Tag Archive | "Omicidio"

CATANIA – Uccise rivale in amore, fermato 18enne


Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia ha fermato il diciottenne Danilo Guzzetta per l’omicidio del 21enne Enzo Carmelo Valenti, assassinato il 20 dicembre scorso a colpi di pistola in piazza Palestro. A Guzzetta sono state contestate le aggravanti di aver commesso il fatto per futili motivi e la detenzione e porto illegale di arma da fuoco.

Valenti è morto all’ospedale Vittorio Emanuele per le ferite da arma da fuoco al braccio e al torace. La polizia, dopo il delitto, accertò che Guzzetta e la vittima avevano avuto una violenta lite perché l’aggressore aveva iniziato una relazione con la ex di Valenti. Rintracciato, Guzzetta ha confessato ed è stato fermato.

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PALERMO – E’ giallo, anziano morto in casa: per gli investigatori è stato aggredito


Il cadavere di Giuseppe D’Arpa, pensionato di 76 anni, è stato scoperto ieri dai carabinieri nel suo appartamento in via Demetrio Camarda, alla Zisa. La morte dovrebbe risalire al tardo pomeriggio.

Per gli investigatori l’uomo ha subito un’aggressione. Sono in corso le indagini dei militari.

Una sua conoscente ieri lo cercava ripetutamente al telefono, poi allarmata si è così rivolta ai vigili del fuoco che sono entrati nell’appartamento insieme ai carabinieri e hanno scoperto il cadavere dell’uomo in una pozza di sangue.

In serata il medico legale ha fatto una prima ispezione cadaverica e ha trovato i segni di un’aggressione. Al momento i carabinieri indagano per omicidio. Nella porta non ci sono segni di effrazione. I militari per tutta la notte hanno interrogato i condomini e i parenti dell’uomo.

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CALTAGIRONE – Cadavere decapitato e senza braccia in pineta alla periferia


E’ al momento un giallo il ritrovamento di un cadavere con la testa mozzata e senza braccia a Caltagirone, comune nella provincia di Catania, noto per le ceramiche. Gli investigatori stanno cercando elementi per risalire all’identità della vittima, forse un romeno di circa cinquant’anni. A fare la sconcertante scoperta, nel giorno di festa dell’Immacolata, sono state alcune persone a passeggio con i cani in contrada Semini. Camminando in una pineta, hanno notato quello che da lontano sembrava un manichino, ma quando si sono avvicinati per capirne di più si sono trovati davanti la scena horror.

Una prima ipotesi formulata dai carabinieri di Caltagirone, che indagano assieme ai colleghi del comando provinciale di Catania, è che la mutilazione sia stata compiuta per impedire l’identificazione della vittima dal volto o dalle impronte digitali. In questa fase non è ritenuta attendibile la pista della criminalità organizzata che i cadaveri o non li fa ritrovare, usando tecniche da cosiddetta “lupara bianca”, o, al contrario, li “espone” per dare un segnale ad altri. Più probabile quella di un delitto maturato nell’ambito della sfera personale. Le parti del corpo sono state amputate in maniera netta, come se fosse stata usata un’arma particolarmente tagliente, come un’ascia o un machete.

Secondo i primi rilievi l’assassinio sarebbe stato commesso in un altro posto rispetto a dove il cadavere mutilato è stato lasciato da uno o più assassini: tra la pineta e un burrone. La Procura di Caltagirone, che coordina l’inchiesta, ha disposto l’autopsia ed esami tossicologici e del Dna per cercare di avere elementi che possano essere utili all’identificazione del cadavere e anche, in maniera indiretta, al movente del delitto.

«La nostra priorità, in questo momento, è identificare la vittima. Finché non sappiamo chi sia è difficile dare un indirizzo preciso alle indagini», dice il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera. Si cerca nella comunità di persone provenienti dall’Est Europa. «Le modalità del delitto sono di stampo mafioso – aggiunge il procuratore Verzera – ma riteniamo che possa essere maturato in ambienti esterni alla criminalità organizzata, qualche vendetta o uno sgarro magari tra stranieri». Resta il mistero della modalità del ritrovamento del cadavere mutilato: perché lasciarlo in un posto isolato, ma frequentato, visto che il delitto è stato compiuto in un posto diverso da quello del ritrovamento del corpo. Probabilmente perché costretti a muoversi in fretta o per dare “un avvertimento” a qualcuno che frequentava lo stesso “giro” della vittima e dell’assassino, o degli assassini.

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BURGIO – Omicidio e rapina, condannati due romeni in Cassazione


La Cassazione ha condannato, con sentenza definitiva, a 18 anni di carcere, per omicidio e rapina, i romeni Adrian Ciubotariu, 26 anni, e Mihai Catalin Simion, 25 anni. I due il 22 settembre 2013 a Burgio, in provincia di Agrigento, sono entrati dentro casa di Liborio Italiano, 90 anni di età, lo hanno legato e imbavagliato per rapinare l’abitazione, e lui è morto per asfissia. La fidanzata di Adrian Ciubotariu, una donna originaria della Russia ma residente a Burgio, ha patteggiato la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione per rapina perché avrebbe fornito indicazioni al fidanzato utili per compiere la rapina. Lei, infatti, ha lavorato, non stabilmente ma saltuariamente, come badante di Liborio Italiano.

