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PALERMO – “Estorsione aggravata”, Miccoli condannato a tre anni e sei mesi


Il gup Walter Turturici ha condannato a tre anni e mezzo Fabrizio Miccoli, ex capitano del Palermo accusato di estorsione aggravata. Secondo la Procura, l’ex bomber rosanero, tra il 2010 ed il 2011, avrebbe incaricato il suo amico Mauro Lauricella, il figlio del presunto mafioso della Kalsa, Antonino, detto “U Scintilluni”, di recuperare 12 mila euro che sarebbero stati vantati da un suo amico per una vicenda legata alla gestione della discoteca “Paparazzi” di Isola delle Femmine. “Siamo basiti per una sentenza in totale disaccordo con quanto ha già stabilito il Tribunale di Palermo.  Adesso siamo al paradosso che viene condannato il presunto mandante di un’estorsione, mentre il presunto esecutore è stato assolto da questa accusa. Quindi per il Tribunale non c’è stata estorsione e per il Gup sì”, ha detto Giovanni Castronovo, avvocato di Miccoli.Per l’avvocato Castronovo: “Non ci sono dubbi sulla totale estraneità di Miccoli ai fatti contestati. Lo stato di diritto è leso. Siamo fiduciosi che in appello possa chiudersi questa pagina in antitesi rispetto alla figura di Fabrizio che si ricorda essere stato non solo un grande calciatore ma un uomo che per il Palermo e per la città ha fatto molto, e la città non se lo è dimenticato”.

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LICATA – Calibro 38 con matricola abrasa, condannato


Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha condannato a 1 anno e 10 mesi di reclusione, Andrea Aquilino, 53 anni, di Licata, imputato di detenzione illegale di arma da fuoco, una pistola calibro 38 con matricola abrasa. Per Aquilino, difeso dall’avvocato Domenico Romano, la Procura ha invocato la condanna a 3 anni e 4 mesi.

 

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RIBERA – Spaccio di hashish, una condanna a 3 anni e 4 mesi


3 anni e 4 mesi di reclusione sono stati inflitti dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Alberto Davico, ad Andrea Ciagola, di 40 anni, di Ribera, per spaccio di hashish e detenzione e ricettazione di un fucile a canne mozze. La vicenda riguarda una indagine svolta dai Carabinieri nella zona di via degli Appennini. Ci sono altre 11 persone indagate, molti hanno patteggiato. L’inchiesta coinvolse anche Amedeo Borsellino di 45, e Cosimo Miliano di 40, indicati organici all’organizzazione. Il giudice Alberto Davico li ha assolti ” per non avere commesso il fatto”.

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SCIACCA – “Tentò di uccidere la moglie”, la Cassazione condanna Accursio Amato


La Corte di Cassazione ha confermato, rendendola definitiva, la condanna a 6 anni di reclusione, per tentato omicidio contro la moglie, ad Accursio Amato, 55 anni, di Sciacca. L’uomo, lavoratore socialmente utile, secondo l’accusa, nel dicembre del 2014  ha colpito, ripetutamente, la moglie con un taglierino e poi è andato a rifugiarsi al cimitero dove lavorava. La moglie si è costituita parte civile durante il processo. Nel frattempo, Accursio Amato è stato anche licenziato dal Comune.

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PALERMO – Tangenti, condannato a 4 anni e due mesi ex presidente Rfi


Il gup di Palermo Wilma Mazzara ha condannato l’ex presidente di Rfi, Dario Lo Bosco,a 4 anni e due mesi di carcere, e i funzionari del Corpo Forestale Giuseppe Quattrocchi e Salvatore Marranca rispettivamente a 4 anni e 6 mesi a 4 anni e due mesi. Erano accusati a vario titolo di concussione e induzione indebita a promettere utilita’.
    L’inchiesta, coordinata dal pm Claudio Camilleri, ruota attorno a due distinte vicende che vedono protagonista l’imprenditore agrigentino Massimo Campione.
    Lo Bosco avrebbe ricevuto da Campione 58mila 650 euro per spingere Rfi ad acquistare un sensore per il monitoraggio dell’usura delle carrozze ferroviarie affittate a terzi.
    Quattrocchi e Marranca invece, avrebbero ricevuto complessivamente circa 250mila euro: in cambio avrebbero evitato intoppi nei lavori di ammodernamento della rete di radiocomunicazioni della Forestale che Campione si era aggiudicato, vincendo un appalto di 26 milioni bandito dal Corpo forestale.
    Campione, titolare di una societa’ di costruzioni, fu fermato, nel 2015, dalla polizia con una lista di nomi, con accanto delle cifre: una sorta di libro mastro delle tangenti.
    L’ imprenditore ha collaborato con gli inquirenti e poi ha chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali, misura che estingue il reato. In questo modo è uscito dal processo che è stato celebrato in abbreviato.

