Tag Archive | "Piazza Armerina"

OPERAZIONE “PUSHER 2” – Droga e armi nell’ennese, 11 arresti [VIDEO]


Sono state arrestate undici persone ed effettuate 40 perquisizioni dagli agenti di polizia tra Leonforte, Piazza Armerina e Nicosia nell’Ennese. In totale gli agenti hanno sequestrato 1,6 chili di marijuana, 97 grammi di hashish, 87 grammi di cocaina, 8 flaconi da 20 millilitri di metadone, ma anche 53 cartucce. L’operazione è stata denominata «Pusher 2» con l’obiettivo di contrastare lo spaccio delle sostanze stupefacenti e psicotrope nella provincia di Enna.

Tra gli arrestati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e per detenzione di armi e munizioni ci sono: Amodeo Napoli, Alessio Sarda, Filippo Pergola, Natale Cammarata, Eros Reale, Sudano Cristian, Antonino Agnello, Andrea Cantoni, Luigi e Francesco Corvaia, Salvatore Intile. Sono state denunciate 9 persone per detenzione spaccio di droga, mentre altre tre per reati inerenti le armi e le munizioni. Sono state segnalate amministrativamente cinque persone per uso personale di sostanze stupefacenti.

Amodeo Napoli è stato arrestato a Piazza Armerina per detenzione ai fini di spaccio di cocaina, dal peso di 5,8 grammi e di 1,5 grammi di hashish. Napoli si trova ai domiciliari. Alessio Sarda è stato arrestato a Piazza Armerina per detenzione ai fini di spaccio di 33,2 grammi di marijuana e 2,8 grammi di cocaina, parte suddivisa in involucri. Sarda è ai domiciliari. Filippo Pergola è stato arrestato a Leonforte perché colto in flagranza di trasporto e detenzione ai fini spaccio di 517 grammi di marijuana.

Natale Cammarata è stato arrestato per detenzione ai fini spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana, per complessivi 8,1 grammi. Ultimate le formalità di rito, i due uomini sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Eros Reale è stato arrestato a Leonforte per detenzione al fine di spaccio di 595 grammi di marijuana, e spaccio di 5 grammi di marijuana. Reale è stato portato nel carcere di Enna. Cristian Sudano è stato arrestato a Piazza Armerina per detenzione, ai fini di spaccio di marijuana per un peso complessivo di 372 grammi. L’uomo è stato portato nel carcere di Enna. Antonino Agnello è stato arrestato a Barrafranca, perché colto nella flagranza di detenzione ai fini di spaccio di 77 grammi cocaina. L’uomo è stato portato nel carcere di Enna. Andrea Cantoni è stato arrestato per avere detenuto ai fini di spaccio, presso la sua abitazione, 95.9 grammi di hashish. L’uomo è agli arresti domiciliari. Luigi e Francesco Corvaia sono stai arrestati a Piazza Armerina per detenzione di un’arma clandestina, costituita da più tubi di acciaio, tra loro interposti e lavorati, idonei a costituire un’arma da fuoco, ed in particolare ad esplodere cartucce calibro 12. I due sono stati posti agli arresti domiciliari.

Salvatore Intile è stato arrestato a Piazza Amerina per detenzione di un’“arma clandestina”, verosimilmente una P38 canna lunga, priva di matricola, priva di tamburo, perfettamente funzionante nei congegni di scatto. L’uomo aveva anche 14,5 grammi di marijuana pronti per lo spaccio. L’uomo, dopo le formalità di rito, è agli arresti domiciliari.

Postato in Cronaca, ENNA, In evidenza, VideoCommenti (0)

PIAZZA ARMERINA – Padre e figlio nascondevano una micidiale arma artigianale nella masseria, arrestati


Nascondono un congegno micidiale, un’arma clandestina realizzata artigianalmente e costituita da più tubi di acciaio, tra loro interposti e lavorati, una sorta d’arma da fuoco per esplodere cartucce, all’interno della loro masseria alla periferia di Piazza Armerina. Gli uomini della squadra mobile della questura di Enna hanno arrestato in flagranza nel corso di una perquisizione padre e figlio, il 55enne Luigi Corvaja e il 21enne Francesco per detenzione di arma clandestina e cartucce e, il primo, Luigi, anche, per avere colpito un poliziotto con un pugno all’addome e al volto con un telefono cellulare tenuto in mano.

