Cocaina e festini in libertà vigilata, le telefonate e gli incontri notturni che incastrano Salvuccio Riina

Contatti e incontri notturni con spacciatori per l’acquisto di cocaina, riunioni per festini da sballo, uscite durante le ore notturne. Tutto questo mentre è in regime di libertà vigilata. Il dossier della Squadra mobile di Venezia e del servizio anti-crimine “incastra” Giuseppe Salvatore Riina, che da tempo vive nella città veneta in regime di libertà vigilata. Il tribunale di sorveglianza di Padova dovrà decidere sulla richiesta della procura di una restrizione  della misura cautelare o il trasferimento in una ‘casa di lavoro’ per il figlio di Totò Riina.

La polizia parla di “un elevato disvalore sociale” e di un “disinteresse nei confronti delle prescrizioni impostegli”. Motivi sufficienti per indurre la Procura a chiedere al tribunale di sorveglianza un inasprimento della misura cautelare a suo carico.

La richiesta della procura è legata a una serie di accertamenti compiuti nei mesi scorsi dalla polizia, dai quali emergerebbe che Riina, in famiglia chiamato “Salvuccio”, avrebbe avuto incontri e fatto affari con alcuni spacciatori di droga già noti alle forze dell’ordine – uno tunisino è stato arrestato a settembre -, venendo meno all’obbligo imposto dai giudici di non frequentare pregiudicati, e che sarebbe stato sorpreso a girare di notte, mentre dalle 22 alle 6 avrebbe dovuto restare in casa.

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