CALATABIANO – Figlio in manette, la madre muore “L’hanno fatta aspettare cinque ore”

Si chiamava Concetta Pasticciotto ed era vedova la donna di 57 anni morta nel cortile esterno della caserma dei carabinieri di Calatabiano, dove si era recata dopo avere appreso dell’arresto per furto del figlio ventenne incensurato, Sebastiano Nucifora.

Colta da malore, sarebbe stata soccorsa da alcuni familiari delle altre due persone bloccate alcune ore prima da militari dell’Arma, i fratelli Giuseppe Nicotra e Sebastiano Nicotra, di 32 e 34 anni, che erano in attesa di notizie dei loro congiunti.

La donna, in caserma per avere notizie del figlio, che in precedenza non aveva avuto problemi con la giustizia, si sarebbe accasciata all’ingresso. Sono intervenuti carabinieri della stazione di Calatabiano e del nucleo radiomobile della compagnia di Giarre e personale del 118 arrivato in caserma dagli ospedali di Giarre e Taormina, ma i medici non hanno potuto che constatare il decesso della signora per “probabile arresto cardiocircolatorio”.

“Se le avessero dato le informazioni che voleva forse adesso non staremmo qui a piangere per questa tragedia”, dice Maurizio Nicotra, 37 anni, fratello di due degli arrestati. “Mi è morta tra le braccia – racconta – dopo oltre 5 ore di attesa fuori. All’improvviso ha sentito caldo ed è svenuta. E’ morta poco dopo, e qualcuno deve pagare per questo. La magistratura su questa vicenda deve fare chiarezza e verificare se la lunga attesa ha influito sul decesso della donna. Secondo me potrebbe essere anche colpa dell’ansia e per il tempo trascorso in attesa di notizie sul figlio”.

La signora, secondo quanto ricostruito da Nicotra, “è arrivata di sera tardi ed è morta prima dell’alba. Voleva a tutti i costi informazioni sul figlio, ma nessuno le dava chiarimenti. Le dicevano ‘Aspetti, sono in corso accertamenti'”.

Nucifora e i fratelli Nicotra erano stati bloccati da militari dell’Arma, durante un controllo, in via Alcantara, a Calatabiano, mentre a bordo di una motoape 50 trasportavano attrezzi rubati in un’azienda agricola di Francavilla di Sicilia, nel Messinese: due motozappe, un tagliaerba e una pompa idraulica.

I tre sono stati arrestati e condotti nella caserma dei carabinieri, e gli investigatori, come prassi, hanno avvisato i loro familiari per informarli dell’accaduto. La Procura della Repubblica di Catania sulla vicenda ha deciso di non aprire un’inchiesta e disposto la restituzione della salma ai familiari. Ai tre indagati sono stati concessi gli arresti domiciliari.

FONTE. LASICILIAWEB.IT

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