LICATA – Pesanti minacce di morte al commissario del Comune Maria Grazia Brandara [VD TG]

Messaggio intimidatorio al commissario del Comune di Licata, nominata dopo la sfiducia al sindaco antiabusivismo Angelo Cambiano. ”Rischiati a toccare le nostre case e sei morta, ti sgozziamo viva, fai una sola cosa contro di noi e ti scanniamo. Ti seguiamo e ti controlliamo a vista”.  E’ l’inizio di un messaggio intimidatorio, che si chiude con la foto di una cassa da morto vuota, arrivato a Maria Grazia Brandara, 61 anni, commissario straordinario a Licata “Rivendico il sentimento della paura, cosa che non mi era mai capitato in tanti anni di attività politico-amministrativa. Tutti sapete quante intimidazioni ho subito in questi anni, ma non ho mai avuto paura, stavolta sì. Non ho ancora deciso se continuare a rimanere alla guida del Comune di Licata o se mollare”. Sono le prime parole del commissario straordinario Maria Grazia Brandara, dopo la lettera di minacce che le è pervenuta nelle scorse ore. Brandara, che ha denunciato l’intimidazione, aveva guidato il Comune, sempre da commissario, dal dicembre 2014 al giugno 2015.  Era stata Brandara, da commissario, a stanziare i fondi per le demolizioni delle case abusive. Il sindaco Cambiano voleva attuare i decreti di demolizione ma ha sollevato l’ira di migliaia di suoi concittadini e ha subito minacce. Brandara, ex democristiana eletta all’Ars con la Casa delle Libertà, adesso vicina al governatore Rosario Crocetta, impiegata dell’agenzia delle entrate a Catania, è stata anche consigliere provinciale e sindaco di Naro.

E ancora nella lettera intimidatoria c’è scritto:’Sappiamo dove abiti a Palermo in via… e dove abiti a Naro, grandissima… tornatene al tuo paese scappa fino a che sei in tempo quando meno te l’aspetti ti spariamo. La cassa è già pronta”. Nel luglio 2016, nella sua carica di commissario straordinario dell’Irsap, aveva ricevuto un altro messaggio intimidatorio con allegate due cartucce di fucile.

Sulla vicenda i magistrati della procura della Repubblica di Agrigento, con in testa il procuratore capo Luigi Patronaggio, hanno aperto un’inchiesta.

 

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