Postato in AGRIGENTO, Cronaca, In evidenzaCommenti (0)

PIAZZA ARMERINA – Manovale ucciso per un debito di 100 euro, arrestati padre e figlio dopo la condanna [VIDEO]


Hanno ucciso per un debito di cento euro. Ora dopo la sentenza definitiva, emessa dalla Procura presso la Corte d’assise d’appello di Caltanissetta con una condanna a 14 anni di carcere, la polizia di Piazza Armerina ha arrestato Guglielmo Puglisi Cannarozzo, 56 anni, e il figlio Vincenzo, 27 anni, entrambi di Piazza Armerina, condannati per aver assassinato, con due colpi di coltello al petto, un manovale della cittadina, il 29enne Calogero Abati.

L’omicidio, nel settembre 2013, dopo una violenta lite avvenuta nel bar di proprietà di Vincenzo Puglisi Cannarozzo. Abati che aveva effettuato dei lavori in un negozio di proprietà di Gugliemo Cannarozzo Puglisi chiedeva di avere le 100 euro che gli spettavano. I due erano già stati riconosciuti colpevoli nella sentenza di primo grado, pena poi inasprita in appello, e confermata successivamente in Cassazione, che ha respinto il ricorso presentato dai Cannarozzo Puglisi.

Postato in Cronaca, ENNA, In evidenza, VideoCommenti (0)

Meningite a Piazza Armerina


Un caso di meningite virale è stato accertato all’ospedale Chiello di Piazza Armerina, in provincia di Enna. Venerdì scorso un uomo di 33 anni si è presentato all’ospedale con forte cefalea e rigidità muscolare.

Il paziente, dopo essere stato sottoposto agli accertamenti che hanno confermato i sospetti dei sanitari, è stato trasferito al reparto di malattie infettive dell’ospedale Umberto I di Enna. E’ sposato e padre di due figli. Una cinquantina di persone, entrate in contatto con l’uomo, i familiari, tutto il personale medico e paramedico e quanti si trovavano al pronto soccorso e nell’astanteria dell’ospedale Chiello sono stati sottoposti alla profilassi. Le condizioni del paziente sono definite “serie” mentre sono in corso gli accertamenti per risalire alla possibile fonte di contagio.

Il paziente risponde bene alle terapie. I medici del pronto soccorso di Piazza Armerina hanno subito riconosciuto i classici sintomi della meningite: febbre, cefalea e disorientamento.

La circostanza che il paziente abbia risposto positivamente ai farmaci fa escludere che si possa trattare di meningite meningococcica, quella del tipo più letale. L’uomo, che è stato trattato con antibiotici e antiedemigeni, potrebbe essere dimesso tra qualche giorno.

Postato in Cronaca, ENNA, In evidenza, SaluteCommenti (0)

PIAZZA ARMERINA – Truffa da 3,6 mln all’Inps nei guai imprenditore e 378 falsi braccianti [VIDEO]


Un imprenditore agricolo, unitamente ad una collaboratrice e ad un consulente del lavoro, avevano messo in piedi una frode ai danni dello Stato riuscendo in poco più di 5 anni a truffare l’Inps di 3,6 milioni di euro assumendo fittiziamente 378 persone e facendogli così percepire indennità per malattia e disoccupazione. Le ipotesi di reato sono relative alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falso, per avere indotto con artifizi e raggiri l’Inps al pagamento di indennità per malattia e disoccupazione a fronte di fittizi rapporti di lavoro.

L’indagine della Tenenza della Guardia di Finanza di Piazza Armerina hanno dimostrato una sproporzione nelle assunzioni di personale rispetto alla reale capacità operativa, alle dimensioni dei terreni nella disponibilità dell’imprenditore agricolo e dei redditi dichiarati dall’azienda. Oltretutto, è risultato che lo pseudo “datore di lavoro”, non ha adempiuto agli obblighi fiscali e contributivi, omettendo la presentazione della dichiarazione annuale ed il versamento dei contributi previdenziali, pari a 783 mila euro.

L’inchiesta, condotta dalla Tenenza di Piazza Armerina e coordinata dalla Procura della Repubblica di Enna, è partita dall’incrocio dei dati disponibili nelle banche dati in uso ai finanzieri, per poi proseguire con una serie di pedinamenti, perquisizioni e attività tecniche di intercettazione telefonica e ambientale. E’ stata così accertata la falsità dei rapporti lavorativi in quanto gli assunti non avevano mai prestato attività come invece dichiarato in atti, in cambio avevano addirittura pagato cifre di 1.600 euro per poter risultare assunti e così poter percepire, indebitamente, gli emolumenti da parte dell’Inps. Interrogati dagli inquirenti e dagli Ispettori dell’Inps i falsi assunti hanno cominciato a cadere in contraddizione, alcuni di loro in un pianto liberatorio hanno iniziato a collaborare.

