AGRIGENTO – Celebrata la festa dell’Autonomia

Ai piedi del tempio della Concordia è stata celebrata la festa dell’Autonomia siciliana. Sono 72 le candeline spente sulla “torta” di un “privilegio” che la Sicilia merita di avere ma che non ha mai sfruttato in pieno. Ad Agrigento è arrivato il presidente della Regione, Nello Musumeci che con la sua giunta ha dato inizio ai festeggiamenti. C’era anche il sindaco Lillo Firetto. Ecco cosa ha detto il capo dell’amministrazione comunale:

La Valle dei Templi ha un simbolo, il tempio della Concordia. La promozione del Turismo siciliano spesso lo ripropone come simbolo della Sicilia. Per più di un’occasione il Tempio della Concordia è stato un luogo emblematico. Solo per citare la storia più recente, in questo luogo della Valle dei Templi si è svolta il 13 maggio la solenne concelebrazione in memoria dei 25 anni del grido di papa Giovanni Paolo II contro la mafia. Qui si è svolta il 6 luglio la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del Centocinquantenario della nascita di Luigi Pirandello. Qui è stato sottoscritto con il Governo nazionale il Patto per la Sicilia per interventi infrastrutturali alla presenza dei sindaci siciliani. Oggi la scelta cade qui non solo per il termine benaugurale di “Concordia”, non solo perché è un luogo simbolo. Siamo dinanzi alla bellezza determinata dall’intuizione con cui fu scelto questo luogo, a valle dell’akropolis, su una lieve collina, così che ne risaltasse la maestosità e la perfezione architettonica, tra terra e mare. Questo è un luogo di storia, ma anche di pace, di grandezza e di armonia.

La scelta di essere qui per celebrare la Festa dell’Autonomia e il 72° anno dalla firma dello Statuto Siciliano mi onora come sindaco e ci onora da cittadini. L’essere qui – ne sono certo – riempie d’orgoglio i siciliani perché questo luogo appartiene a tutti, appartiene alla Sicilia, all’Italia e al mondo intero.

È questo un momento celebrativo ed è anche un giorno in cui dovremmo riflettere sul valore dell’autonomia, sulle sue ragioni storiche e sulle sue prerogative. Ma anche sulle scelte del nostro tempo.

Essere autonomi non significa attribuirci un titolo. Non vuol dire che siamo speciali. Vuol dire assumersi una responsabilità. Che è soprattutto una responsabilità che ricade su chi governa la Regione, su chi ha l’onore di sedere nei seggi di un Parlamento che è tra i più antichi al mondo, su chi amministra e governa il territorio con organi, enti e funzioni diverse. Dovremmo anche interrogarci su che cosa significhi per i nativi digitali, collegati in tempo reale col mondo, essere autonomi ed essere siciliani.Che cosa significhi per loro il senso d’appartenenza ad una terra che è stata patria di grandi della Letteratura, dell’arte, della filosofia, della scienza e che ancora oggi continua ad insignirsi del successo di tanti suoi figli in ogni angolo della terra e in ogni campo. Sicilia patria anche di uomini e donne, di cittadini e cittadine esemplari, statisti, legislatori, magistrati illustri e eroi, che hanno pagato col sangue il loro spirito di servizio. Autonomia sia un rafforzativo e non un pretesto, serva a recuperare il legame con la nostra storia e le nostre radici, sostanzi la nostra cultura, costituisca il perno della cultura siciliana. E se è vero che non c’è futuro senza memoria, questo rapporto profondo recuperato con il senso dell’essere siciliani oggi offra lo spunto per disancorarci da approcci nostalgici e per riuscire a dialogare con chi oggi sta costruendo la sua idea di futuro e guarda con timore e con ansia agli scenari nazionali e internazionali. Sia recuperata la distanza tra la bellezza e il territorio, tra il passato e il presente, si dia ancora più senso al presente e al domani, si consideri la celerità con cui cambia oggi il mondo e si pensi a come trovare il passo giusto perché non siano molti i giovani costretti ad andar via a cercare altrove il proprio lavoro. La Sicilia ritrovi anche il coraggio dell’intraprendenza oltre a quello dell’intransigenza del rispetto delle regole, demolendo la cultura dell’antisviluppo per coalizzarsi in un programma di sviluppo che consenta di far impresa, di crescere e di trovare in questa terra le motivazioni per sentirsi ancora e senza dubbi orgogliosi di essere siciliani.

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