INCHIESTA “VOTO CONNECTION” – I Caputo si difendono:”Nessun inganno” [VD TG]


Hanno rigettato ogni addebito Salvino e Mario Caputo che  sono stati sottoposti all’interrogatorio di garanzia nell’ufficio del Gip della Procura di Termini Imerese, dopo il provvedimento cautelare spiccato nei loro confronti mercoledì scorso.

Di fronte al Gip, Stefania Galli ed al pm, Annadomenica Gallucci, i due esponenti di Noi con Salvini hanno ribadito la loro estraneità ai fatti loro contestati. Salvino e Mario Caputo, hanno risposto in maniera che i loro difensori hanno ritenuto esauriente a tutti i punti contenuti nell’ordinanza, producendo documenti, files e video con i quali cercheranno di smontare l’accusa di “attentato contro i diritti politici del cittadino”.
Nei video prodotti dalla difesa risulterebbe chiara la volontà di presentare Mario Caputo, e non Salvino, come candidato delle elezioni regionali del novembre scorso. Un elemento questo che sarebbe dimostrato da una fattura che proverebbe la produzione di 30 mila fac- simili. Inoltre sarebbero state inviate delle lettere a nome di Salvino Caputo ai suoi elettori in cui diceva di votare il fratello. Quindi, per i difensori, è stato fatto tutto alla luce del sole e non c’è stato nessun inganno agli elettori. La documentazione è stata consegnata alla Procura.

Ha esposto la propria versione anche il presunto “procacciatore di voti” Benito Vercio, il pensionato originario di Caltavuturo che avrebbe fatto una campagna elettorale senza quartiere per Salvino Caputo, ma questa tesi accusatoria è stata precisata dall’indagato durante l’interrogatorio; avrebbe fatto campagna elettorale per l’ex deputato regionale in buona fede, avrebbe saputo solo il primo ottobre 2017, cioè un mese prima delle elezioni, che il vero candidato era invece il fratello Mario. “L’atteggiamento del nostro assistito- affermano i legali- è stato sicuramente collaborativo. Al termine degli interrogatori il pm Gallucci ha chiesto che per tutti e tre gli indagati venga confermata la misura cautelare degli arresti domiciliari. Una decisione che dovrà prendere il giudice per le indagini preliminari Stefania Gallì entro 5 giorni.

 

 

 

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