Lombardo torna in aula a Bicocca pentito nomina Pistorio e Maesano

È cominciato con la deposizione del pentito Gaetano D’Aquino nell’aula bunker di Bicocca a Catania, il processo davanti al Tribunale monocratico per reato elettorale al presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e a suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa.

Il collaboratore di giustizia, ex elemento di spicco del clan Cappello, non si è collegato in videoconferenza, come era accaduto nella precedente udienza, ma si è presentato in aula. Tra i banchi degli imputati, assieme ai suoi legali, anche il governatore Lombardo. L’accusa è rappresentata dai procuratori aggiunti Michelangelo Patanè e Carmelo Zuccaro.

D’Aquino, riferendosi a dichiarazioni rese nella precedente udienza, ha riconosciuto di non essere stato sufficientemente preciso su alcuni episodi ricostruiti, ma ha spiegato che ciò è dovuto a “un periodo difficile” che sta passando dopo la morte di un fratello in un incidente stradale. “Sono stato – ha detto il pentito – un mostro in passato. Mi faccio schifo tutt’ora. In questo schifo ci sono stato 24 anni e cose ne so una miriade…”.

L’APPOGGIO A PISTORIO
. Il collaboratore è tornato a parlare di episodi già ricostruiti nella precedente deposizione, come i contatti tra il commerciante Salvatore Vaccalluzzo, deceduto, che avrebbe ricevuto un sms in cui si chiedeva di appoggiare il Mpa. Vaccalluzzo gli avrebbe riferito che non aveva fiducia in Raffaele Lombardo e che incontrò due volte l’attuale senatore del Mpa Giovanni Pistorio per un posto di lavoro a sua figlia, che non ottenne.

D’Aquino ha aggiunto che un consigliere comunale, Alessandro Porto, gli promise che il suo contratto da precario in una cooperativa sarebbe diventato a tempo indeterminato, ma anche questa promessa non fu mantenuta. Anzi, per quello che risultò, fu assunto Lorenzo Pavone, della squadra di Picanello del clan Santapaola. Il pentito ha sostenuto di avere prodotto la lista di 120 persone che avrebbero votato per Pistorio, senza però specificare per quale elezioni, spiegando di “non avere mai votato”.

I VOTI A MAESANO. D’Aquino avrebbe aggiunto che alle elezioni regionali in Sicilia del 2008 parte del clan Tigna avrebbe appoggiato anche Ascenzio Maesano, candidato del Pdl non eletto, attuale assessore al Bilancio della Provincia di Catania e neo sindaco di Aci Catena. In cambio il politico avrebbe promesso 120 mila euro, ma ne versò soltanto la metà.

Secondo il collaboratore, il contatto con Maesano sarebbe stato un consigliere di quartiere che contattò Sebastiano Fichera, del clan di Biagio Sciuto. Il pentito ha ricordato che Peter Santagati, un mafioso catanese, gli mandò un sms di ringraziamento dicendo che Maesano era contento perchè aveva ottenuto 6.500 voti a Catania e che senza il loro aiuto non li avrebbe presi.

Maesano, esponente di Fi, è stato sindaco di Aci Catena fino al 2008, quando si dimise per candidarsi alle regionali senza essere eletto. È stato nominato assessore al Bilancio della Provincia di Catania, in quota Pdl. Nel ballottaggio del 6 e 7 maggio scorsi, appoggiato da liste del centrodestra, è stato eletto sindaco di Aci Catena. Nel luglio del 2009 Maesano è stato assolto dal Tribunale di Catania nel processo per voto di scambio in cui era imputato, tra gli altri, anche Vittorio Cecchi Gori, anche lui assolto.

LOMBARDO SPARI’ DOPO LE ELEZIONI
. “Raffaele Lombardo sparì dopo le elezioni. Ricordo che in un’occasione si disse che con la scusa delle microspie, era diventato inagganciabile”. Secondo il pentito i Lombardo avrebbero saputo di indagini in corso e per questo, ha sostenuto D’Aquino, la sede del Mpa sarebbe stata spostata in via Pola. “Raffaele Lombardo – ha aggiunto D’Aquino – era sparito con la scusa delle microspie. Non ho mai sentito lamentele nei confronti di Angelo Lombardo, per Raffaele invece si era troppo chiacchierato: era sparito dalla circolazione, era diventato inagganciabile. Voci di cortile nella malavita”.

Sull’appoggio del clan Cappello a Raffaele e Angelo Lombardo, D’Aquino ha precisato che “fu indirizzato soltanto verso il Mpa”. Ricordo che Raffaele Lombardo concorreva per la Regione – ha aggiunto –  e si parlava di portare voti ad Angelo e Raffaele Lombardo. L’onorevole Raffaele Lombardo è più riservato, invece Angelo Lombardo si incontrava con chiunque, non aveva il pudore di essere riservato. Scende troppo in basso, ma pur di prendere voti si incontra con tutti”.

VOTI ANCHE PER LIMOLI
. “Incontrai Angelo Santapaola per chiedergli dei voti nel suo quartiere e lui mi disse che si stava muovendo per il Mpa ma anche per Pippo Limoli (deputato regionale del Pdl, ndr) che era suo amico. Li ho anche visti insieme in un bar vicino all’ospedale Garibaldi, che forse gestiva Limoli”. Alla domanda come avrebbe fatto a sostenere un esponente del Pdl e il Mpa contemporaneamente, il boss gli avrebbe risposto: “Io non ho problemi, io porto numeri”. Angelo Santapaola, 45 anni, figlio di un cugino di “Nitto”, è stato ucciso assieme a un suo fedelissimo, Nicola Sedici, di 31, nel 2007. I loro corpi carbonizzati sono stati trovati il 2 ottobre di cinque anni fa nelle campagne di Palagonia. A ucciderli, nell’ambito di una faida interna a Cosa nostra, sarebbe stato il loro stesso clan.

IL GOVERNATORE: “SCIOCCHEZZE”
. Lombardo ha replicato così: “In questa seconda performance D’Aquino contraddice molte delle cose che aveva detto nella scorsa udienza e che avevamo letto nei verbali. Si rifà a testimoni, almeno i più importanti, ormai purtroppo scomparsi: Vaccalluzzo, Angelo Santapaola, Sebastiano Fichera. E’ un cumulo di sciocchezze. Poi c’è una novità, che non è una novità quando parla del fatto che sarebbero rimasti delusi costoro dal mio non farmi più ritrovare o vedere. Ma in passato, per non essere delusi dopo cosa hanno ottenuto? Nulla di niente di niente. Perchè lui racconta sempre di pontili al porto, ristoranti all’interporto, bar nell’interporto. Ma l’unica cosa invece che sicuramente è stata affidata in gestione a qualcuno, che lui sostiene essere stata data alla famiglia Santapaola, è un bingo. Molto bene, credo che ci sia da fare opportune verifiche anche su quello che oggi lui ha detto”.

Lombardo ribadisce di “non avere dato né soldi, né di avere favori, nè affari: niente di niente”. Anche sui posti di lavoro promessi, di cui parla il pentito, il governatore contesta le dichiarazioni di D’Aquino: “Gli abbiamo chiesto per la verità di fare un solo nome che mi riguardi personalmente, non l’ha saputo fare”.

FONTE: LASICILIAWEB.IT

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