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Il pasticcio del voto per le ex Province


Nonostante l’Ars abbia incardinato il disegno di legge di rinvio, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione il decreto presidenziale che indice per l’ennesima volta i comizi elettorali per l’elezione dei presidenti e dei consigli dei Liberi Consorzi comunali di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani.

Le operazioni di voto sono state fissate per domenica 26 febbraio 2017 dalle 8 alle 22, ma un disegno di legge approvato in commissione Affari istituzionali e ora all’esame dell’Assemblea regionale rinvia tutto al 30 luglio.

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EX PROVINCE – Si rischiano 2 elezioni in 4 mesi


L’ipotesi di un ritorno alle Province anche in Sicilia si fa concreto. A più di tre anni dalla cancellazione dei vecchi enti, Liberi Consorzi e città Metropolitane restano al palo. La data prevista è febbraio 2017, ma dopo le Amministrative di aprile-maggio molti dei prescelti finirebbero per decadere. Questa sarebbe l’ultima beffa in arrivo dall’Ars, una norma quella delle x Province mai decollata. Ora è scaduta l’ultima proroga e l’assessore agli Enti Locali, Luisa Lantieri , deve portare in giunta la data delle elezioni: per legge deve cadere a febbraio. Ma non avrebbe senso indire le elezioni ,per poi, ripeterle tre mesi dopo. Un rinvio sarebbe possibile solo se l’Ars vota una norma in questo senso.  Inoltre, fa notare sempre la Lantieri:”Il referendum del 4 dicembre ha bocciato anche la cancellazione delle Province a livello nazionale. Si stanno verificando gli effetti in Sicilia. Gli statuti delle vecchie Province sono ancora applicabili- secondo il vicepresidente dell’Anci , Paolo Amenta, – basterebbe fare un’altra legge all’Ars che riproponga l’elezione diretta. Cosi, dopo 3 anni , tra riforme all’Ars e tre elezioni bloccate a seggi quasi aperti si tornerebbe al punto di partenza, le care vecchie Province.

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“Pasticcio” infinito delle ex Province, slittano al 26 febbraio 2017 le elezioni già indette


Con 41 voti a favore, 12 contrari e 7 astenuti l’Ars ha approvato la norma che rinvia al 26 febbraio 2017 le elezioni per gli organismi di Liberi consorzi di comuni e Città metropolitane, che erano già state indette per il prossimo 20 novembre. La norma, che è arrivata in aula sotto forma di emendamento al ddl sul Garante per la Famiglia, è stata stralciata e votata come autonomo disegno di legge «Norme transitorie in materia di elezioni di area vasta».

 
Ieri in aula il presidente della commissione Affari istituzionali Salvatore Cascio aveva detto che il motivo del rinvio è stato determinato da un problema tecnico legato ai comuni che, pur avendo lo stesso «peso ponderato» avrebbero avuto un numero differente di rappresentanti negli organismi degli enti di area vasta, dal momento che alcuni sono andati al voto con la vecchia legge elettorale ed altri – nella ultima tornata – con la nuova legge che ha ridotto i consiglieri. Oggi il governatore rosario Crocetta aveva detto che non c’era bisogno di rinviare le elezioni, ma l’Aula ha deciso così.

Sono elezioni di secondo grado, che non coinvolgono i cittadini: consiglieri e sindaci votano, fra di loro, i vertici dei 9 enti. La decisione del rinvio quindi non toglie certo il sonno ai siciliani. Ma è un altro scivolone nella tormentata riforma delle ex Province. L’ennesima dimostrazione che in Sicilia non c’è nulla di più incerto delle certezze.

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EX PROVINCE – Si vota il 20 novembre


La Giunta regionale siciliana ha deliberato la data delle elezioni dei Liberi consorzi di Comuni, quindi le ex Province, che si svolgeranno il 20 novembre prossimo. Contestualmente è stata stabilita anche la data per il rinnovo delle amministrazioni comunali di due Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, Scicli in provincia di Ragusa, e  Altavilla Milicia in provincia di Palermo, dove si voterà il 27 novembre. L’eventuale turno di ballottaggio si svolgerà, solo per Scicli, dopo due settimane.

