MAFIA – Lombardo andrà a processo per imputazione coatta

“Non mi aspettavo questa ordinanza del gip ma sono sereno e rispettoso del lavoro dei magistrati”. Ma poi: “Non mi dimetto”.  E’ stata questa la reazione del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, alla notizia che andrà a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. La decisione del gip di Catania Luigi Barone riguarda anche il fratello del presidente dell’Ars, Angelo, deputato nazionale dell’Mpa, arriva dopo la richiesta di archiviazione della Procura della Repubblica. Una presa di posizione, quella di Barone, che ieri si era riservato di depositare la decisione al termine dell’ultima delle tre udienze camerali nelle quali aveva chiesto alle parti, accusa e difesa, alcuni chiarimenti rispetto all’imponente materiale probatorio prodotto dalla Procura che aveva insistito nel chiedere l’archiviazione del procedimento.

La decisione del gip dà ragione ai quattro magistrati della Procura, titolari dell’inchiesta Iblis, che avevano concluso il loro lavoro chiedendo il rinvio a giudizio per i Lombardo. I pm poi erano stati esautorati dall’inchiesta dal reggente della Procura Patanè e dall’aggiunto Zuccaro, che avevano stralciato la posizione dei Lombardo mandandoli a giudizio solo per voto di scambio semplice.

Mesi dopo la richiesta di archiviazione, sposata anche dal nuovo procuratore Giovanni Salvi, che, pur ribadendo di ritenere provati i rapporti tra i fratelli Lombardo e le cosche catanesi, aveva deciso di riproporre la richiesta di archiviazione anche in considerazione dei paletti posti dalla sentenza della Cassazione nel processo per mafia a Calogero Mannino.

Adesso, dopo la decisione del gip Barone, che ha acquisito agli atti anche le dichiarazioni rese da alcuni pentiti nel processo per voto di scambio, la Procura sarà costretta a formulare l’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa. Anche i tempi saranno brevi. Il gip ha dato ai pm dieci giorni per formulare il capo di accusa

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