AGRIGENTO – Convegno della Dia, emerge ”L’influenza della religione nella lotta alla mafia” [FOTO]

Dopo l’appuntamento di Palermo e Trapani, la mostra “Antimafia Itinerante” e gli eventi ad essa connessi arriva ad Agrigento. Al museo archeologico “Pietro Griffo” l’esposizione che permette di far conoscere l’Istituzione ed il suo significato storico e culturale. Questa mattina, si è svolto il convegno sul tema “L’influenza della religione nella lotta alla mafia”, nel quale sono intervenuti il direttore della DIA, Maurizio Vallone, il vice direttore amministrativo gen. b. cc Antonio Basilicata, il segretario generale della Confederazione Islamica in Italia, Massimo Cozzolino, il rabbino della Comunità ebraica Di Napoli, Maskil Ariel Finzi, il presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, padre Stefano Cecchin, il procuratore della repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, il capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero Dell’interno, prefetto Michele Di Bari e l’arcivescovo di Agrigento, don Alessandro Damiano.

L’intervento del procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, oggi al convegno dal titolo “L’influenza della religione nella lotta alla mafia” organizzato nell’ambito delle celebrazioni per il trentennale della fondazione della Dia:

“Sono particolarmente legato alla Dia che ho visto nascere. Ricordo l’emozione per l’arresto di Bagarella, a cui ho partecipato. Sono cose che restano nella mente e successi importanti per cui vale la pena fare questo lavoro e questo percorso. Il tema che affrontiamo è peculiare. Sono contento di aver ascoltato gli interventi precedenti. Volevo fare una riflessione a più ampio raggio. Quasi tutte le religioni tradizionali hanno come base l’idea che l’uomo è espressione della volontà divina. Il comandamento non uccidere è trasversale. C’è un motivo per il quale le religioni sono portatrici di ideologia non violenta ed è l’apporto che danno all’interno di una società. Il percorso della religione cristiana è significativo. Quando si fa religione di Stato allora la chiesa diventa stato e diventa potere temporale. Mi dispiace che sia assente il rabbino perché anche nell’ebraismo è forte questo rispetto della vita, dello Stato e delle leggi. Nonostante gli ebrei non abbiano avuto uno Stato di riferimento il loro rispetto per la legge è stato molto forte. Non diversamente nell’islam il rapporto tra stato e religione è fortissimo. Significa ordine sociale, ripudio della violenza. Penso anche alla quantità di minorenne immigrati che arrivano in Sicilia. Occorre a maggior ragione dialogo e accoglienza. Andiamo verso una società multietnica dove convivenza è un momento fondamentale. Anche le religioni orientali sono improntate sulla non violenza.

Ritengo che la religione debba essere un momento forte di educazione, aggregazione e di lotta alla violenza e dunque anche alla mafia. Il percorso della Chiesa cattolica non sempre è stato lineare. Nella prima parte di questo secolo l’atteggiamento nei confronti della mafia era sicuramente miope, non adeguato. Dopo la strage di Ciaculli la città restò attonita e non si levò nessuna voce di sdegno. Fu un pastore a protestare pubblicamente. La Segreteria di Stato vaticana chiese una spiegazione al cardinale Ruffini che disse che la mafia non esiste e che era opera dei comunisti. Il cardinale Ruffini si scagliò anche con Danilo Dolci, sociologo che fece di Partinico una oasi di non violenza; contro Tomasi di Lampedusa accusato di portare avanti una immagine di Sicilia deleteria. Il primo momento rivolta fu l’omelia del cardinale Pappalardo dopo l’uccisione di Dalla Chiesa. Ai funerali non partecipò l’allora presidente del consiglio Andreotti che però partecipò a quelli di Salvo Lima che, secondo i processi, fu elemento di congiunzione con la mafia. Sciascia nel Giorno della Civetta ci dice che la Chiesa è una grande cosa ma ognuno ci sta a modo proprio. Una religiosità di carattere folcloristico negli inchini, nella santina che si brucia. Don Pino Puglisi si scontra con tutto ciò.

Anche qui ad Agrigento, a Siculiana, la festa del Crocifisso è stata finanziata da due grosse famiglie mafiose che controllavano il traffico internazionale di droga (il riferimento è al clan Caruana-Cuntrera, ndr) . E fece bene il cardinale Montenegro a non far celebrare il funerale di mafiosi che poi sono morti perché questo poi diventa momento di esaltazione di una certa identità. Si dice che Papa Giovanni Paolo II si pronunciò con quelle parole perché aveva avuto un colloquio con i genitori di Livatino e ne uscì indignato per quanto aveva appreso. Altri due momenti importanti: gli attentati a San Giorgio e San Giovanni. Il momento di massimo delirio di Cosa Nostra. Non solo l’attacco allo Stato ma anche alla Chiesa perché quest’ultima aveva tracciato un percorso netto e chiaro finalmente. Questo faceva molto male alla mafia. La mafia ha una ideologia parallela allo Stato che si fa sistema. Ho avuto la fortuna di partecipare il 9 maggio 2018 ad una assemblea dei vescovi siciliani. Lì è stato fatto un documento importantissimo dicendo che la mafia è peccato. Ed è un peccato sociale. Questa è una provincia di silenziosa connivenza con la mafia. Non c’è una società civile capace di esprimersi in maniera forte su questo tema. La mafia non è soltanto quelle delle stragi ma anche quelle delle scorciatoie, delle ingiustizie. Bisogna prendere le distanze dalla mentalità mafiosa altrettanto pericolosa quanto la mafia stessa”.

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