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BURGIO – Omicidio e rapina, condannati due romeni in Cassazione


La Cassazione ha condannato, con sentenza definitiva, a 18 anni di carcere, per omicidio e rapina, i romeni Adrian Ciubotariu, 26 anni, e Mihai Catalin Simion, 25 anni. I due il 22 settembre 2013 a Burgio, in provincia di Agrigento, sono entrati dentro casa di Liborio Italiano, 90 anni di età, lo hanno legato e imbavagliato per rapinare l’abitazione, e lui è morto per asfissia. La fidanzata di Adrian Ciubotariu, una donna originaria della Russia ma residente a Burgio, ha patteggiato la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione per rapina perché avrebbe fornito indicazioni al fidanzato utili per compiere la rapina. Lei, infatti, ha lavorato, non stabilmente ma saltuariamente, come badante di Liborio Italiano.

 

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BARRAFRANCA – Ammazza il padre e poi tenta il suicidio


Erano appena tornati dalla loro azienda agricola, appena fuori paese, quando Giuseppe Spadaro, 34 anni, ha sparato al padre Salvatore di 68 anni e poi ha rivolto l’arma contro se stesso per suicidarsi. A raccontare frammenti della dinamica della tragedia agli inquirenti è stata la moglie della vittima.

Il marito, dopo una breve conversazione al piano terra con la moglie, è salito per le scale fino a raggiungere il secondo piano per vedere cosa stesse facendo il figlio. E’ a quel punto che la donna avrebbe sentito i colpi di arma da fuoco.

La scena che si è presentata agli occhi della donna è stata terribile: il marito in una pozza di sangue e il figlio con la mandibola spappolata per il colpo di fucile sparato. Forse in stato confusionale o rendendosi conto di essere sopravvissuto al primo colpo, Giuseppe Spadaro si è sparato anche all’addome.

L’omicidio è avvenuto poco dopo mezzogiorno in una casa monofamiliare di proprietà degli Spadaro in pieno centro storico. La famiglia, molto conosciuta in paese, viene descritta come perbene e tranquilla tanto che in molti, in un primo momento, hanno sostenuto che si fosse trattato di un incidente. Pare, però, che aldilà delle apparenze negli ultimi tempi tra padre e figlio, i rapporti si fossero incrinati.

Giuseppe, l’omicida che ora si trova ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, lavorava tutto il giorno fianco a fianco con il padre nelle terre di famiglia. Giuseppe ha un fratello e una sorella sposata. I due fratelli, single entrambi, vivevano ancora con i genitori.

L’arma che ha sparato farebbe parte di uno dei cinque fucili da caccia e due pistole che la famiglia Spadaro deteneva legalmente.

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PEDARA – Ucciso a fucilate e gettato in un tombino


Il cadavere di un pensionato incensurato di 71 anni, Domenico Citelli, ucciso con un colpo di fucile alla testa è stato trovato la notte scorsa vicino alla sua casa a Pedara, nel Catanese.

Il corpo era avvolto in un sacco legato con delle corde all’interno di un tombino. Sul posto i carabinieri della compagnia di Acireale. Gli investigatori escludono che il delitto sia maturato in ambienti della criminalità organizzata e indagano sulla sfera personale della vittima.

I carabinieri del reparto scientifico sono all’interno della villa dell’uomo, che era originario di Catania, dove stanno eseguendo dei rilievi. Il luogo dove è avvenuto il delitto è una zona al confine tra i Comuni di Pedara e Nicolosi, abitata da vacanzieri o da catanesi che hanno la casa di villeggiatura.

Pochi i vicini presenti, e nessuno vuole commentare. Sembra che l’uomo vivesse da solo e che era una persona molto riservata. La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta.

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AGRIGENTO – 27 anni fa l’omicidio del “giudice ragazzino”: giornata del ricordo


Le iniziative in occasione del 27° anniversario dell’omicidio di Rosario Livatino inserite nel programma “Settimana della Legalità Giudici Saetta Livatino” 2017.

