Tag Archive | "Confisca beni"

FAVARA – Cassazione, definitiva la confisca dei beni per Gregorio Lombardo


Diventa definitiva la confisca di beni di altre due abitazioni nella disponibilità dell’imprenditore favarese Gregorio Lombardo, 63 enne, ma di fatto attestati ad una sua familiare. Lo ha deciso la Corte di Cassazione nelle settimane scorse. Segue un’altra confisca di beni al favarese, nel 2014, di un immobile e di un certificato di risparmio al portatore. Lombardo era stato arrestato nel 2000 per favoreggiamento alla mafia. Lo bloccarono i poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento quando fecero irruzione in un casolare di Castrofilippo per arrestare l’allora latitante Giuseppe Vetro di Favara. Cinque anni dopo, nel luglio del 2005, Lombardo venne nuovamente arrestato con l’accusa di associazione mafiosa, dopo i festeggiamenti del santo patrono di Agrigento, nell’ambito dell’operazione  denominata proprio ” San Calogero”.

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CALTANISSETTA – Confiscati beni per 3,5 milioni a due presunti boss di Gela e Montedoro


La Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta sta eseguendo due decreti di confisca, emessi dal locale Tribunale-Sezione misure di prevenzione, disposti su proposta del direttore della Dia, nei confronti di due persone ritenute vicine alle famiglie mafiose di Gela e Montedoro.

Nel mirino della Dia sono finiti Carmelo Vella, 56enne di Gela e Nicolò Falcone, 68enne di Montedoro.

“Vella – riferisce la Dia di Caltanissetta – più volte coinvolto in operazioni di polizia finalizzate alla repressione del fenomeno mafioso, è risultato vicino alla cosca gelese di Cosa Nostra dei Rinzivillo”. “Nicolò Falcone, a cui è stata, altresì, applicata la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per la durata di due anni – prosegue la Dia di Caltanissetta – è ritenuto uomo d’onore e capo della famiglia mafiosa di Montedoro, nonché persona ai vertici dell’associazione mafiosa Cosa Nostra operante nella provincia di Caltanissetta, capeggiata dal noto Giuseppe Madonia, detto Piddu”.

Oggetto delle confische, in corso di esecuzione, beni mobili e immobili situati in provincia di Caltanissetta complessivamente costituiti da cinque aziende, tre immobili, 59 terreni, nonché alcune autovetture e numerosi rapporti bancari, per un valore complessivo di oltre 3 milioni e mezzo di euro.

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PALERMO – Confisca da 2 milioni al gioielliere Scrima: “Gestiva i conti del clan di Brancacci


La polizia ha eseguito un provvedimento di confisca di beni per due milioni di euro riconducibili al gioielliere Matteo Scrima, 57 anni, ex Pip, condannato a 8 anni per mafia e ritenuto organico alla famiglia mafiosa di Brancaccio. I sigilli sono stati apposti a una gioielleria in via Lincoln, a Palermo a un appartamento e a due box in corso dei Mille.

L’attività commerciale di vendita di preziosi, dicono gli investigatori, sarebbe stata avviata dall’indagato nel 1988, in assenza di redditi, e sarebbe proseguita nel tempo, anche se Scrima, in seguito ai guai giudiziari, ha preferito non comparire formalmente già dal 1997. Dal 2010 al 2011 il gioielliere figurava nella lista degli ex Pip della Social Trinacria onlus: ha percepito la sua ultima retribuzione nell’ottobre 2011, quando è stato arrestato.

Scrima è stato coinvolto nell’operazione denominata “Araba Fenice”, che ha portato nel novembre 2011 al fermo di quindici persone ritenute inserite nella cosca mafiosa di Brancaccio, tra le quali Cesare Lupo, capo della famiglia, e Nunzia Graviano sorella di Giuseppe e Filippo. Secondo gli investigatori Scrima era custode della cassa del clan.

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CALTANISSETTA – Confiscati beni per un valore di circa 500 mila euro a imprenditore


Confiscati beni per un valore di circa 500.000 euro, nella disponibilità di Consiglio Rosario e dei componenti del suo nucleo familiare. Ad avanzare la proposta di sequestro ai sensi della legislazione antimafia il Questore di Caltanissetta, nel luglio del 2015.

I poliziotti della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Caltanissetta, in esecuzione di decreto emesso, il 21 giugno scorso, dalla sezione misura di prevenzione del Tribunale di Caltanissetta, hanno provveduto alla confisca di beni immobili e mobili, rientranti nella disponibilità di Consiglio Rosario, pluripregiudicato gelese, appartenente all’organizzazione criminale denominata “cosa nostra – gruppo Alferi”.