Qui sono intervenuti i promotori della truffa, che non hanno esitato ad esercitare pressioni su chi doveva essere ascoltato dagli investigatori, spingendosi, in alcune conversazioni intercettate, a dare indicazioni su come rispondere agli inquirenti, tentando di inquinare le indagini delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Enna.

Dietro alla truffa – secondo i finanzieri – c’era un vero e proprio ingegnoso metodo studiato a tavolino per massimizzare gli importi da richiedere all’Inps. Gli ideatori della truffa, dosavano, con precisione, le giornate in cui far risultare assunti i lavoratori con quelle in cui segnalare la malattia a fronte delle giornate di lavoro, prestato, solo sulla carta, godendo illecitamente di ulteriori benefici economici. Risultava, infatti, conveniente denunciare all’Inps un numero di giornate di lavoro calibrate tra 101 e 182, in modo da ottenere un elevato numero di giornate indennizzabili ai fini della disoccupazione agricola, percependo così l’indennità di malattia e gli assegni per nucleo familiare in misura intera, massimizzando l’ingiusto profitto in quanto le giornate di malattia sono caratterizzate da indennizzi giornalieri più elevati rispetto a quelli propri della ordinaria disoccupazione agricola.

I promotori della truffa sono stati sottoposti alla misura interdittiva della professione di impresa e di consulente del lavoro, mentre una collaboratrice e 378 falsi lavoratori, sono stati tutti denunciati, per aver beneficiato, indebitamente, dei pagamenti dell’Istituto Previdenziale fino alla data odierna. Sono inoltre in corso i sequestri per equivalente dei conti correnti, terreni e immobili, pari all’importo oggetto della rilevante truffa, quantificata 3,6 milioni di euro. 

Postato in Cronaca, ENNA, In evidenza, VideoCommenti (0)

Piazza Armerina dice sì a Catania


Anche Piazza Armerina ha deciso di stare con Catania. Dopo il referendum e le delibere di giunta, con 19 voti favorevoli contro 1 contrario, il consiglio comunale, ha deciso di aderire alla Città Metropolitana di Catania. Nei giorni scorsi anche Gela aveva effettuato l’adesione con la decisione finale del Consiglio comunale (25 favorevoli contro 4 contrari).  

Adesso dovrà esprimersi il civico consesso di Niscemi.

Postato in Cronaca, ENNA, EventiCommenti (0)

PIAZZA ARMERINA – Gioielleria evade imposte al fisco, sequestrati beni


La Guardia di finanza di Enna ha sequestrato beni mobili e immobili per un valore di 750 mila euro riconducibili alla titolare di una gioielleria di piazza Armerina, come equivalente delle imposte dirette e dell’Iva evase. Il provvedimento, disposto dal gip presso il Tribunale di Enna su richiesta della locale Procura, ha riguardato 12 immobili tra terreni e fabbricati, compresa un’elegante villa. I controlli delle Fiamme gialle hanno consentito di evidenziare che la titolare della gioielleria, per sei anni consecutivi, dal 2007 al 2012, avrebbe effettuato operazioni “in nero”, senza denunciare ai fini delle imposte dirette incassi al fisco per un ammontare di 2 milioni di euro, con la correlata evasione dell’Iva di circa 220 mila euro.

Postato in CronacaCommenti (0)

PIAZZA ARMERINA – Uccisione manovale,2 arresti dopo 6 anni


La polizia di Enna ha arrestato, con l’accusa di essere coinvolti nell’uccisione del manovale di Piazza Armerina (Enna), Giuseppe Avvenia, avvenuto sei anni fa, gli operai forestali Giuseppe Magro 65 anni e Giuseppe Lombardo 63 anni. Per il delitto sono già in carcere, arrestati subito dopo l’agguato, i fratelli Giuseppe e Roberto La Rosa, il primo ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio e Aldo Consoli, detto “lo scienziato” ritenuto il mandante.

Postato in CronacaCommenti (0)

GDF – La rete dello spaccio tra Enna, Catania, Caltanissetta e Agrigento: 40 arresti [VIDEO]