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ARAGONA – Turbativa d’asta per la piscina: una condanna in abbreviato


Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ha condannato l’imprenditore Gioacchino Cassaro, 39 anni, di Agrigento, a 1 anno e 2 mesi di reclusione per turbativa d’asta e falso nell’ambito di un’inchiesta sull’affidamento della gestione della piscina comunale di Aragona. Per le stesse ipotesi di reato, è stato invece rinviato a giudizio l’imprenditore, Vincenzo Picarella, 45 anni, anche lui di Agrigento. Cassaro e Picarella hanno partecipato alla gara di aggiudicazione dell’appalto e avrebbero attestando falsamente di essere in possesso del requisito richiesto di avere maturato esperienze nella gestione di piscine pubbliche nei tre anni precedenti.

 

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SCIACCA – Evasione per la droga; condannato


Mentre era ai domiciliari, presso la propria abitazione, a Sciacca, si sarebbe allontanato, raggiungendo, addirittura Palermo, insieme ad altre due persone per acquistare droga, che poi si sarebbero somministrati in una piazzola lungo la strada di ritorno verso Sciacca.  E’ questa l’accusa per la quale Calogero Carlino, di 43 anni, di Sciacca, è stato condannato a un anno di reclusione e al pagamento delle spese processuali dal giudice monocratico di Sciacca Fabio Passalacqua. La vicenda si riferisce al 12 aprile del 2013. Per il giudice erano sufficienti gli elementi per una sentenza di condanna nei confronti di Carlino.

 

 

 

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AGRIGENTO – Sorpreso con 9 panetti di droga: condannato Filippo Focoso


Tre anni di reclusione, e condanna definitiva per Filippo Focoso, ritenuto responsabile di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio. Focoso, 47 anni, di Realmonte, lo scorso anno fu arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Agrigento perchè, a seguito di una perquisizione veicolare, dopo che lo stesso fu fermato in via Garibaldi, nella città dei Templi, furono rinvenuti 9 panetti di hashish da quasi 100 grammi ciascuno occultati in un barattolo di pasta lavamano. Focoso patteggiò una pena a 3 anni di carcere. La sentenza è divenuta definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione. Filippo Focoso è fratello di Joseph Focoso, arrestato in passato perchè coinvolto in fatti di mafia e ritenuto dagli investigatori appartenente alla locale famiglia mafiosa.

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AGRIGENTO – “Provocò un danno a un medico”, condanna a 8 mesi per ex manager dell’Asp


Il gup del Tribunale di Agrigento, Alonso Malato, ha condannato a 8 mesi di reclusione l’ex direttore dell’Asp di Agrigento, Salvatore Olivieri, per abuso d’ufficio. Secondo le accuse Olivieri avrebbe intenzionalmente provocato un danno ad un medico, Pasquale Gallerano, costituitosi parte civile al processo, estromettendolo dall’incarico di direttore della struttura di medicina trasfusionale. Oliveri si sarebbero dovuto astenere, secondo il giudice, per gravi motivi di inimicizia, manifestati, anche in maniera plateale, dal partecipare alla selezione. Gallerano riceverà provvisoriamente un risarcimento di 5 mila euro.

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LICATA – “Abusi sessuali ai danni dei minori disabili ospiti della struttura”, confermata condanna


Abusi sessuali ripetuti nei confronti di disabili psichici e minorenni di cui, invece, avrebbe dovuto prendersi cura. Le immagini shock, in alcuni casi, sono state anche immortalate nei video, trovati nel suo pc, che avrebbe girato forse a insaputa delle sue vittime. Per Carmelo Angelo Grillo, 52 anni, principale imputato dell’inchiesta sulla “comunità degli orrori” di Licata, la condanna a 10 anni e 2 mesi di reclusione è stata confermata. 

Il verdetto è stato emesso dai giudici della terza sezione penale della Corte di appello di Palermo.

L’inchiesta, condotta dai pubblici ministeri Salvatore Vella e Simona Faga, ha fatto emergere retroscena agghiaccianti e ha portato al coinvolgimento di altri tre operatori della struttura. Le comunità “Libero Gabbiano” e “Arcobaleno”, peraltro, non sarebbero state un modello di gestione nemmeno dal punto di vista amministrativo visto che, nei mesi successivi, una nuova inchiesta ha travolto i responsabili del centro con l’accusa di avere estorto soldi contanti degli stipendi ai dipendenti e di avere fatto sparire fondi dalle casse della società. 

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