MAFIA – Cupola 2.0, condanne per 4 secoli di carcere a boss e gregari della nuova cupola di cosa nostra

Il gup di Palermo ha condannato complessivamente a oltre 400 anni di carcere boss, colonnelli e gregari di cosa nostra arrestati due anni fa nell’ambito di un’inchiesta della Dda del capoluogo sui clan mafiosi palermitani. L’indagine svelò, tra l’altro, il progetto delle cosche di ricostituire la commissione provinciale di cosa nostra.

A due anni esatti dal blitz Cupola 2.0 arriva dunque oggi la sentenza per boss e gregari di cosa nostra palermitana che avevano ricostituito, nel maggio 2018, la commissione provinciale dopo la morte del boss dei boss, il corleonese Totò Riina.

La sentenza con il rito abbreviato è stata pronunciata oggi nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, dal gup Rosario Di Gioia, nei confronti di 56 imputati. Il gup ha condannato a 16 anni di carcere Settimo Mineo, il ‘padrino’ designato, a 27 anni (in continuazione) Calogero Lo Piccolo, a 15 anni e 4 mesi Gregorio Di Giovanni e a 12 Leandro Greco, nipote del ‘papa’ di cosa nostra, Michele Greco.

I condannati sono stati 47, 9 gli assolti. Nel febbraio scorso, al termine della requisitoria, l’accusa aveva chiesto condanne per circa 7 secoli per i 56 imputati che avevano optato per il rito abbreviato.

Tra questi il nuovo capo della commissione, l’anziano Settimo Mineo, 82 anni, capo mandamento di Pagliarelli che riuscì, il 29 maggio del 2018, in una località segreta, a far sedere attorno al tavolo i capi dei mandamenti di Palermo e della provincia tra cui Francesco Colletti (capo mandamento di Villabate), Filippo Bisconti (capo mandamento di Belmonte Mezzagno), Gregorio Di Giovanni (capo mandamento di Porta Nuova), Leandro Greco e Calogero Lo Piccolo, figlio di Salvatore e fratello di Sandro, i ras di San Lorenzo.

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