Tag Archive | "Guardia di Finanza"

GELA – Spacciatori devono pagare il fisco


Con lo smercio di droga due anni fa avevano guadagnato oltre 50 mila euro, ora la Guardia di finanza chiede ai due spacciatori di pagare il conto con lo Stato versando le tasse sui proventi incassati dall’attività illegale, richiamando l’articolo 53 della Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.

I finanzieri di Gela hanno confrontato il tenore di vita dei due con le loro dichiarazioni dei redditi, pari a zero.

Le Fiamme gialle hanno svolto le indagini di carattere fiscale a seguito dell’operazione “Samarcanda”, condotta dalla polizia di Stato che due anni fa aveva sgominato una banda a Gela che gestiva il traffico di ingenti quantitativi di cocaina, proveniente dalla Calabria.

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ALCAMO – Blitz della Finanza in un appartamento: scoperta stamperia di banconote false


I finanzieri della Tenenza di Alcamo, nell’ambito di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Trapani, hanno scoperto nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata all’interno di un appartamento di Alcamo una “stamperia” abusiva, denunciando due persone. In particolare, sono state sequestrate 19 banconote false da 10 euro, recanti lo stesso numero seriale, nonché una stampante multifunzione professionale utilizzata per la realizzazione delle banconote false, comprensiva di cartucce ad inchiostro speciale e 482 fogli speciali utilizzati per la stampa. Il materiale sequestrato avrebbe permesso la realizzazione di banconote contraffatte per un valore complessivo di circa 30 mila euro.

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LAMPEDUSA – La Guardia di Finanza arresta “scafista”


Nell’ambito delle quotidiane operazioni finalizzate al soccorso in mare dei migranti ed al contrasto dello sfruttamento dell’immigrazione clandestina che la Guardia di Finanza svolge nel canale di Sicilia, nella notte fra il 2 ed il 3 ottobre, i militari in forza alla Brigata Guardia di Finanza Lampedusa e al Reparto Operativo aeronavale di Palermo, unitamente all’equipaggio di un elicottero e di una unità navale Guardacoste del Gruppo Aeronavale di Messina, hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, uno “scafista” tunisino.

Le operazioni di soccorso sono iniziate alle ore 18:50 del 02/10/2017, quando nelle acque territoriali nazionali, prossime all’isola di Lampedusa, veniva intercettata una motobarca in legno di circa 8 metri con numerosi immigrati a bordo.

Ricevuto l’allertamento, la Sala Controllo Operativo della Guardia di Finanza di Lampedusa, faceva rapidamente convergere in zona operazioni l’unità navale del Corpo, che intercettava il natante segnalato, con a bordo nr. 23 persone,  individuando, il soggetto  ai comandi dell’imbarcazione anche attraverso video riprese eseguite dall’elicottero del Corpo che ha seguito dall’alto tutte le operazioni di salvataggio dell’ennesima carretta del mare.

Tutti gli immigrati, sono stati quindi condotti presso il Molo Favaloro del Porto di Lampedusa, ed affidati alle prime cure del personale sanitario che opera presso il C.S.P.A./Hotspot di Lampedusa. Contemporaneamente, a seguito dell’identificazione dello scafista, il tunisino T.A. di 22 anni, veniva tratto in arresto dai militari della Brigata della Guardia di Finanza di Lampedusa e dal Reparto Operativo Aeronavale di Palermo per aver favorito l’ingresso in territorio nazionale di 22 persone di nazionalità tunisina, fra cui 4 minori, con le aggravanti previste dall’art. 12 comma 3 lett a) e b) del D.Lgs. 25-7-1998 nr. 286, per aver esposto i migranti trasportati in pericolo di vita, circostanza che sempre incombe su questo genere di traversate.  

L’operazione, svolta proprio mentre in Lampedusa erano in corso i preparativi per onorare la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, in ricordo dei 366 migranti che persero la vita nel naufragio del 3 ottobre 2013, è stata diretta dall’Autorità Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Agrigento, che ha disposto l’immediata traduzione in carcere dello “scafista” arrestato. La successiva udienza di convalida ha confermato il quadro indiziario raccolto dai Militari delle varie componenti territoriali e aeronavali operanti a stretto contatto e coordinamento.

