AGRIGENTO – Di Pietro a sostegno della candidatura di Gianpiero Carta

La campagna elettorale è ormai entrata nel vivo e anche sul fronte Giampiero Carta arriva il sostegno di un rappresentate nazionale. È la volta di Antonio Di Pietro, giunto questa mattina ad Agrigento, che ha incontrato il candidato a sindaco e i suoi sostenitori presso il “Giardino Patti Porta di Mare” esordendo sin da subito con una frecciatina al leader del PDL, Angelino Alfano: “Abita qua a cento metri e che cosa ha fatto?”, dice a Carta.

Il leader di Italia dei Valori coglie l’occasione per affrontare i temi scottanti della politica, dal sostegno economico ai partiti, per cancellare il quale i militanti di IDV raccoglievano le firme in Piazza Aldo Moro, all’operato del Governo Monti, al messaggio rivolto ieri ai cittadini da Napolitano in occasione del 25 Aprile.

“Ogni giorno che passa ci sono fabbriche che chiudono, la disperazione aumenta, così come il debito pubblico – ha spiegato Di Pietro – la cura Monti sta portando benefici solo a una piccola parte del Paese, soprattutto alle lobbies bancarie e agli speculatori, a cominciare dalle stesse banche che hanno preso dalla BCE 100 miliardi di euro e con quei soldi comprano titoli di Stato al 6 per cento anziché aiutare imprese e famiglie”.

“Per questo motivo – ha proseguito – riteniamo si debba andare subito al voto ridando al Paese un governo che abbia natura politica e che metta al primo posto la difesa delle fasce sociali più deboli, il rilancio dell’economia che tagli le spese inutili e dannose come quelle della guerra in Afghanistan, l’acquisto di nuove auto blu e dei cento e passa aerei da combattimento”. “La crisi – conclude – si faccia pagare agli scudati fiscali piuttosto che agli esodati, agli evasori piuttosto che ai pensionati”.

Andare al voto, dunque, ma con una nuova legge elettorale: “chiediamo che si vada al più presto al voto, ma che prima ancora si faccia la legge elettorale per mettere nelle condizioni i cittadini di potere scegliere chi mandare al governo e soprattutto chi mandare a casa – spiega Di Pietro – e bisogna mettere al primo posto la non candidabilità delle persone condannate e la non possibilità di fare attività diversa da quella del parlamentare perché siamo stufi di vedere persone che la mattina fanno leggi che gli servono a difendere, nel pomeriggio, da avvocati nei tribunali, i loro amici imputati”.

Anche il tema dell’antipolitica sollevato proprio ieri dallo stesso Presidente della Repubblica viene ricordato da leader dell’IDV, che afferma, però, di aver aggiunto sulle pagine del Fatto Quotidiano qualcosa alle parole condivisibili di Napolitano: “se c’è disperazione non è certamente colpa di chi come noi protesta, propone referendum e leggi di iniziativa popolare cercando di far aprire gli occhi ai cittadini – ha affermato – la colpa di quel che accade non è dell’antipolitica, ma di questa politica paludata, compromessa, corrotta, di questa politica che fa finta di cambiare per nulla cambiare e che dopo il ’92 doveva rigenerarsi e che invece si è occupata e preoccupata solo di nascondere e occultare per far rimanere impuniti coloro che dovevano essere puniti. La colpa non è del grido che noi e altri movimenti stiamo lanciando nel Paese, ma la colpa è dei partiti che il presidente della Repubblica vuole salvaguardare. Napolitano ha scambiato il dito per la luna”.

In merito alla situazione siciliana Di Pietro si rivolge al Presidente della Regione Lombardo affermando che “prima si dimette e meglio è”. Invece, secondo l’Onorevole, “Lombardo negli ultimi giorni del suo regno sta sistemando tutto quello che deve sistemare in materia di nepotismo, familismo e assistenzialismo, mettendo nei gangli di potere persone che possono riferire a lui”. “In Italia sinistra e destra si sono messi insieme per mantenere un governo tecnico che sta ammazzando gli italiani con provvedimenti iniqui ingiusti e impopolari. E’ come se Hollande e Sarkozy si mettessero insieme per sostenere una terza persona – spiega Di Pietro – In Sicilia c’è un’anomalia nell’anomalia perché abbiamo a che fare un Partito Democratico che non rispecchia nemmeno lo statuto giacché si trova ad appoggiare un governatore, un progetto politico e una coalizione che nel resto del Paese invece contrasta”.

 

 

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