Il provvedimento ablativo, quale conseguenza dell’attività illecita compiuta da Consiglio Rosario, ha permesso di confiscare complessivamente 13 beni, di cui 7 immobili (fabbricati e terreni) e 6 rapporti finanziari (conti correnti, depositi a risparmio e buoni fruttiferi postali), per un valore complessivo di circa 500.000 euro.

Detti beni, intestati a Consiglio Rosario e ai componenti del suo nucleo familiare, erano già stati sottoposti a sequestro con decreto del citato Tribunale del 15 luglio 2015, su proposta formulata dal Questore di Caltanissetta.

 

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MAFIA – DIA confisca beni nel nisseno


Personale della Direzione Investigativa Antimafia di Caltanissetta sta procedendo all’esecuzione di due decreti di confisca, emessi dal locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti dell’imprenditore Alberto Cammarata, 47 anni, di Gela (Cl), e di Giovanni Privitera, 61 anni, di Vallelunga Pratameno (Cl).

A Cammarata, risultato «a disposizione» dell’associazione mafiosa di Gela tramite società a lui riconducibili, è stata applicata, con lo stesso decreto (emanato su proposta del Direttore della Dia), la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per due anni. Nei riguardi di Privitera, «uomo d’onore» della famiglia mafiosa di Vallelunga Pratameno, il provvedimento è stato emesso su proposta del Procuratore di Caltanissetta. Oggetto delle confische, in corso di esecuzione, quattro aziende, tre immobili e 60 terreni situati nelle province di Caltanissetta e Palermo, nonché numerosi rapporti bancari. 

 

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FAVARA – Confiscati beni a Pasquale Alaimo, ma anche restituiti


Parte dei beni riconducibili a Pasquale Alaimo, 49 anni, imprenditore di Favara, confiscati dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Agrigento passano allo Stato.

Tutto ciò dopo la decisione della Corte di Cassazione circa alcuni appezzamenti di terreno, un fabbricato e alcuni di deposito. Gli stessi giudici, comunque, accogliendo le istanze proposte dai difensori di Alaimo, hanno revocato la confisca di un appezzamento a Racalmuto, una vettura, marca Audi, e due polizze di assicurazione del valore di 62 mila euro.

Alaimo fu coinvolto nell’operazione antimafia denominata “Camaleonte” e fu condannato a 13 anni di reclusione nel processo da essa scaturito.

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PALERMO – Confiscati beni per 12 milioni di euro a boss del clan Brancaccio


La Polizia ha conficato , su ordine del Tribunale di Palermo, beni per un valore complessivo di 12 milioni di euro a Francesco Francofonti, 62 anni, imprenditore ritenuto organico al clan “Brancaccio” e già arrestato per mafia ed estorsione nel 2009.

A spingere il Tribunale di Palermo a sequestrare prima e a confiscare ppoi i beni di Francofonte sono state le indagini della Squadra Mobile coordinate Dda palermitana. Si tratta di un consistente patrimonio costituito da imprese operanti in campo edile, nella commercializzazione di materiali da costruzione, nel movimento terra, nel settore del recupero e smaltimento di rifiuti edili, nonchè di beni immobili, beni mobili, conti correnti e polizze assicurative.

Secondo gli investigatori l’imprenditore avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano all’interno del clan di Brancaccio, circostanza della quale si sarebbe avvantaggiato per mettere pressione alla concorrenza e dunque riuscendo ad espandere la sua attività nel settore edile e di movimentazione terra, traendone, così, notevoli vantaggi economici personali.

La Polizia ha confiscato cinque imprese con sede a Palermo, un fabbricato, quattri appartamenti, un locale box, un garage, diversi appezzamenti di terreno, e mezzi tra cui autocarri trasporto, trattori stradali, semirimorchi, veicoli commerciali ed autovetture.

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CAMPOBELLO DI MAZARA – Imprenditori vicini a Messina Denaro scatta la confisca del patrimonio [VD]


Un nuovo colpo al patrimonio riconducibile al boss latitante Matteo Messina Denaro e alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara è stato inferto dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani, che hanno proceduto alla confisca dei beni per un valore complessivo di circa 13 milioni di euro a carico degli imprenditori Filippo Greco, Antonino Moceri e Antonino Francesco Tancredi, nonostante siano stati assolti lo scorso anno dalla corte di appello di Palermo.

Il tribunale di Trapani ha infatti evidenziato la sussistenza dei presupposti alla base dell’originario provvedimento di sequestro, disponendo la confisca di 108 immobili (tra cui ville, abitazioni, fabbricati industriali e terreni), 4 società operanti nel settore dell’olivicoltura, 11 veicoli e numerosi rapporti bancari.

