AGRIGENTO – Pressioni per ottenere candidatura Giuseppe Arnone è indagato

AGRIGENTO – Telefonate, sms ed email. Secondo l’accusa, Giuseppe Arnone avrebbe cercato in tutti i modi di esercitare quella che, senza giri di parole, viene definita “la pressione politica per ottenere una candidatura”. E nelle ultime ore i magistrati della Procura di Agrigento sono andati oltre le parole. Arnone, infatti, è stato iscritto nel registro degli indagati per tentata estorsione. Le sue due presunte vittime sono eccellenti: Rosario Crocetta e Giuseppe Lumia. Il governatore e il senatore sono le parti offese di un’inchiesta la cui prossima tappa sarà la loro convocazione in procura per essere ascoltati. Sarebbero stati loro coloro sui quali Arnone avrebbe esercitato pressioni per ottenere un posto in lista alle elezioni dello scorso ottobre. Sull’iscrizione nel registro degli indagati c’è innanzitutto la firma del procuratore Renato Di Natale a cui si aggiungono quella dell’aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Andrea Maggioni.

Arnone, nome storico nella traduzione ambientalista siciliana, va giù duro: “Con la diffusione illegale delle intercettazioni si vuole colpire me e Lumia. Sono pronto a difendermi in tutte le sedi”. Ed è partito persino un esposto di quaranta pagine alla Procura generale contro gli stessi magistrati, depositato ieri mattina dall’indagato.

Arnone è stato intercettato per tre mesi dalla Procura agrigentina nell’ambito di un’inchiesta per corruzione in atti giudiziari. Mesi caldi a ridosso delle ultime elezioni regionali, quando si lavorava alle candidature. Arnone riteneva di meritare un posto in lista per la sua lunga militanza in trincea nelle battaglie contro la mafia e gli abusivismi edilizi che sfregiano la Sicilia. Dalle conversazioni verrebbe fuori la radiografia di un partito, il Pd, lacerato al su interno dalle lotte fra correnti. Dove una candidatura diventa terreno di scontro. E i temi dell’antimafia devono essere urlati per diventare un valore aggiunto nella compilazione delle liste.

Il 21 settembre 2012 Arnone detta al suo collaboratore Giuseppe Riccobono una mail da trasmettere al segretario di Crocetta. Innanzitutto cita i vantaggi elettorali della sua candidatura: “Arnone è uno che prende molti voti in importanti centri come Agrigento e Favara”. La sua presenza nella liste consentirebbe di “imporre tra i litiganti l’armistizio… Nel senso che Arnone non rivolgerà alcuna attenzione né energia alla polemica e allo scontro con i vari Capodicasa, Crisafulli e compagni…  Arnone bloccherà la pubblicità su Repubblica e altrove del libro ‘Corvi, sciacalli e iene’ sul degrado e le malefatte sugli esponenti del Pd”. Arnone cerca di esse convincente, toccando i temi delle alleanze e del suo impegno antimafia: “Arnone ha mandato a Zooggia e Bersani il video sulla sua storia di ambientalista e uomo impegnato contro la mafia… video con immagini bellissime di ambiente difeso da Arnone, con Arnone assieme a Paolo Borsellino… Per candidare Arnone quale importante risorsa elettorale chiameranno Crocetta sia Giampiero D’Alia che il sindaco Marco Zambuto…”. E se la candidatura non dovesse arrivare? “Apporre veti ad Arnone comporta ovviamente l’esplodere ad Agrigento e non solo di una polemica violentissima che durerà per tutta la campagna elettorale… Poiché Arnone è uno che rischia non può che agire all’isolamento”.

Il 22 settembre Arnone viene contatto dal suo collaboratore. Ha intuito che il Pd non ha intenzione di candidarlo e reagisce così: “… Non mi candidano, ora gli romperò il culo… so come muovermi non ti preoccupare perché a me interessa la battaglia politica, creare il caso”.

Il non candidato chiama Beppe Lumia. I due sono da sempre politicamente vicini: “Io sto partendo con la campagna elettorale… nel momento in cui c’è il veto loro, è ovvio che io mio gioco mediaticamente, rispetto alle primarie, e nazionalmente , che uno come me esposto contro la mafia… ma divento un caso nazionale per i rottamatori… Crocetta fa una grande figura di merda su tutti ‘sti casi”. Lumia risponde: “… Ora non mettere in mezzo a Crocetta, non c’entra niente”. Arnone: “No, il punto è un altro che mi diceva anche Gentiloni, scusa, io mi muovo, i miei passaggi li faccio, dice, ma Crocetta ha la sua lista”. Lumia: “Certo, si stanno ponendo bordelli sulla sua lista, lo minacciano, di non presentare la lista Pd, lo mollano, mischia lo mollano, che fai, e se ne vanno con Fava, che fa si spaventano. Non ci sembra vero a Capodicasa… bastardi vedi che sono bastardi, comunque ora vediamo, Crocetta lo vuole fare, lo vuole fare sopra di te, penso che ce la facciamo”.

Le cose, però, non si mettono bene per Arnone che parla con Angelo Lomaglio, esponente siciliano del Pd: “… io lunedì vado a fare un bel manifesto a Crocetta, glielo stampo a Gela. La lista da altra fonte so che è fatta. Lumia invece tende a prendermi per il culo, buttandola su Bersani… io non sono uno che si fa coglionare da loro”. Concetto che ribadisce poco dopo ad un altro interlocutore: “… sì che coglionia pure Crocetta ma siccome io sono uno che rischia questo coglionio glielo faccio finire subito. Perché finiremo suo giornali nazionali per questa storia”. Il 23 settembre entra nei particolari parlando con una persona che gli investigatori definiscono “qualificata”: “… Gli darò a qualcuno di loro il manifesto in cui dico ‘Caro Saro io la mia faccia ritiro, ma che rivoluzioneè? Crisafulli e Capodicasa che mettono veti contro Arnone?” .