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ARS – Colpo di spugna: nessun Comune potrà cambiare la Provincia d’origine


La prima commissione dell’Ars ha bocciato il disegno di legge governativo che ridisegnava i confini dei Liberi consorzi, con il transito di Gela, Piazza Armerina e Niscemi alla città metropolitana di Catania e che assegnava Licodia Eubea a Ragusa. A favore hanno votato solo i due rappresentanti del M5s.

“È vergognoso – affermano i parlamentari del M5s Matteo Mangiacavallo e Francesco Cappello – la commissione ha fatto un enorme abuso. Doveva solo limitarsi a ratificare quanto espresso dai cittadini chiamati a votare il referendum, e invece ha ribaltato la loro decisione con risibili giustificazioni. È la morte della democrazia. In pratica si è ribadito che la volontà popolare per questa classe politica non conta nulla”.

“Ricordiamo – proseguono i deputati – che questo referendum ha avuto un costo. Chi ha votato no, ora dovrebbe risarcire i Comuni dalla spese sostenute”.

“La Commissione Affari Istituzionali all’Ars oggi ha
consumato un agguato mortale alla democrazia partecipata. Sull’altare  degli individualismi di velluto è stata immolata la volontà popolare”.
Lo ha detto il sindaco di Gela, Domenico Messinese, commentando la  bocciatura in Prima Commissione del Ddl che sanciva il passaggio anche  del Comune del Golfo alla Città Metropolitana di Catania. “Ci sentiamo  vittime di un subdolo tradimento – ha continuato il primo cittadino –
dopo un lungo cammino ad ostacoli tra leggi, delibere consiliari, referendum, norme modificate e convocazioni palermitane inconcludenti.
Lo strappo tra deputazione regionale e cittadini è ormai evidente. Non  ci arrenderemo neanche davanti a questa scelta scandalosa e chiederemo  conto a chi ha responsabilità dirette o implicite”.

 

 

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Riforma delle ex Province in Sicilia, il governo centrale la impugna


Lo ha comunicato il sottosegretario Bressa al presidente della Regione. L’ira di Ardizzone

Il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa ha scritto una lettera al presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta per annunciare l’impugnativa della legge sulla governance delle ex Province, ora città metropolitane e liberi consorzi, approvata recentemente dall’Ars con l’obiettivo di concludere l’iter tormentatissimo della riforma. Lo rende noto il presidente della commissione Affari istituzionali dell’Assemblea, Toto’ Cascio, parlando con i giornalisti. Il nodo riguarda la questione del sindaco della Citta’ metropolitana; il parlamento regionale, su questo punto, si era discostato dalle richieste giunte da Roma dopo la prima impugnativa: a differenza dello schema nazionale, infatti, la norma siciliana non prevede che tale carica sia assunta automaticamente dai primi cittadini di Palermo, Catania o Messina. “Martedi’ convochero’ la conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari per decidere quando l’Aula possa occuparsi della modifica della norma che, indipendentemente dal volere del Governo regionale, questa volta dovrà essere coerente con il quadro normativo nazionale ed europeo. E’ ormai chiaro ed evidente, comunque, che d’ora in avanti i rapporti con il Governo nazionale non potranno più essere lasciati alla discrezionalita’ del governo regionale”. Lo afferma il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, commentando la nuova impugnativa del Governo nazionale sulla norma varata dall’Ars per la mancata coincidenza tra il sindaco del Comune capoluogo e quello delle Citta’ metropolitane, nell’ambito della nuova legge approvata recentemente dall’Ars sulla governance delle ex Province. “Non mi meraviglia – aggiunge – l’ulteriore e scontata impugnativa del Governo nazionale sulla disciplina delle Citta’ metropolitane. Come avevo gia’ evidenziato in Aula, durante l’esame del disegno di legge, non si e’ percepita l’importanza della norma, anzi si e’ insistito, per ben due volte, a non allinearci ai Paesi europei e al resto d’Italia”.

