CAMPOBELLO DI LICATA – Sequestrata un’azienda zootecnica ai Falsone

Il giorno dopo la condanna per tentato omicidio ai danni di un pastore scatta il sequestro di un’azienda zootecnica di famiglia: nuovo colpo ai deficitari patrimoni di Cosa Nostra. La sezione misure di prevenzione del tribunale di Agrigento presieduta da Luisa Turco ha fatto mettere i sigilli a un maxi allevamento, con oltre 200 capi di bestiame tra pecore e capre, ritenuto di proprietà dell’ex capo di Cosa Nostra della provincia di Agrigento, Giuseppe Falsone. I magistrati della Dda hanno intercettato una lettera con cui la sorella di Giuseppe Falsone scrive al boss detenuto al 41 bis dopo l’arresto a Marsiglia di quattro anni fa. La donna informava il capomafia degli sviluppi della loro attività imprenditoriale, mettendolo al corrente che erano nate tante pecore. Per gli inquirenti quel messaggio avrebbe nascosto una sorta di resoconto dell’attività ed è stato lo spunto per eseguire degli accertamenti patrimoniali. Il 15 ottobre, davanti ai giudici che hanno disposto il sequestro, si aprirà un procedimento in contraddittorio al termine del quale si dovrà decidere se restituire o confiscare i beni requisiti.

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