CANALE DI SICILIA – Naufragio in acque libiche, 5 morti

Nuova tragedia nel Mediterraneo: si capovolge un peschereccio carico di migranti, 562 persone salvate, cinque morti recuperati ed il timore che altri siano rimasti intrappolati nella stiva dell’imbarcazione andata rapidamente a fondo. La scena – avvenuta ad una ventina di miglia dalle coste libiche – la racconta una cruda sequenza di foto scattate dal pattugliatore della Marina intervenuto in soccorso: si vede un vecchio peschereccio di legno col ponte stipato all’inverosimile di persone, alcune con il giubbotto di salvataggio, altre no; lo scafo ondeggia paurosamente sotto il peso dei passeggeri, si piega sul lato sinistro ed infine si ribalta completamente inabissandosi in breve tempo. È sempre la Marina a informare sulla dinamica.

Il pattugliatore Bettica, impegnato nell’attività di sorveglianza e sicurezza marittima nel Canale di Sicilia, ha individuato al largo delle coste libiche un peschereccio in “precarie condizioni di galleggiamento con numerosi migranti a bordo”. Giunti sul posto, i militari italiani hanno iniziato la distribuzione dei salvagente. Ma il barcone, ormai instabile, “dopo alcune rilevanti oscillazioni, si è capovolto a causa del repentino movimento dell’elevato numero di persone a bordo”.

Non è dunque rimasto altro da fare se non recuperare i naufraghi. L’ennesimo naufragio tra le coste libiche e quelle italiane avviene in un periodo di ‘piccò delle partenze: negli ultimi tre giorni si contano oltre 6mila persone recuperate in una trentina di operazioni al largo della Libia avviate da Guardia Costiera, Marina, dai mezzi della missione Ue Eunavformed, da quelli di ong, ma anche da mercantili e rimorchiatori in servizio sulle piattaforme libiche.

Intanto, però, il Viminale deve gestire gli arrivi massicci, che hanno superato ormai quota 40mila nel 2016. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha spiegato la sua stella polare: “prima li salviamo, poi chiediamo se sono profughi o irregolari. Mai diremo di non soccorrere qualcuno in mare. Noi dobbiamo gestire le conseguenze dell’instabilità della Libia e delle guerre e lo stiamo facendo al meglio”.

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