 

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BARRAFRANCA – Ammazza il padre e poi tenta il suicidio


Erano appena tornati dalla loro azienda agricola, appena fuori paese, quando Giuseppe Spadaro, 34 anni, ha sparato al padre Salvatore di 68 anni e poi ha rivolto l’arma contro se stesso per suicidarsi. A raccontare frammenti della dinamica della tragedia agli inquirenti è stata la moglie della vittima.

Il marito, dopo una breve conversazione al piano terra con la moglie, è salito per le scale fino a raggiungere il secondo piano per vedere cosa stesse facendo il figlio. E’ a quel punto che la donna avrebbe sentito i colpi di arma da fuoco.

La scena che si è presentata agli occhi della donna è stata terribile: il marito in una pozza di sangue e il figlio con la mandibola spappolata per il colpo di fucile sparato. Forse in stato confusionale o rendendosi conto di essere sopravvissuto al primo colpo, Giuseppe Spadaro si è sparato anche all’addome.

L’omicidio è avvenuto poco dopo mezzogiorno in una casa monofamiliare di proprietà degli Spadaro in pieno centro storico. La famiglia, molto conosciuta in paese, viene descritta come perbene e tranquilla tanto che in molti, in un primo momento, hanno sostenuto che si fosse trattato di un incidente. Pare, però, che aldilà delle apparenze negli ultimi tempi tra padre e figlio, i rapporti si fossero incrinati.

Giuseppe, l’omicida che ora si trova ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, lavorava tutto il giorno fianco a fianco con il padre nelle terre di famiglia. Giuseppe ha un fratello e una sorella sposata. I due fratelli, single entrambi, vivevano ancora con i genitori.

L’arma che ha sparato farebbe parte di uno dei cinque fucili da caccia e due pistole che la famiglia Spadaro deteneva legalmente.

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PEDARA – Ucciso a fucilate e gettato in un tombino


Il cadavere di un pensionato incensurato di 71 anni, Domenico Citelli, ucciso con un colpo di fucile alla testa è stato trovato la notte scorsa vicino alla sua casa a Pedara, nel Catanese.

Il corpo era avvolto in un sacco legato con delle corde all’interno di un tombino. Sul posto i carabinieri della compagnia di Acireale. Gli investigatori escludono che il delitto sia maturato in ambienti della criminalità organizzata e indagano sulla sfera personale della vittima.

I carabinieri del reparto scientifico sono all’interno della villa dell’uomo, che era originario di Catania, dove stanno eseguendo dei rilievi. Il luogo dove è avvenuto il delitto è una zona al confine tra i Comuni di Pedara e Nicolosi, abitata da vacanzieri o da catanesi che hanno la casa di villeggiatura.

Pochi i vicini presenti, e nessuno vuole commentare. Sembra che l’uomo vivesse da solo e che era una persona molto riservata. La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta.

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AGRIGENTO – 27 anni fa l’omicidio del “giudice ragazzino”: giornata del ricordo


Le iniziative in occasione del 27° anniversario dell’omicidio di Rosario Livatino inserite nel programma “Settimana della Legalità Giudici Saetta Livatino” 2017.

Il programma si è aperto nella chiesa San Domenico a Canicattì con la funzione religiosa in Memoria del Giudice Rosario Livatino e a mezziogiorno ad Agrigento – Vecchio tracciato SS 640 – C.da Gasena – Omaggio alla stele Livatino risistemata dopo il danneggiamento dalla sottosezione di ANM Agrigento e dalle associazioni.

Numerose le iniziative per ricordarlo ed alle quali hanno preso parte le massime autorità provinciali militari, civili e religiose.

Laureatosi a soli 22 anni in giurisprudenza, il “giudice ragazzino”, così come era stato soprannominato per la sua giovane età, era entrato subito nel mondo del lavoro vincendo il concorso per vicedirettore in prova presso la sede dell’Ufficio del Registro di Agrigento dove restò dall’1 dicembre 1977 al 17 luglio 1978. [FOTO TRATTE DA GRANDANGOLOAGRIGENTO]

Aveva superato infatti un concorso in magistratura diventando uditore giudiziario a Caltanissetta. Livatino fu ucciso, in un agguato mafioso la mattina del 21 settembre sul viadotto Gasena, lungo la strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, mentre – senza scorta, con la sua Ford Fiesta amaranto – si recava in Tribunale.
Per la sua morte sono stati individuati, grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, i componenti del commando omicida e i mandanti che sono stati tutti condannati in tre diversi processi nei vari gradi di giudizio all’ergastolo, con pene ridotte per i “collaboranti”.
Nella sua attività Livatino si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli siciliana ed aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni.
Il 19 luglio 2011 è stato firmato dall’arcivescovo di Agrigento il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto ufficialmente il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicattì. Il processo diocesano è stato concluso nel luglio scorso.
Ed entro l’anno il materiale raccolto sarà al vaglio della Sacra Congregazione per le cause dei Santi a Roma, per la valutazione finale circa l’eroicità delle virtù del Servo di Dio.