Alle prime luci dell’alba i finanzieri del Comando Provinciale di Enna, coadiuvati da altre fiamme gialle provenienti dai Comandi Provinciali di Palermo, Catania, Messina, Agrigento e Caltanissetta, hanno dato esecuzione a 40 ordinanze di custodia cautelare. Le indagini, condotte dalla Compagnia di Enna e dalla Tenenza di Piazza Armerina e coordinate dal Sost.Proc. della Repubblica di Enna, . Augusto Rio, hanno sgominato una articolata rete criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, che, suddivisa in più sodalizi, provvedeva a gestire lo spaccio e la minuta vendita nei comuni di San Cono (CT), Mirabella Imbaccari (CT), San Michele di Ganzaria (CT), Piazza Armerina (EN), Raddusa (CT) e Realmonte (AG).
L’attività odierna, pianificata di concerto con l’Ufficio Operazioni del Comando Regionale Sicilia, ha impegnato 170 militari, 50 autovetture, 6 unità cinofile, l’impiego di alcune pattuglie di “baschi verdi” nei luoghi di maggiore rischio e un elicottero del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo.
L’indagine, iniziata nel primo semestre del 2012, ha portato all’emissione da parte del G.I.P. di Enna di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 20 ai domiciliari nei confronti dei componenti della ramificata organizzazione. Sono stati disposti anche 3 obblighi di firma per soggetti collegati a vario titolo con il sodalizio criminale. La rete operava soprattutto tra giovanissimi assuntori, spesso tra le mura scolastiche o in luoghi limitrofi.
L’attività investigativa ha avuto inizio dalle videoriprese effettuate dai finanzieri all’interno del cortile di una scuola secondaria superiore di Piazza Armerina, che ha rivelato l’intensa attività di spaccio che avveniva alla luce del sole durante le ore di ricreazione. Gli investigatori hanno poi proseguito con le attività tecniche di intercettazione telefonica e ambientale che ha consentito di di svelare una intricata rete di rapporti criminali inerenti l’approvvigionamento e lo spaccio di ingenti quantitativi di marijuana e, in misura minore, di cocaina e hashish. A quel punto sono iniziati i riscontri operativi e i controlli, a volte palesi, dei finanzieri, a cui seguivano istantaneamente gli SMS dei criminali che avvisavano gli altri sodali dei controlli e del “pericolo Guardia di Finanza”. SMS che venivano puntualmente intercettati dagli investigatori. Al centro del traffico di sostanze stupefacenti risulta essere tale Dara Massimo, residente a San Cono che, grazie alla sua rete di “pusher”, riforniva le scuole della zona di marijuana. Altri personaggi si erano poi ritagliati la loro fetta di potere, come Arena Carmelo, soggetto dall’indole violenta, già balzato agli onori della cronaca per l’aggressione con una spranga di ferro a un gitante presso la Villa Romana del Casale.
Nel corso delle operazioni investigative sono state sequestrate oltre due chili di sostanze stupefacenti, in maggior parte marijuana e denunciati a piede libero altri 36 soggetti.
Nel corso dell’esecuzione delle misure cautelari, eseguite in data odierna, sono state altresì sottoposte a perquisizione le abitazioni dei soggetti e i luoghi dove presumibilmente si nascondeva la sostanza stupefacente.

Il realmontino finito in manette è NERI Giuseppe, nato in Belgio il 19-01-1981 e residente a Realmonte (AG);

 

Postato in Cronaca, In evidenza, VideoCommenti (0)

PIAZZA ARMERINA – Ucciso per 100 euro servivano per le medicine della figlia


Due persone sono state fermate per l’omicidio di Calogero Abati, 29 anni, imbianchino, ucciso ieri pomeriggio in Via Carducci davanti ad un bar a Piazza Armerina.

Calogero Abati la vittima

Si tratta del proprietario del bar Vincenzo Puglisi, 20 anni e del padre Guglielmo 52 anni, proprietario di un negozio di abbigliamento.

 

Gli agenti della mobile hanno trovato tre coltelli di cui uno insanguinato. A confermare la dinamica del delitto ci sarebbero delle registrazioni di telecamere di sicurezza. Abati, che aveva fatto dei lavori per i Puglisi, era andato al bar a chiedere 100 euro che i due gli dovevano, per comprare medicine alla figlia. I soldi sembra gli siano stati negati perchè padre e figlio ritenevano che il lavoro fosse incompleto e nonostante il giovane avesse manifestato la volontà di continuare. Da qui la discussione sarebbe degenerata in una lite sfociata nell’omicidio.

Anna Granata, pm che segue l’indagine, ha interrogato anche il genero di Puglisi. Ma l’uomo è stato poi rilasciato in quanto è emerso che avrebbe tentato di sedare la lite rischiando anche coltellate. Abati è stato ucciso con due profondi fendenti, uno al cuore e uno al polmone.

Postato in Cronaca, In evidenzaCommenti (0)

Advert

TROVACI SU FACEBOOK

ULTIME NOTIZIE

PREVISIONI METEO

ALMANACCO

HERCOLE NEWS 24

STASERA IN TV

Calendario

aprile: 2017
L M M G V S D
« Mar    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

STATISTICHE

Dettagli www.trs98.it

Site Info

TRS98