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CASTELTERMINI – Il sindaco Nicastro confermato in carica. No al ricorso del candidato non eletto


Con ricorso depositato davanti al Tribunale di Agrigento l’Avvocato Filippo Pellitteri, candidato non eletto alla carica di Sindaco del Comune di Casteltermini, ed altri 74 elettori del Comune di Casteltermini hanno convenuto in giudizio il Sindaco Gioacchino Nicastro, per far dichiarare l’ineleggibilità alla carica di Sindaco, e quindi dichiararne la decadenza.Sostenevano i ricorrenti che il Nicastro sarebbe ineleggibile in quanto amministratore delegato della società Giomatrix che gestisce una residenza sanitaria assistita convenzionata con l’ASP di Agrigento, nel cui distretto sanitario di Agrigento ricade la struttura; e che pertanto il Nicastro si trovava in una condizione di ineleggibilità normativamente prevista. Si è costituito in giudizio il Sindaco neo eletto Gioacchino Nicastro, rappresentato e difeso dagli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, per chiedere il rigetto del ricorso. Gli avvocati Rubino e Impiduglia hanno sostenuto che il Nicastro non rivestiva nè la carica di legale rappresentante, nè tantomeno quella di dirigente della struttura convenzionata, essendo la funzione di amministratore una funzione peculiare di raccordo, non inquadrabile nè in quella di rappresentanza propria del Presidente, nè in quella tipicamente esecutiva propria del dirigente; e pertanto in funzione della carica rivestita presso la Giomatrix il Nicastro non è assoggettabile alla misura di ineleggibilità normativamente prevista. Il Tribunale di Agrigento, condividendo le tesi difensive degli Avvocati Rubino e Impiduglia secondo cui le norme che contemplano l’ineleggibilità sono di stretta interpretazione, atteso che le norme regionali limitano l’ineleggibilità ai legali rappresentanti,non essendo Gioacchino Nicastro legale rappresentante della struttura ha respinto il ricorso, compensando tra le parti le spese giudiziali. Pertanto Gioacchino Nicastro resterà in carica nella qualità di Sindaco del Comune di Casteltermini.

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REGIONALI 2017 – Tar respinge ricorso di Crocetta, lista Micari rimane esclusa


Il Tar di Catania rigetta il ricorso della lista “Arcipelago Sicilia – Micari presidente”, contro l’esclusione dal collegio provinciale di Messina, l’unico in cui era candidato il governatore uscente Rosario Crocetta.

Il motivo dell’esclusione fornito dai giudici amministrativi è l’assenza del presentatore della lista, Davide Siragusano, in tribunale, alla scadenza dei termini per la presentazione dei documenti: le 16 del 6 ottobre. 

I giudici spiegano che alle 16 erano state depositate soltanto due dichiarazioni di accettazione della candidatura e due certificati degli stessi due candidati.

Nessuna traccia, fino a quel momento, né della lista né dei documenti che l’avrebbero dovuta accompagnare e che sono elencati nella norma regionale che regola le consultazioni elettorali in Sicilia. 
“Arcipelago Sicilia – Micari presidente”,

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LICATA – Tar blocca demolizione abusiva


Il Tar della Sicilia ha annullato l’ingiunzione di demolizione di un appartamento di Licata (Agrigento), emessa dal sindaco Cambiano, sfiduciato dal Consiglio Comunale, perché illegittima. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso del proprietario contro l’ordine di demolizione emesso dal Comune di Licata nel 2016, che, a distanza di 16 anni dall’acquisto e modifica dell’immobile (copertura del terrazzo), ha riscontrato “un organismo edilizio diverso rispetto a quello autorizzato dalla allora concessione edilizia”.

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RACALMUTO – Il Tar riabilita la Euroscavi di Vincenzo Sferrazza & C. s.a.s


Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Regione Siciliana, sez. Pima, Presidente dott. Calogero Ferlisi, Consigliere dott. Calogero Tulumello, Consigliere Estensore dott. Roberto Valenti, in accoglimento dell’istanza cautelare proposta con ricorso dalla ditta Euroscavi di Vincenzo Sferrazza & C. s.a.s di Racalmuto, difesi dall’ Avv. Luigi Fazio Gelata e dall’Avv. Anna Mongiovì Gaziano ha sospeso l’informativa antimafia adottata nei confronti della citata ditta dalla Prefettura di Agrigento.

In particolare, il TAR di Palermo ha ribadito il noto principio secondo cui è insufficiente il mero rapporto parentale con soggetti condannati per fatti riconducibili alla criminalità organizzata, per fondare il provvedimento interdittivo impugnato.

