Tag Archive | "carcere"

REALMONTE – Sbarco, condannato scafista a 7 anni di carcere


Uno scafista tunisino Chayah Saber Chayah, 27 anni, è stato condannato dal tribunale agrigentino a sette anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il barcone che conduceva era stato intercettato e fermato dalle motovedette della Guardia di Finanza di Porto Empedocle, lo scorso 22 settembre, nelle acque antistanti il comune di Realmonte, dopo che dal natante erano sbarcati 45 tunisini. Chaya, che era entrato in Italia altre cinque volte fornendo false generalità, era accusato di aver portato i tunisini con un’imbarcazione in legno di circa 12 metri, “non battente alcuna bandiera e non riportante alcuna sigla sullo scafo”, facendosi pagare per il trasporto circa 750 euro a persona.

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E’ caccia ai tre evasi dal carcere di Favignana


Ancora nessuna traccia dei tre pericolosi detenuti fuggiti l’altra notte dalla casa di reclusione «Giuseppe Barraco» nel centro di Favignana.

Carabinieri, polizia e guardia di finanza stanno cercando, anche con un lavoro investigativo sui cellulari che si trovavano nella zona quando è avvenuta l’evasione, Adriano Avolese, 36 anni, all’ergastolo per omicidio, Giuseppe Scardino, 41 anni, condannato a 15 anni per una serie di rapine violente e per il tentativo di omicidio di un poliziotto a Scoglitti, frazione di Vittoria e il suo amico e complice Massimo Mangione, 37 anni, condannato a 12 anni e 8 mesi, per gli stessi reati.

I tre erano in cella insieme da qualche mese.  E’ emerso anche che nella cella coi tre evasi c’era un quarto detenuto che è stato legato e imbavagliato per evitare che desse l’allarme. Questo testimone è stato interrogato a lungo ieri dagli investigatori per ricostruire le fasi e gli orari precisi della fuga. I carabinieri vogliono capire anche se l’uomo sapesse da prima della preparazione del tentativo di evasione considerato anche che i fuggitivi hanno segato le sbarre della finestra.

Scardino e Mangione erano stati trasferiti sull’isola dopo un tentativo di fuga dal carcere di Siracusa dov’erano reclusi. L’inchiesta mira ad appurare anche come mai i due, amici e complici nei reati per cui sono in carcere, e che tentarono di fuggire insieme a Siracusa, fossero nella stessa cella.

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CASSAZIONE – Carcere e multa per chi acquista codici Sky taroccati, condannato un palermitano


Carcere e multa a chi evade il canone  delle tv a pagamento, come Sky, usando il sistema “card  sharing”, ossia acquista i codici necessari per vedere i  programmi criptati da un soggetto terzo che, in maniera  fraudolenta, funge da ‘pusher’ dei codici e che li vende a più  clienti a prezzi più convenienti del canone. Lo ha deciso la  Cassazione che ha condannato a quattro mesi di reclusione e  duemila euro di multa un palermitano di 52 anni che vedeva Sky  nella sua abitazione senza avere la relativa smart card.

Avvisando i furbetti del telecomando che servirsi dei codici taroccati porta in carcere, la Cassazione sottolinea che il ‘card sharing’ era stato depenalizzato nel 2000 ma ha poi ripreso rilevanza penale nel 2003 in seguito a un decreto legislativo. A farne le spese è stato Filippo I., palermitano classe 1965, condannato «per aver installato un apparecchio con decoder regolarmente alimentato alla rete Lan domestica ed internet collegato con apparato Tv e connessione all’impianto satellitare così rendendo visibili i canali televisivi del gruppo Sky Italia in assenza della relativa smart card».

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PALMA DI MONTECHIARO – Lettera di Ignazio Ribisi bloccata dal carcere


Bloccata una lettera spedita da Ignazio Ribisi, 59 anni di Palma di Montechiaro, più volte condannato per mafia  e altri reati, figura di spessore  di Cosa nostra agrigentina, e vicino al superboss Bernardo Provenzano. La Direzione Distrettuale antimafia sospetta che la missiva  indirizzata alla moglie, e scritta in un incomprensibile tedesco, potrebbe contenere comunicazioni non consentite e comunque che andassero al di là delle semplici parole scritte. E’ stata l’amministrazione penitenziaria a bloccare la spedizione della lettera, poi consegnata  alla magistratura. Nelle settimane scorse Ignazio Ribisi, attualmente detenuto  nella casa circondariale  di Sassari , prima si è rivolto al Tribunale di Sorveglianza della città sarda,  che ha rigettato il ricorso, poi avverso  a questo provvedimento , – ha presentato  una nuova istanza alla Corte di Cassazione, osservando che “non erano state individuate  ragioni relative all’ordine  e alla sicurezza che potessero giustificare  il trattenimento della corrispondenza in oggetto  e che i cittadini non possono essere discriminati per alcuna ragione compresa la lingua , il ricorso è stato giudicato inammissibile dalla Suprema Corte.

 

 

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CANICATTI’ – Maurizio Li Calzi in carcere


I poliziotti del Commissariato di Canicattì, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Corte d’Appello di Palermo, hanno arrestato Maurizio Li Calzi, 43 anni, che sconterà la condanna a 2 anni di reclusione per i reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed inosservanza degli obblighi imposti dalla misura di prevenzione della Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Si tratta di reati commessi dal novembre 2007 al marzo 2008. Li Calzi è recluso nel carcere “Petrusa” di Agrigento.

