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DROGA – “Cocaina”, condannato Roberto Lampasona di Santa Elisabetta


Il 15 dicembre 2015 la Squadra Mobile di Agrigento ha arrestato Roberto Lampasona, 40 anni, di Santa Elisabetta, e Antonino Mangione, 37 anni, di Raffadali, sorpresi nei pressi di Caltanissetta in possesso di un chilogrammo di cocaina. Ebbene, adesso la giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Maria Alessandra Tedde, ha condannato a 8 anni di reclusione Roberto Lampasona, imputato per il presunto trasporto di un chilogrammo di cocaina dalla Calabria in Sicilia. Sono stati assolti Antonino Mangione, di Raffadali e Rosaria Fragapane Renna, 33 anni, compagna di Mangione.

 

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PALERMO – Massimo Ciancimino condannato a 6 anni per calunnia


Il Tribunale di Caltanissetta ha condannato a sei anni Massimo Ciancimino (il pm della dda di Caltanissetta Stefano Luciani aveva chiesto 5 anni e 9 mesi) accusato di calunnia. Secondo l’accusa, Ciancimino avrebbe incolpato falsamente l’ex funzionario del Sisde Lorenzo Narracci di avere avuto un ruolo di intermediario tra il padre Vito, ex sindaco mafioso di Palermo, il boss Bernardo Provenzano e il fantomatico «signor Franco», ovvero il personaggio dei servizi segreti che sarebbe coinvolto nella presunta trattativa Stato-mafia.

Ciancimino, sempre secondo l’accusa, avrebbe anche incolpato l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro di avere avuto rapporti con il conte Romolo Vaselli fornendogli informazioni riservate da fare arrivare al padre Vito Ciancimino.
Il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, superteste del processo sulla trattativa, è al momento detenuto dopo la condanna a tre anni per avere nascosto della dinamite nel giardino di casa. In primo grado a Bologna è stato condannato a tre anni e mezzo per calunnia nei confronti di un altro agente dei servizi segreti, Rosario Piraino. 

Ciancimino dovrà anche risarcire con 100 mila euro De Gennaro e 80 mila Narracci. Si erano costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Franco Coppi, Francesco Bertorotta, Michele La Forgia e Pietro Pistone. Il reato si prescriverà a breve. 

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PORTO EMPEDOCLE – James Burgio condannato a 1 anno per spaccio di droga


A fronte della richiesta di condanna a 4 anni di carcere da parte della Procura di Agrigento, il Tribunale ha condannato a 1 anno di reclusione James Burgio, 24 anni, di Porto Empedocle, arrestato lo scorso 2 febbraio dalla Polizia perché sorpreso in flagranza di reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. James Burgio, già detenuto ai domiciliari per altra causa, è stato sottoposto ad una perquisizione domiciliare indotta dalla presenza nell’abitazione di un soggetto pregiudicato. Ebbene, i poliziotti hanno scoperto addosso a Burgio e sequestrato 2 involucri con dentro complessivamente circa 75 grammi di cocaina. L’ empedoclino è difeso dagli avvocati Rosario Fiore e Salvatore Pennica.

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MAFIA – Inchiesta “Vultur”, confermata condanna di Angelo Prato


Due anni di reclusione per l’accusa di avere portato in luogo pubblico due pistole insieme al presunto boss Rosario Meli. Arriva la sentenza di appello per il camastrese Angelo Prato, 39 anni, unico imputato dell’inchiesta antimafia “Vultur”.

Il verdetto è stato emesso dai giudici della terza sezione della Corte di appello di Palermo che hanno confermato la decisione del gup di Palermo, Ermelinda Marfia. La pena inflitta è ridotta di un terzo perché il difensore, l’avvocato Daniele Re, aveva chiesto il giudizio abbreviato.

Prato in un primo momento era accusato anche di associazione mafiosa ma il gip di Palermo, Giuliano Castiglia, non ha ritenuto sufficienti i gravi indizi di colpevolezza e, il 7 luglio dell’anno scorso, quando scattò l’operazione della squadra mobile, gli applicò gli arresti domiciliari per la sola accusa legata alle armi.

 

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RIBERA – Droga, condanna a 18 mesi per Sandro Andreatto


Il tribunale di Sciacca ha condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione, Sandro Andreatto, 22 anni di Ribera. Il giovane era finito agli arresti domiciliari dopo che i carabinieri lo avevano sorpreso, ad un controllo, con 13 dosi di eroina nel marsupio, per un quantitativo complessivo di circa 3 grammi.
Il giovane doveva rispondere di tre capi di imputazione: spaccio di droga, ricettazione e porto ingiustificato di coltello.
Il riberese è stato giudicato col rito abbreviato.