 

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CALTANISSETTA – Operazione GdF contro abusivismo commerciale


A Caltanissetta la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 300 pezzi di merce contraffatta in occasione di un servizio di controllo straordinario compiuto nell’ambito di una fiera merceologica, tra viale Regina Margherita e dintorni. Durante l’operazione contro l’abusivismo commerciale sono state denunciate sei persone alla Procura per le ipotesi di detenzione e commercializzazione di prodotti contraffatti. Tra la merce sequestrata vi sono circa 150 paia di scarpe che sarebbero state riproduzioni di calzature realizzate da notissime griffe, sia nazionali che internazionali, ma taroccate.

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PALERMO – In manette il “re dei detersivi” [VIDEO]


Continuava a gestire la sua azienda, nonostante fosse stata confiscata. Questa l’accusa nei confronti di Giuseppe Ferdico, il “re” dei detersivi a Palermo, arrestato dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della guardia di finanza. Il reato è quello di intestazione fittizia di beni.

Ai domiciliari è finito invece commercialista Luigi Miserendino, l’amministratore giudiziario che era stato nominato dal tribunale per gestire il bene, accusato di favoreggiamento.

I militari della guardia di finanza hanno arrestato anche altre 3 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

L’inchiesta che ha portato ai 5 arresti è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvo De Luca e dai pm della Dda Roberto Tartaglia e Annamaria Picozzi.

Giuseppe Ferdico, tre anni fa, era stato processato e assolto per concorso in associazione mafiosa e riciclaggio. L’assoluzione, però, non gli aveva evitato le misure di prevenzione. Oltre alla confisca del patrimonio, il tribunale gli ha infatti imposto la misura personale della sorveglianza speciale. Mentre la confisca era stata chiesta e ottenuta dalla dda di Palermo.

Contro Ferdico c’erano le dichiarazioni di alcuni pentiti tra cui i fratelli Stefano e Angelo Fontana che avevano detto di aver utilizzato le attività di Ferdico per ripulire 400 milioni di lire. Il nome dell’imprenditore compariva pure in alcuni pizzini sequestrati a Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo. Si faceva riferimento ad assunzioni e pagamenti.

Tutte accuse ritenute dai legali generiche e non riscontrabili. I beni del valore stimato in oltre 450 milioni di euro, che erano stati sequestrati nel 2012, consistono in sette società e relativi complessi aziendali, operanti nel settore della grande distribuzione di detersivi, prodotti per la casa ed alimentari, ubicate in Palermo e Carini, due terreni a Cardillo, 13 appartamenti a Carini e Palermo, un fabbricato in corso di costruzione a Carini e diverse disponibilità finanziarie.

Al momento della confisca passarono allo Stato anche una dozzina di supermarket in città e provincia, poi il grande centro commerciale di Carini.

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CANICATTI’ – La Gdf dona 150 capi d’abbigliamento contraffatti


Dalla repressione al riutilizzo sociale: la Guardia di Finanza di Canicattì ha donato ai bisognosi, dopo l’autorizzazione dell’Autorità giudiziaria, circa 150 capi di abbigliamento tra giubbotti, scarpe e borse contraffatte, sequestrati nel corso delle recenti attività di indagine a contrasto della contraffazione. Le Fiamme Gialle, a fronte della prospettiva della distruzione di tutto quanto sequestrato, hanno ritenuto opportuno devolvere in beneficenza gli articoli sequestrati. Il Tribunale di Agrigento ha accolto la richiesta, e ha concesso l’utilizzo a fini umanitari della merce confiscata, disponendone la donazione dopo la rimozione dei marchi distintivi. I capi saranno donati all’associazione “Centro di aiuto alla vita”.

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GELA – Coltivava marijuana in balcone del centro storico, 18enne arrestato dai finanzieri[VD TG]


Aveva piantato piantine di marijuana nel balcone del suo appartamento nel rione San Giacomo, nel centro storico della città.

Sorpreso dai militari della guardia di finanza un giovane (L. G. le sue iniziali) di 18 anni, è stato arrestato. Le fiamme gialle, coordinate dal capitano Massimo De Vito, quando hanno fatto irruzione nell’abitazione, hanno trovato piante di marijuana al sole, in balcone, fra gerani e comuni piante ornamentali.