 

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PALERMO – Fermato l’assassino dell’Acquasanta, è un parcheggiatore abusivo vicino di casa della vittima


Si chiama Giovanni Pizzuto, ha 28 anni ed è un parcheggiatore abusivo. Sarebbe lui l’assassino di Francesco Paolo Maronia, 48 anni, ucciso ieri sera con una coltellata al torace in vicolo Pipitone all’Acquasanta di Palermo poco distante dai Cantieri Navali.

L’omicidio sarebbe maturato al culmine di una lite fra parcheggiatori abusivi. Entrambi, infatti, vivevano delle monete regalate dagli automobilisti che lasciavano le auto in sosta in varie zone della città. Entrambi abitavano in Vicolo Pipitone teatro anche del delitto.

Fermato ieri sera stessa a non più di un paio d’ore dal delitto Pizzuto avrebbe confessato durante la notte nei locali della squadra Mobile di Palermo dove è stato portato e interrogato a lungo.

Alla polizia ha raccontato di aver reagito all’ennesima minaccia pronunciata dalla vittima nei confronti della sua famiglia. Vittima e assassino, infatti, vivevano l’uno a fianco dell’altro. Entrambi pregiudicati per piccoli reati contro il patrimonio ed entrambi parcheggiatori abusivi, sembra venissero spesso in contrasto e litigassero di frequente. Ieri l’epilogo con l’omicidio consumato con una coltellata al cuore.

Dopo la confessione per Pizzuto è scattato il fermo con l’accusa di omicidio volontario. L’uomo èstato portato nel carcere Pagliarelli di Palermo. A firmare il provvedkimento di fermo è stato il pubblico ministero di turno Sergio Mistritta. A confermare la confessione sono stati i rilievi della polizia scientifica che hanno raccolto elementi decisivi a definire il quadro probatorio. Soprattutto le impronte digitali trovate sul coltello che è rimasto nel corpo di Maronia.

 

Vicolo Pipitone è stato per anni il regno dei Galatolo. Da qui partirono gli squadroni della morte che uccisero il giudice istruttore Rocco Chinnici, il segretario regionale del Pci, Pio La Torre, il commissario Ninni Cassarà. Adesso la pace ritrovata di vicolo Pipitone è stata interrotta da un omicidio per un litigio tra vicini.

Una morte che ha acceso di nuovo i riflettori su una zona che non ama tanto la ribalta. Qui le liti non sono mai risolte con le armi, ma con la mediazione dei boss. Forse anche questo delitto è segno dei tempi che cambiano nel regno dei Galatolo.

Paolo Maronia, 48 anni, vittima dell'omicidio.

Paolo Maronia, 48 anni, vittima dell’omicidio.

 

 

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PALERMO – Ammazzato a coltellate un 48enne parcheggiatore abusivo: fermato vicino di casa


Omicidio a Palermo. Un uomo è stato ucciso a coltellate intorno alle 20 in vicolo Pipitone, nella zona del Cantiere Navale.

La vittima è Pietro Francesco Maronia, 48 anni, faceva il parcheggiatore abusivo. L’uomo, che abitava in una casa fatiscente al piano terra, è stato colpito da un coltello da cucina conficcato nel torace. A ucciderlo srebbe stato un vicino di casa nel corso di un litigio. Il giovane è stato fermato ed è stato condotto negli uffici della Squadra Mobile. Avrebbe confessato l’omicidio.

A lanciare l’allarme una donna che avrebbe sentito delle urla e avrebbe visto qualcuno fuggire su uno scooter verso via Montepellegrino.

Le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile di Palermo.

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LICATA – L’agricoltore Giacinto Marzullo ucciso come un pezzo da novanta


Ucciso come un pezzo da novanta, ma dalle prime risultanze investigative la criminalità organizzata non c’entrerebbe affatto. Chi ha sparato ha fatto fuoco almeno dieci volte con una o due pistole calibro 9 per ammazzare uno sconosciuto, senza storia, per tutti un gran lavoratore. Sei o sette i colpi che, lo hanno raggiunto all’addome ed alle gambe, anche se i bossoli rinvenuti sul terreno, ed esplosi sembrano essere di più. E’ stato freddato accanto un deposito adibito a magazzino di arnesi agricoli. Quasi sicuramente gli autori dell’efferato omicidio hanno cominciato a sparare dalla vicina stradina, una vera e propria trazzera, e Marzullo preso di sorpresa, forse già ferito dalla pioggia di piombo, ha tentato un ultimo sforzo fuggendo via per mettersi in salvo. Non ce l’ha fatta. 

Al momento si tratta di  un vero rompicapo per gli investigatori che non escludono alcuna pista. Sin da subito i poliziotti hanno raccolto quanti più elementi possibile per venire a capo del delitto. A questo scopo è stata avviata una massiccia operazione di perquisizioni e controlli.

 L’esito dei rilievi effettuati dal personale della Scientifica della Questura e l’autopsia daranno le prime importanti risposte.

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