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AGRIGENTO – Si finse esattore dei boss, condannato in Appello Ignazio Natalello


La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna emessa il 2 maggio scorso dal Tribunale di Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, a 2 anni e 2 mesi di reclusione a carico dell’agrigentino Ignazio Natalello, 60 anni, perché avrebbe tentato di estorcere denaro ad alcuni commercianti del Villaggio Mosè millantando di essere un esattore del boss detenuto, Gerlandino Messina. Natalello avrebbe inserito della colla nelle serrature di 4 esercizi commerciali, e avrebbe anche telefonato ai commercianti per estorcere denaro. L’uomo è stato sorpreso ad intascare una busta con 300 euro. L’ imputato è assistito dall’ avvocato Salvatore Cusumano.

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AGRIGENTO – Condanna definitiva per calunnia per l’Avv. Arnone. Pena non sospesa


La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa, e ha confermato la sentenza di condanna ad 1 anno e 4 mesi di reclusione, per il reato di calunnia, a carico dell’ avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone. Parte offesa del reato sono gli esponenti del Partito Democratico agrigentini Epifanio Bellini, Domenico Pistone e Angela Galvano, che si sono costituiti parte civile. I 3 sono stati destinatari di una denuncia di Arnone poi archiviata, con conseguente imputazione dello stesso Arnone del reato di calunnia. La condanna, già ridotta di un terzo perché frutto del giudizio abbreviato, non è sospesa in ragione delle precedenti condanne subite dallo stesso Arnone. Secondo il codice di procedura penale, sarà adesso la Procura generale di Palermo ad emettere un ordine di esecuzione della condanna con termine di 30 giorni per richiesta di misura alternativa, tra affidamento ai servizi sociali o domiciliari. E si procederà ad un’apposita udienza di trattazione innanzi al Tribunale di Sorveglianza.

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CASTELVETRANO – Uccise il suo estortore, condannato a nove anni e 4 mesi


Il giudice delle udienze preliminari di Marsala Annalisa Amato ha condannato a 9 anni e 4 mesi di carcere il commerciante ambulante di Castelvetrano Salvatore Accardi, 61 anni, che la sera dello scorso 10 gennaio ha ucciso, con un colpo di fucile, Ignazio Pellicane, 40 anni.

Dalle indagini è emerso che la vittima, da oltre dieci anni, vessava il commerciante con ripetute piccole richieste estorsive, oppure si rifiutava di pagare per i panini o le bibite che consumava. Il tragico epilogo ebbe come teatro la via Caduti di Nassiria, nella zona commerciale di Castelvetrano, dove Salvatore Accardi, che era in compagnia del figlio e di una collaboratrice, aveva parcheggiato il suo camion-panineria.

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MILANO – “Frode Iva per 43 milioni di euro”, condannato Dell’Utri


Il siciliano Marcello Dell’Utri, l’ex senatore del Pdl che sta scontando una pena definitiva di 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato condannato a 4 anni di reclusione al processo con rito abbreviato in cui è imputato con altre persone per una presunte frode Iva da circa 43 milioni di euro.

La vicenda riguarda una compravendita di spazi pubblicitari televisivi. Il gup Sacco, che ha assolto Dell’Utri dall’accusa di bancarotta documentale e ha dichiarato per lui e per i suoi coimputati la prescrizione dei reati commessi prima del 2008, ha inflitto altre 4 condanne con pene che vanno dai 2 anni e mezzo ai 3 anni e mezzo.

Inoltre il giudice ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici e dagli incarichi direttivi in società e imprese commerciali per 10 anni e confische di beni mobili e immobili per cifre che vanno dai 238 mila euro a oltre 2 milioni di euro.

Infine, oltre ad aver accolto due patteggiamenti, il gup ha mandato a processo l’altro protagonista della vicenda e cioè Giuseppe Donaldo Nicosia, latitante e amico di lunga data e socio di Dell’Utri, peraltro coinvolto nella vicenda dei Panama Papers. Per lui e per una seconda persona il dibattimento si aprirà il prossimo 22 febbraio davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Milano.

Il pm Sergio Spadaro, titolare dell’indagine, per l’ex senatore aveva chiesto 5 anni di reclusione e per gli altri imputati condanne comprese tra i 4 e i 3 anni, ipotizzando a vario titolo accuse che andavano dalla frode fiscale alla omessa dichiarazione dei redditi, dalla bancarotta fraudolenta alla appropriazione indebita.

Secondo la ricostruzione della Procura Dell’Utri, con la complicità anche di Nicosia, socio nella spagnola Tome Advertising, società che con Ics (poi fallita) e Tome Italia è al centro dell’inchiesta, avrebbe frodato l’erario per non aver versato l’Iva pari a una cifra di oltre 43 milioni di euro nel periodo 2005-2011. Frode realizzata attraverso gli spazi commerciali venduti dai concessionari Publitalia 80 per le reti Mediaset e da Sipra per le reti Rai (non indagate), con l’interposizione di società “cartiere” (Ics), e tramite fatture inesistenti per circa 258 milioni. Il giudice, che depositerà le sue motivazioni entro 90 giorni, ha però dichiarato la prescrizione dei reati commessi prima del 2008.

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CANICATTI’ – Tassi usurari, condannata Banca San Francesco


Il tribunale di Agrigento ha condannato la banca di credito cooperativo San Francesco di Canicatti’ a risarcire gli interessi praticati sul mutuo concesso a un imprenditore di Palma di Montechiaro perche’ usurari (sentenza n. 1631/2016).