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REGIONE – Ex Province, l’Ars vara la riforma


L’Ars ha approvato il ddl sui Liberi consorzi comunali e le Città metropolitane, che recepisce le osservazioni del Consiglio dei Ministri. Il Governo centrale, infatti, aveva impugnato la legge varata dal parlamento siciliano la scorsa estate. In pratica, la Sicilia avrà una legge quasi identica alla “riforma Delrio”. Quasi, perché non è stata raccolta la raccomandazione di fare coincidere il sindaco delle tre maggiori città della Sicilia(Palermo, Catania e Messina) con il Sindaco della Città metropolitana. Rispetto alla legge  precedente , inoltre, è stato abolito il divieto alla candidatura dei primi cittadini con meno di 18 mesi di mandato ancora da svolgere; ed è stato introdotto il voto ponderato. Le elezioni, che saranno di secondo livello, si dovranno svolgere entro il 15 settembre.

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In piazza i dipendenti delle ex Province


In piazza i dipendenti delle ex Province per lo sciopero proclamato dai sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e dall’autonomo Csa. La manifestazione è in programma domani, a Palermo, con il concentramento alle 9,30 in piazza Verdi, davanti al teatro Massimo. 

Da lì muoverà il corteo che si snoderà fino in piazza del Parlamento, sede dell’Assemblea regionale, dove si terranno i comizi dei rappresentanti sindacali regionali. A seguire dovrebbe svolgersi l’incontro chiesto dai sindacati, tra una delegazione di vertici delle organizzazioni dei lavoratori e il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone.

“La politica la smetta di litigare sulla pelle dei dipendenti delle ex Province. Faccia presto. Entro luglio, prima della pausa estiva, completi la riforma degli enti di area vasta”, dice il segretario della Cisl Sicilia, Mimmo Milazzo, alla vigilia dello sciopero. “Le beghe politiche non portano da nessuna parte. Seimila persone in Sicilia attendono una legge di riforma chiara su servizi alla collettività, risorse e personale dei liberi consorzi di Comuni e delle città metropolitane”, aggiunge Milazzo.

Il disegno di legge che dovrebbe assegnare funzioni e competenze ai Liberi Consorzi, al momento, è fermo all’Ars dopo la recente bocciatura dell’articolo 1 e la Sicilia, che sul terreno della riforma s’era mossa prima dello Stato, pare immobile, inghiottita dal pantano. La conseguenza, sostengono alla Cisl, è che senza una legge che disciplini le nuove realtà istituzionali, “il caos esplode”.

Oltretutto, “le nuove città metropolitane – osserva Milazzo – sono soggetti attuatori di spesa Ue. Ma senza la legge che le istituisce, chi spende le risorse che l’Ue assegna a questi enti?”. Ma il fronte caldo, per il sindacato, è quello dei lavoratori: “La guerra tra partiti e dentro i partiti ci porta nel baratro sociale”, denuncia il segretario Cisl. Perché “senza le nuove norme, ad aumentare di giorno in giorno è il rischio mobilità per i lavoratori. E quanto alle Partecipate provinciali, a prendere concreta forma – incalza – finirebbe con l’essere lo spettro della liquidazione”.

A dare voce alla preoccupazione Cisl, anche Gigi Caracausi, segretario della Fp Cisl Sicilia (la funzione pubblica), per il quale “se non arriva la legge, già a settembre i precari delle ex Province potrebbero trovarsi con la lettera di licenziamento in tasca. I dipendenti in organico a loro volta scivolerebbero nella mobilità che, come si sa, è l’anticamera della perdita del lavoro”.

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