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CASTELTERMINI – Prostituzione in un casolare: una condanna e 2 assolti


Il 21 marzo del 2014 i Carabinieri hanno arrestato Michele Salvatore Nuara, 61 anni, di Casteltermini, bracciante agricolo, accusato di condurre una casa di prostituzione in contrada “Giovannello – Cozzo Disi”, nelle campagne di Casteltermini. Sul posto i militari sorpresero una donna venezuelana di 32 anni nell’atto di prostituirsi. Adesso ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, ha condannato Nuara a 3 anni di reclusione. Sono stati assolti Sebastiano Maccarrone, presunto procacciatore di clienti, e Salvatore Spoto, presunto favoreggiatore perché avrebbe raccontato di avere trattato la vendita di un trattore nel casolare e non di avere consumato un rapporto.

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Giro di prostitute minorenni nigeriane: fermata la Madame


Una presunta ‘madame’ nigeriana, Victoria Osarieme Osayuware, di 21 anni, e un suo collaboratore, un nigeriano di 17 anni, che farebbero parte di una banda internazionale che gestisce l’avvio alla prostituzione di minorenni connazionali giunte in Italia con sbarchi di migranti sono stati fermati dalla polizia di Stato su disposizione delle Procure Distrettuale e per i minorenni di Catania.

I reati ipotizzati sono tratta di persone, favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina, con le aggravanti della transnazionalità del reato e di avere agito in danno di minorenni per sfruttarne la prostituzione. Al centro delle due inchieste indagini avviate dalla squadra mobile della Questura di Catania dopo l’ascolto di una ragazza di 16 anni, nome di fantasia Tina, sbarcata, il 14 luglio 2017, con altri 1.422 migranti dalla nave della Guardia Costiera Ubaldo Diciotti.

Tina aveva lasciato la famiglia in Nigeria dopo essere stata sottoposta al rito “Ju Ju” e assumendo l’impegno di ubbidire alla donna che l’attendeva in Italia e pagare un debito di 25.000 euro. Aveva iniziato il viaggio con altre due ragazze ed era giunta sulle coste libiche dove si è imbarcata. La polizia ha identificato nella Osayuware, che è stata fermata dalla squadra mobile di Torino, dove vive, la ‘madame’, e nel minorenne nigeriano di 17 anni M. A., fermato ad Agrigento, il giovane che aveva organizzato la fuga dal centro di accoglienza di Tina e il suo viaggio da Catania a Milano, via Roma, su un bus. La 16enne è stata ‘salvata’ dalla polizia stradale mentre era sul pullman in viaggio per la Capitale. La ‘madame’ è stata condotta nel carcere di Torino, il 17enne in un centro di prima accoglienza.

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CALTANISSETTA – Gdf scopre di giro di “squillo” sudamericane: due arresti


Due persone, un italiano ed una dominicana, sono state arrestate dalla Guardia di finanza a Caltanissetta nell’ambito di una indagine su un giro di prostituzione nel centro storico della città. Altre cinque sono indagate. I militari hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Procura.

I due arrestati, con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, sono ritenuti figure chiave di un sodalizio criminale composto da donne extracomunitarie e da italiani. Secondo quanto accertato le donne avevano il compito di reclutare le giovani, per lo più sudamericane, da far prostituire, mentre gli italiani, tra cui anche una donna, avevano il compito di curare gli aspetti legati alla locazione degli immobili, alla pubblicazione degli annunci su quotidiani per attirare clienti e di accompagnare le giovani prostitute nei vari spostamenti.

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AGRIGENTO – Dossier Dia, richieste estorsive anche alle prostitute


Ad Agrigento proliferano le case dove si pratica il sesso a pagamento. E visto il vorticoso giro di soldi prodotti, potrebbe esservi l’interesse anche di soggetti mafiosi nell’attività di prostituzione in provincia. Lo riporta il quotidiano La Sicilia di questa mattina in un articolo che parla della recente relazione della Direzione investigativa antimafia e degli interessi estortivi che potrebbero nascere dietro il mondo delle squillo, molto diffuso in provincia.

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Ragazza di 20 anni perde il lavoro e decide di prostituirsi


Una ventenne italiana, identificata e controllata dai carabinieri di Siracusa insieme ad altre 31 donne, ha raccontato ai carabinieri che si prostituiva per mantenersi dopo aver perso il lavoro.