Il programma si è aperto nella chiesa San Domenico a Canicattì con la funzione religiosa in Memoria del Giudice Rosario Livatino e a mezziogiorno ad Agrigento – Vecchio tracciato SS 640 – C.da Gasena – Omaggio alla stele Livatino risistemata dopo il danneggiamento dalla sottosezione di ANM Agrigento e dalle associazioni.

Numerose le iniziative per ricordarlo ed alle quali hanno preso parte le massime autorità provinciali militari, civili e religiose.

Laureatosi a soli 22 anni in giurisprudenza, il “giudice ragazzino”, così come era stato soprannominato per la sua giovane età, era entrato subito nel mondo del lavoro vincendo il concorso per vicedirettore in prova presso la sede dell’Ufficio del Registro di Agrigento dove restò dall’1 dicembre 1977 al 17 luglio 1978. [FOTO TRATTE DA GRANDANGOLOAGRIGENTO]

Aveva superato infatti un concorso in magistratura diventando uditore giudiziario a Caltanissetta. Livatino fu ucciso, in un agguato mafioso la mattina del 21 settembre sul viadotto Gasena, lungo la strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, mentre – senza scorta, con la sua Ford Fiesta amaranto – si recava in Tribunale.
Per la sua morte sono stati individuati, grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, i componenti del commando omicida e i mandanti che sono stati tutti condannati in tre diversi processi nei vari gradi di giudizio all’ergastolo, con pene ridotte per i “collaboranti”.
Nella sua attività Livatino si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli siciliana ed aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni.
Il 19 luglio 2011 è stato firmato dall’arcivescovo di Agrigento il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto ufficialmente il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicattì. Il processo diocesano è stato concluso nel luglio scorso.
Ed entro l’anno il materiale raccolto sarà al vaglio della Sacra Congregazione per le cause dei Santi a Roma, per la valutazione finale circa l’eroicità delle virtù del Servo di Dio.

 

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PALERMO – Fermato l’assassino dell’Acquasanta, è un parcheggiatore abusivo vicino di casa della vittima


Si chiama Giovanni Pizzuto, ha 28 anni ed è un parcheggiatore abusivo. Sarebbe lui l’assassino di Francesco Paolo Maronia, 48 anni, ucciso ieri sera con una coltellata al torace in vicolo Pipitone all’Acquasanta di Palermo poco distante dai Cantieri Navali.

L’omicidio sarebbe maturato al culmine di una lite fra parcheggiatori abusivi. Entrambi, infatti, vivevano delle monete regalate dagli automobilisti che lasciavano le auto in sosta in varie zone della città. Entrambi abitavano in Vicolo Pipitone teatro anche del delitto.

Fermato ieri sera stessa a non più di un paio d’ore dal delitto Pizzuto avrebbe confessato durante la notte nei locali della squadra Mobile di Palermo dove è stato portato e interrogato a lungo.

Alla polizia ha raccontato di aver reagito all’ennesima minaccia pronunciata dalla vittima nei confronti della sua famiglia. Vittima e assassino, infatti, vivevano l’uno a fianco dell’altro. Entrambi pregiudicati per piccoli reati contro il patrimonio ed entrambi parcheggiatori abusivi, sembra venissero spesso in contrasto e litigassero di frequente. Ieri l’epilogo con l’omicidio consumato con una coltellata al cuore.

Dopo la confessione per Pizzuto è scattato il fermo con l’accusa di omicidio volontario. L’uomo èstato portato nel carcere Pagliarelli di Palermo. A firmare il provvedkimento di fermo è stato il pubblico ministero di turno Sergio Mistritta. A confermare la confessione sono stati i rilievi della polizia scientifica che hanno raccolto elementi decisivi a definire il quadro probatorio. Soprattutto le impronte digitali trovate sul coltello che è rimasto nel corpo di Maronia.

 

Vicolo Pipitone è stato per anni il regno dei Galatolo. Da qui partirono gli squadroni della morte che uccisero il giudice istruttore Rocco Chinnici, il segretario regionale del Pci, Pio La Torre, il commissario Ninni Cassarà. Adesso la pace ritrovata di vicolo Pipitone è stata interrotta da un omicidio per un litigio tra vicini.

