IL CASO – “Le banche mi hanno strangolato Ma adesso mi risarciscano”

“Sono vent’anni che resisto. Sempre in piedi, nonostante le avversità. E adesso dalla banca che quelle avversità me le ha provocate, la Bnl, voglio un risarcimento”. Guido Agnello ha 65 anni, una buona parte dei quali trascorsi a esportare il marchio Sicilia nel mondo. Un nome su tutti: “Coppola storta”, il brand che ha modernizzato il tipico copricapo siciliano e che ancora oggi, oltre vent’anni dopo essere nato, solca con ottimi risultati i mari dell’export. Agnello, però, ha anche dedicato i suoi ultimi vent’anni a una battaglia legale che può assurgere a simbolo delle difficoltà che un imprenditore può incontrare. Una storia di credito e di rubinetti che si chiudono. Di improvvise richieste di rientro. Di kafkiane vicende legali.

 

Questa storia inizia nel 1995. Agnello ha un’esposizione da 70 milioni di lire nei confronti della Bnl, che all’improvviso gli chiede di rientrare. L’imprenditore palermitano versa subito venti milioni e accetta un piano di rientro rateizzato, ma qualche settimana dopo arriva una sorpresa: un decreto ingiuntivo della banca per tutta la somma. Non i 50 milioni rimanenti, ma tutti e 70, come se il primo versamento non fosse mai esistito. Inizia la guerra legale.
La prima battaglia si celebra al tribunale di Palermo. Nel 1998 i giudici danno ragione ad Agnello: “Non risulta prodotto alcun documento che dimostri la consistenza del debito nei confronti della Bnl”, scrivono nella sentenza. Nel frattempo, però, la Bnl ha segnalato il caso di Agnello alla “Centrale dei rischi”, l’istituzione che vigila sui cattivi debitori. Tutte le altre banche chiudono i rubinetti, e anzi chiedono ad Agnello di rientrare dalle esposizioni.
Ma la storia non finisce qui. Quando, dopo tre anni, il giudice revoca il decreto ingiuntivo, l’ipoteca non viene restituita. E i ricorsi e i controricorsi continuano. Fino al 2008, quando la sentenza del tribunale di Palermo che dà ragione ad Agnello diventa definitiva. Agnello, a quel punto, con l’appoggio dell’Adusbef e della Stampa estera di Roma, rende pubblica la sua storia. A quell’incontro nella sede romana dell’associazione Stampa estera partecipa l’avvocato Alfredo Galasso, che decide di assistere Agnello.
A quel punto l’imprenditore rilancia. E affidandosi a Galasso, chiede un risarcimento dei danni che sostiene di avere subito da questa vicenda. Il giudice deciderà il 15 giugno 2015, cioè fra un altro anno. E Bnl, contattata dalla redazione, preferisce non entrare nel merito, limitandosi a specificare di essere “certa che il tribunale di Palermo deciderà di non accogliere la richiesta di risarcimento dei danni”, come scrive Andrea Fioretti, il legale che assiste l’istituto in questa vicenda. Ma Agnello non ci sta: “Le banche – dice – hanno cercato di strangolarmi. Ma io ho le spalle larghe, resisto, vado avanti”. Come da vent’anni a questa parte. Nonostante le avversità.

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