Crac Wind Jet, arrestato Pulvirenti “Marchio da 319 euro venduto a 10 mln”

L’ex presidente del Calcio Catania, Antonino Pulvirenti, è stato arrestato da militari del comando provinciale della Guardia di finanza del capoluogo etneo nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta della compagnia aerea Wind Jet, di cui era presidente. Un analogo provvedimento del gip è stato eseguito nei confronti di Stefano Rantuccio, amministratore delegato della società. I due sono stati posti agli arresti domiciliari.

La Guardia di finanza di Catania ha eseguito anche misure interdittive e sequestro di beni. Il divieto temporaneo di esercitare attività professionali e imprenditoriali è stato emesso dal gip nei confronti di Angelo Agatino Vitaliti, componente del consiglio di amministrazione di Wind Jet, di Vincenzo Patti e Paola Santagati, rispettivamente residente nel collegio sindacale e commercialista della compagnia aerea. In esecuzione dello stesso provvedimento i militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catania stanno eseguendo il sequestro preventivo per diversi milioni di euro nei confronti dei principali indagati dell’inchiesta Icaro anche su conti individuati in Svizzera attraverso rogatorie internazionali.

Secondo l’accusa nel bilancio della Wind Jet sarebbero state realizzate “artificiose sopravvalutazioni operate con il contributo di società estere che, attraverso perizie di comodo, hanno gonfiato il valore delle rimanenze di magazzino per oltre 30 milioni di euro”. In questo contesto, secondo la procura di Catania, si inquadra la sopravvalutazione operata da due imprenditori stranieri, Matko Dadic e Karl Rickard, attraverso proprie società estere, la Dale Aviation e la Poverget Aviation Service, dei rottami dell’aereo incidentato nel 2010 durante l’atterraggio all’aeroporto di Palermo che sono stati stimati in oltre 21 milioni di euro a fronte, ritiene la Guardia di Finanza, di un valore riconosciuto dalla società assicuratrice di poco superiore ai 600 mila euro.

La procura di Catania sta valutando anche eventuali responsabilità della società di revisione, la Bompani Audit, che, sostiene l’accusa, avrebbe concordato e retrodatato le relazioni di revisione da allegare ai bilanci relativi agli anni che vanno dal 2008 al 2011, sulla scorta di indicazioni fornite dal commercialista della Wind Jet, Paola Santagati, per nascondere la situazione di reale dissesto della società.

Secondo quanto affermato in conferenza stampa dal procuratore di Catania, Michelangelo Patanè, la Wind Jet tecnicamente non avrebbe più potuto volare già nel 2005 perché aveva chiuso il bilancio con un passivo di 600 mila euro e quindi la società non poteva operare. Alla compagnia low cost sono contestate diverse presunte false fatturazioni che altro, secondo l’accusa, non sarebbero state che “operazioni di maquillage di bilancio, con una bancarotta che si è dipanata negli anni”.

Tra le presunte operazioni fraudolente, i pm inquadrano la rivalutazione del marchio Wind Jet nel 2005: l’anno precedente era stato iscritto al bilancio per un valore di 319 euro e nel 2005 è stato ceduto per 10 milioni di euro alla Meridi, società che gestisce supermercati che fa parte dello stesso gruppo imprenditoriale.

Dalle indagine della Guardia di Finanza sarebbe emerso che il management della compagnia aerea, quando la società era già in crisi di liquidità, avrebbe distratto ingenti somme di denaro verso altre società del gruppo Pulvirenti: in caso, per 1,8 milioni di euro di un debito contratto con Finaria e un altro come, nel 2009 di 2,4 milioni di euro alla Meridi per il parziale riacquisto del marchio Wind Jet.

L’inchiesta Icaro, come sottolineato da investigatori e magistrati della Procura, non incide sulle attività del calcio Catania né sulla struttura sportiva Torre del Grifo.

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