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PARMA – Blitz dell’Antimafia:”Riina resti in ospedale cure e assistenza meglio che a casa”


“Riina si trova in una condizione di cura e assistenza continue che, a dir poco, sono identiche – se non superiori – a quelle che potrebbe godere in status libertatis o in regime di arresti domiciliari, e in cui gli è ampiamente assicurato il diritto, innanzitutto, ad una vita dignitosa e, dunque, a morire, quando ciò avverrà, altrettanto dignitosamente a meno che non si voglia postulare l’esistenza di un diritto a morire fuori dal carcere non riconosciuto dalle leggi”. Così la presidente dell’Antimafia, Rosy Bindi che ieri, con alcuni componenti della commissione parlamentare Antimafia, ha svolto un sopralluogo all’Ospedale Maggiore di Parma dove è ricoverato, in regime di 41 bis, il boss Totò Riina. “E’ stato e rimane il capo di Cosa Nostra – ha aggiunto Bindi – ma perche’ tale rimane per le regole mafiose”. “E’ perfettamente in grado di intendere e volere, non ha mai esternato segni di ravvedimento”. “E’ in sedia a rotelle con sguardo vigile: si alimenta autonomamente e costantemente assistito”.

 

 

 

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AGRIGENTO – Report Commissione Nazionale Antimafia in Prefettura


“Abbiamo preso in esame il caso della gestione delle acque. Ci sono indagini della magistratura in corso e c’è la vigilanza da parte della Prefettura. Penso che dopo questa giornata di audizioni, approfondiremo. Noi prediamo in esame l’aspetto dell’influenza mafiosa, mentre l’aspetto tecnico è affidato ad altri”.

Lo ha detto il presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi durante la conferenza stampa svoltasi in Prefettura ad Agrigento.

“Dopo aver ascoltato prefetto e comitato di sicurezza credo che la nostra commissione non potrà non sentire i vertici della società che gestisce le acque di questa provincia. I problemi che sono emersi sono talmente tanti – ha aggiunto il presidente Bindi – e noi non possiamo non fare la nostra parte per fare chiarezza. L’acqua è essenziale per una comunità che non può subire i depuratori che non funzionano, i contatori cinesi, le gare d’appalto poco chiare e quindi penso che ci saranno degli sviluppi”.

Dunque, i massimi esponenti di Girgenti acque, con il suo presidente Marco Campione in testa, saranno auditi dalla Commissione antimafia per ottenere risposte rispetto ad una situazione generale prospettata non certo lusinghiera.

COMMISSIONE ANTIMAFIA2

“La mafia c’è. Agrigento è una provincia con la presenza di un’organizzazione mafiosa ancora resistente, capace di controllare il territorio.

Una mafia che non sembra caratterizzarsi con tratti di modernità ed innovazione, come in altre realtà. Nell’Agrigentino, controlla il territorio con i reati tradizionali dell’estorsione, della droga, anche se non mancano condizionamenti alla pubblica amministrazione, influenze sul consenso elettorale e la capacità di condizionare, attraverso gli appalti, l’azione della pubblica amministrazione e l’economia di questa provincia”.

Lo ha detto il presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi durante la conferenza stampa tenutasi in Prefettura ad Agrigento.

La commissione, tornata ad Agrigento dopo 12 anni ha dato corso alle audizioni del prefetto Nicola Diomede, dei componenti del comitato di sicurezza, dei vertici della Procura distrettuale di Palermo, della Procura di Agrigento, Sciacca e Gela.

“Al termine di questa giornata – ha spiegato Rosy Bindi – possiamo constatare che la mafia c’è ad Agrigento e nella sua provincia. Ci sono però i presidi della legalità, c’è la Prefettura, ci sono le forze dell’ordine, la magistratura, c’è il presidio dell’informazione. Ma l’omertà è ancora molto forte. C’è gente che subisce incendi, estorsioni e che fa fatica a denunciare ed a collaborare. E questo è un fatto che non possiamo ignorare”.

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ROMA – Salvatore Petrotto sentito dalla Commissione Nazionale Antimafia


Mercoledì 20 maggio alle ore 15:00 a Palazzo San Macuto, a Roma,  sono stato sentito dalla Commissione Parlamentare Bicamerale d’Inchiesta che sta indagando sul ciclo dei rifiuti e sui reati ambientali, presieduta dal parlamentare Alessandro Bratti.

