CATANIA – Morta dopo aborto, ispettori del ministero all’ospedale Cannizzaro

Sono arrivati stamane nell’ospedale Cannizzaro di Catania gli ispettori inviati dal Ministero della salute per la morte di Valentina Milluzzo, la donna di 32 anni alla 19ª settimana di gravidanza deceduta il 16 ottobre scorso dopo avere perso con due aborti i due gemelli che aspettava. Ne fanno parte due componenti nominati dal Ministero, un carabiniere del Nas e due tecnici della Regione Siciliana.
Il 18 ottobre scorso i familiari di Valentina Milluzzo hanno depositano una denuncia per la morte della loro congiunta e dei due gemellini che portava in grembo. La Procura di Catania ha iscritto nel registro degli indagati 12 medici del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Cannizzaro ipotizzando il reato di omicidio colposo plurimo. L’iniziativa, si sottolinea dalla Procura, è un atto dovuto dopo la denuncia dei familiari della donna per eseguire l’autopsia come atto irripetibile. Gli indagati sono tutti i medici in servizio nel reparto ad eccezione del primario, Paolo Scollo, e dell’assistente Emilio Lomeo, che erano assenti.

Il punto è solo uno. Accertare se il medico abbia pronunciato o meno quella frase “Sono un obiettore di coscienza, fino a che è vivo, io non intervengo”, «Perché se è vero che un medico in sala parto si dichiari obiettore – ha commentato il manager dell’ospedale Cannizzaro di Catania, Angelo Pellicanò – sarebbe un fatto di una gravità estrema».
Sembra questo il focus di questa tristissima, dolorosa vicenda, al di là dela morte di una donna di 32 anni e dei due figli che portava in grembo, al di là dei dodici medici indagati – come da prassi, in questi casi – al di là delle dichiarazioni di cautela, delle condoglianze ai familiari, al di là di una legge, la 194, che in Italia è sempre più difficile da applicare perchè tutti i medici sono obiettori, come quelli del «Cannizzaro», dodici su dodici. Se quanto hanno continuato a raccontare anche ieri i familiari di Valentina Milluzzo è vero, la “dichiarazione” del medico-obiettore aggiungerebbe una luce più che sinistra a tutta questa vicenda.
«L’obiezione di coscienza vale soltanto per i casi previsti di interruzione volontaria di gravidanza. Nel caso della signora Valentina Milluzzo, dove c’è stata la necessità di intervenire diversamente con un aborto terapeutico, il medico non può porre alcuna obiezione. Qui noi dobbiamo definire e chiarire se il medico si sia mai dichiarato obiettore in quella sede, a noi non risulta», ha tagliato corto Pellicanò.

FONTE: LA SICILIA

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