MAFIA – Giuseppe Carlisi fa la spesa a Todi arrestato e rispedito a Grotte

I Carabinieri della Compagnia di Todi hanno, nei giorni scorsi, nuovamente arrestato un 42enne di origini siciliane sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno in un centro della Media Valle del Tevere, il borgo medievale di Massa Martana (Pg), dove aveva trovato lavoro.  Si tratta di Giuseppe Carlisi,di Grotte, coinvolto nell’operazione antimafia “Domino 2″ scaturita dalle devastanti dichiarazioni del pentito di Racalmuto Maurizio Di Gati.  Carlisi, indiziato di associazione mafiosa e pertanto sottoposto alla misura di prevenzione,  è stato sorpreso mentre faceva tranquillamente la spesa all’ interno di un supermercato di Todi, non ottemperando alle prescrizioni impostegli che lo vincolavano a non allontanarsi dal comune dove gli era stato obbligato di risiedere. Carlisi, dopo le formalità di rito,  è  stato associato presso le camere di sicurezza della Compagnia di Todi in attesa della celebrazione del rito direttissimo, a seguito del quale è stato convalidato l’arresto. E’ stato inoltre sottoposto agli arresti domiciliari, da scontare presso il suo paese di origine, ossia Grotte, che lo stesso ha dovuto raggiungere immediatamente come disposto dal giudice. Carlisi, genero dell’ergastolano Giovanni Aquilina, ha già  subito numerosi provvedimenti giudiziari l’ultimo dei quali disposto dal Tribunale di Agrigento  sezione Misure di prevenzione e  che ha confiscato i suoi beni. Il provvedimento del Tribunale riguarda tre appezzamenti di terreno e un fabbricato a Grotte; una società  in accomandita semplice, con relativo complesso dei beni aziendali, con l’attività di commercio all’ingrosso di manufatti in cemento e materiali edili. Il Tribunale di Agrigento ha inoltre applicato a Carlisi anche la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per tre anni che l’uomo stava osservando in Umbria. L’imprenditore grottese, arrestato nel 2007 nella maxi operazione “Domino¨ assolto in appello dall’accusa di associazione mafiosa che gli era costata, in primo grado, la condanna a sei anni e otto mesi.

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