La vedova Lima parla vent’anni dopo “I miei rivali erano Andreotti e Fanfani”

Giulietta Lo Valvo, la vedova Lima,il  potente politico siciliano ammazzato dalla mafia venti anni fa,  è addolorata e furente per aver letto su “Repubblica” che i suoi ricordi venivano svenduti in un mercatino per pochi euro.

“Ancora non riesco a crederci” dice. “La mia famiglia è molto gelosa dei ricordi legati a mio marito. Lo è talmente che né io né i miei figli abbiamo mai voluto rilasciare interviste o partecipare a trasmissioni televisive. E sapesse quante volte ce lo hanno chiesto! Quello che mi ha fatto più male è stato leggere sul giornale di quelle foto e dell’illazione che sia stata la nostra incuria a destinarle in quel banchetto alla mercé del miglior offerente, come se non fosse roba nostra, come se non si trattasse della nostra vita”.

È amareggiata, la vedova Lima. E spiega che circa un anno e mezzo fa la famiglia ha fatto un trasloco: la storica villa di Mondello è stata messa in vendita e il figlio Marcello si è trasferito in un villino in affitto. Durante quelle giornate frenetiche di scatoloni e scotch, nella fase di riorganizzazione nella nuova casa ci si è subito accorti che una cassa mancava all’appello. “Non la trovavamo più. Conosciamo a memoria ogni singola foto, ma lì per lì abbiamo pensato solo che sarebbe saltata fuori nel tempo. Che fosse finita semplicemente fra le cose custodite in disparte”.

Solo a posteriori, dopo la notizia del ritrovamento delle foto a Piazza Marina, la famiglia ha ricostruito i fatti, supponendo con certezza che qualcuno deve avere aperto la cassa e pensato di potere fare un po’ di soldi vendendone il contenuto. Qualcuno sicuramente estraneo e totalmente insensibile al desiderio di riserbo cui i Lima tengono molto. A vent’anni dal delitto, il loro riserbo suona anche in polemica con le ricostruzioni giudiziarie, che hanno attribuito a Salvo Lima il ruolo di referente politico di Cosa nostra. Dice oggi la signora Giulietta: “La memoria di mio marito in questi venti anni è stata tradita, non tanto dalle illazioni che si sono fatte sul suo conto, ma dall’indifferenza che sul suo nome è calata come una nebbia che ha fatto perdere la memoria a chi avrebbe dovuto ricordare”.

La famiglia non mai accettato la ricostruzione dei giudici di Palermo, i quali hanno chiamato in causa il luogotenente di Andreotti in Sicilia attraverso le dichiarazioni dei pentiti. E oggi la moglie rivendica per lui un posto fra le vittime della mafia. “Il nome di mio marito non viene mai fuori quando si commemorano i morti per mano mafiosa. Mai. Come se niente fosse accaduto”. La signora Lima definisce “illazioni” le valutazioni sul marito emerse durante il processo Andreotti: “Solo illazioni legate a quel decennio maledetto fra gli anni ’80 e ’90. Mio marito era un uomo profondamente buono, aveva un aspetto che metteva soggezione perché era un timido e come tutti i timidi si difendeva e perché sicuramente era un uomo di carattere”. Così, per la prima volta, Giulietta Lo Valvo racconta il suo Salvo: “La prova della sua onestà è nel fatto che a quest’ora ci avrebbe dovuto lasciare miliardari e invece non badava per nulla al denaro e mai a sé stesso, sempre agli altri”.

Ma com’era Salvo Lima fra le quattro mura di casa? Negli ultimi tempi era preoccupato? Racconta la vedova: “Io non mi sono mai occupata di politica, un po’ perché personalmente non ho mai provato interesse e un po’ perché mio marito, una volta solcata la porta di casa, lasciava tutti i suoi problemi fuori. Mai ho ravvisato in lui preoccupazioni o turbamenti, neanche poco prima che venisse assassinato. Evidentemente non temeva nulla, o era talmente forte da saper bene mascherare”.

Nelle parole della signora c’è ancora molta rabbia. Giulietta Lo Valvo è molto determinata nel rivendicare le profonde differenze fra la figura del marito, che lei descrive “padre presente e affettuoso” e i “politici privi di scrupoli”. Nel mare dei ricordi fa capolino la quotidianità di tanti anni fra marito e moglie: “I miei rivali erano Andreotti o Fanfani”, sussurra la signora Lima.
Ma i ricordi privati lasciano presto il posto, ancora una volta, all’amarezza. E il riferimento torna ai “politici privi di scrupoli”. Dice ancora la vedova: “Chi era senza scrupoli, oggi è ancora in giro che cammina sui suoi piedi e mio marito è morto. I politici che avrebbero dovuto ricordarlo lo hanno dimenticato”.

Non vuole fare nomi, la signora Giulietta. Quelli sì, li vuole dimenticare. Come tutto il resto, come Palermo che le ha dato un grande dolore e dalla quale si è voluta subito allontanare per vivere, insieme al figlio, a Bologna.

“È bello tornare a Palermo solo perché ci sono mia figlia e mia nipote. O quando qualcuno, come spesso mi è capitato, mi dice “signora, comu a suo maritu, un ci ni sunnu cchiù. Ora su tutti manciatari”. Allora Palermo mi è meno ostile”, dice in un dialetto che ricorda bene.
Su quanto le cose siano cambiate ognuno può nutrire i suoi dubbi. Molte sono ancora le notizie poco chiare su quegli anni, sulla figura di Salvo Lima e su quanto quella classe politica sia stata la genitrice di quella attuale che ha decisamente poco di glorioso. Di fatto ci sono le parole di una donna, che è stata la compagna di un uomo morto ammazzato e la cui memoria lei rivendica il diritto di difendere, soprattutto per quei figli che sono un legame che li unisce ancora oggi.

A venti anni esatti da quella morte, la famiglia Lima ha ricordato il padre e il marito perso con due messe, due cerimonie strettamente private, una tenutasi a Palermo e una a Bologna, “perché solo con i gesti concreti e intimi si ossequia a un dolore così grande”, dice la signora Lima. E per le foto, solo l’appello affinché tornino al più presto nei cassetti di famiglia.

FONTE: REPUBBLICA DI ELEONORA LOMBARDO

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