AGRIGENTO – Loris, la mamma Veronica in cella «È stato il peggior Natale della mia vita»

AGRIGENTO – Una luce negli occhi scuri e misteriosi. Non è proprio un sorriso. Eppure gli somiglia. Molto. «Papà, com’è bello vederti. Mi sento sola, maledettamente sola. È stato il Natale più brutto della mia vita». Lunghi secondi di silenzio; le mani che si sfiorano; gli occhi che provano a trattenere le lacrime in canna; invano.
Ma poi i fazzoletti di carta e le rassicurazioni di un padre, fra i pochi scogli a cui appoggiarsi nell’oceano del sospetto di chi non le crede più.
Due ore. Un’eternità. O un soffio di vita. Nella sala colloqui del carcere Petrusa di Agrigento, ieri mattina, il tempo s’è fermato. Una visita, la prima dopo gli interminabili giorni di solitudine di queste feste, per la detenuta più famosa d’Italia. Nessun trattamento speciale, com’è giusto che sia, per Veronica Panarello, accusata di aver ucciso il figlio Loris Stival, lo scorso 29 novembre, a Santa Croce Camerina.

Papà Francesco arriva con la sua utilitaria qualche decina di minuti prima dell’inizio dell’orario utile e si mette diligentemente in fila ad aspettare il proprio turno. Con sé ha un piccolo borsone con degli indumenti e dei sacchetti di plastica, annodati con cura, con dei generi alimentari. Formaggio e prosciutto per la ventiseienne che lui continua a chiamare «‘a picciridda».

Ma ieri niente jeans né caciotte per Veronica, reclusa in regime di isolamento nella sezione “media sicurezza” del Petrusa. Così come è bloccata la sua corrispondenza.
In uscita, per quelle lettere indirizzate alla famglia e al marito Davide Stival, che ha ormai preso le distanze da lei. Ma soprattutto in entrata: centinaia di lettere da tutta Italia. Con dentro di tutto. Dagli insulti di chi la ritiene un’assassina, a chi invece la ritiene innocente e vuole darle coraggio, fino addirittura a qualche (più o meno timido) corteggiatore aizzato dall’enorme notorietà della mamma di Santa Croce. E anche solidarietà concreta, cibo e vestiti. «C’è un magazzino pieno per Veronica di pacchi, di indumenti. Adesso stiamo facendo una colletta per l’avvocato perché sta lavorando tantissimo», dice il padre. «Io sto dietro le quinte come un padre deve fare, guardo ogni cosa ma non prendo parola più di tanto. Non faccio l’attore in giro», ha ricordato Panarello a laspia. it.

A Veronica mancano le lettere. «Mi facevano compagnia – ha confessato a papà Francesco – e mi davano la forza di continuare a lottare per la mia innocenza. Perché non mi fanno arrivare la posta? ». Una domanda al quale il padre non ha saputo rispondere. «Voglio vedere l’avvocato, dobbiamo finire di studiare le carte», ha detto al genitore che, nel pomeriggio di ieri, ha sentito al telefono il legale della difesa, Francesco Villardita, impegnato a scrivere la memoria in vista dell’udienza al Tribunale del Riesame di Catania, mercoledì prossimo, chiamato a esprimersi sulla richiesta di scarcerazione. «Stiamo lavorando con rigore e serietà – racconta Villardita – per garantire alla mia assistita la migliore difesa possibile». Con Panarello c’è piena sintonia: «Ho fiducia nel riesame, ho fede in Dio e fiducia nella magistratura e nell’avvocato Villardita», continua a ripetere papà Francesco. Che ormai è il principale sostenitore dell’innocenza della figlia: «Veronica è oggi una ragazza buttata lì mentre dovrebbe stare con suo figlio più piccolo, proprio oggi che c’è più bisogno. “Papà, guarda dove mi trovo senza avere fatto niente”. Una larva umana, dimagrita e distrutta. Rinchiusa tra quattro mura marce». E anche ieri l’uomo l’ha trovata «distrutta dal dolore e dalla vita del carcere, ma sempre pronta a lottare per la verità».

Ufficialmente nessun problema ad Agrigento, anche perché la donna è in isolamento guardata a vista 24 ore su 24, ma da “radio carcere” trapela l’insofferenza delle altre detenute «per quella pazza che ha ucciso suo figlio».

“Nonno Ciccio” (così lo chiamava Loris) ha anche una tesi su chi possa essere l’assassino, «nessuno in particolare, ma penso a qualcuno molto vicino perché Loris era diffidente e non andava quasi con nessuno. Solo con chi gli era davvero vicino. Io penso che vada ricercato nella stretta cerchia. Ma non è Veronica». Un giuramento: «Io sono accanto a mia figlia da sempre e lo sarò per sempre, non la abbandonerò mai». E un messaggio al genero: «Davide, vai a trovare Veronica. Lei ti ama. Non condannarla prima che si sappia la verità».

FONTE: MARIO BARRESI – LA SICILIA

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