CAMPOBELLO DI LICATA – Una vittima del pizzo:”Mi chiedeva sempre dei soldi”

“Per più di dieci anni sono stato costretto a pagare il pizzo al boss Giuseppe Falsone e invece sono finito in carcere con l’accusa ingiusta di essere stato suo socio occulto”. L’imprenditore Salvatore Paci, 65 anni, che di recente è tornato libero dopo avere scontato una condanna a 2 anni e 8 mesi nell’operazione “Apocalisse”, è stato ascoltato come testimone al processo a carico del bracciante agricolo Angelo Gioacchino Middioni, 38 anni, cugino di Falsone, imputato di associazione mafiosa perché avrebbe fatto parte della famiglia di Campobello. “Conoscevo Giuseppe Falsone fin da ragazzino – ha detto Paci al pm della Dda Giuseppe Fici – e siccome avevo paura per almeno 10 anni gli ho pagato il pizzo. Gli ho dato soldi per ogni lavoro che facevo con la mia ditta edile. Nel 2010 sono stato arrestato e poi condannato ingiustamente per l’accusa di essere stato in affari occulti con lui nella società Laes che gestiva la discarica di Campobello. Ma non è cosi. Gli ho sempre pagato il pizzo – ha aggiunto Paci – in alcuni casi ho pagato i suoi emissari e in particolare Middioni.

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