ARS – Crocetta ter subito battuto Stop ai permessi di trivellazione

S’è chiusa con una sonora débacle la prima uscita all’Assemblea regionale del Crocetta ter. Il governo, rappresentato in aula dall’assessore al Territorio Maurizio Croce, ne è uscito con le ossa rotte, così come la maggioranza.

NO TRIV. L’aula ha approvato due emendamenti, una mozione e due ordini del giorno firmati dai 5stelle e dal centrodestra, che impegna il governo Crocetta a sospendere tutte le autorizzazioni di ricerca e di prelievo di idrocarburi sul territorio regionale attualmente in corso di Via, nonché quelle già rilasciate. La mozione è stata presentata cinque mesi fa e ha assunto rilievo alla luce dell’art.38 dello ‘Sblocca Italià sulle trivellazioni, che secondo gli ambientalisti rischia di creare un “disastro” in Sicilia. Il governo, rappresentato in aula dall’assessore all’Ambiente Maurizio Croce, aveva dato parere contrario ai due emendamenti, con la maggioranza che non ha avuto i numeri nemmeno per sostenere la richiesta di verifica del numero legale, servivano appena quattro voti a supporto; la verifica è avvenuta in un clima da stadio, con i deputati 5stelle che urlavano “vergogna … vergogna” dai propri scranni.

GOVERNO SCONFITTO. Respinto l’unico atto, un subemendamento che cassava dalla mozione la parte relativa alla sospensione delle autorizzazioni per i permessi già rilasciati, presentato dalla deputata Mariella Maggio nel tentativo di salvare il salvabile. Per il Pd in aula erano presenti appena sei deputati, a fronte di un gruppo, il primo all’Ars, che ne conta 19: alla fine Mariella Maggio, Giovanni Panepinto, Fabrizio Ferrandelli, Marika Cirone, Antonella Milazzo e Giuseppe Arancio hanno votato la mozione sulla sospensione delle autorizzazioni per le trivellazioni dopo aver tentato invano di rimediare all’assenza massiccia della maggioranza. Il malumore tra i democratici per le assenze durante la seduta, espresso anche negli interventi in aula con non poco imbarazzo da parte degli stessi deputati, è stato evidente e potrebbe avere strascichi sulla gestione del gruppo parlamentare.

TENTATIVI ESTREMI. Il deputato del Pd, Giuseppe Arancio, ha richiamato l’aula dal rischio che la sospensione rimetta in discussione il protocollo d’intesa firmato al Mise dal governo Crocetta sulla riqualificazione del Raffineria Eni di Gela. Alla fine l’Ars ha respinto il subemendamento e ha votato a favore della totale sospensione dei permessi. Vana anche la richiesta del deputato del Pd, Giovanni Panepinto, di rinviare la mozione in commissione Ambiente per valutare quale impatto avrà la sospensione di tutte le autorizzazioni. Dopo la sconfitta sugli emendamenti, alcuni deputati del Pd (Giovanni Panepinto, Fabrizio Ferrandelli, Mariella Maggio, Marika Cirone) nelle dichiarazioni di voto hanno espresso il voto favorevole alla mozione. Il capogruppo dell’Udc, Mimmo Turano, dopo aver tentato una mediazione, ha abbandonato l’aula.

SODDISFATTI M5S. “Con questo odg – dice Mangiacavallo – si impegna il governo a fare ricorso alla corte Costituzionale e ad indire un referendum abrogativo”. La palla passa ora al governo regionale che, si spera, non farà orecchie da mercante, come ha fatto con altre mozioni approvate dall’Aula nel recente passato. Le mozioni M5S sono state approvate nonostante il tentativo messo in atto dalla maggioranza di bloccare la votazione con la verifica del numero legale e col tentativo di rimandare in commissione il testo per ulteriori approfondimenti”.

L’argomento – ha detto Giampiero Trizzino – è stato affrontato abbondantemente in commissione. L’aula semivuota non è colpa nostra, anzi dimostra il grado di sensibilità della maggioranza”. Oggi in quest’aula – ha affermato il capogruppo Valentina Zafarana – si è cercato di difendere l’indifendibile e cioé che gli assenti hanno ragione e i presenti torto. E’ il ribaltamento della realtà. La maggioranza è morta, sempre che sia mia stata in vita”.

La mozione Palmeri nasce dall’esigenza di mettere al sicuro i territori siciliani da eventuali rischi sismici, connessi alle attività di ricerca ed estrazione. “Questo tipo di attività – afferma la parlamentare, – prima firmataria della mozione  potrebbe produrre una sismicità indotta o innescata, anche a diversi chilometri di distanza. Le estrazioni e le attività di ricerca potrebbero essere molto pericolose in una terra ad alto rischio sismico come la Sicilia, dove sono ancora vivi i ricordi dei disastrosi sismi di Messina nel 1908 e della Valle del Belice del 1968, e, per andare più indietro nel tempo, quello della Val di Noto del 1693”.

La mozione a firma Palmeri prende le mosse da quanto successo in Emilia Romagna, dove tutte le attività estrattive in via di autorizzazione sono state bloccate in seguito alle risultanze di una commissione di inchiesta (ICHESE), istituita dopo il sisma del maggio 2012, che sulla base della revisione di una ricca letteratura scientifica e dei rapporti disponibili, ha evidenziato, tra le altre cose, che “estrazioni e/o iniezioni legate allo sfruttamento di campi petroliferi possono produrre, in alcuni casi, una sismicità indotta o innescata”.

“La votazione di oggi – ha detto Valentina Palmeri – rappresentava un bivio di una importanza politica fondamentale, ognuno di noi era chiamato a prendersi una responsabilità politica grandissima perché si trattava di scegliere tra sicurezza e tutela per la salute ambientale, agricoltura, falde idriche salubri, pesca e futuro, da un lato e scarse quantità di petrolio dall’altra, la cui estrazione ci espone a immotivati e pericolosi rischi”.

La mozione Foti mira invece a salvaguardare l’ambiente, che l’inquinamento rischia di compromettere irrimediabilmente. “Le trivellazioni – ha detto la Foti – pongono in concreto pericolo non solo tutto l’ecosistema del Mediterraneo, ma anche il lavoro dei pescatori e di sistemi economici, come il turismo, che dipendono strettamente dalla salute del mare”.

FONTE: LA SICILIA

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