BORGETTO – Scattano 9 arresti per mafia. Pino Maniaci allontananto da Partinico accusato di estorsione [Vd intercettazioni]

Quando nel dicembre di due anni fa ammazzarono i suoi cani Pino Maniaci avrebbe “sfruttato” il macabro episodio bollandolo come un’intimidazione mafiosa. “La scorta mi devono dare”, diceva convinto. Ed invece sapeva che la mafia non c’entrava. Era una faccenda personale, legata a storie sentimentali, c’era di mezzo una donna. O meglio, la reazione furente del marito che gli bruciò anche la macchina. Il giornalista di Telejato avrebbe colto la palla al balzo, così dicono gli inquirenti, per puntellare la sua immagine di giornalista contro. Contro la mafia, contro il potere, contro il sistema. Un’immagine che verrebbe demolita dall’indagine che stamani porta in carcere persone per mafia. Tra i primi a chiamarlo, quel giorno di dicembre, per esprimergli solidarietà fu il presidente del Consiglio. “Sono tutti in fibrillazione … – diceva Maniaci – mi ha chiamato quello stronzo di Renzi”. Il giornalista diceva di essere  diventato “una potenza”.

Mentre indagavano suoi presunti boss della cosca di Borgetto, nel Palermitano, i carabinieri del Comando provinciale e del Gruppo di Monreale si sono imbattuti nel direttore dell’emittente televisiva che oggi viene raggiunto da una misura cautelare. Deve allontanarsi da Partinico, dove ha sede la piccola televisione privata. I carabinieri gli hanno notificato un divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani. È accusato di estorsione “per aver ricevuto somme di denaro e agevolazioni dai sindaci di Partinico e Borgetto onde evitare commenti critici sull’operato delle amministrazioni”. Poche centinaia di euro – 100, 150 – “strappati”, così sostiene l’accusa, con la minaccia. Ma anche un contratto di solidarietà al Comune per la donna. Il sindaco di Partinico, Salvatore Lo Biundo, ha ammesso che alla scadenza di tre mesi il contratto non poteva essere rinnovato e addirittura lui e i suoi assessori si tassarono. Perché? Perché temevano gli attacchi di Maniaci. Al telefono il direttore di Telejato diceva “qui si fa come dico io… se no se ne vanno a casa”. Era pronto a “sputtanare” tutti in televisione. E “tutti e dico tutti si cacano”. Erano soprattutto i primi cittadini a temerlo. E Maniaci ne era consapevole: “… il sindaco mi vuole parlare… se non si mette le corna a posto lo mando a casa… a Natale non ti ci faccio arrivare”.

Maniaci, quando nei gironi scorsi trapelò la notizia che era finito sotto inchiesta, replicò a muso duro, parando di “vendetta, un agguato per il lavoro che abbiamo fatto e che facciamo ancora oggi contro il malaffare e l’illegalità anche all’interno della magistratura come nel caso dell’inchiesta sulla gestione dei beni confiscati alla mafia dove a capo di tutto c’era l’ex presidente della sezione misure di prevenzione Silvana Saguto”.

Ora si scopre che l’indagine principale è iniziata nel 2012 e Maniaci c’è finito dentro nel 2014. Dunque prima che esplodesse lo scandalo sulla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. All’inchiesta hanno lavorato i carabinieri e sei magistrati: il procuratore Francesco Lo Voi, l’aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Roberto Tartaglia.

La figura di Maniaci è venuta fuori casualmente mentre venivano monitorati gli altri indagati arrestati oggi. E così la sua voce è rimasta impressa nei nastri magnetici. Le sue frasi, dicono gli investigatori, fanno a pugni con l’immagine di giornalista di frontiera, libero e a testa bassa contro il sistema. Protetto dallo Stato per le intimidazioni subite, raggiunto da decine e decine di querele per diffamazione frutto dei suoi articoli, premiato con riconoscimenti prestigiosi, nazionali e internazionali, Maniaci si è ritagliato un posto di rilievo nel panorama dell’antimafia militante, quella dura e pura. Pochi mesi fa l’organizzazione internazionale Reporter senza frontiere lo ha inserito fra i 100 eroi dell’informazione mondiale.