Le zone maggiormente interessate ai controlli sono state le vie d’uscita da Siracusa verso il sud della Provincia (viale Ermocrate, via Columba, via Elorina), via Milano, via Isonzo, viale Zecchino, sempre del capoluogo e, nella zona nord, la S.S. 194 (Lentini – Ragusa) e la S.S. 385 (Catania – Gela). Sono in corso accertamenti al fine di verificare la possibilita’ di provvedimenti di prevenzione quali il “foglio di via”. (ITALPRESS).

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Arrestata “maitresse”: faceva prostituire ragazze in giro per la Sicilia


Una donna di 44 anni, Laura Bonsignore, è stata arrestata dai carabinieri a Ramacca (Catania) in seguito a una condanna a 3 anni, 9 mesi e 20 giorni di reclusione da scontare nel carcere di Catania per sfruttamento della prostituzione con l’aggravante di avere sfruttato anche minorenni.

I militari hanno eseguito un ordine per la carcerazione emesso dal tribunale di Caltanissetta. La donna avrebbe gestito in prima persona una sorta di “carrozzone” itinerante che, sfruttando ragazze anche minorenni, indotte a fare sesso a pagamento, si spostava in diversi comuni dell’Ennese – Enna, Calascibetta e Villarosa -, a Campobello di Licata, nell’Agrigentino, e nel Catanese: nel capoluogo etneo e a Misterbianco. La donna è stata rinchiusa nel carcere di Piazza Lanza.

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LICATA – Scoperto un presunto giro di prostituzione, annunci anche su internet: 22 indagati


Sfruttamento della prostituzioni e Licata. Secondo quanto riferisce l’edizione odierna de La Sicilia, sono state indagate ventidue persone tra italiani e cinesi. Le indagini sono iniziate nell’ottobre del 2013, i carabinieri della compagnia di Licata hanno indagato su un presunto giro di prostituzione.  A coordinare le indagini è stato il pm Andrea Maggioni.

Secondo l’accusa, l’attività delle ragazze veniva anche promossa su internet con degli appositi annunci. Ai carabinieri decine di segnalazioni, alcuni indagati sono accusati anche di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento ed allo sfruttamento della prostituzione. Gli indagati sono in tutto dieci ragazze orientali e dodici uomini italiani. Uno di loro è licatese ma vive al nord.

 

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PALERMO – Sequestrato centro benessere: le “massaggiatrici” erano prostitute


La Polizia di Stato ha sequestrato a Palermo un centro benessere orientale in via Scobar, dove si esercitava e si sfruttava la prostituzione. Gli agenti del commissariato Zisa-Borgo Nuovo hanno arrestato Lin Jiadi, cinese di 31 anni, accusato di sfruttamento della prostituzione.

Il servizio fornito nel centro veniva pubblicizzato su un sito on line. I poliziotti in borghese sono entrati nel centro e nel corso di una perquisizione hanno trovato centinaia di profilattici, medicinali per stimolare la sessualità, una decina di telefonini, due personal computer, circa 1.000 euro, una rilevante somma di Yuan, valuta cinese, carte di credito e la chiave di accesso al locale. Tutto è stato sequestrato. 

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CATANIA – Prostituzione e riti voodoo in manette la “madame” nigeriana


Era la ‘madame’ di un’organizzazione che gestiva una rete di giovanissime nigeriane, anche minorenni, da avviare alla prostituzione attirandole in Sicilia con la promessa di farle lavorare in Europa e minacciando con riti voodoo le vittime e i loro familiari di farli perseguitare da incubi e demoni se non avessero fatto fronte al debito contratto, una cifra che oscillava intorno ai 30mila euro a persona.

E’ l’accusa contestata alla nigeriana Belinda John, 37 anni, arrestata dalla squadra mobile della Questura di Catania in esecuzione di un’ ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal Gip su richiesta della locale Procura distrettuale.

Le ipotesi di reato sono associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed alla tratta di persone, con le aggravanti di avere esposto a pericolo la vita o l’incolumità delle vittime e per avere agito col fine di destinare giovanidonne alla prostituzione o, comunque, allo sfruttamento sessuale ed al fine di trarne profitto.

Le indagini erano state avviate dopo le dichiarazioni di una minorenne nigeriana, arrivata a Palermo con uno sbarco di migranti, sulla nave Siem Pilot, il 24 luglio 2015.

Era partita da Benin City, passando da Lagos, in Nigeria, dove aveva appreso la verità: in Italia non l’aspettava un lavoro, ma l’avvio alla prostituzione per restituire i 35mila euro che la sua famiglia aveva promesso alla ‘madame’.

Durante intercettazioni eseguite dalla squadra mobile è venuta alla luce la storia di un altra vittima che doveva all’indagata 30mila euro per il suo ‘viaggio’, con pagamenti mensili di 4.000 euro.

