CALTANISSETTA – La mafia era pronta a uccidere il pm Paci con i suoi familiari

Pronti ad ucciderlo e a sterminare la sua famiglia, soprattutto ad ammazzare il figlio maschio. Il progetto di Cosa Nostra era pronto, dal carcere era partito l’ordine e all’esterno gli uomini del boss si erano già mossi per mettere in atto il piano di morte. Nel mirino un magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, Gabriele Paci. Ad avvertire i magistrati che un attentato era pronto un collaboratore di giustizia palermitano, Massimiliano Mercurio del quartiere di Brancaccio. A volere la morte del magistrato e dei suoi familiari un boss di Gela, Roberto Di Stefano, 48 anni, con un passato da mezzo pentito e un presente da reggente della cosca Rinzivillo, una delle più pericolose di Gela. “Mancu la simenza ava ristari”, questa la frase in dialetto sentita in cella dal collaboratore di giustizia Mercurio, allora compagno di cella di Di Stefano. La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta. A confermare, a denti stretti la vicenda è il Procuratore Sergio Lari.

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