GROTTE – Vince il concorso al ministero ma è figlia di mafioso: niente posto in Prefettura

Lei – Gisella Licata, 36 anni, di Grotte – reati non ne ha commessi. Ha però dovuto fare causa allo Stato, davanti al Tar del Lazio, perché il ministero dell’Interno vuole impedirle di prendere servizio dopo che ha vinto un concorso da funzionario civile in Prefettura.  Posizione “inconciliabile”, quella del potenziale funzionario statale Gisella Licata, con quella del papà ergastolano Vincenzo. Lo riporta oggi il Giornale di Sicilia.  

Il padre è un boss: si chiama Vincenzo Licata, ha 63 anni, è di Grotte, e il 20 marzo 2008 si vide infliggere due delle sue condanne alla massima pena. 

L’assunzione di Gisella Licata, comunicatale il 28 dicembre 2018, con la nota protocollo 0117894, è stata bloccata dal Viminale. Il 4 febbraio la figlia del boss ergastolano si sarebbe dovuta presentare per “la sottoscrizione del contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato e la relativa assunzione in servizio”. Il 2 febbraio, la trentaseienne ha appreso che non se ne sarebbe fatto nulla. Dalla Questura di Agrigento, il 18 gennaio, era partita – prosegue la ricostruzione del Giornale di Sicilia – un’informativa che aveva fatto cambiare idea al ministero del vicepremier Salvini. “La procedura di assunzione è al momento sospesa”. 

L’avvocato Girolamo Rubino, incaricato dalla giovane donna, ha fatto ricorso al Tar del Lazio, che martedì è andato in decisione: la richiesta difensiva è di sospendere la sospensione e di consentire a Gisella Licata di prendere servizio. Ma è alta la probabilità che il tribunale amministrativo si dichiari incompetente, a favore del giudice del Lavoro, di Palermo o di Agrigento: perché si tratta di un rapporto potenzialmente già instaurato.“

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