 

 

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PALERMO – “Estorsione aggravata”, Miccoli condannato a tre anni e sei mesi


Il gup Walter Turturici ha condannato a tre anni e mezzo Fabrizio Miccoli, ex capitano del Palermo accusato di estorsione aggravata. Secondo la Procura, l’ex bomber rosanero, tra il 2010 ed il 2011, avrebbe incaricato il suo amico Mauro Lauricella, il figlio del presunto mafioso della Kalsa, Antonino, detto “U Scintilluni”, di recuperare 12 mila euro che sarebbero stati vantati da un suo amico per una vicenda legata alla gestione della discoteca “Paparazzi” di Isola delle Femmine. “Siamo basiti per una sentenza in totale disaccordo con quanto ha già stabilito il Tribunale di Palermo.  Adesso siamo al paradosso che viene condannato il presunto mandante di un’estorsione, mentre il presunto esecutore è stato assolto da questa accusa. Quindi per il Tribunale non c’è stata estorsione e per il Gup sì”, ha detto Giovanni Castronovo, avvocato di Miccoli.Per l’avvocato Castronovo: “Non ci sono dubbi sulla totale estraneità di Miccoli ai fatti contestati. Lo stato di diritto è leso. Siamo fiduciosi che in appello possa chiudersi questa pagina in antitesi rispetto alla figura di Fabrizio che si ricorda essere stato non solo un grande calciatore ma un uomo che per il Palermo e per la città ha fatto molto, e la città non se lo è dimenticato”.

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LICATA – Calibro 38 con matricola abrasa, condannato


Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha condannato a 1 anno e 10 mesi di reclusione, Andrea Aquilino, 53 anni, di Licata, imputato di detenzione illegale di arma da fuoco, una pistola calibro 38 con matricola abrasa. Per Aquilino, difeso dall’avvocato Domenico Romano, la Procura ha invocato la condanna a 3 anni e 4 mesi.

 

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RIBERA – Spaccio di hashish, una condanna a 3 anni e 4 mesi


3 anni e 4 mesi di reclusione sono stati inflitti dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Alberto Davico, ad Andrea Ciagola, di 40 anni, di Ribera, per spaccio di hashish e detenzione e ricettazione di un fucile a canne mozze. La vicenda riguarda una indagine svolta dai Carabinieri nella zona di via degli Appennini. Ci sono altre 11 persone indagate, molti hanno patteggiato. L’inchiesta coinvolse anche Amedeo Borsellino di 45, e Cosimo Miliano di 40, indicati organici all’organizzazione. Il giudice Alberto Davico li ha assolti ” per non avere commesso il fatto”.

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SCIACCA – “Tentò di uccidere la moglie”, la Cassazione condanna Accursio Amato


La Corte di Cassazione ha confermato, rendendola definitiva, la condanna a 6 anni di reclusione, per tentato omicidio contro la moglie, ad Accursio Amato, 55 anni, di Sciacca. L’uomo, lavoratore socialmente utile, secondo l’accusa, nel dicembre del 2014  ha colpito, ripetutamente, la moglie con un taglierino e poi è andato a rifugiarsi al cimitero dove lavorava. La moglie si è costituita parte civile durante il processo. Nel frattempo, Accursio Amato è stato anche licenziato dal Comune.

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PALERMO – Tangenti, condannato a 4 anni e due mesi ex presidente Rfi


Il gup di Palermo Wilma Mazzara ha condannato l’ex presidente di Rfi, Dario Lo Bosco,a 4 anni e due mesi di carcere, e i funzionari del Corpo Forestale Giuseppe Quattrocchi e Salvatore Marranca rispettivamente a 4 anni e 6 mesi a 4 anni e due mesi. Erano accusati a vario titolo di concussione e induzione indebita a promettere utilita’.
    L’inchiesta, coordinata dal pm Claudio Camilleri, ruota attorno a due distinte vicende che vedono protagonista l’imprenditore agrigentino Massimo Campione.
    Lo Bosco avrebbe ricevuto da Campione 58mila 650 euro per spingere Rfi ad acquistare un sensore per il monitoraggio dell’usura delle carrozze ferroviarie affittate a terzi.
    Quattrocchi e Marranca invece, avrebbero ricevuto complessivamente circa 250mila euro: in cambio avrebbero evitato intoppi nei lavori di ammodernamento della rete di radiocomunicazioni della Forestale che Campione si era aggiudicato, vincendo un appalto di 26 milioni bandito dal Corpo forestale.
    Campione, titolare di una societa’ di costruzioni, fu fermato, nel 2015, dalla polizia con una lista di nomi, con accanto delle cifre: una sorta di libro mastro delle tangenti.
    L’ imprenditore ha collaborato con gli inquirenti e poi ha chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali, misura che estingue il reato. In questo modo è uscito dal processo che è stato celebrato in abbreviato.

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