I tre imprenditori erano stati arrestati nel dicembre del 2011 nell’ambito dell’operazione “Campus belli” disposta dalla procura distrettuale antimafia di Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni, insieme ad altri indagati, tra cui Simone Mangiaracina, di 76 anni, e Cataldo La Rosa, di 48, considerati il braccio operativo dell’anziano boss di Campobello di Mazara Leonardo Bonafede.

L’indagine aveva messo in luce le modalità di controllo delle attività economiche e produttive del territorio da parte dell’organizzazione, riconducibile a Matteo Messina Denaro, attraverso la gestione occulta di società e imprese in grado di monopolizzare il remunerativo mercato olivicolo.

Era emersa infatti la riconducibilità alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara degli oleifici della Moceri Antonino & c. srl e dell’Eurofarida srl, che il capomafia trapanese avrebbe intestato fittiziamente agli imprenditori Antonino Tancredi e Antonino Moceri, al fine di eludere la normativa antimafia.

Oltre a queste aziende, sono state oggetto di confisca anche la società semplice Moceri olive e l’impresa individuale Tancredi Antonino Francesco, entrambe operanti nel settore agricolo e olivicolo, risultate provento di attività illecite.

Nel provvedimento di confisca, notificato in questi giorni dai carabinieri, anche il compendio patrimoniale di Filippo Greco, già titolare di società immobiliari e di costruzioni nella provincia di Varese, e ritenuto imprenditore di riferimento del noto Francesco Luppino.

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MAFIA – Revocata confisca beni ad Anna Patrizia Messina Denaro


La Corte d’appello di Palermo ha revocato, su istanza della difesa, il provvedimento di confisca dei beni (tre terreni agricoli per un valore di 70 mila euro) disposto nel settembre 2015 dal tribunale di Trapani per Anna Patrizia Messina Denaro, sorella del boss mafioso latitante Matteo. I beni sottoposti a confisca rappresentavano l’equivalente che, secondo l’accusa, era sarebbe stato estorto a Girolama La Cascia attraverso tre assegni per 70 mila euro. Dall’accusa di estorsione, però, la sorella del boss è stata assolta. Revocando la misura di prevenzione patrimoniale, la Corte d’appello di Palermo ha confermato quella di prevenzione personale: i quattro di sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno. Lo scorso 10 ottobre, a conclusione del processo di secondo grado scaturito dall’operazione “Eden” del 13 dicembre 2013, la Corte d’appello di Palermo (presidente Raimondo Lo Forti) condannò Anna Patrizia Messina Denaro a 14 anni e 6 mesi di carcere per associazione mafiosa, nonché per la tentata estorsione a un’altra donna, Rosetta Campagna. (ANSA).

 

 

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PALERMO – Confiscati beni ai Graviano


La Polizia di Stato, ha eseguito la confisca di beni patrimoniali, per un valore complessivo di circa 280 mila euro, riconducibili ai fratelli Graviano, boss del mandamento mafioso di Brancaccio. Le indagini sono state eseguite dagli agenti della Sezione Patrimoniale dell’Ufficio Misure di Prevenzione della Questura di Palermo.

Con il provvedimento, emesso dalla Corte di Appello di Palermo, diventa definitiva la confisca del “Bar Sofia” di Salvatore Perlongo con sede a Palermo in Via Mondini, della società AZ Trasporti srl e del complesso di beni costituiti in azienda a Campobello di Mazara e una unità locale della stessa azienda a Palermo.

La confisca rappresenta l’esito finale di un’ampia attività di indagine, iniziata nel 2009 e conclusasi il 29 novembre 2011, con l’operazione di polizia condotta dalla Squadra Mobile denominata “Araba Fenice”, nei confronti del mandamento mafioso di Brancaccio.

Nel corso dell’operazione furono arrestati numerosi esponenti di spicco della mafia palermitana accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti e altro. Nel corso delle indagini emerse una fitta rete di relazioni tra gli esponenti di vertice del mandamento di Brancaccio, taluni dei quali peraltro risultati in contatto con esponenti di spicco della ‘ndrangheta calabrese e di altre famiglie mafiose.

Tra gli arrestati anche Nunzia Graviano, sorella di Filippo, Giuseppe e Benedetto Graviano, boss del quartiere Brancaccio responsabili di diversi omicidi di mafia tra cui quello del Beato padre Pino Puglisi. Nunzia, in quel periodo l’unica tra i fratelli in stato di libertà, aveva preso le redini della famiglia e retto le fila del mandamento mafioso, gestendo un imponente patrimonio finanziario. La donna, che viveva a Roma, dove gestiva un bar nel quartiere africano, si occupava infatti delle attività che in passato erano state seguite dai fratelli fino al loro arresto.

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