I soci della ditta Euroscavi di Racalmuto già nel 2010 avevano subito un provvedimento interdittivo esclusivamente basato sul rapporto di mera consanguineità con soggetti condannati che era stato annullato dal TAR di Palermo nel 2011.

La Prefettura di Agrigento, ritenendo di aver acquisito ulteriori elementi a carico della società, adottava un’altra informativa antimafia ritenuta dal Giudice Amministrativo meramente ripetitiva della precedente in quanto basata esclusivamente sul mero rapporto di parentela.

Gli Avv. Luigi Fazio Gelata e Anna Mongiovì Gaziano, hanno dimostrato in concreto che la Società Euroscavi di Racalmuto non ha mai tenuto condotte che potessero far minimamente desumere un collegamento tra la ditta e la criminalità organizzata, come peraltro riconosciuto dal TAR di Palermo.

Per effetto della sospensione dell’informativa antimafia, la Società Euroscavi dei fratelli Sferrazza, ritenuta moralmente affidabile dai Giudici amministrativi, potrà continuare a contrarre con la Pubblica Amministrazione, mentre la Prefettura di Agrigento, condannata, dovrà pagare le spese della fase di giudizio.

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RACALMUTO – Lavori all’istituto “Generale Macaluso”, il Tar condanna il Comune


Il Tribunale amministrativo regionale ha condannato il Comune di Racalmuto per la gara d’appalto relativa alla manutenzione straordinaria dell’istituto “Generale Macaluso”. Lo rende noto l’avvocato Girolamo Rubino, che insieme a Leonardo Cucchiara, ha assistito la società seconda classificata nella gara d’appalto.

“La gara, per un importo a base d’asta di 499 mila euro, era stata aggiudicata all’impresa ‘Mr’ costruzioni con sede a Mussomeli – scrive il legale – ma la società ‘Sama srl’, seconda classificata, ha presentato un reclamo, che veniva però rigettato dalla commissione di gara”.

L’impresa seconda classificata, dunque, ha presentato un ricorso al Tar Sicilia per l’annullamento del provvedimento di aggiudicazione definitiva, nonché per il risarcimento dei danni subiti. “I difensori – fa sapere l’avvocato Rubino – hanno censurato il provvedimento impugnato, lamentando il mancato possesso dei requisiti prescritti in capo all’aggiudicataria alla data dell’aggiudicazione.

“Esaminando il merito della controversia – prosegue il legale – il Tar ha ritenuto fondato il ricorso, condividendo la censura inerente il mancato possesso dei requisiti prescritti in capo all’aggiudicataria alla data dell’aggiudicazione. Poiché la ricorrente era classificata al secondo posto in graduatoria, la predetta sarebbe divenuta aggiudicataria dell’appalto. Il Tar ha ritenuto pertanto provato il danno ingiusto subito dalla ricorrente”.

Il Tar, per quanto riguarda, infine, il risarcimento, “ha ritenuto equo commisurare tale danno nella misura del 5 per cento del prezzo a base d’asta, – riferisce Rubino – ridotto della percentuale di ribasso contenuta nell’offerta della ricorrente; per quanto concerne il cosiddetto ‘danno curriculare’, espressamente richiesto dagli avvocati, è stato invece quantificato nell’un per cento di detta cifra.

Dall’annullamento dell’aggiudicazione definitiva – aggiunge l’avvocato – è scaturita  anche la condanna alle spese a carico del Comune di Racalmuto, che ha dato causa al contenzioso. Pertanto, per effetto della sentenza resa dal Tar, l’Impresa Sama srl avrà diritto al risarcimento dei danni subiti per effetto dell’illegittima aggiudicazione, mentre il Comune di Racalmuto, oltre al risarcimento dei danni dovrà pagare anche le spese giudiziali all’impresa ricorrente”.

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LAZIO – Tar:”Va prorogata la tutela a Ignazio Cutrò”


Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso proposto da Ignazio Cutrò ed ha annullato la delibera della Commissione centrale che non aveva prorogato le misure speciali di protezione per il testimnone di giustizia di Bivona e per i suoi familiari.

Ignazio Cutrò, che nella sua battaglia è stato assistito dall’avvocato Katia La Barbera, del foro di Sciacca,
ha espresso soddisfazione ed ha ribadito la sua grande fiducia negli agenti che “con zelo e abnegazione” hanno salvaguardato la sua incolumità e quella dei propri cari. Ignazio Cutrò è un imprenditore edile che ha deciso di denunciare le estorsioni subite da parte del clan del suo paese di cosa nostra facendo arrestare e condannare i mafiosi.