Nel corso dell’audizione ho avuto modo di illustrare la grave situazione agrigentina, con particolare riferimento ai 5 anni, dal 2010 ad oggi, in cui non  sono state più espletate gare d’appalto dall’ATO AG 2 di cui fa parte la città di Agrigento ed altri 18 comuni.

Tale illegittimità, reiterate nel tempo, per un valore di circa 150 milioni di euro,  contravvenendo a quanto previsto dalla normativa sugli appalti, hanno causato anche la lievitazione delle bollette e l’impossibilità di effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti.

Ho precisato che tali illegittime scelte dell’ATO di Agrigento, ed adesso dei comuni, sono state  da me denunciate, assieme alle illegalità che riguardano la gestione del servizio idrico integrato, sempre in provincia di Agrigento, alla Procura della Repubblica di Agrigento, a febbraio del 2011.

Tale mia denuncia, nella qualità di sindaco di Racalmuto e componente dell’ATO AG 2,  scaturiva anche dal fatto che avevo letto le segnalazioni dell’Autorità di Vigilanza sulla Concorrenza e sul Mercato che, sempre nel 2011, a proposito della Sicilia, denunciava le identiche illegalità,  come si evince dal sito ufficiale dell’Antitrust.

A firmare tali segnalazioni, trasmesse  al Governo Regionale Siciliano ed a quello Nazionale, fu l’allora presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà.

Anche nel 2014, il successore di Catricalà all’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, ha avviato un’indagine ed ha denunciato al Senato questa grave situazione di monopolio illegale, instaurato  dalle ditte che curano la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

La Commissione Parlamentare che mi ha sentito si è meravigliata del fatto che, a questa mia denuncia risalente, come detto al 2011, non è seguita alcuna attività d’indagine da parte della Procura della Repubblica di Agrigento.

Nel corso dell’audizione mi sono soffermato anche sulle esose tariffe sui rifiuti e su quelle delle bollette di Girgenti Acque, gravati da costi impropri che fanno schizzare le relative tasse comunale alle stelle.

Ho evidenziato come, ad esempio, nel mio comune, nell’anno 2013, è stata ingiustamente applicata e fatta pagare ai cittadini,  una tariffa per lo smaltimento dei rifiuti che per le civile abitazioni era di oltre 7 euro a metro quadro che è in valore assoluto la più cara d’Italia, visto che per un appartamento di 100 metri quadri siamo stati costretti a pagare, per quell’anno, 800 euro.

Negli anni a seguire, la tassa sui rifiuti che si attesta sempre intorno ai 700 euro, è risultata  sempre la più cara d’Italia.

E tutto ciò è scaturito dalla gestione illegale del ciclo dei rifiuti da me denunciata sin dal 2011.

Riguardo alla gestione da parte di Girgenti Acque delle reti idriche e di quelle fognarie, la Commissione d’Inchiesta ha deciso di segretare la mia conversazione di trasmetterla alla Procura della Repubblica di Agrigento.

Al termine dell’audizione ho consegnato una mia dettagliata memoria di 45 pagine  e tre faldoni, contenenti un cospicuo numero di atti amministrativi e denunce che riguardano:

1)  la gestione del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, nell’Agrigentino

2)   la gestione del servizio idrico sempre nell’Agrigentino, da parte di Girgenti Acque

3)   la costruzione e la gestione della più grande discarica siciliana,  quella di Siculiana, da parte  di Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia e di suo fratello Lorenzo.

Salvatore Petrotto

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ROMA – Petrotto convocato dalla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti


L’ ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, è stato convocato il prossimo 20 maggio, mercoledì, a Roma, dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, presieduta dall’ onorevole Alessandro Bratti. Petrotto, annunciando la sua audizione innanzi alla Commissione che, tra gli altri, ha già ascoltato l’ ex assessore regionale Nicolò Marino e il prefetto Nicola Diomede, afferma : “Andrò a discutere ed a dare ulteriori chiarimenti riguardo alle mie denunce, inviate a varie Procure della Repubblica ed a numerose autorità di controllo relative ad argomenti che riguardano l’illegale gestione dei rifiuti e dell’acqua in provincia di Agrigento ed in Sicilia”.

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