Ingroia: mi sento un bersaglio, vado in Guatemala

«La Procura di Palermo ritiene di aver ricostruito la trama e lo svolgersi di questa trattativa» tra Stato e mafia e «di aver individuato i principali protagonisti, ma non ancora tutti coloro che hanno avuto un ruolo nella trattativa, nella consapevolezza che rimangono ancora dei buchi neri». Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, nel corso di una intervista a La Stampa, spiega che per risolvere i punti ancora da chiarire «dobbiamo superare l’omertà in Cosa nostra di quel tempo, e reticenze nel mondo istituzionale di quel tempo». Per farlo, aggiunge, «credo sia necessario che la politica, le istituzioni, comprendano di dover procedere quanto prima alla revisione della legge sui pentiti, allungando il periodo dei sei mesi entro i quali il collaboratore di giustizia deve dichiarare tutti i temi sui quali vuole parlare».

«NON SONO IN GUERRA CON NESSUNO» – Antonio Ingroia dice di aver «apprezzato e condiviso il richiamo del Capo dello Stato alla necessità di lavorare senza sosta e senza remore per accertare la verità sulla strage di via D’Amelio». E, in riferimento all’appello di Napolitano di scongiurare sovrapposizioni nelle indagini, aggiunge: «È vero che in passato c’è stata qualche incomprensione tra le procure che indagano sul biennio stragista del ‘92-’93. Ma da tempo ormai il coordinamento funziona a perfezione come attestato dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso». «Io non mi sento in guerra con nessuno», prosegue Ingroia, «però che sia diventato un bersaglio questo lo avverto anch’io». Infine, annuncia che a settembre partirà per il Guatemala, accettando l’offerta delle Nazioni Unite per un incarico annuale di capo dell`unità di investigazione e analisi criminale nel paese sudamericano. Nel frattempo, conclude Ingroia, «ho deciso di rinunciare alle mie ferie».

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