 

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Veronica Panarello dal carcere: “L’unica cosa che oggi non rifarei”


E’ in attesa del processo d’appello Veronica Panarello, la donna condannata in primo grado per l’omicidio del figlio Lorys a Santa Croce Camerina il 29 novembre 2014. E oggi “Mattino 5” ha mandato in onda l’audio dell’intervista realizzata in carcere tramite l’avvocato della donna Francesco Villardita.

Veronica ribadisce di non aver ucciso lei il piccolo: “Non sono una lucida assassina nè una criminale. Cosi’ come è scritto nella sentenza. Mi ha dato molto dispiacere, non dico fastidio ma mi ha procurato dolore essere dipinta per quello che non sono. Ho detto la verità e non sono stata creduta. Ho raccontato tutto e non mi credono: ho fornito arma del delitto, complice e movente. E non sono stata creduta. Cos’altro devo e posso fare? Il giudice dice che potrei continuare ad uccidere. L’errore è proprio in quella parola… ‘continuare’. Non posso continuare a fare una cosa che non ho fatto. Io non ho ucciso mio figlio”.

C’è però una cosa che Veronica ammette (ma chi da lei tirato in ballo dice di essere cosa del tutto falsa): il tradimento nei confronti del marito Davide: “Le confesso, oggi l’unica cosa che non farei è quella di tradire Davide… di avere una relazione con un’altra persona. Men che meno tradirlo con mio suocero Andrea. Così non avrei nulla da nascondere a mio marito. E poi, se avessi avuto il coraggio di parlargliene forse… no ne sono certa. Lui mi avrebbe aiutata”.

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CALTANISSETTA – Detenuto egiziano si impicca con le lenzuola


Un detenuto egiziano di 30 anni, recluso nel carcere di Caltanissetta, si è suicidato impiccandosi con le lenzuola alla grata della cella. L’ uomo, in carcere dal 2014, avrebbe finito di scontare la pena nel 2018.
    Il magistrato di sorveglianza aveva da poco rigettato la sua richiesta di espulsione. Quello di oggi è l’undicesimo suicidio di detenuti dall’ inizio dell’ anno.

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PALERMO – Massimo Ciancimino trasferito in un altro carcere per motivi di sicurezza


Massimo Ciancimino, imputato nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, detenuto nel carcere Pagliarelli di Palermo per scontare due condanne definitive, è stato trasferito per motivi di sicurezza in un’altra struttura penitenziaria. A deciderlo è stato il Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria.
    Ciancimino, che al dibattimento risponde di concorso in associazione mafiosa e calunnia, è anche uno dei principali testimoni dell’accusa. Dietro alla decisione del Dap c’è l’esigenza di proteggerlo proprio per le rivelazioni fatte in passato ai pm. Oggi avrebbe dovuto rendere dichiarazioni spontanee, ma ha rinunciato a partecipare all’udienza. Sarà presente alle prossime attraverso la videoconferenza, tranne se decidesse di esserci personalmente. Ciancimino deve scontare 5 anni e 4 mesi di reclusione per riciclaggio e detenzione di esplosivo.

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PORTO EMPEDOCLE – Viola prescrizioni, trasferito in carcere


I poliziotti del commissariato di Porto Empedocle, coordinati dal vice questore, Cesare Castelli, hanno eseguito un’ordinanza di sostituzione e aggravamento della misura cautelare della custodia, dai domiciliari al carcere, a carico di James Burgio, 24 anni, di Porto Empedocle, già ristretto ai domiciliari per detenzione a fini di spaccio di cocaina. Burgio avrebbe violato in modo reiterato le prescrizioni cautelari che gli sono state imposte, frequentando, più volte, persone già condannate o sottoposte a misure di prevenzione o di sicurezza.

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Delitto Loris, Veronica resta in carcere


Il gup del Tribunale di Ragusa Andrea Reale ha rigettato la richiesta dell’applicazione degli arresti domiciliari per Veronica Panarello, la mamma di Loris Stival strangolato con delle fascette il 29 novembre 2014, condannata a 30 anni di reclusione per l’uccisione del figlioletto e per averne occultato il suo corpo.

La richiesta, presentata dal legale di fiducia della donna, Francesco Villardita è stata dichiarata inammissibile per mancata notifica agli avvocati delle parti offese.

L’avvocato Francesco Villardita riproporrà nuovamente al Gup Andrea Reale la richiesta di concessione degli arresti domiciliari, anche con l’uso del braccialetto elettronico, per la sua assistita Veronica Panarello, la donna condannata a 30 anni di reclusione per avere ucciso il figlio Loris, di 8 anni, e di averne occultato il corpo. Il legale chiede l’attenuazione del provvedimento cautelare in carcere ritenendo venuto meno il rischio di inquinamento delle prove e annullati dagli arresti domiciliari quelli di pericolo di fuga e di reiterazione del reato.

Il Gup, su parere conforme della Procura, ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal penalista senza entrare nel merito, sottolineando che ci sono «orientamenti contrastanti sulla notifica» alle parti offese nel caso di omicidio, ma «aderendo al parere espresso dal Pm», cioè l’inammissibilità. L’avvocato Villardita, «pur non condividendo la valutazione del Gip», ha deciso di «ripresentare l’istanza con notifica alle parti offese».

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