La banca aveva imposto il 7,965 per cento annuo ben oltre il tasso soglia previsto dalla legge, spiega il presidente dello Sportelo Tutela Credito, Andrea Garibaldi Pace, che ha rappresentato l’imprenditore in giudizio.

La vicenda risale al 2013 quando l’azienda non ha piu’ potuto pagare le rate del mutuo a causa di un forte rallentamento delle vendite e la banca, dopo averla messa a sofferenza, ha iniziato la procedura esecutiva per la vendita forzata dell’immobile dato in garanzia di proprieta’ dei soci e garanti della societa’ stessa. I giudici hanno riconosciuto che gli interessi di mora applicati erano illegali ma confermato il credito dell’istituto che ora potra’ avviare il recupero delle somme senza la quota cassata.

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LICATA – Condannato ex Sindaco Angelo Balsamo


Angelo Balsamo, ex sindaco di Licata (Ag), è stato condannato a due anni e 6 mesi di reclusione per concorso in falsa testimonianza. E’ la sentenza del collegio giudicante dl tribunale di Agrigento, presieduto da Luisa Turco. Francesca Bonsignore è stata invece condannata a tre anni e 6 mesi di reclusione per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza e Carmelo Malfitano ad un anno di reclusione per favoreggiamento. Secondo l’accusa, l’ex sindaco avrebbe istruito un falso teste per vincere una causa relativa ad un risarcimento danni, per un incidente stradale, per una sua assistita. Balsamo e Bonsignore sono stati condannati anche al risarcimento del danno in favore dell’Unipol Sai assicurazioni che si era costituita parte civile. Il procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo ed il Pm Salvatore Vella avevano chiesto la condanna a 7 anni e mezzo per Balsamo, a 5 anni per Francesca Bonsignore ed 1 anno e mezzo per Carmelo Malfitano. Il collegio di difesa è costituito dagli avvocati Lillo Fiorello, Tonino Gagliano, Giuseppe Glicerio e Linda Lus.

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AGRIGENTO – Staccò a morsi orecchio dopo la lite: condannato


I giudici di Palermo hanno confermato la pena emessa in primo grado, 6 anni e 3 mesi di reclusione, al pregiudicato 33 enne Davide Dispensa che, staccò a morsi l’orecchio del 30 enne, Luca Cinquemani, “senza alcun motivo  e di violenza inaudita”. A San Leone il 9 agosto del 2009 davanti a una panineria di San Leone  dove Cinquemani e la sorella festeggiavano il loro compleanno  insieme ad alcini amici. Inoltre, la vittima della brutale aggressione, raccontò in aula di essere stata costretta persino a fuggire al Nord Italia insieme a tutta la famiglia per timore di ritorsioni. “La versione della vittima – aveva aggiunto il pm- è perfettamente confermata da tutti gli altri testi e dalle circostanze oggettive.

Dispensa è stato condannato anche a pagare una provvisionale di 20 mila euro, un anticipo del risarcimento del danno subito esecutivo.

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LICATA – “Assunzioni e impianti idrici”, conferma condanna ex Sindaco Angelo Graci,


La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a 4 mesi di reclusione inflitta il 19 giugno 2014 dal Tribunale di Agrigento all’ex sindaco di Licata, Angelo Graci, imputato di istigazione alla corruzione perché avrebbe preteso dall’ ex amministratore delegato di Girgenti Acque, Giuseppe Giuffrida, l’assunzione della figlia in cambio della consegna degli impianti idrici alla società privata.

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Il deputato regionale Francesco Cascio condannato a 2 anni e 8 mesi


Il deputato regionale di Ncd Francesco Cascio ha avuto un malore dopo la lettura della sentenza del Gup che lo ha condannato a due anni e 8 mesi di reclusione per corruzione. Per la Procura l’esponente politico, da assessore al Turismo, avrebbe ricevuto “lavori e servizi” per la costruzione di una villa a Collesano (Palermo) dagli imprenditori a cui avrebbe fatto ottenere fondi europei per realizzare un Golf resort.

I fatti contestati risalgono al 2002 e fino al 2010. Secondo i pm, Cascio, mentre era assessore al Turismo e vicepresidente della Regione nel governo Cuffaro (2001-2004), avrebbe consentito a una società titolare di un resort e di un impianto sportivo adibito a campi da golf di ottenere fondi europei.

In cambio avrebbe ricevuto “lavori” e “servizi” per la costruzione di una villetta a Collesano (Palermo), nei pressi dello stesso resort. Cascio avrebbe agito “in concorso” con altri due ex dirigenti regionali, Agostino Porretto e Aldo Greco, che hanno scelto il rito ordinario e sono stati rinviati a giudizio e il processo comincerà il 6 marzo prossimo.

A pagare sarebbero stati gli imprenditori Giuseppe e Gianluigi Lapis, padre e figlio, titolari della Ecotecna srl, che costruì il Golf Club Le Madonie e che ottennero un finanziamento di circa 6 milioni.

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LAMPEDUSA – Danno all’erario, condannato ex Sindaco De Rubeis


La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ha ritenuto illegittimo l’ incarico affidato nel 2010 a Lampedusa all’ architetto Gioacchino Giancone di responsabile dello Sportello unico per le attività produttive, e ha condannato il sindaco dell’ epoca, Bernardino De Rubeis, a restituire al Comune di Lampedusa 24 mila euro, oltre alla rivalutazione monetaria e gli interessi legali. Secondo il collegio giudicante «non può non ravvisarsi, nel caso di specie, una ipotesi di danno all’ erario derivante dall’ illegittimo conferimento di un incarico di collaborazione professionale ad alto contenuto di professionalità al di fuori dei presupposti di legge”.

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