Delitto Sarah Scazzi, Sabrina e Cosima verso la libertà

È bufera a Taranto per il rischio che Sabrina Misseri possa lasciare il carcere dopo sei anni e prima di aver ricevuto una sentenza definitiva. Ed è bufera, soprattutto, sulla giudice relatrice che per più di un anno non ha depositato le motivazioni della sentenza di appello: nei giorni scorsi, la procura generale ha avviato nei suoi confronti l’azione disciplinare e via Arenula ha dato il via ad alcuni accertamenti preliminari. Stando ad una norma del codice di procedura penale, la ragazza accusata di aver ucciso la cugina quattordicenne Sarah Scazzi con l’aiuto della madre, Cosima, dovrebbe lasciare il carcere dopo sei anni dal momento dell’arresto, ovvero il prossimo 15 ottobre e dunque prima dell’eventuale pronuncia della corte di Cassazione.

A generare questa situazione paradossale è stato il ritardo nel deposito della sentenza di appello. Il giudice relatore, Susanna De Felice, non l’ha ancora messa agli atti sebbene dalla pronuncia del dispositivo, che confermava la sentenza di ergastolo, sia passato più di un anno. Con l’arrivo della pausa feriale, si è capito che la sentenza non sarebbe giunta (anche se in tribunale a Taranto qualcuno dice che l’atteso documento potrebbe essere depositato nei prossimi giorni e comunque entro settembre) e che in ogni caso la pronuncia dei supremi giudici non sarebbe arrivata in tempo per scongiurare il primo termine massimo previsto dal codice. Cosa accadrà dopo quel termine, non è ancora del tutto chiaro. Se alcuni avvocati dicono che il limite è improrogabile, secondo altri deve essere comunque sommato a questo limite un ulteriore anno, ovvero i sei mesi usati per depositare la pronuncia di primo grado e gli altri sei assegnati ai giudici di appello.

A decidere, a questo punto, sarà lo stesso tribunale. «Il termine dei sei anni esiste – spiega il professor Franco Coppi che assiste proprio Sabrina Misseri – bisogna vedere se possa essere applicato a questa vicenda o se debbano essere sommati anche i tempi di deposito delle sentenze. E’ un tema che approfondiremo nei prossimi giorni, in ogni caso il ritardo nel deposito della sentenza è un fatto che preoccupa molto». Se anche Sabrina non dovesse lasciare il carcere di Taranto ad ottobre, resta il tema della sentenza attesa da più di un anno. Susanna De Felice, il giudice relatore, poco prima che venisse pronunciata ha accettato di far parte della commissione per il concorso in magistratura. Il regolamento le avrebbe consentito di chiedere l’esonero dei carichi più gravosi di lavoro, ma lei ha preferito mantenere il ruolo di relatore nel processo che ha portato alla condanna di Sabrina Misseri il 27 luglio 2015. Il deposito delle motivazioni, invece, non è mai arrivato. Nei giorni scorsi, il procuratore generale presso la corte di Cassazione Pasquale Ciccolo ha già avviato l’azione disciplinare nei suoi confronti e presto gli atti potrebbero essere girati al Csm.

«Il ritardo nel deposito di una sentenza costituisce una precisa fattispecie di illecito disciplinare – spiega il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini – se colpevole o incolpevole il consiglio non lo sa ancora, chi deve accertarlo sono i titolari dell’azione disciplinare, ovvero pg e ministero. Solo in seguito se ne occuperà il Consiglio. In ogni caso è mia intenzione chiedere prima possibile notizie sulla vicenda al presidente della corte di appello». Accertamenti preliminari sono stati avviati anche dal ministro della giustizia Andrea Orlando.

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