Una morte che ha acceso di nuovo i riflettori su una zona che non ama tanto la ribalta. Qui le liti non sono mai risolte con le armi, ma con la mediazione dei boss. Forse anche questo delitto è segno dei tempi che cambiano nel regno dei Galatolo.

Paolo Maronia, 48 anni, vittima dell'omicidio.

Paolo Maronia, 48 anni, vittima dell’omicidio.

 

 

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PALERMO – Ammazzato a coltellate un 48enne parcheggiatore abusivo: fermato vicino di casa


Omicidio a Palermo. Un uomo è stato ucciso a coltellate intorno alle 20 in vicolo Pipitone, nella zona del Cantiere Navale.

La vittima è Pietro Francesco Maronia, 48 anni, faceva il parcheggiatore abusivo. L’uomo, che abitava in una casa fatiscente al piano terra, è stato colpito da un coltello da cucina conficcato nel torace. A ucciderlo srebbe stato un vicino di casa nel corso di un litigio. Il giovane è stato fermato ed è stato condotto negli uffici della Squadra Mobile. Avrebbe confessato l’omicidio.

A lanciare l’allarme una donna che avrebbe sentito delle urla e avrebbe visto qualcuno fuggire su uno scooter verso via Montepellegrino.

Le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile di Palermo.

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LICATA – L’agricoltore Giacinto Marzullo ucciso come un pezzo da novanta


Ucciso come un pezzo da novanta, ma dalle prime risultanze investigative la criminalità organizzata non c’entrerebbe affatto. Chi ha sparato ha fatto fuoco almeno dieci volte con una o due pistole calibro 9 per ammazzare uno sconosciuto, senza storia, per tutti un gran lavoratore. Sei o sette i colpi che, lo hanno raggiunto all’addome ed alle gambe, anche se i bossoli rinvenuti sul terreno, ed esplosi sembrano essere di più. E’ stato freddato accanto un deposito adibito a magazzino di arnesi agricoli. Quasi sicuramente gli autori dell’efferato omicidio hanno cominciato a sparare dalla vicina stradina, una vera e propria trazzera, e Marzullo preso di sorpresa, forse già ferito dalla pioggia di piombo, ha tentato un ultimo sforzo fuggendo via per mettersi in salvo. Non ce l’ha fatta. 

Al momento si tratta di  un vero rompicapo per gli investigatori che non escludono alcuna pista. Sin da subito i poliziotti hanno raccolto quanti più elementi possibile per venire a capo del delitto. A questo scopo è stata avviata una massiccia operazione di perquisizioni e controlli.

 L’esito dei rilievi effettuati dal personale della Scientifica della Questura e l’autopsia daranno le prime importanti risposte.

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LICATA – Agricoltore di 50 anni ucciso con numerosi colpi di pistola calibro 9


Sono 5, secondo la prima ricostruzione degli agenti del commissariato di polizia di Licata, i colpi che hanno ucciso Giacinto Marzullo, l’agricoltore di 52 anni assassinato nel pomeriggio di oggi tra le sue serre di contrada Ritornella Margi, nelle campagne di Mollarella.

I colpi, tutti di calibro 9, hanno raggiunto l’uomo alle gambe ed al torace. Secondo la polizia, però, i sicari avrebbero esploso diversi altri colpi di pistola, andati a vuoto. Vicino al cadavere, infatti, gli agenti hanno rinvenuto numerosi bossoli.

I killer hanno sorpreso Giacinto Marzullo davanti alla casa in cui custodiva gli attrezzi agricoli. Pare che l’uomo abbia provato a sfuggire ai sicari, ma è stato raggiunto e finito. Il commando omicida, così come era arrivato, si è dileguato, senza che nessuno abbia visto o sentito nulla. 

Una telefonata anonima ha avvertito la polizia e gli agenti si sono precipitati sul posto. Sono arrivati anche gli operatori del 118 con l’autoambulanza, ma constatato che il loro intervento non era necessario sono tornati in ospedale.