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GROTTE – No a distacco fognature: il Tar da ragione al Comune contro Girgenti Acque [Vd Tg]


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Il Tribunale Amministrativo Regionale  – come scrive La Sicilia questa mattina – ha respinto ieri il ricorso presentato da “Girgenti Acque” che chiedeva l’annullamento dell’ordinanza del primo cittadino di Grotte, Paolo Fantauzzo.

Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Girolamo Rubino, aveva fatto divieto al gestore di procedere alla disattivazione dei collegamenti fognari per le utenze che risultano morose.

Il Tar dice che “l‘ordinanza impugnata è stata adottata in quanto nel Comune di Grotte vi era un elevato numero di morosi e la ricorrente aveva deciso di procedere al distacco degli allacci fognari. Tale decisione non trovava, però, fondamento giustificativo nel regolamento di utenza, il cui punto 2.6.6. prevedeva il distacco per morosità solo per l’allaccio idrico e non per quello fognario. Ne deriva che la situazione non poteva essere fronteggiata con strumenti ordinari e poteva dare luogo a un grave pericolo per la salute pubblica”.

Non solo, il Tar sostiene anche che l’ordinanza non avrebbe alcuna  ricaduta sulle casse Comunali.

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Tar accoglie ricorso diplomati magistrale


Il Tar del Lazio, con ordinanza del 21 dicembre, ha accolto il ricorso dei docenti diplomati magistrale contro il decreto ministeriale 495 del 22 giugno 2016 che esclude l’inserimento nella graduatoria ad esaurimento nella scuola dei diplomati magistrale entro l’anno 2000 – 2001. I ricorrenti sono stati difesi e rappresentati dall’ avvocato Luigi Ventriglia (nella foto), che spiega : “Con tale ordinanza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, i ricorrenti hanno ottenuto la possibilità di essere inseriti nelle graduatorie scolastiche”.

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Condannata dal Tar Girgenti acque. Dovrà pagare una penale di 300.000 euro


Niente relazione sui parametri in materia di inquinamento: la società Girgenti Acque, il colosso imprenditoriale che gestisce il servizio idrico in gran parte della provincia di Agrigento, è stata condannata a pagare una penale di 300 mila euro. In seguito alla comunicazione dei dati mensili sulla gestione del servizio idrico integrato, relativamente ai rapporti di prova delle analisi delle acque reflue, il Consorzio d’ ambito aveva riscontrato il superamento dei parametri oltre i limiti previsti. Di conseguenza era stato chiesto a Girgenti Acque di inviare delle «adeguate relazioni tecniche».

In particolare il consorzio ha richiesto di relazionare «in ordine al controllo degli scarichi inquinanti in fognatura», ritenendo che tale attività rientrasse tra gli obblighi contrattuali del disciplinare tecnico allegato alla convenzione che disciplinava la gestione del servizio. In assenza di un positivo riscontro, il Consorzio d’ ambito reiterava la richiesta di relazione, diffidando Girgenti Acque a provvedere e assegnando un termine di 15 giorni, con avviso di applicazioni delle penali «previste dalla convenzione nell’ ipotesi di perdurante inadempienza».

 

Il TAR Sicilia Palermo, Sezione Prima, Presidente il Dr. Calogero Ferlisi, Relatore la dr.ssa Caterina Criscenti, , condividendo le tesi dell’Avvocato Rubino, ha respinto la richiesta cautelare di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, condannando la società ricorrente anche al pagamento delle spese giudiziali afferenti la fase cautelare.

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MAFIA – Il Tar dovrà rivalutare tutela al pentito Mario Santo Di Matteo


Il ministero dell’Interno dovrà rideterminarsi sulla protezione al pentito di mafia Mario Santo Di Matteo, il padre del piccolo Giuseppe, sciolto nell’acido dalla mafia dopo più di 700 giorni di prigionia. Lo ha deciso il Tar del Lazio, accogliendo un ricorso proposto dallo stesso Di Matteo per contestare la decisione con la quale la Commissione centrale per le misure di protezione nel febbraio scorso non ha accolto la proposta di predisposizione di un nuovo piano provvisorio di protezione nei confronti del pentito. I giudici amministrativi hanno annullato il provvedimento contestato; e la cosa dovrebbe portare al ripristino del piano provvisorio di protezione.

 

 

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