“Il grande bluff della Buona scuola”

“In 40 mila, il 33% dei precari storici, hanno deciso di non partecipare alle assunzioni-lotteria. Poi ci sono i 20 mila che rimarranno fuori per carenza di posti messi a bando. Altro che fine della ‘supplentite’, come ci hanno promesso per un anno”. E’ ancora polemica sulla Buona scuola. Ad attaccare la riforma presentata dal governo Renzi è l’Anief, l’Associazione sindacale professionale.

Sono state oltre 71 mila le domande di assunzione on line presentate dai precari delle graduatorie a esaurimento e gli idonei ai concorsi a cattedra, provenienti per due terzi dal Sud. Per la soddisfazione del premier Renzi e del ministro Giannini.

“Ma continueranno a percepire lo stipendio da precari – spiega l’Anief – se non ricorreranno in tribunale.‎ Quasi una cattedra su due sarà assegnata a sorte nella fase B residuale degli aspiranti‎ che hanno presentato domanda, al netto dei ricorrenti abilitati esclusi dal piano che hanno seguito le indicazioni del sindacato, sperando che s’incontri la domanda con l’offerta (le abilitazioni dichiarate con le delibere del collegio). Sono 60 mila, quasi la metà abilitati nell’infanzia, i precari che rimarranno nelle Gae in attesa di una delle 90 mila supplenze al 30 giugno in palio che, però, l’anno scorso sono state assegnate per lo più ai docenti abilitati inseriti nelle graduatorie d’istituto”.

Secondo l’associazione “sono numeri, inconfutabili, che dimostrano il fallimento della politica del governo sul fronte assunzioni. Dovevano approvare la Buona scuola, invece col nuovo anno scolastico 50 mila docenti dalle graduatorie d’istituto, tutti abilitati esclusi dal piano, entro l’8 settembre saranno convocati: esattamente come accadeva negli anni passati. Questi sono i dati reali che porteremo in Europa e smentiscono clamorosamente Renzi. Anzi, aumentano le condizioni precarie di migliaia di supplenti che, se prima avrebbero lavorato vicino agli affetti familiari dopo anni di precariato lontani da casa, ora si vedono costretti a partire per avere una immissione in ruolo che nei prossimi anni li vedrà lontani da figli, coniugi, genitori, amici e con lo stesso stipendio iniziale, magari insegnando una materia non propria o coprendo i buchi dei colleghi assenti”.

Ecco perché “un terzo ha rinunciato a essere assunto: il governo li ha convinti che da precari avrebbero conservato almeno la propria dignità. Mai vista una cosa del genere. Ora spetterà ai giudici rendere giustizia”.

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