L’uomo era incensurato, non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Le indagini, al momento, sono a 360 gradi. La polizia non esclude alcuna ipotesi, nel tentativo di fare luce sul delitto. 

Intanto sono cominciati gli interrogatori delle persone vicine alla vittima a cominciare dai familiari (Marzullo era spostato ed aveva due figli).

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BARRAFRANCA – Agguato di mafia, ucciso commerciante di auto usate


Un commerciante di auto usate, Filippo Marchì, 48enne sposato e padre di due figlie, è stato ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco nella campagna di sua proprietà, a Barrafranca. Dieci anni fa era stato definitivamente assolto da un’accusa di omicidio.

E’ stato assassinato mentre lavava l’auto: dopo essere stato raggiunto da alcuni proiettili, è stato finito con un colpo d’arma da fuoco in pieno volto che lo ha sfigurato. Una modalità che fa propendere gli investigatori per la pista mafiosa.

Abitava con la famiglia sulla strada provinciale che collega Enna a Barrafranca. A dare l’allarme la moglie e la figlia che hanno sentito gli spari. 

Nel 2001 Marchì fu accusato di avere ucciso un imprenditore del settore movimento terra a Barrafranca, trovato morto in auto sulla strada provinciale Enna-Barrafranca; Marchì aveva avviato un procedimento per ingiusta detenzione e chiesto un risarcimento al ministero della Giustizia di oltre mezzo milione di euro dopo l’assoluzione in primo e secondo grado, non impugnata dalla Procura. Quel delitto del 2001 è rimasto irrisolto.

Ma non solo: 22 anni fa era sfuggito a un agguato, rimanendo illeso, mentre la moglie Maria Stelletta che era con lui fu gravemente ferita. Era il 21 luglio quando i sicari, nel 1995, spararono colpi di pistola e fucile contro l’auto sulla quale viaggiava la coppia, in un tratto di strada vicino a Barrafranca.

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CAMPOBELLO DI MAZARA – Omicidio, ucciso un uomo originario di Carini


Omicidio nelle campagne tra Campobello di Mazara e Tre Fontane, nel Trapanese. E’ stato raggiunto da colpi di arma da fuoco alle spalle Giuseppe Marcianò, 47 anni. originario di Carini ma da anni viveva e lavorava a Campobello di Mazara.

Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato freddato da due killer. Le modalità del delitto e la vicinanza della vittima ad ambienti di Cosa nostra fanno pensare a un omicidio di mafia. Le indagini sono svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani e sono coordinate dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo Paolo Guido.

La vittima, che aveva precedenti di polizia, era genero di Giuseppe ‘Pino’ Buzzotta fratello di un boss. Questa parentela è uno dei temi al centro delle indagini dei carabinieri.  Giuseppe ‘Pino’ Burzotta è stato arrestato e assolto dall’accusa di mafia. Diversa la sorte del fratello Diego, ritenuto capomafia di Mazara, condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di Giovanni Ingoglia e Salvatore Guccione, uccisi tra il 1982 e il 1987. Diego Burzotta ha anche una condanna definitiva a nove anni per associazione mafiosa e per l’attentato al vice questore Rino Germana’, sfuggito alla morte dopo un rocambolesco inseguimento da parte dei sicari dei clan nel settembre 1992.

Marcianò era alla guida di una moto quando è stato sorpreso dai killer che lo hanno centrato con diversi colpi di arma da fuoco. I sicari dopo il delitto hanno abbandonato, a circa 200 metri dalla sparatoria, l’auto, una Fiat Punto, usata per l’agguato, alla quale hanno appiccato il fuoco.

Sul posto per rilievi e indagini carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani che stanno eseguendo perquisizioni e sentendo amici e persone che lo conoscevano per delineare la personalità della vittima e ricostruire le sue frequentazioni. La salma è stata trasferita all’obitorio del cimitero di Mazara del Vallo dove sarà eseguita l’autopsia. Le indagini non trascurano alcuna ipotesi, anche se le modalità dell’agguato fanno pensare a un omicidio di stampo mafioso.

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