Qualche giorno dopo Arnone e Lumia si risentono. Il senatore, ecco brani della conversazione: “Mi sto battendo come un leone, perché tu sia candidato. Rosario poi, alla fine, dovrà decidere, perché lo stanno pressando a partire da Bersani che lo minacciano che gli tolgono il sostegno. A Rosario gli sto facendo pressing, addirittura siamo arrivati quasi al punto di rottura. Sto facendo una cosa che non ho mai fatto per nessuno, mai per nessuno manco per me stesso. Se Rosario dovesse accettare le proposte che io gli faccio, lui andrà avanti e saremo tutti felici e contenti. Se Rosario invece, non se la sente di fare una rottura con Bersani, sappi che io farò un comunicato stampa, dove dico che prendo le distanze, quindi ti prego, cancella i manifesti, io non c’entro proprio niente. Peppe, sicuramente non ti devo dire niente, però sappi che io prendo le distanze pubbliche, dico che è stato un errore non mettere Arnone, che Arnone è una risorsa. Lo dico, lo dico pubblicamente, quindi arrivo pure a questo punto di rottura con il partito. Cioè significa che sono fuori. Per te lo sto facendo”.

Arnone: “Io ti ringrazio tanto. Io vengo in questo momento dal processo contro i Massimino, mafia di Agrigento, dove difendo la gente pestata e mandata in ospedale da loro”.

Lumia: “Esatto. Tu ora senti a me. Devi mandare un messaggio con queste parole che stai dicendo, vengo da un processo per mafia, dove faccio e dove dico, qui ad Agrigento… la parte peggiore, dice che non sono candidato. Voglio sapere da te se ti schieri a sostegno di uno…”.

Arnone: “Perfetto… “.

Lumia: “… dell’antimafia oppure se anche tu insieme con Crisafulli, perché lui ha paura che tu gli rimproveri le cose di Crisafulli, no…”.

Arnone: “No, ma io ovvio che … io domani… cioè tolgo te, ringrazio te, e a lui lo massacro, ma poi lo massacreranno Fava, lo massacrerà Musumeci, cioè..”.

Lumia: “… e glielo scrivi questo, sarai in tutte le piazze, sarai in tutti i … “.

Arnone: “guarda che se lo ritieni utile ti mando il manifesto che mi hai bloccato”.

Lumia: “Sì, tu per ora devi parlare con lui. Manda… “.

Arnone: “Sì, ma se tu, … a te può servire. Io ti mando il manifesto che tu mi hai bloccato, cioè che già è pronto il manifesto non è che c’è altro, è già stampato”.

Lumia: “Tu, eventualmente gli dici a lui che tu eri pronto a trovare un accordo sotto la garanzia di coso, di Bersani, con il gruppo dirigente regionale, l’accordo di pacificazione. Metti questo a Rosario”.

Arnone: “Perfetto, sì, va bene”.

Lumia: “Fallo per me…”.

Arnone: “Io sto mandando a te la copia del manifesto già fatta”.

Lumia: “Sì, ma lascia stare a me. Scrivi le cose che ti ho detto”.

Arnone: “Si queste cose le scrivo, ma non lo mando a Rosario o se vuoi lo mando a Rosario, pure”.

Lumia: “Sì, pure, mandaci il messaggio…”.

Arnone: “Va bene, va bene”.

Lumia: “E gli dici vengo dal processo. Sto facendo questo, io non voglio assumere, non mi mettere in condizione di dire alla Sicilia, all’Italia attraverso… Il Fatto, a dire a tutta l’Italia, a venire in tutte le tue manifestazioni che Crisafulli ha deciso e ha deciso la mia esclusione e che sei anche tu vittima di Crisafulli…”.

Arnone: “Va bene, mando a te e a lui il manifesto e il comunicato che mi avevi bloccato”.

Questa e le altre conversazioni, secondo la procura di Agrigento, bastano a configurare quel quadro di pressioni che è costato ad Arnone un’incriminazione per tentata estorsione. Alla quale ribatte: “C’e’ stata una diffusione illegale delle conversazioni di cui anche i magistrati saranno chiamati a rispondere. Le mie telefonate di contenuto squisitamente politico son state illegalmente trascritte nell’ambito di un’inchiesta che per altro è davvero ridicola. Se fossero state evidenziate ipotesi di reato le avrebbero dovute subito stralciare e inserire in un altra inchiesta, anche questa ridicola”.

Fascicolo che, però, ora risulta aperto: “Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. E poi le ribadisco che avrebbero dovuto stralciarle subito le intercettazioni dal primo fascicolo. Cosa non avvenuta”. Al di là del rispetto della procedura, che per Arnone, avvocato cassazionista, è faccenda seria, l’ex consigliere comunale taglia corto anche sul merito della nuova accusa, anche se non è ancora al corrente: “Lumia mi disse che eravamo minacciati. Se avessero candidato me altri avrebbero votato per Fava e non per Crocetta. Semmai è questa l’estorsione. Io gli ho risposto che avrei fatto un manifesto per spiegare le mie ragioni e lui mi confermò che si sarebbe impegnato non per me ma per gli ideali per cui mi sono sempre battuto. A quel punto non ho stampato più il manifesto. Mi spiega dove sta l’estorsione?”.

FONTE: Riccardo Lo Verso – www.livesicilia.it

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