Borsellino doveva essere ucciso prima di Falcone

Il regista dell’operazione di morte era lui. Faceva parte di un gruppo “riservato” di macellai di Cosa nostra voluto direttamente dal capo supremo Salvatore Riina. E come regista aveva scelto il suo territorio come palcoscenico dell’attenato. Lui, Matteo Messina Denaro, la primula rossa trapanese, aveva organizzato tutto: Paolo Borsellino doveva essere ucciso a Marsala. Sono i magistrati di Caltanissetta che ricostruiscono l’intera vicenda e lo scrivono nell’ordinanza di custodia cuatelare spiccata nei confronti di matteo Messina Denaro sia come mandante della strage di Capaci ma anche come mandante della strage di via D’Amelio. Nell’ordinanza si legge tra l’altro:”Matteo Messina Denaro  partecipava ad ideare e ad approvare un programma criminale teso a destabilizzare le istituzioni e ad affermare su tutto il territorio nazionale  l’autorità dell’organizzazione criminale Cosa Nostra in contrapposizione a quella dello Stato, piano che prevedeva , tra l’altro, l’uccisione di vari appartenenti alle Istituzioni. Concorreva – continauno i magistrati nisseni – a deliberare l’uccisione di Paolo Borsellino, sia quando era procuratore a Marsala e successivamente quando era procuratore aggiunto a Palermo”. I magistrati della procura nissena affermano anche che Matteo Messina Denaro ” si attivava per l’attuazione del piano stragista, concordato con Salvatore Riina e con gli altri rappresentanti provinciali di Cosa nostra e gli uomini più rappresentativi della consorteria mafiosa: Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Giuseppe e Filippo Graviano e Giovanni Brusca. Erano anche stati individuati gli immobili in provincia di Trapani dove i più grossi latitanti avrebbero trovato rifugio prevedendo una forte reazione da parte dello Stato. 

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