Una perlustrazione all’appartamento ha permesso di rinvenire e sequestrare bilancini di precisione e qualche spinello, pronto per essere spacciato.

L’arrestato, che compirà 19 anni a novembre, già noto alle forze dell’ordine per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, è in attesa dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Anche le fiamme gialle hanno nuovamente acceso i riflettori sul noto problema dell’abuso e dello spaccio di sostanze stupefacenti soprattutto tra i giovani.

I finanzieri sono rimasti colpiti dall’abitudine mostrata dall’arrestato all’illegalità, tanto da coltivare droga in casa, e meglio ancora in un balcone del centro, come fosse del tutto normale.

 

 

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MENFI – La Finanza in mare recupera sigarette di contrabbando


Una motovedetta della Guardia di Finanza ha recuperato ieri pomeriggio  in mare, a quattro miglia al largo di Porto Palo di Menfi, settanta scatole piene di sigarette di contrabbando. A quanto pare l’ingente carico, che è stato posto sotto sequestro, sarebbe arrivato sulla costa agrigentina  con un gommone che è stato recuperato dalle fiamme gialle a Marinella di Selinunte. Sono in corso indagini  da parte della compagnia di Sciacca.

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UNIVERSITA’ – Concorsi truccati, 7 prof in arresto.


Anche alcuni docenti universitari siciliani sono stati destinatari di provvedimenti di interdizione da parte della Procura della Repubblica di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sui concorsi universitari presunti pilotati. Si tratta di Salvatore Sammartino, Daniela Mazzagreco e Maria Concetta Parlato dell’Università di Palermo, e poi Andrea Colli Vignarelli, marito della Parlato, dell’Università di Messina. Tra gli indagati vi è anche l’ex professore dell’Università di Palermo Andrea Parlato, padre di Maria Concetta, uno dei massimi esperti di diritto tributario, citato in causa per presunte pressioni che sarebbero state esercitate per favorire la figlia. Altri docenti siciliani dell’Università di Catania e della Kore di Enna risulterebbero tra gli indagati.

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PALERMO – La cocaina dal Sud America alla Sicilia, blitz di Polizia e Finanza con 19 misure cautelari [Vd Tg]


Dall’ecstasy comprata in Germania e venduta nei locali notturni alla cocaina importata dal Sud America. Alessandro Bono, 38 anni, originario di Carini, di strada ne avrebbe percorso parecchia. Sette anni anni dopo il suo arresto per il giro di “pasticche”, i finanzieri del Goa e i poliziotti della Squadra mobile lo piazzano alla guida di un’associazione che riempiva di polvere bianca le piazze di Palermo, Carini, Capaci, Partinico, Trapani, Salemi, Mazara del Vallo e Marsala. Un giro in grande stile andato avanti fino al maggio scorso. Sono diciassette le ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Palermo: tredici in cella e quattro agli arresti domiciliari. Ci sono anche delle persone raggiunte da misure alternative al carcere.
Bono sarebbe riuscito ad attivare dei canali diretti con i narcos sudamericani. La cocaina, comprata a 30 mila euro al chilo, giungeva da Colombia, Venezuela, Ecuador e Costarica. Gli investigatori hanno anche monitorato le trasferte dei grossisti stranieri in Sicilia per chiudere gli affari. A volte la polvere bianca passava dalla Calabria dove Bono aveva trovato in Rocco Morabito, omonimo del trafficante arrestato alcuni giorni fa in Uruguay, il punto di riferimento.
Si erano inventati ogni stratagemma per i traffici illeciti. Di cocaina erano state intrise le pagine di un libro, un regalo spedito via posta dal Venezuela. Poca roba rispetto ai 4 chili all’interno di una pedana con del parquet, o gli undici chili nascosti dentro il blocco motore di un’automobile. Un’alta volta la droga era stata nascosta nel macinino da caffè. Il tutto caricato nei container dei corrieri espressi all”oscuro di tutto.
Un’indagine difficile quella coordinata dal procuratore Francesco lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Maurizio Agnello, visto che indagati usavano la chat degli smartphone “Black Berry”, un sistema difficile da decifrare. E adesso si indaga per scoprire la rete di contatti di Bono che non è un mafioso, ma di certo aveva grandi disponibilità di denaro. 

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