La giovane donna è scappata, ma la ‘madame’ l’ha fatta contattare telefonicamente dai suoi genitori e l’ha fatta parlare dall’autore del rito voodoo che la minaccia “…i tuoi genitori sono qua da me! Da questo momento in poi tu devi parlare con la verità ! Se tu dirai delle bugie, morirai…”.

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AGRIGENTO – Il business delle prostitute tra i migranti.Ecco le strade a luci rosse in città


Da Palermo a Catania, da Trapani a Ragusa, in Sicilia la prostituzione è un fenomeno dilagante. A finire per strada, schiave di reti criminali che lucrano sullo sfruttamento sessuale, sono soprattutto minorenni, giovanissime, la maggior parte proveniente dalla Nigeria e dai Paesi dell’Est Europa. “Il numero delle minori e ragazze nigeriane arrivate in Italia potenzialmente ad alto rischio di sfruttamento è in continuo aumento”, spiega Save The Children.

Un graduale aumento confermato anche dai dati dell’Oim, l’Organizzazione intergovernativa in ambito migratorio: in Italia nel 2016 sono giunte 6.334 donne nigeriane, mentre nel 2015 erano state 5633, 1454 nel 2014 e 433 nel 2013. Un trend in aumento, che ha visto “un incremento del 300% degli arrivi di ragazze nigeriane nel nostro Paese tra il 2014 e il 2015”.

Dati scientifici non ne esistono, e fare delle statistiche, in questi casi, è impossibile. I flussi, le partenze, le fughe non permettono di dire con esattezza dove i migranti si fermino. Ma, dalla presenza nei centri di accoglienza, sembra plausibile che il 70 per cento delle nigeriane arrivate in Italia si siano fermate in Sicilia.

Secondo l’Ong,  la maggior parte di queste donne è destinata allo sfruttamento sessuale. “Da sole o sotto il controllo di fantomatici mariti, fidanzati, sorelle putative, o vere e proprie sfruttatrici, le cosiddette ‘madame’ – si legge nell’ultimo rapporto sulle vittime di tratta nell’ambito dei flussi migratori dell’Oim -, le migranti arrivano in gruppi sempre più cospicui confermando il sospetto che la via dell’immigrazione irregolare nel Mediterraneo è ora anche un’importante rotta del traffico di esseri umani”.

Ad aumentare sono soprattutto le adolescenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni, con un numero crescente di bambine di 13 anni.

Secondo le testimonianze raccolte da Save the Children, “le ragazze vengono adescate nel circuito della tratta tramite conoscenti, vicini di casa, compagne di scuola o spesso anche sorelle maggiori già arrivate in Italia. Una volta reclutate, vengono costrette ad un giuramento tramite i riti voodoo, con cui si impegnano a restituire allo sfruttatore il proprio debito, che si aggira tra i 20.000 e i 50.000 euro. Spesso vengono costrette alla prostituzione già durante il viaggio che le porterà in Italia, mentre attraversano il Niger e durante la successiva sosta in Libia, e arrivano nel nostro Paese sotto il controllo dei trafficanti. Molte ragazze vengono dunque indotte alla prostituzione già nelle aree limitrofe ai centri di accoglienza e identificazione, oppure vengono trasferite dai trafficanti in Campania, per essere smistate e distribuite nelle principali città italiane”.

La Sicilia, terra di sbarchi, è dunque una rotta di passaggio, per molte il primo approdo per poi essere inviate verso altre città italiane o europee. “Soprattutto le ragazze nigeriane affrontano la traversata in mare che dalla Libia le porta in Sicilia, ma per molte di loro la nostra regione è solo una terra di passaggio – spiega Margherita Maniscalco, referente del Coordinamento anti-tratta del Ciss (Cooperazione Internazionale Sud Sud) -. Già, in Libia, dopo il trauma di essere state vendute dalla famiglia ai trafficanti, spesso subiscono le prime violenze. Si parla spesso di prostitute, mentre bisognerebbe chiamarle schiave, perché è quello che sono. Soffermarsi sull’aspetto umano e sulle sofferenze che sono costrette a subire”.

Vendute per essere schiavizzate come “merce” da vendere ai clienti del sesso a pagamento. E il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, tanto da fare esplodere, in alcuni casi, le proteste di cittadini e residenti.

Ad Agrigento “invaso” non solo il centro storico ma anche via Callicratide, via Acrone, la zona del campo sportivo, i mini appartamenti di San Leone, così come contrada Serraferlicchio, a ridosso della motorizzazione. E poi: piazza Marconi, via Nicone, via Damareta, via Gallo, via Boccerie.

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