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ARS – Crocetta: “Non mi dimetto Possono eliminarmi solo col bazooka”

Il presidente della Regione annuncia che il governo riproporrà la norma sul ddl province nella finanziaria, da dove era stata stralciata nei giorni scorsi su decisione degli uffici della presidenza dell'Ars e della commissione Bilancio.

“Capisco i desideri di qualcuno, ma non avranno questa soddisfazione”. Così il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, nel corso di una conferenza stampa, parlando dell’ipotesi di dimissioni dopo il ko della maggioranza ieri all’Ars sul ddl di rfiorma delle Province. Sono stato eletto dal popolo – ha aggiunto il governatore – e solo il popolo può sfiduciarmi”.

In mattinata Crocetta aveva parlato del voto di ieri: “Non intendo aprire alcuno scontro tra governo e Parlamento sulla questione della legge attuativa dei Liberi consorzi e delle città metropolitane, ma non credo affatto che il modo in cui si sta procedendo sia il migliore. Occorre rendersi conto che la resistenza a legiferare crea solo effetti negativi poiché le Province ormai non ci sono più in Sicilia – aggiunge – mentre affossando il ddl di fatto non si decide sulle funzioni dei nuovi enti, sul destino di tanti lavoratori, mettendo a rischio servizi essenziali come l’assistenza ai disabili, la manutenzione delle scuole e della rete stradale”. Per Crocetta: “È ingiustificabile non affrontare queste questioni sia di fronte all’opinione pubblica sia di fronte alle istituzioni. Lasciare nel limbo questi enti non serve a nessuno ne si può pensare a un commissariamento infinito che purtroppo saremo costretti a deliberare anche oggi se si vuole evitare il licenziamento di tanti lavoratori e il blocco di tanti servizi”.

Per il governatore “il motivo vero per il quale è stata bloccata la riforma delle Province era far saltare la norma che taglia i costi della politica nei comuni, attraverso la riduzione dei componenti nei Consigli e delle indennità dei consiglieri”, norma che avrebbe già potuto dispiegare i propri effetti a poco più di un mese dalle elezioni amministrative. Ma Crocetta annuncia che il governo riproporrà la norma nella finanziaria, da dove era stata stralciata nei giorni scorsi su decisione degli uffici della Presidenza dell’Ars e della commissione Bilancio, per agganciarla alla riforma delle Province, che dopo lo stop di ieri in aula sarà affrontata probabilmente a fine maggio. “È chiaro che la norma sui costi della politica nei comuni ha ripercussione sul bilancio della Regione – avverte Crocetta – Ed essendo evidente che la riforma delle Province si discuterà dopo il bilancio si pone il tema, quindi riproporremo la norma con la finanziaria”. Il governatore è disponibile a rivedere i tagli, recependo quelli contenuti nella legge Delrio meno restrittivi di quelli previsti nella norma del governo. “Siamo orientati ad adeguarci alla normativa nazionale”, assicura Crocetta. E avverte: “Non si capirebbe per quale motivo nei comuni delle altre regioni si riducono i costi e in Sicilia no”.

“Potranno eliminarmi solo col bazooka – prosegue il presidente della Regione -, politicamente non ci riusciranno”. E ancora: “Se un sottosegretario come Faraone parla di commissariamenti c’è da fare una protesta diplomatica. Io andrò avanti fino in fondo, fino alle estreme conseguenze”. La polemica col leader renziano continua: “Di quale Faraone parliamo, il politico o il sottosegretario? Non gli piace questo governo? si ricordi che lui ha in giunta due assessori, che fanno riferimento direttamente a lui, compreso quello all’Economia. Se la vicenda bilancio dovesse andare male dovrà prenderne atto anche lui”.

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