Adesso, i Carabinieri della Compagnia di Partinico gli hanno notificato l’ ordine di divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani, firmato dal Tribunale di Palermo. Il sindaco di Partinico, Salvo Lo Biundo, che ha assunto con un contratto a tempo determinato la presunta amante di Pino Maniaci, è stato interrogato, e, tra l’altro, ha raccontato : “Alla scadenza il contratto non poteva essere rinnovato, ma Maniaci diceva che dovevamo farla lavorare a tutti i costi e allora io e alcuni assessori ci siamo auto – tassati per pagarla”. E poi, lui Pino Maniaci, ancora a telefono con la sua amante, si è vantato così : “Per quella cosa ho parlato, già a posto, stai tranquilla, si fa come dico io e basta.

E poi : “Mi voglio fare dare 100 euro così domani te ne vai a Palermo tranquilla…Dice che in tasca non ne aveva e che stava andando a cercare i soldi… i piccioli li deve andare a cercare a prescindere… così ne avanzo 150 di iddu”.Gli inquirenti descrivono Pino Maniaci come ormai preda di un delirio di onnipotenza, tanto che alla sua amante ha prospettato che, grazie alle sue amicizie, lei avrebbe vinto un concorso all’Azienda sanitaria locale di Palermo, e le parole di lui rivolte a lei sono state : “Quello che non hai capito tu è la potenza… tu non hai capito la potenza di Pino Maniaci. Stai tranquilla che il concorso te lo faccio vincere”.

Da non dimentichiamo lo sfogo del boss di Partinico, Vito Vitale, soprannominato Fardazza, intercettato qualche anno fa in carcere a Torino: «Sta televisione si sta allargando troppo». Anche questo tassello deve aver pesato nel 2009 quando il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia iscrisse come «pubblicista» d’ufficio Maniaci, editore e conduttore del Tg di TeleJato, nonostante i suoi precedenti penali: furto, assegni a vuoto, truffa, omissione di atti d’ufficio. Tutto considerato ininfluente e cancellato dal rinnovato impegno antimafia. 

L’inchiesta su Maniaci muove i primi passi da un’indagine molto più ampia sulla cosca di Borgetto, governata dai fratelli Giambrone. Per loro la procura antimafia ha ottenuto gli arresti.Ma in questa ordinanza un lungo capitolo è dedicato alle estorsioni commesse dal direttore di Telejato. Il paradosso è che Maniaci si comportava con taluni amministratori pubblici come un qualsiasi boss che lui stesso giurava di combattere: «Qua comando io…» dice in un’altra intercettazione.

La prima vittima accertata è l’assessore di Borgetto Gioacchino Polizzi. Quest’ultimo è molto chiaro al telefono: per tenere a bada il direttore di Telejato, era stato costretto dal sindaco ad acquistare una partita di magliette, «nonché mettere a disposizione del giornalista gratuitamente un’abitazione».

È lo stesso Polizzi che ha ammesso senza mezzi termini di essere stato costretto ad accettare questa imposizione. L’assessore nella telefonata con il sindaco pro tempore di Borgetto andava anche oltre. Spiegando al primo cittadino che se Maniaci avesse continuato a denigrarli avrebbe contattato la famiglia mafiosa Giambrone per farlo smettere.

«Ha voluto le magliettine gratis da me, ha voluto duemila euro di magliettine gratis ed ha voluto tre mesi di casa in affitto che l’ho pagata io di tasca mia….questa è estorsione…questa è pure estorsione», si agita l’assessore Polizzi intercettato. Che aggiunge: «Se sono mafìoso perché ha voluto la casa gratis da me, perché mi è venuto a cercare le magliette se sono mafioso?» riferendosi alle sue parentele borderline conosciute dal giornalista di Partinico.

Se questo è il quadro, come delineato da magistrati e carabinieri, non c’è dubbio che le prime vittime non citate nelle carte siano tutti quei ragazzi che hanno creduto alla favola dell’emittente di frontiera. Studenti illusi e ora costretti a guardare in faccia la realtà. Di un’antimafia che spesso è palcoscenico per impostori.

 

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