sempre una quindicina di cani ringhiosi che facevano indietreggiare chiunque si avvicinasse al “frutto proibito”, la marijuana. Controlli, pedinamenti, fiuti, soffiate, ma soprattutto, riscontri fiscali, catastali, uso di carburante, fatturato e reddito dell’azienda intestata a Impellizzeri. E’ in questi registri contabili che ai finanzieri i conti non quadrano e nascondono illegalità. Preparata l’operazione per bene nei minimi particolari, il blitz all’alba dell’8 maggio, per cogliere in flagranza di reato i custodi della marijuana che messa sul mercato sarebbe diventata milioni di euro, ricchezza per gente senza scrupoli, perdizione per giovani distrutti dalla disperazione della crisi occupazionale e dalla mancanza di valori autentici. Come spesso faceva al mattino, Orazio Impellizzeri aiutato dai suoi operai s’è recato nelle serre per avviare l’impianto di irrigazione. E’ partito il getto d’acqua e si è visto i finanzieri di fronte. Arresto in flagranza, per lui e per i due operai. Poi il sopralluogo in azienda, per scoprire che si tratta di un impianto ad alta ingegneria tecnologica: con tanto di laboratorio per fare accoppiare i semi maschi e femmine della marijuana, con tanto di essiccatoio e di macchinari addetti al confezionamento. I finanzieri hanno trovato anche un centinaio di buste da 1 chilogrammo pronte per l’esportazione. E qui si ferma il presente. Ma agli investigatori delle “fiamme gialle” interessa ora il passato e il futuro, ovvero sapere chi ha messo su quell’impianto all’avanguardia; di quale aiuto forte e autorevole godesse l’imprenditore Impellizzeri, a quale mercato è interessato il prodotto finito e confezionato in eleganti buste di plastica. Il conduttore dell’azienda, dicono, sia rimasto piuttosto turbato e impaurito da quella nuvola di finanzieri che gli si sono parati di fronte. Non è escluso che molto presto sulla tracciabilità di questa colossale azienda coltivata a tanta marijuana e a pochissimo fagiolino potrebbero venire altre grosse sorprese. Sotto, le foto delle persone arrestate: in senso orario Gioacchino Guarnuccio, Orazio Impellizzeri e Maricica Baba
Gioacchino Guarnuccio Orazio Impellizzeri Maricica Baba

 

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